Abbiamo 1570 visitatori e nessun utente online

Anita De Cenci
Anonymous

Anonymous
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

PROLOGO
La maschera mi copre il viso, nessuno può cogliere i lineamenti, vede solo gli occhi, le labbra e non l’espressione disegnata sulla faccia. Una sconosciuta: un volto nascosto: un’ombra nell’ombra. Questo sono. Chi mai potrà accusarmi di aver commesso peccato?
Non è così che lo identifico, quanto piuttosto cedere al desiderio, quello più sfrenato, coinvolgente. Grazie alla maschera ho scoperto una parte di me che non sapevo neppure di avere, adesso sono libera di assaporare il frutto proibito, il piacere assoluto.
  L’identità l’ho lasciata da un'altra parte, non importa dove, la ritroverò dopo essermi liberata dalla maschera. Ha un numero inciso sulla fronte, settantacinque, ogni maschera ha il suo, non è necessario sapere altro a… Anonymous.


1
Ho acceso la vostra curiosità? Volete conoscere la mia storia? Ebbene ve la racconto.
Mi chiamo Sabrina Valdesi, ho quarantacinque anni, madre di famiglia felicemente sposata con Enrico Brassi, industriale del mobile. Due figli, Adele di diciotto e Matteo di ventuno anni.
Vivo nel lusso, provo vergogna a dirlo, pur tuttavia è la realtà, Enrico è ricco, ed io non manco di nulla. Villa sontuosa in un esclusivo quartiere della città, quattro domestici a servizio compreso il giardiniere. Vesto in modo elegante, frequento gli ambienti più esclusivi, vado all’Opera. Non lo apprezzo molto, ma non so rinunciarvi, il bel mondo vi si dà appuntamento. Donne ingioiellate, uomini in abito da sera.
Soddisfacente la relazione con mio marito, così almeno è stata fino a qualche tempo fa, poi Enrico ha cominciato a disertare i rapporti intimi, ho provato a stimolarlo, ma lui rispondeva appena, fino a quando non ha risposto per nulla.
Confesso che l’età non mi ha avvizzito, tutt’altro. Se guardo il mio corpo nudo riflesso allo specchio, vedo una bella donna, seni ancora sodi e polposi, natiche ben pronunciate, cellulite assente, o quasi, ai fianchi e sulle cosce. Graziosa in viso, le labbra sode e carnose, sembrano fatte apposta per succhiare il cazzo di un uomo e confesso che la pratica è stata molto apprezzata da Enrico, così almeno accadeva nel passato, adesso neppure quell’artificio sembra più soddisfarlo, partecipa, si lascia andare, ma con minor impegno di prima.
Al fine di rinfocolare il desiderio nel mio uomo, ho arricchito il guardaroba intimo con biancheria di pizzo capace di accendere la fantasia al più coriaceo degli amanti. Qualcosa ho ottenuto, la prima volta che ho mostrato a Enrico il mio corpo così affardellato, ho visto il suo cazzo indurirsi e subito emergere dallo slip, questo succedeva mentre levavo la vestaglietta esibendomi in uno spogliarello, lenti i movimenti e gli stessi mettevano in vista le parti che gli uomini amano vedere, ma non subito, non per intero. Piccole porzioni, nascoste dal capo di vestiario che lentamente scende giù liberandole allo sguardo.
Lo ricordo come fosse ora.

