Abbiamo 190 visitatori e nessun utente online

Olympia Fox
Giochi d'ombra. Il volto segreto di una donna

Giochi d'ombra.  Il volto segreto di una donna
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

Allo specchio

 

Guardandomi allo specchio

mi sfinisco, ogni notte,

rincorrendo parole mie e volti ignoti

Finché il silenzio si riempie 

di significati altri

e io 

senza più pensare

crollo esausta in un sonno grigio verde

oleoso come il petrolio

che vela di sé la mia solitudine.

 

“Questo trasloco mi sta sfinendo” penso mentre entro in camera da letto, nuda dopo una doccia bollente. Il mio sguardo che gira per la stanza si fa sconsolato mentre mi rendo conto di quanto ancora ci sia da fare. 

“Per esempio: dove avrò messo la biancheria?” 

Sbuffando infastidita, cerco un po’, poi ricordo e trovo la scatola che mi serve. Per poterla aprire devo spostare l’ingombrante specchio a figura intera, regalo di mia madre per la nuova casa, che distendo a terra per evitare di far danni. Finalmente recupero la mia lingerie e mi dirigo verso il letto, scavalcando la lastra d’argento che mi ritrae, lanciando nel contempo, di sfuggita, uno sguardo al riflesso sotto di me e… mi fermo incantata. Il mio corpo! Osservo, per la prima volta consapevolmente, parti di me che qualsiasi amante vede, ma che io quasi non conosco. 

Getto il completo grigio perla sul materasso e mi metto a gambe aperte direttamente sulla superficie che mi riflette: per guardarmi mi basta divaricarle bene. 

“È così che mi vede, quando strisciando lungo il materasso si avvicina guardandomi fissa, con quello sguardo furbo che mi fa impazzire di voglia e quel sorriso storto!”

All’idea stessa del mio amante che si prepara a leccarmela mi sento avvampare e la mia carne si bagna della sua stessa eccitazione. So già che non riuscirò tanto facilmente a togliermi questa scena dalla testa. Faccio scorrere parallele le mani sulle cosce, nel tentativo di scacciare la tentazione di toccarmi.

Ma le dita che mi iniziano a disegnare cerchi concentrici sulla pelle sensibile non sono già più le mie, né le sue, ma altre, che hanno percorso ogni centimetro di me per ore su quella spiaggia quasi deserta in una mattina di primavera. Dita corte, ma sapienti, che dopo mesi di aridità emotiva e insensibilità fisica, mi hanno riportato al piacere, con dedizione, pazienza, altruismo. 

«Sei la mia dea! Sei la mia puttana!» mi diceva, gridandomi forte la sua passione all’orecchio, per superare il feroce urlo del vento che copriva i gemiti e le espressioni di godimento, che finalmente stavo ritrovando nella mia gola.

 

Ho la testa leggera e il corpo in fiamme. Dietro gli occhi spalancati e lucidi si incrociano le immagini dei miei amanti e le gambe non mi sostengono più. Mi lascio cadere in ginocchio, a cosce indecentemente spalancate. Vedo la mia femminilità lucida, bagnata, gonfia. Non resisto più, devo toccarla. Le dita che scorrono sulle labbra intime mi provocano l’ormai noto formicolio che, di riflesso, pervade quelle della bocca, costringendomi a morderle piano. La mia sinistra sale ad accarezzarle e le nocche le sfiorano, avanti e indietro, in quel gesto caro e intimo che ricordo fin troppo bene e che continua a ossessionare le mie notti insonni: un atto d’amore e passione insieme. Ma quella mano che baciavo, la mordo ora, forte fino a lasciare l’impronta dei denti, anche se il dolore lo sento solo io: non so più accettare quell’adorazione pura e sacra. Non sono più quella donna e quella carezza affettuosa fa parte solo del mio passato, ormai.

La scarica d’adrenalina provocata dal mio stesso morso mi riporta a un altro presente, a quel ceffone preso in pieno viso, mentre con la sua forza di uomo mi scopa forte per la prima volta. Credo di non aver mai goduto tanto come in quel momento. L’indice della mano destra si infila senza indugio nella mia fessura, che lo accoglie tutto, mentre io lo guardo nell’altra me.

“Come può sapere che è quello che mi serve adesso? Dove lo legge che devo sentirmi viva? Che non mi sento degna d’essere amata per cui devo provare altro?”

 

«Sei come un angelo ferito, calamiti la voglia di farti del male! Sembri così fragile che viene d’istinto stringere fino a farti scricchiolare le ossa. Ma è il sorriso con cui ti rialzi, ad annientare chi ti ha stritolata fino a lasciarti i segni. Te ne vai, ma so che non dimenticherò mai la donna che sei!»

Ecco un’altra voce ben nota, uno sguardo sfuggente e lucido al momento dell’inevitabile addio.

“Cosa sono diventata? Chi sono?”

Non lo so nemmeno io, cambio ogni giorno: mille sfaccettature di una sola anima che prendono il sopravvento alternandosi. In questo momento sento solo che il mio dito non si ferma, entra ed esce dalla mia carne viva, al ritmo del mio piacere. Ne infilo un altro perché devo sentirmi piena, perché non mi basta quel che provo. Non mi basta mai, non mi basta più.

«Ancora, ancora, ancora, ancora!»

Ricordo il tono del mio amante farsi scherzoso, mentre mi fa il verso, ripetendo la parola che ossessivamente mi rimbomba nella mente e nella gola, mentre mi colpisco fino in fondo, come fa lui. 

Per arrivare più in profondità mi metto carponi, sostenendomi con la sinistra. Vedo da vicino il mio volto acceso dalla passione, le guance in fiamme, la bocca semiaperta per respirare meglio, gli occhi appena socchiusi dietro gli occhiali. Mi scopro bella: così non mi ero vista mai.

«Così no. Non sei una troia!»

«Forse lo sono diventata. Forse lo sono sempre stata!» rispondo ad alta voce al ricordo, mentre continuo a scopare con il mio riflesso. Sorrido sensuale, mentre mi sporgo a leccare la mia bocca specchiata. Ma ancora non è sufficiente, ho bisogno d’altro. Il pollice da sotto solleva il clitoride e lo muove veloce, senza pietà. Sono sempre più vicina all’estasi e infierisco sulla mia carne fradicia senza esitazioni né vergogna, guardandomi fissa.

«Forza, fammi vedere come vieni!»

Alla fine è quella sua voce che tanto mi piace a spingermi nell’estasi densa e nera, mentre mi do un ultimo colpo profondo e un orgasmo forte e doloroso, come un pugno nello stomaco, mi scuote da capo a piedi, lasciandomi senza fiato, con la pelle percorsa dai brividi e le dita ancora infilate dentro di me. 

 

Di lì a poco squilla il cellulare. In ginocchio, per paura che le gambe non mi reggano, arrivo fino al comodino dove è posato e sorrido vedendo chi mi chiama.

«Eccomi!»

«Olympia, mia bella, cosa stavi facendo?

«Pensavo a te!» gli rispondo, serena.

 

Specifiche

  • Pagine:
    110
  • ISBN:
    9788868102210

Share this product

L'autore