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Marco Rossi Lecce
Gli anni confusi

Gli anni confusi
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Primo capitolo

Capitolo I
 
Pene: nemico pubblico numero uno!
 
– No! Oggi non voglio essere penetrata, per favore Marco, oggi no! Baciami invece, baciami tutta, fammi sentire l’amore così. Abbi fiducia, fammi fare questo esperimento. Ti spiego, lo abbiamo deciso insieme, lo sai, tutto il gruppo d’autocoscienza femminile di via Pompeo Magno. Vogliamo capire se riusciamo a essere autonome dal vostro pene. O ci tocchiamo da sole o al massimo possiamo fare del petting, cerca di aver pazienza, eh amore, mi fai contenta?
– Ma Musa adesso state esagerando! Qui non si vive più, mo’ manco si scopa più, ci costringete ad andare coi froci, già ci provano come matti, sì, quelli del Men’s{1}, lo sai cosa teorizzano, no? Che minimo, dico minimo, siamo tutti bisessuali, se non froci del tutto. Infatti io non ci vado più a quelle cazzo di riunioni, e manco Edisto, si è stufato anche lui. Ma vi siete proprio alleate con loro, eh? Allora scopatevi quelli, Bruno o Rubi per esempio, se ci riuscite. Ma a quei due non glielo fai venire duro manco se gli dài il culo, stai tranquilla. Comunque va beh, ho capito, oggi non si scopa. Facciamo pomicio sposati da due anni? Petting!? Roba da matti, non ci si crede! Ciao, io esco, ci sentiamo in serata.
Esco! Sono incazzato nero. Sono tornato a casa con una voglia di scoparmi Musa da morire, oggi all’Università non pensavo ad altro, facevo lezione e intanto mi diventava duro. Poi arrivo a casa e c’è questa bella novità: baciami e basta!
Vado da Edisto, anche lui è nella stessa situazione, mal comune mezzo gaudio! Ecco, ci sono. Suono al citofono:
– Ehi, Edisto dài scendi, andiamo a mangiare qualcosa insieme. Musa mi ha fatto incazzare. Allora, vieni o no?
– Arrivo, stai calmo, sono incazzato nero anch’io.
Quando scende Edisto ha la faccia tirata, lo conosco bene, apre il portone e sbotta subito:
– Ma che cacchio si sono messe in testa! Ma ti rendi conto? Qualche tempo fa: basta cose di casa, no cucina, no lavare e stirare, no spesa, etc. Come se poi avessero mai fatto niente. E, tu lo sai, io e te come due stronzi facciamo tutto a casa, da sempre. E mo’ mi sento chiamare maschio-padrone, sembra una presa per il culo, ti pare?
– Edisto, lo so, me lo dici a me? Musa non è buona neanche a cuocere un uovo, le lavo pure le mutande e pazienza. Ma adesso questa storia della non penetrazione è ridicola, queste non scopano più, hai capito, vogliono essere solo leccate!
– Seh! Va bene, le lecchiamo. E poi ci facciamo le seghe, come a dieci anni, a Ma’ io vado a scopare in giro, sai che ti dico?
– Io da mo’ che lo faccio, anzi la cosa buffa e paradossale è che mi scopo una sua amica del collettivo: dal marito non si fa penetrare ma da me sì, se lo fa mettere anche dietro, capito?
– Davvero? Questa è proprio buffa, bravo Marco, così tu hai risolto, eh?
– Risolto un cazzo, è un ripiego, a me piace Musa, mi fa impazzire, sono innamoratissimo, lo sai no, l’avrei già spedita se fosse il contrario.
– Boh, che vuoi che ti dica. A proposito, stasera c’è la riunione al Men’s, ci andiamo o no? Lo sai, Bruno ci tiene molto.
– Ah Edi’ ma che Men’s e Men’s, sono tutti froci, ma non te ne sei accorto? Nel gruppo i maschietti siamo solo noi due, gli altri o sono froci o ci pendono, stanno lì lì, Bruno gli sta dando solo la spinta finale, gli sta teorizzando che il culo del maschio è bello! No! Io non ci vado più, mi sono stufato di occhiate dolci e di carezze fatte con nonchalance, a quelli se gli dài tanto così ti s’inchiappettano in un batter d’occhio, altro che!
– Ma, forse è meglio quello che farci le seghe, no?
– Ah Edi’ ma che dici, qui dobbiamo ripristinare le vecchie sane abitudini, ispiriamoci ai nostri nonni. Li abbiamo criticati tanto, e invece a volte mi viene da pensare che non avessero tutti i torti del mondo. Dài, andiamo a Piazza de’ Renzi, ci facciamo un brasato da Augustarello, ho una fame che non ti dico.