Il desiderio cresce, l’espressione disegnata nel viso dell’uomo che ti guarda lo testimonia, la voglia di possederti gli accelera il respiro, e ansimante, brama il momento in cui potrà affondare il cazzo nella tua figa.
Siamo all’inizio, per adesso ama concedersi dell’altro, un preliminare, carezzarti le natiche, massaggiare il seno, affondare le dita nella fighetta umida e bagnata, ma aspetta, vuole guardare, gustandosi il momento.
Capisci che l’immaginazione è spinta al limite, la fantasia si è accesa. In che modo fotterti? Se lo sta chiedendo, ma rimane attento a quello che tu donna stai facendo.
 Indosso un baby doll, è stretto alla vita, mi comprime i seni, il colore nero ornato di pizzo risalta sulla pelle mora e vellutata.
Mi sono liberata della mutandina lasciandola cadere sul cazzo duro e turgido che massaggiava.
Il mio sguardo incontra il suo quando Enrico prende lo slip e lo avvicina al labbro. Lo strofina sul viso, gli occhi sono lucidi, brillano nel fievole bagliore che rischiara la stanza da letto, il desiderio è cresciuto. Infila parte della mutandina nella bocca, né coglie l’odore, la morde fin quasi a strapparla.
E mentre lo sta facendo, io ho occupato posto sul letto, sdraiandomi con il viso al cielo, allargo le cosce. Sono sode, a lui piacciono lo so, le calze autoreggenti ne risaltano la bellezza.
Lo stuzzico ancora, come? Mettendo in bella mostra la fighetta, servendomi delle dita allargo le grandi labbra, dopo affondo l’indice all’interno, lo strofino e poi lo tiro fuori portandolo alla bocca. L’infilo dentro, chiudo le labbra e lo succhio. Faccio rumore, un gioco, so che a lui piace sentire. Apro la bocca tiro fuori la lingua. Lecco il dito, ne assaporo il gusto, ma è lui a mugolare di piacere.
«Umm…«
Pochi attimi ancora e si libera dei vestiti, i suoi movimenti sono incerti, indecisi, che fare? Prendermi subito oppure… non lo fa, si sdraia sul letto, io capisco e mi avvicino.
I gesti sono lenti, dondolo i fianchi, il culo, lui comincia a sudare dalla fronte. Siamo all’inizio, ed io voglio tutto, quindi mi abbasso e striscio il mio corpo contro il suo. Enrico mugola di piacere, lo bacio sulle labbra, affondo la lingua nella sua bocca, lui mi stringe forte a sé, sento le mani muscolose afferrarmi le natiche, la pressione è tanta, mi piace. Il dito mi penetra il culo, l’altra mano cerca la figa, la trova e penetra anche questa. Godo, sono la sua troia, amo il rapporto vigoroso. Pochi attimi e si gira rotolando sul letto. Adesso sono sotto mentre lui è sopra.
Lo sento scivolare lungo il corpo, ne prende possesso iniziando dal collo che bacia con enfasi, il succhiotto è sublime. Ancora giù fino a raggiungere le tette. Le mie sono sode, polpose, le bacia e dopo le succhia alternandole nella bocca. È deciso, vigoroso, un vero maestro.
«Aah…»
Non riesco a trattenere il gemito di piacere, quello che farà adesso lo so già, attendo con ansia il momento.
Ancora giù, mi lecca il ventre, l’ombelico, la figa sta aspettando. Allargo le cosce, gli facilito la presa. Finalmente è arrivato al punto giusto. Che lingua quella di Enrico, la amo da impazzire, mi piace quando il mio uomo mi lecca la figa, è capace, lo sa fare, un vero artista. Lo so, l’ho già detto, ma amo ripetermi, il piacere è davvero tanto.
«Ancora, non ti fermare.»
Inutile il suggerimento, mai lo avrebbe fatto. Dio è il piacere assoluto quello che sto provando? La lingua del mio uomo mi penetra la figa, la sento mentre scivola all’interno spingendosi fin dove è capace di arrivare. Afferro la sua testa, affondo le mani nei capelli, mi muovo, il mio corpo vibra di piacere.
«Ancora… non fermarti ti prego.«L’ho detto, amo ripetermi, chi non lo farebbe al posto mio? Adesso brucio, il piacere ha raggiunto il limite, lo voglio e subito.
