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“Cara Vanessa, gli uomini…” parte prima

“Cara Vanessa, gli uomini…” parte prima
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Primo capitolo

Prologo
0.1.
 
Cara Vanessa,
voglio tranquillizzarti subito. Questa che stai leggendo non sarà una delle solite mail lamentose e piagnucolose con cui ti ho sommerso in questi ultimi tempi. Stavolta ti sto scrivendo per un'altra ragione molto precisa: sento il bisogno di ringraziarti. Mi sei stata molto vicina in questi mesi difficili. Sei davvero un'Amica, con la "A" maiuscola!
Non avevo motivi di dubitarne. Siamo state inseparabili, come culo e camicia, per tutti gli anni del liceo e in quelli degli studi universitari. Abbiamo condiviso le gioie e i dolori, le avventure e le fatiche, gli studi e i viaggi, di quell'era movimentata delle nostre vite. Quante ne abbiamo combinate insieme! Il fatto di esserci perse un po' di vista, quando tu ti sei trasferita a Milano per lavoro, non ha cambiato nulla. Quando ho avuto bisogno di te non ti sei tirata indietro: anche a distanza, mi hai offerto il tuo supporto, la tua solidarietà, la tua spalla su cui piangere. Hai ascoltato i miei sfoghi. Sei stata preziosa. Non so davvero se ce l'avrei fatta senza di te.
Se adesso posso parlarne al passato e dire "ce l'ho fatta" è anche molto per merito tuo. Sì, Vanessa cara, hai capito bene. Posso dire "ce l'ho fatta". Credo di esserne fuori. Sento di esserne fuori. Malconcia e malandata, ma viva, e in via di guarigione.
Non sarebbe stato facile per nessun'altra al mio posto. Dopo oltre dieci anni insieme, di cui due di convivenza, con tanto di progetti di matrimonio già pronti, sentirsi dire dal proprio uomo che ti molla perché si è innamorato di un'altra, non è la cosa più facile da mandare giù. Fare le valigie e tornare a stare da mammà, a 30 anni suonati, è un ulteriore trauma, anche se continuo a ripetermi come un mantra che è solo una sistemazione temporanea in attesa di qualche soluzione diversa.
Non ho solo perso un uomo. Ho perso dieci anni del mio passato impiegati a costruire qualcosa insieme a lui. Ho perso un futuro che sembrava già indirizzato su solidi binari. In fondo la perdita dell'uomo è quella che mi pesa meno, ed è stato fondamentale per me capirlo. Di Daniele, in quanto Daniele, posso benissimo fare a meno. Sto solo pagando lo sbaglio di averne fatto l'architrave della mia vita e dei miei progetti di vita. Quando mi ha mollato è venuto giù tutto e ora mi ritrovo in mezzo ai calcinacci.
Ma mi faccio forza, e guardo al futuro. Sono ancora abbastanza giovane. Ho un ottimo lavoro. Sono, concedimelo, una bella ragazza, pur senza pretendere di essere una strafiga. Ho tutto quello che mi serve per andare avanti alla grande. Compresa una grande amica come te, vicinissima con il cuore anche se fisicamente lontana.
Perché non vieni a trovarmi qualche volta e ti fermi a dormire qui per una notte? Dovremmo arrangiarci un po', nella mia cameretta e nel letto di quando ero ragazza. Ma quante volte lo abbiamo fatto in passato, da me o anche a casa tua? Abbiamo qualche anno di più, ora, ma per me non è cambiato niente.
So già cosa mi risponderai. Che per te è complicatissimo. Hai un marito, due figli piccoli, un lavoro che ti impegna, e ti è proprio impossibile muoverti per andartene  da sola in giro per l'Italia. Non voglio dire che non ti credo o che non ti capisco. Eppure sono convinta che proprio per quelle stesse ragioni un tuffo nel passato, nei tuoi luoghi di origine e con la tua amica del cuore degli anni pazzi e spensierati, ti farebbe davvero bene. 
Pensaci, e fammi sapere.
Ti abbraccio e ti bacio,
 
tua Alice.

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