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Paola Thy
Fino in fondo

Fino in fondo
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Primo capitolo

ANTEFATTO

 
 
– Come mi sta? Sono molto ridicola e fuori luogo?
Miriam stringe gli occhi come a mettere a fuoco, aggrotta le ciglia, mi squadra dall’alto in basso mentre io provo ad allungare stirandola di qualche centimetro la gonna verde, forse troppo corta, che sto provando innanzi allo specchio.
– L’unica cosa che non sta è la maglietta che hai su, questo sì, ma perché dovresti essere ridicola?
Mi guardo, giro su me stessa.
– Mi sa che è troppo corta, con queste coscione che ho messo su, dai a 40 anni non mi pare il caso.
– Ma sei scema? – Miriam sembra sorpresa. – Tu? Proprio no. Ti sta prendendo la fissa del peso, della cellulite; è la terza volta che me lo dici in pochi giorni. Guarda che se insisti ti insulto. Hai ancora un corpo da fare invidia a molte trentenni, anche se devi metterti in testa che, certo, trent’anni non li hai più. E tendenzialmente mi sa che non tornano.
Parla bene lei. Intanto ha qualche anno meno di me. Poi io ho due figli grandi (entrambi così tanto universitari che ormai non li vedo più) e da quando faccio (part-time) la promotrice finanziaria (proprio grazie a Miriam che tecnicamente sarebbe il mio capo) mi pare che io debba essere più seria nel vestire, più attenta e questa gonna corta forse…
Sarà anche come dice lei ma la gonna non la compro.
Da qualche tempo avverto questo disagio e, al di là delle battute, ne parlo con la mia amica lungo il corso. Mi ascolta, si fa seria, poi a sorpresa (perché non è che parliamo molto di queste cose) mi chiede se questa mia sensazione si riflette anche nella vita sessuale con mio marito.
Ci penso un attimo. Sì, forse sì.
Chissà perché quando sono sollecitata a pensare a noi due a letto non posso fare a meno di pensare ai figli che rientrano alle ore più impensate, alle bollette sempre più care, la macchina, le spese, tutto tranne che…
Pino ed io abbiamo da sempre uno splendido rapporto, ricco di fantasie che ci siamo comunicati senza problemi. Lui ha spesso trovato qualcosa di insolito, di stimolante, di diverso, attento ai miei desideri ma da qualche tempo mi sembra che siamo un po’ stanchi. Forse non è estraneo a tutto ciò la sensazione che avverto di disagio nei confronti del mio corpo, quasi come se non potessi più essere destinataria di quelle attenzioni, di quei pensieri. La sera non penso più al momento in cui andremo a letto con quella sottile ansia del “cosa si inventerà”. L’unica domanda che mi pongo è quale telefilm vedremo su Sky, accoccolati tutti e due sul divano, magari sotto una copertina, a scambiarci sguardi, qualche carezza, un bacio a labbra chiuse, tutta la tenerezza che possediamo e solo qualche malizia.  Quasi come se fossero divenuti inopportuni quei sogni, quelle fantasticherie che condividevamo in modo così piacevole nei momenti più caldi.
Una volta facevamo anche qualche bella foto artistica,  e sensuale, con la digitale ma ora più nulla e questo secondo me conferma che anche lui si è accorto che la mia capacità seduttiva sta scomparendo.
Quando lo accenno a Miriam lei ride. Scuote il capo.
– Ma secondo te la capacità di attrarsi può dipendere davvero solo dalle forme, dai chili e dai centimetri? Per me sei fuori strada completamente. Una bella quarantenne che ragiona come una liceale. Mi dicevi delle fantasie, questo è un discorso importante, che tipo di fantasie?
Sono stupita da questa domanda così insolita per lei ma in effetti da qualche tempo la sento diversa.
– Cosa vuoi i dettagli delle nostre fantasie erotiche?
– Ma no, sciocchina. Vorrei solo sapere se le fate, se ve le comunicate ancora, se ne avete di ricorrenti, se tu hai… insomma, ecco, qualcosa che ti sarebbe piaciuto provare. Quello che hai sempre desiderato e mai osato fare o chiedere.
Miriam ed io siamo amiche da tanto ma questi argomenti non li abbiamo mai affrontati con questo cipiglio, con questa determinazione. Al massimo qualche commento sul cameriere carino, sull’attore sexy, sulla nottata stancante e sui mariti che pretendono, ma niente di più.
 – Sì – rispondo titubante - parliamo, spesso giochiamo, anzi dovrei dire giocavamo perché ormai è un po’ che non lo facciamo più. E certo ne abbiamo qualcuna ricorrente, anche io ne ho, sicuro. Ma perché ? Cos’è quest’aria da misteriosa esperta, questo atteggiamento da consulente sessuale?
