Abbiamo 104 visitatori e nessun utente online

Laura Massera
Celeste (prima del tramonto)

Celeste (prima del tramonto)
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

1. In cui Claudio fa proposte indecenti

 La vita passava veloce e densa come sciroppo. La vita lavorativa le riempiva e le reprimeva la giornata, anche troppo, e le sembrava di non avere mai abbastanza tempo per fare le cose che le piacevano, stare più tempo con gli amici, leggere di più, creare!

Le sembrava di correre dietro a se stessa senza raggiungersi mai, come nella canzone di Gaber, l’Elastico.

Soprattutto perché dopo otto ore passate a disegnare mappe e piani regolatori, arrivava spesso la sera a casa sfinita, senza l’energia residua per prendere la più piccola iniziativa.

Aveva un ex fidanzato, un ingombrante ex fidanzato che faceva il tecnico luci per teatro e concerti. Era rinomato nel suo ambito e questo lo rendeva vagamente supponente. Si chiamava Enrico e quando non lavorava o andava a caccia di facili conquiste, passava il suo tempo tra ferirla a morte e cercare di riconquistarla. Unico segno delle sue sotterranee insicurezze una lieve balbuzie che si manifestava raramente e solo in momenti di particolare tensione. La sua somiglianza con Humphrey Bogart, e un carisma magnetico dovuto alla sua posizione sociale, facevano sì che questa lieve balbuzie passasse per tutti quasi inosservata.

In quel momento erano sfidanzati, era, cioè, uno di quei momenti in cui lui ne aveva fatta una delle sue e lei non ne voleva sapere di lui, ergo lui le stava addosso come una cozza per cercare di riportarsela vicina.

 

Un bel giorno Lisa era concentrata a riportare sulla mappa di un Piano Regolatore i rispetti stradali - quelle aree, cioè, fuori dai centri abitati, in cui per norme di sicurezza non sarebbe consentito edificare - quando l’alto, bruno e dinoccolato Claudio le si avvicinò con un caffè in una mano. Era un geometra del settore infrastrutture, disegnava strade e svincoli, qualcosa di più noioso Lisa non potava immaginarlo, ma solo perché fino a quel momento non le era ancora capitato di lavorare per il settore degli impianti elettrici. Quello, avrebbe scoperto di lì a poco, era davvero il massimo della noia.

«Tu dipingi, vero?» le chiese sorridendo senza tergiversare.

Lisa era rimasta un po’ con la bocca aperta a fissarlo incredula «E tu come lo sai?», gli aveva chiesto di rimando.

«Nulla, hai la faccia di una che dipinge e in genere non mi sbaglio in queste cose. Era un po’ che volevo chiedertelo.»

«Complimenti per l’intuito!» esclamò lei riportando l’attenzione sul monitor del computer.

«Se ti va io sono con un gruppo di gente e stiamo organizzando una collettiva. Che soggetti dipingi di solito?»

«Donne,» Lisa tornò con lo sguardo su di lui «donne che escono da delle scatole, donne rannicchiate dentro boccioli di fiori, donne che emergono dalla terra e comunque più che dipingere disegno, non so se vi può interessare la cosa. Qual è il tema della collettiva?»

«Il tema sarebbe il viaggio ma diciamo che è più appropriato dire che è una mostra per esordienti modenesi a tema aperto perché non tutti alla fine si sono attenuti al tema del viaggio. Si possono vedere le tue cose? Hai delle foto?»

«Non ho foto con me ma le posso fare, oppure puoi venire una sera a casa mia che ti mostro direttamente i disegni.»

«Si può fare, perché no! Ti dico qualcosa per la prossima settimana, ora torno in ufficio» e si allontanò con le sue movenze sgraziate.

Non le era mai capitato di pensare ai suoi disegni come a qualcosa che avesse un valore espositivo, non aveva abbastanza fiducia in se stessa probabilmente, e la proposta di Claudio le sembrava impegnativa. Avrebbe dovuto di sicuro trovare una cornice ai disegni, non poteva certo appenderli come carta straccia, non aveva idea di cosa significasse fare una mostra e si sentiva presa alla sprovvista.

Lisa diede la disponibilità per una qualunque delle sere della settimana successiva, le bastava che Claudio non si trattenesse troppo perché non voleva passare la serata in balìa di un collega di lavoro, per quanto l’argomento trattato le interessasse, voleva leggere, e più tardi si fosse messa a letto a leggere, più tardi avrebbe spento la luce, col risultato che il giorno dopo sarebbe stata rincoglionita e scontrosa.

 Era un mercoledì sera e Claudio le aveva anticipato che sarebbe andato da lei con un amico che si occupava della mostra. Quindi invece di un seccatore, ne avrebbe avuti due.

Va bene, era misantropa, preferiva stare in compagnia di pochi cari amici che familiarizzare con degli sconosciuti, ma non aveva nessuna intenzione di combattere questo lato del suo carattere, da un po’ di tempo aveva accettato come dato di fatto che il tempo che abbiamo nella vita è troppo poco e scorra troppo in fretta per sprecarlo a fare cose che non ci piacciono, per cui quando non aveva voglia di fare qualcosa si chiudeva a riccio e opponeva un muto rifiuto.