Ci avviamo verso la trattoria, è una bella giornata, si può mangiare fuori. Diamo un’occhiata ai tavoli tondi, pieni di commensali. Non c’è posto, ma per fortuna arriva Augusto, rosso e avvinazzato come al solito:
– Ah bello professo’, vie’ che te rimedio un ber posticino, oggi ce stanno li gnocchi, so’ ’na crema, sembrano dorci fatti da nonna. Ecco qua, sedeteve accanto a ’ste du’ belle creature, ’anvedi che robbetta fina, ve và bene?
Dio! Queste sono femministe, aiuto! Dalla padella alla brace. Guardo Edisto in tralice con un’occhiata interrogativa del tipo “che facciamo?”, ma lui annuisce, saluta le due donne e ci mettiamo a sedere. Sono proprio carine, avranno dai venti ai venticinque anni. Sono in “divisa”: abito scollato di tessuto leggero anni quaranta a fiori, rigorosamente usato; cioce tipo olandese di cuoio nero ai piedi; orecchini di corallo rosso della nonna nei lobi bucati. Ci danno uno sguardo distratto. Edisto, immancabile, mi fa l’occhietto, per informarmi che gradisce.
– Ah belle, ma non sapete chi c’avete a tavola, questi du’ bei ragazzi li ho cresciuti a forza de’ mezze porzioni de’ brasato, guarda che risurtato, e so pure intelligenti, come se dice, so’ du’ intellettuali de sinistra! Ah! Ah! Ah!
Mi da una pacca sulla spalla da farmi male. È forte Augusto, una volta mi ha fatto morire dal ridere raccontandomi dell’attiguo ristorante la Parolaccia. Me lo ricordo ancora …
– Aoh, a Ma’, ma hai visto quanti clienti ce stanno oggi alla Parolaccia? Ma ce lo sai quanto pagheno? Cento sacchi cadauno! Robba da matti, se vengono da me pagheno mille e cinque e li mando a fan culo gratis, lì i “vaffa” glieli fanno paga’: cinque sacchi l’uno, ma nun te vie’ da ride’?
Ha ragione Augusto, la Parolaccia è sempre piena di turisti. La famosa particolarità del locale è proprio questa: trattare male e in modo volgare i clienti. Per esempio, se chiedi un coltello o una forchetta sei mandato a quel paese all’istante dal primo cameriere più vicino al tavolo, che minimo ti dice:
– Che voi? Ma magna co’ le mano, e già che ce sei vattene pure a fan culo! Alle volte ti ci mandavano tutti insieme in coro.
Dopo la performance di Augusto le due ragazze finalmente ci guardano e ci sorridono. Edisto coglie l’occasione di presentarsi al volo.
– Ciao, io mi chiamo Edisto detto Edi’, e questo è il mio amico Marco, e voi, siete di Roma?
Con aria ironica la biondina, risponde pronta:
– No, siamo di Trento, siamo qui per un convegno sulle donne… naturalmente non ne sapete niente, vero?
– Ti sbagli – la incalza Edisto – sappiamo tutto dei movimenti delle donne, che ti credi, e solidarizziamo pure, almeno per certi versi.
– Ma dài – fa la mora – e com’è? In genere i maschi se ne fregano dei nostri problemi!
– Siamo stati addestrati e istruiti, le donne che frequentiamo sono tutte del movimento, per non parlare dei nostri amici gay. Per questo sappiamo che avete un convegno, il cui tema centrale è l’orgasmo. Vero?
– Bravo, giusto! A proposito, voi che ne pensate?
– Ah – risponde Edisto, ormai partito in tromba – noi siamo sicuramente per l’orgasmo clitorideo, trovo quello vaginale veramente obsoleto, e poi ormai a noi maschietti non ci funziona più il pisello per colpa vostra e quindi dovete per forza arrangiarvi da sole, no?
Le due si danno una rapida occhiata di disgusto e ci sparano un “vaffanculo” all’unisono.
– Ma questo tuo amico  – mi apostrofa la bionda –  è un po’ stronzo, ci vuole provocare e tu non gli dici niente, la pensi come lui, sei un eteroflic anche tu?
– Lo dovete perdonare e capire, si è scontrato di recente con l’ala estrema del movimento, uno scontro molto duro, ne è uscito malconcio e questa è la reazione, cercate di comprendere.
– Perché? Che mai gli hanno fatto le compagne?
– È questo il problema, non gli hanno proprio fatto niente. Non so se sapete, ma qui a Roma non si scopa più, non so se a Trento avete ancora questa brutta abitudine, forse da voi in provincia siete più all’antica e magari praticate ancora. O no?
