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Cominciò per gioco, fra di noi... I migliori racconti erotici 2011

Cominciò per gioco, fra di noi... I migliori racconti erotici 2011
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Primo capitolo

IL BUCO

Elettropunk

Alex caricò di nuovo il chiulum e si spostò davanti alla finestra. Il vetro sporco lasciava intravedere gli alberi del parchetto sotto il condominio, una signora scaricava la spesa dalla macchina appena parcheggiata, alcuni ragazzi appoggiati ai motorini parlottavano tra loro. Alex incassò il duro colpo del chiulum e trattenne il fumo per un attimo nei polmoni. Appannò il vetro alitandoci sù e scrisse con il dito “UP THE METAL BIGUP THE PUNK” seguito da una stella a 5 punte. Non sapeva bene cosa significasse.
Decise di uscire un po’.
Chiuse la porta e uscì dal palazzo. Discese le scale fino al portone d’ingresso e camminò nel mondo. I ragazzi sul motorino si zittirono alla sua vista, e seguirono i suoi passi fino alla macchina, finché mise in moto e partì. L’autoradio suonava i Joy Division, “Warsaw”, e Alex alzò un pelo il volume. La macchina tendeva a destra, e quasi fece la fiancata uscendo dal cancello. Quell’auto aveva un sacco di problemi, ma non gli era costata nulla, e la cosa gli andava bene. Un giorno era uscito dal lavoro ed era andato al bar a prendere un caffè con un amico che lavorava con lui. Fermi al banco discutevano sul fatto che Alex avesse appena preso la patente ma non aveva ancora trovato un mezzo da potersi permettere.
– Mi sa che a meno di 1000 euro non trovo un cazzo –  disse Alex
La barista si avvicinò a loro servendo i caffè e disse
– Ti serve una macchina? Te la do io. Una panda. È parcheggiata fuori l’Eurospin di fronte la stazione dei carabinieri. È la mia vecchia macchina, ci sono andata a fare la spesa, non è più ripartita, l’ho lasciata lì e ne ho comprata un’altra. Avevo già in mente di cambiarmela. Paghi solo il passaggio di proprietà ed è tua ok?
Alex accettò. Venne fuori che la macchina aveva solo la batteria scarica. Si certo, aveva altri problemi, era uno scassone, la convergenza andava sistemata, le gomme erano lisce, le pasticche dei freni erano al limite e la capotte era bucata in più punti, ma Alex sistemò ogni cosa alla buona e la panda andava a meraviglia.
Percorse qualche km fino in città e parcheggiò di fronte ad un bar. Nel locale c’erano i soliti 4 o 5 ubriaconi rovesciati sui tavoli che aspettavano la fine. La cassiera lo salutò con un cenno, poi tornò a scribacchiare su un’agenda. Alex si diresse nel retro del locale, dove c’erano i biliardi. Tony se ne stava piegato sul tappeto verde tentando di mettere la 12 in buca. Salutò Alex senza distogliere gli occhi dalla palla, e colpì. Tiro a vuoto.
– Eccheccazzo – disse Tony
– Ora giochi anche da solo Tony?
– Che c’è di male? Mi alleno. Piuttosto, facciamo una partita? Chi perde paga a bere.
– E dài – disse Alex
Tirarono fuori le palle dalle buche e le sistemarono nel triangolo. Un gruppo di rumeni stava giocando nella stanza a fianco, urlavano bestemmie incomprensibili ridendo tra loro.
– Allora, come va? – chiese Tony.
– Mi sto annoiando a morte. Non riesco più a scrivere, non ho voglia di uscire e vedere gente.
– Capita.
– Certo. Senti, so che può sembrare una cazzata retorica, ma non trovo stimoli. Non mi stupisce più nulla capisci? Mi sembra sempre tutto la solita solfa del cazzo. Esci, vai a fare la spesa, cucini, mangi, TG, morte e dolore, quotidiani, assassini e stupratori, vado dal pusher, torno a casa, cerco di scrivere perché mi sento carico di merda da buttar giù, ma nel momento in cui mi siedo...più nulla. Niente, finito, stop.
– Heeeey lo scrittore ha un blocco! Cazzo ora si che sei un veeeeeero professionista. Potrebbero pubblicarti qualcosa sai?! – Tony ridacchiò mentre colpiva la 5.
Un altro colpo a vuoto.
Giocarono ancora. Si disputarono la 1 a sponde, finché Tony ebbe la meglio infilandola in una buca centrale.
– Paga – disse dopo averla infilata.
Presero due birre in bottiglia e uscirono in strada. La pioggia lavava le strade e gli odori della città si mischiavano di umido e fogna. Tony strappò dal muro un manifesto che titolava “LA MASSONERIA E IL GOVERNO - DIBATTITO ORE 17 SALA COMUNALE PALAZZO SAN FRANCESCO”.
– Che merde – disse Tony – fanno una politica di odio, religione e mediocrità da farci tornare al medioevo cazzo...