In fin dei conti però lì si trattava dei suoi disegni, quindi un compromesso con se stessa alla fine lo trovò e quel mercoledì sera aprì le porte di casa sua ai due sconosciuti sperando di risolvere la cosa in fretta e senza fare troppo tardi.

La coinquilina, come al solito, era chiusa in camera a chattare col suo computer, quindi poteva gestire la situazione come fosse stata sola.

Alle 21.00 precise suonò il campanello e Claudio, seguito da un uomo alto, dai capelli mossi castano chiari e due profondi occhi celesti, entrarono nel suo appartamento.

«Lisa, ti presento Stefano. Stefano, lei è Lisa.»

«Accomodatevi, prego!» nessun sorriso, nessun segno di gradire quella visita.

In sala, sul grande tavolo rettangolare aveva già aperto le cartellette con i disegni, in modo da perdere meno tempo possibile.

«Seguitemi, vi faccio strada» li invitò mentre li precedeva verso il salone che era anche il suo studio «se volete darmi le giacche…»

I due le porsero le rispettive giacche e cominciarono a guardarsi attorno.

«Vi ho messo i disegni sul tavolo, vi preparo un caffè nel frattempo, va bene? O preferite un goccio di grappa o un bicchiere d’acqua?»

«Un caffè per me va bene» rispose Stefano.

«Mi aggrego» aggiunse Claudio.

Anche il caffè! Non è educato andare a casa degli altri e accettare quello che ci viene offerto, sarebbe molto più educato rifiutare ed evitare all’ospite di dover trafficare in cucina. Ma del resto fa parte del gioco dei ruoli e ormai Lisa c’era dentro con tutte le scarpe.

Tornò in sala con i due caffè fumanti e lo zucchero, sperando che nessuno chiedesse anche del latte, cercò di concentrarsi sulle espressioni dei due per capire che effetto avevano fatto i suoi disegni.

«Avete dato un’occhiata?» chiese con aria incuriosita.

«Sì, sono molto interessanti» fu Stefano a parlare.

«Sì, davvero molto» gli fece eco Claudio «sarà meglio che ti spieghi un po’ meglio chi è Stefano magari.»

Lisa li osservò entrambi per un attimo finalmente interessata finché fu Stefano a prendere la parola: «Io normalmente mi occupo di pubblicità, ho uno studio di grafica pubblicitaria, facciamo locandine ma anche video e siti web, ma nel tempo libero mi diletto con l’arte e ho una galleria dove ciclicamente organizzo mostre di artisti dai più ai meno noti. Lo faccio per passione diciamo. La cosa che torna comoda è che quando organizzo un’esposizione riesco a darle il giusto rilievo facendo un po’ di pubblicità con i mezzi che ho a disposizione. Le tue cose sono interessanti, se vuoi potrei organizzarti una personale.»

In cambio di cosa? Non è che Lisa non si fidasse, ma aveva imparato da tempo a dubitare delle occasioni troppo facili.

«Beh, sì, bisognerà vedere termini e condizioni… ma certamente è un’idea che mi intriga.»

«Se possiamo usare il computer,» disse Stefano volgendo lo sguardo verso il notebook che stazionava all’angolo del tavolo «ti faccio vedere un po’ i siti che gestisco e il genere di pubblicità che faccio di solito per questi eventi.»

Stefano aveva la voce calda, pacata, diversamente da Claudio che sembrava sempre un po’ nevrotico quando parlava. C’era in Stefano qualcosa di accomodante, di accogliente, forse la voce, forse i modi, Lisa si sentiva pronta a dargli fiducia senza sapere bene perché. In particolare erano gli occhi a colpirla, occhi di un celeste luminoso, non troppo grandi così scintillanti che risaltavano a ogni sguardo. Non era un individuo sfacciato, non era un uomo prepotente o dominante, era un uomo di quelli che ricordano le nebulose, vagamente inafferrabile, ma molto avvolgente.

Lisa accese il computer e gli lasciò il comando, lui caricò alcune pagine che conosceva e le mostrò i banner di promozione che sbucavano qua e là.

Erano fatti bene, accattivanti e non invasivi.

«Comunque intanto pensiamo alla collettiva, se vuoi possiamo sentirci con calma per definire quali pezzi farti esporre, ti lascio il mio indirizzo email se hai qualcosa da scrivere.»

«Già che sei al computer mandati un’email, il programma di posta registrerà in automatico il tuo indirizzo, ti troverò nella posta inviata.»

«Hai ragione, non ci avevo pensato!» e le sorrise.

Alle 22.30 se ne erano andati, non era stata una serata spiacevole, ma nemmeno le dispiaceva essere rimasta di nuovo sola.

Prese i disegni e li osservò a lungo cercando di vederli con gli occhi di un estraneo, chiedendosi cosa avevano potuto pensare Stefano e Claudio dei suoi lavori, e li vedeva pieni di difetti, non riusciva a ritenersi soddisfatta e a considerarli questi gran bei lavori che ci avevano visto quei due uomini, ma forse lei era troppo esigente con se stessa. Fece spallucce, se piacciono a loro, e ripose i disegni nella cartelletta.

Andò a coricarsi e riprese a leggere “Aristotele detective” della Margaret Doody da dove lo aveva lasciato la sera prima.

Specifiche

Share this product