Miriam ride di gusto.
– Io? Ma ti pare. Solo che ho avuto la sensazione che voi, che soprattutto tu, stiate attraversando un periodo molto simile a quello che ho vissuto e superato io con mio marito e per questo volevo capire. A volte basta un consiglio, una chiacchierata, e si evita che certe fisse diventino irreversibili e si finisca con lo spegnersi.
– Tu non me la racconti giusta, Miriam, è un po’ in effetti che ti osservo. Ti sei fatta l’amico?
– Sì, mio marito. – E ride ancora.
Ci fermiamo a prendere un aperitivo.
Mi godo l’insolita complicità che si è creata tra di noi: persino un’occhiata di compiaciuta intesa quando il cameriere le sbircia palesemente le gambe.
A lei, certo non a me.
Del resto come potrebbe sbirciare le mie così ben coperte da abiti sempre più lunghi e larghi. Se avesse avuto davvero ragione per quella gonna verde corta? Magari la dovevo prendere. Avrei fatto la gioia di Pino che da qualche tempo pare ansioso di farmi vedere agli altri, tifoso del mini-costume, della gonna cortissima. Sempre fuori tempo massimo lui. Quando ero giovane e desiderabilissima faceva il geloso e mi voleva coperta e pudica. Ora che c’è da coprire, vuole che scopra.
Mentre stiamo sorseggiando il vino e trangugiando le noccioline a cui non resisto, Miriam con un sorriso perfido mi chiede a tradimento:
– Qual è la tua fantasia erotica ricorrente, la situazione in cui per una volta vorresti esserti trovata?
Ora trasecolo. Da lei una domanda simile proprio non me la sarei mai aspettata.
– Ma ti pare il posto ed il momento?
Sospira, si guarda attorno.
– Io, riprende a voce più bassa, ho sempre sognato ad esempio di essere presa da tre uomini, sconosciuti, senza violenza ma con determinazione e con mio marito presente, anzi, possibilmente lui uno dei tre.
Sogghigna ancora vedendo l’espressione del mio viso.
– Non dirmi che non è interessante?
– Ma Miriam! Insomma. Un conto è pensarlo ed un conto è farlo. Lo sai benissimo. Guardati attorno. Tutte le coppie che conosco che hanno provato ad uscire dai binari sono finite male.
– Non tutte Paola, non tutte – e mi spedisce un malizioso ed eloquente sorriso lasciandomi immaginare scenari inediti della sua vita. – Ma davvero una volta nella vita senza conseguenze, senza conoscere nessuno, poni, sapendo di essere tranquilla sotto tutti gli aspetti, tu non lo faresti?  Non mi dire che non è attraente l’idea, dai, non mentirmi.
– Sei pazza, mi rifiuto di rispondere e mi appello alla privacy.
Non ho voglia di andare oltre. Questi discorsi mi mettono a disagio quasi quanto gli sguardi di quei due nel tavolino accanto che ci stanno osservando con troppa insistenza. Uno ha capelli lunghi, la coda di cavallo che li raccoglie dietro, una maglietta che soffre nel contenere il braccio e dalla quale spunta un orribile tatuaggio colorato sul bicipite. Un tipo di uomo che detesto. Il macho a tutti i costi, quello che speri di non incontrare mai la sera quando stai rientrando a casa da sola. Ciò che è grave è che si è reso conto che sto cercando di capire che cosa abbia tatuato sul braccio e tenta un sorriso ammiccante.
Distolgo la sguardo con un’espressione che deve essere così nauseata da cancellargli subito quel ghigno dal viso.
Bevo un sorso di questo splendido e fresco vinello, torno a pensare al discorso di Miriam che non si è accorta del duello di sguardi.
– Be’, ammetto, la cosa non è molto lontana dalla mia di fantasia ricorrente, anche se è molto più articolata. Comunque tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e credo che sia un bene che queste cose restino solo fantasie, credimi.
Beve anche lei.
– Tra il dire è il fare, ripete, non c’è di mezzo il mare ma un viaggio ad Amburgo – esclama misteriosa – ma non mi pare il caso di parlartene ora, sei ancora o troppo giovane di testa o troppo vecchia. Quando sarà il momento…
Lei conosce la mia curiosità, è doppiamente falsa perché so benissimo che muore dalla voglia di raccontarmi qualcosa ma pretende che sia io ad implorarla.
– Ad Amburgo non c’è il mare, c’è il fiume, ti sbagli – le rispondo sorniona.
– Sì, un fiume di emozioni che tu non proverai mai, Paola, credimi un fiume – e si alza per andare a pagare. – Piccola, sei ospite mia. Quando diventi grande paghi tu – e ride sguaiata.
 