Mi sollevo, lo allontano da me, Enrico capisce, mi carezza un’ultima volta, dopo si alza sul letto avvicinando il cazzo alla mia bocca.
Mi piace, sono felice di farlo. Mi piego sul fianco sinistro, lo guardo dalla breve distanza, mi abbandono a quella visione, un attimo appena prima di baciarlo sul glande come se fossero le labbra di un uomo. Tiro fuori la lingua, lo lecco girandoci attorno, anch’io sono brava, lo so fare, lui ansima. Scendo giù seguendone la parete. È bello il cazzo di Enrico visto da vicino, m’infiamma i sensi, vorrei morderlo, sono sul punto di farlo, mi fermo, ho paura di fargli male. Lo metto di traverso sulle labbra e dopo scivolo fino a raggiungere le palle. Le succhio, il mio uomo mugola ancor più di piacere. Allo stesso modo di com’ero andata in basso, risalgo fino a raggiungere la punta e finalmente infilo il cazzo in bocca. Lo succhio, ma dolcemente, non voglio farlo venire, non subito e neppure Enrico lo desidera.
Attimi d’intensa passione. L’eccitazione di entrambi è al culmine, un attimo ancora ed Enrico si trascina all’indietro, dopo si abbassa e mi gira sollevando i fianchi, il culo in special modo.
Allargo le cosce, so bene che cosa ha deciso di fare, conosco i suoi gusti. È selvaggio, irruento, un mastino difficile da tenere al guinzaglio, mi piace il mio uomo quando mi sbatte in quel modo. Che troia che sono, non dovrei pensarlo di me, soprattutto non dirlo a lui.
«Sfondami sono la tua troia.«
Incitarlo non è un bene, potrebbe lasciarsi andare e farmi male. Pur tuttavia è in momenti come questo che mi sento donna, godo dell’attimo, essere posseduta in quel modo è un desiderio irrinunciabile, questo voglio, nient’altro.
Dal cassetto del comodino ha tirato fuori il lubrificante, subito m’imburra il culetto, le mosse sono veloci, affrettate, capisco che è al culmine dell’eccitazione, allargo ancor più le cosce, attendo con ansia il momento, ecco, finalmente è arrivato.
Il cazzo duro di Enrico mi penetra il buco del culo. Lo muove con decisione, poi con forza, è giù in fondo fino alle palle. Dopo inizia il movimento, al principio è delicato, presto il vigore cresce, e ancora, lui grida di piacere e anch’io sto godendo.
Attimi, intensi, irripetibili, che avrei voluto prolungare all’infinito. Sono sul punto di venire, mi chiedo quando Enrico… all’improvviso si stacca da me, veloce si sposta avvicinando il cazzo al mio viso.
«Apri la bocca troia.«Grida.
Ubbidisco, il linguaggio volgare e lascivo mi esalta, mi fa sentire diversa, una donna nata per godere. Lo sperma m’inonda. Lo sento sulla lingua, in gola. Gli afferro il cazzo e riprendo a succhiarlo, Enrico sbava di piacere ed io con lui. Attimi poi tutto finisce.
Mi lascio cadere giù, sono felice. Il nostro rapporto è stato… Dio ti ringrazio, ho ritrovato il mio uomo.

E invece… mi sbagliavo.
Un episodio che non si è più ripetuto. Ero confusa, la disperazione cresceva e anche la sfiducia nella vita. Che cosa stava succedendo?
Un motivo, una ragione doveva pur esserci, perché mio marito si allontanava sempre più?
Presto iniziarono le fughe notturne, non erano né rare, né dilatate nel tempo. A volte rientrava al canto del gallo. Nessuna spiegazione, niente che potesse servire ad alleviarmi lo sconforto e la solitudine.
Il sospetto s’insinuò nella mente.
Ha un amante.
Dio ti pregai, questo no.
Ero sola in casa, chiusa nel mio eremo, osservavo lo scorrere del tempo, lo stesso ha smesso di appartenermi. I ragazzi erano lontani, studiavano in un college, il silenzio che regnava nell’abitazione mi opprimeva, presto arrivò il senso di abbandono.
Con chi confidarmi? A chi chiedere soccorso? Esisteva qualcuno in grado di aiutarmi?
Dell’altro tempo trascorse, non molto in verità, poi ci fu quella telefonata.

Specifiche

Share this product