Camminarono sotto i portici verso i gradini del teatro. Alex urtò una signora in pelliccia che mandava un messaggio dal telefonino.
– Hey! – disse ella.
Non si voltò e continuò a camminare. Si sedettero sulle scale e si accesero da fumare.
– Qualche giorno fa – spiegò Tony – ero a farmi una birra con Manuel. Parlando mi racconta di questa tipa, che dice di aver beccato qualche sera prima a un party. Beh viene fuori che la tipa, Laura il suo nome, esegue un numero niente male...
– Cioè? – chiese Alex buttando giù un sorso di Peroni.
– Fa i pompini cantando – rispose Tony.
– Come diavolo fa?!
– Non ne ho idea. All’inizio non ci credevo, poi Manuel mi ha portato da lei a bere qualcosa, siamo rimasti soli, e ho potuto testarlo da me.
– E cosa ti ha cantato?
– Guarda che luna.
– Però... e l’hai vista mentre succhiava?
– A dire il vero no, facevamo l’amore a luce spenta. La cosa strana è che la cantava davvero bene, nel senso, non bofonchiava niente.
– Coglione. Ti stava facendo una sega.
– Che cazzo dici, con le mani mi reggeva le chiappe. Eravamo all’impiedi, le sentivo dietro al culo. E poi il mio cazzo era al caldo e all’umido.
– Gli hai chiesto come cazzo fa?
– No, ma ci ho pensato per giorni.
Restarono in silenzio per un po’, sorseggiando le birre e guardando per terra. Dal bar in fondo al portico s’udirono all’improvviso delle urla. Un uomo venne scaraventato fuori, e una volta a terra un altro prese a colpirlo con dei calci. Erano due del gruppo di rumeni che giocavano a biliardo. Immediatamente si raccolse intorno tutto il gruppo, e se le davano a vicenda travolgendo i tavolini antistanti al bar.
Alex si voltò verso Tony e sorrise.
– Puoi portarmi da lei?
– Certo – rispose Tony ricambiando il sorriso.
Attraversarono in auto la città, e Tony non la smetteva un attimo di parlare della sua ragazza, Katia, e di quanto fossero entrambi stufi del loro rapporto. Alex annuiva continuando a tenere gli occhi sulla strada, cercando di mantenere la panda al centro della carreggiata. Si fermarono lungo il tragitto a comprare da bere e tabacco. Parcheggiarono sotto un piccolo caseggiato rosa salmone, un palazzone di periferia dove vivevano perlopiù famiglie di operai e gente di strada con l’appartamento assegnato dai servizi sociali. Tony suonò al citofono mentre Alex pisciava in un angolo.
– Chi è? – gracchiò l’apparecchio
– Laura sono Tony, ho portato da bere.
– Sali – disse lei.
Alex finì di pisciare e si diresse al portone. Una donna affacciata al balcone gli urlava ingiurie e chiamava il marito a gran voce. Il marito probabilmente era morto, o stava morendo, sulla poltrona davanti a Studio Aperto. Entrarono in casa e Laura urlò “Arrivo subito” da un’altra stanza. Poi entrò.
– Heeey ciao Tony – disse ella abbracciandolo e baciandolo sul collo. – Chi è il tuo amico?
– Oh lui è Alex, l’ho portato a bere qualcosa con noi.
– Hai fatto bene – disse Laura guardando intensamente Alex e sorridendogli. Aveva un difetto nello sguardo, un po’ di strabismo che comunque non sminuiva nulla al suo aspetto. La frangetta di capelli castani accentuava un po’ quel difetto, ma era una ragazza molto carina, dal corpo snello e dalle gambe sottili che spuntavano da una minigonna di jeans. Lo fissò ancora un attimo, poi tolse la bottiglia dalla mano di Tony e li invitò a sedersi. Si sistemarono sul divano e aprirono qualche altra bottiglia. Avevano preso anche del vinaccio scadente. Laura tirò fuori la busta dell’erba e iniziò a preparare una mista. Chiacchieravano amabilmente di questo e di quello, e Laura continuava a girare una canna dopo l’altra, e ogni volta che leccava la cartina fissava Alex, che ricambiava.
 A sera inoltrata Tony si alzò e disse
– Ok, io sono ubriaco, vado a buttarmi. Alex tu che fai?
– Ho voglia di bere ancora un po’...
– Bene, prenderò un notturno. Laura buonanotte.
Laura gli diede un bacio sulla fronte e continuò a pressare la canna.
– Alex, ci vediamo domani – disse Tony
– A domani tesoro.
Stettero ancora un pò a parlottare intorno al tavolino, bevendo e raccontandosi episodi ed alzandosi di tanto in tanto per andare a pisciare. Poi Laura gli passò la birra e disse
– Sei tu l’Alex che scrive?
– Tu cosa ne sai?
– Quando Tony è rimasto da me abbiamo parlato degli scrittori che ci piacciono, e lui mi ha detto di avere un amico di nome Alex che scrive molto bene. Pensavo potessi essere tu...
– Sono io – disse Alex.
– Hai pubblicato qualcosa?
– No, ancora niente.
– Allora come fai a dire di essere uno scrittore?