 
Vendere, vendere, rientrare, recuperare, salvare il salvabile. Questo è ormai la poesia che ho imparato a memoria, il ritmo di questo periodo in ufficio. Sono passati decenni in cui chiunque conoscessi che si avvicinasse a questo lavoro faceva soldi a palate. Aspettavano che iniziassi a farlo io per far precipitare le cose con questa maledetta crisi. L’umore ne risente, ovviamente, e il periodo mio personale, più la crisi, più il calo di introiti drammatico, non mi pone nelle migliori condizioni di spirito. Non capisco il buon umore di Miriam con quel sorriso in servizio permanente effettivo.
Che avrà da ridere?
– È che io sono soddisfatta – mi risponde sorpresa quando glielo faccio presente dopo l’ennesima dura telefonata di un cliente – e tu invece l’hai messa già in pensione – e mi allunga una pacca sul sedere con una confidenza fisica che non c’è mai stata.
Mi sento piccata da questo suo atteggiamento.
– Mi sa che devo farlo anche io, Miriam?
– Cosa?
– Dirlo. Tanto non costa nulla. Ecco guarda: poco fa  mi sono scopata il tizio del bar con la coda che tu manco hai notato. A parlare non è fatica.
– Ah ah, Paola, ma tu lo dici solo io lo faccio. Tutta qui la differenza tra il mio sorriso e il tuo broncio.
– Miriam! Che vuoi dire? Che l’hai fatto? Ma dai.  – Ci sono caduta, vittima della mia stessa sparata, ma ormai è fatta. – Ora mi racconti tutto – e chiudo la porta del suo ufficio.
– Ah ah, vedo che ti stuzzicano ancora certe cose, non sei del tutto avvizzita. No, ora no. Se vuoi ne parliamo ma presenti anche i mariti, mi sembra giusto, una sera di queste quando ci inviti a cena dato che sono due mesi che aspettiamo.
– Tu sei pazza! Ma secondo te dopo settimane che i nostri mariti non si vedono, entrate da noi, parliamo di sesso e di fantasie tra gli spaghetti e la braciola di maiale? Dai non funziona così.
– Paola, ascolta, tu ci inviti, chiacchieriamo di tutto, ci penso io, poi se è il caso e viene fuori il discorso colgo l’occasione per dirti questa cosa, altrimenti niente, ne parleremo solo io e te. Ma credimi, dammi retta, sarai sorpresa… e capirai perché te lo dico ed è meglio che ci siano gli uomini.

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