– Non l’ho mai detto.
– Di cosa scrivi?
– Di ciò che ho intorno. Delle auto, delle macchinette mangiasoldi, dei treni, di risse, a volte qualcosa di romantico, giusto per non impazzire, altre volte pornografia. Scrivo racconti brevi perlopiù, mi piace l’effetto che danno.
Laura rise e disse:
– Potresti scrivere un racconto su di me.
– Perché dovrei?
– Be’ – disse tirando una lunga boccata allo spinello. – Scommetto che Tony ti ha raccontato qualcosa di quando siamo stati assieme.
– Sì, qualcosa mi ha detto.
Laura lo guardò fisso con il suo sguardo storto. Quegli occhi neri lo stregarono.
– Che cosa vorresti ascoltare?
Alex ci aveva pensato per tutto il viaggio
– Amore che vieni… quella di De Andrè...
Sorrise piano. Diede ancora qualche tiro, poi si alzò e si diresse verso la porta. Lo guardò ancora un attimo con il dito sull’interruttore, poi spense la luce. Tony la intravedeva nel buio avvicinarsi. La sentì trafficare un pochino, cercò di vedere meglio, ma i suoi occhi non glielo permettevano. Sentì la sua bocca sulle labbra e ricambiò il bacio. Laura si accavallò a lui e lo baciò a lungo, finché non sentì il cazzo di Alex spingere contro di lei. Si inginocchiò, gli scostò le gambe e tornò da lui a baciarlo mentre gli slacciava la cinta e gli sbottonava i pantaloni. Laura strinse con le mani i fianchi di Alex e continuò a mordicchiare il suo ventre. Alex di per se cercava di capire, ma era davvero troppo buio. Ella prese a cantare mentre gli sfilava i calzoni, e tornò con una mano sul suo fianco, mentre con l’altra aprì la cappella di Alex, che ormai era in estasi. Sentì il cazzo inglobato in uno stretto orifizio, umido e caldo, e convenì che non poteva trattarsi della mano.
Laura lavorava piano, e sussurrava “….a chiederci un bacio, e volerne altri cento. Un giorno qualunque, li ricorderai…..”
Con la mano libera Laura tornò a stringere il fianco di Alex, che ormai, totalmente assorto da quella sensazione assurda, non si faceva più domande e si godeva il momento. Fece per afferrarle la testa, ma lei lo bloccò e gli strinse forte le mani dietro il culo.
Ora Laura viaggiava poco più velocemente.
– Amore che vieni… – cantava
– Amore che vai… – rispondeva Alex con un filo di voce.
Alla fine venne e Laura gli strinse le mani ancora più forte tra il culo e il divano, mentre scendeva più in profondità accogliendo il caldo seme di Alex a sé. La sentì sputare a terra. Rimasero entrambi in silenzio qualche secondo. Il silenzio della città riecheggiava nella stanza e la luce della finestra rifletteva la cappa di fumo formatasi nella serata.
Laura si alzò, prese Alex per mano, e lo condusse in camera da letto. Fecero l’amore ancora un paio di volte, poi si addormentarono e Alex sognò le spiagge gelate della canzone, identiche a quelle che avrebbe sempre desiderato come ultimo scorcio terreno.
Poi aprì gli occhi.
Un nuovo giorno era iniziato. La luce del sole lo infastidiva, e si coprì con la trapunta. Sentì la voce di Laura dal bagno che cantava il ritornello di “Amore che vieni”, e il rumore dell’acqua correre. Aveva una voce dolcissima. Si destò dal letto e andò verso il bagno in silenzio. Laura canticchiava davanti lo specchio sciacquandosi le mani. Alex si bloccò sulla porta. Sul bordo del lavandino c’era un occhio di vetro, dall’iride nero, che se ne stava immobile in una pozzetta d’acqua. Laura smise di cantare e si voltò verso Alex, che notò il buco vuoto e sottile dove mancava l’occhio che spurgava ancora un po’ di quello che sembrava sapone. Lei guardò l’occhio di vetro sul bordo del lavandino, poi destò lo sguardo di nuovo verso Alex con il suo unico occhio disponibile, e sorrise. Lui restò un attimo a fissarla, passando la lingua tra i denti, poi ricambiò. Allora Laura rise ancora un po’ e tornò a guardarsi allo specchio e a cantare.
Alex tornò in strada verso mezzogiorno. Laura gli diede un bacio e aspettò sulla porta che prendesse l’ascensore. Al bar trovò Tony e Manuel che giocavano a biliardo.
Tony si rialzò dal tappeto verde dopo un tiro a vuoto, e lo guardò riprendendo la sigaretta dal posacenere del tavolo.
– Allora, com’è andata?
Anche Manuel si fermò a fissarlo, aspettando per tirare.
– Bene bene....è andata bene.
– Sei riuscito a capire come cazzo fa?
Alex sorrise e guardò per terra. Poi incrociò di nuovo lo sguardo di Tony.
– Non ne ho la minima idea – rispose soffiando fuori il fumo dai polmoni.

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