Mi abbasso di scatto per evitare il libro che mi tira addosso la moretta. Lo sento sibilare accanto all’orecchio. Galantemente mi alzo, lo raccolgo e glielo porgo, ma prima non posso fare a meno di leggere il titolo: Sfida femminista di Ebra Canotti. La conosco quella matta.
– Sei un po’ stronzo, ma almeno sei educato. Grazie!
– Ma che state a litiga’ – c’interrompe Augusto – ma no, mo’ ve porto quattro porzioni de’ gnocchi ar sugo de’ carne e fate pace. Sete tutti e quattro belli, ma dateve da fa’ piuttosto, no?
– Ha ragione Augusto, cerchiamo di conoscerci e fare amicizia, invece di discutere subito su cose teoriche, va bene?
Ma la bionda:
– Non va bene per un cazzo! Ci prendete in giro, ma vi sembra giusto? A noi no! A vedervi sembrate due persone carine. Invece viene subito fuori il maschio solo col cazzo in testa, e per di più provocatore.
La mora mi piace decisamente di più, nonostante l’atteggiamento sostenuto è molto carina, sexy, e sembra anche dolce.
– Dài, scusa, avete ragione, chiedo perdono, ma siamo tutti e due provati da questa vostra rivoluzione. A proposito, la conosco la Canotti, credo che sia una delle persone più antipatiche che girino a Roma, si crede chissà chi… Va in giro con dei cappelli ridicoli e monumentali, che fanno solo ridere. Una mia amica femminista, certa Musa, dice che se li mette in testa per nascondere tutti i complessi che ha! È lei che teorizza che l’aborto per una donna può essere l’attimo più erotico della sua vita. Sì, lei dice che la scelta di abortire è liberatoria nei confronti del maschio e quindi, sempre secondo lei, sarebbe un momento molto autoerotico. Spero solo che lo dica per provocazione, che sia un gesto estremo, come del resto ne fate tanti. Che ne pensate?
Per fortuna Augusto arriva con gli gnocchi belli fumanti e profumati.
– Aoh, ve siete calmati? Meno male, mo’ magnate sennò se freddano, guarda che bel vinello rosso v’ho portato! A professo’ poi me dici com’è, eh?
A queste parole la mora mi guarda con rinnovato interesse.
– Ah, sei un professore, e di che, sono propria curiosa?
Mi fa un sorriso da paura: denti bianchi contornati da labbra rosse e carnose.
– Sono assistente. Letteratura moderna, alla Sapienza, Facoltà di lettere.
Lo sguardo si è fatto decisamente dolce.
– Accipicchia, cosi giovane e già insegni all’Università, beato te!
– E tu che fai, studi o lavori?
– Niente, mi sono appena laureata in Sociologia a Trento, sono a Roma appunto per vedere in ambito universitario se si riesce a combinare qualcosa.
Sociologia a Trento. Queste fanno parte sicuramente del collettivo Il Cerchio Spezzato{2}, le più scassa cazzi d’Italia, campionesse mondiali, a parte la Canotti ovviamente. Edisto mi fa l’occhietto come per dirmi: “Butta bene, eh!” Intanto la bionda divora gli gnocchi, ma ogni tanto guarda Edisto di sottecchi. Vedremo… Verso vino abbondante a tutti, auspicando una pace e un dialogo fra di noi. Le due aderiscono, bevono come spugne, d’altronde sono di Trento e lì bevono forte. Mi sembra che finalmente la bionda abbia stabilito un rapporto con Edisto, bene, ora mi posso dedicare alla moretta.
– Come ti chiami?
– Mi chiamo Elena, ora scusa vado a fare pipì.
Si alza, mi fa un sorriso e si avvia, ondeggiando. È alta e magra, ma con le forme al posto giusto… un bel culetto a mandolino e due seni abbondanti. Quanto è carina, io me la scopo, non c’è dubbio, e poi mi piace quell’accento buffo e simpatico del nord. Edisto dal canto suo è a buon punto, sta a due centimetri con la testa dalle tette della bionda, e lei ha cambiato atteggiamento, con lui è addirittura prodiga. Edisto mi rifà l’occhietto, questa volta vuol dire: “dove se le famo ’ste du’ belle ragazze, eh?”. E dove possiamo andare, giusto al mio studio, sempre che ci vengano, vediamo un po’. Quando torna, Elena si siede accanto a me, mi prende un braccio e mi guarda con intenzione, come per dirmi: “che stiamo a fare ancora qui?”. Prendo allora in mano la situazione:
– Bene, abbiamo mangiato, ora se volete vi offro un caffè nel mio studio, è proprio qui vicino a vicolo del Cinque, andiamo?
– Ma sì, facciamoci un bel caffè! – rispondono all’unisono.
Ci alziamo, pago il conto e nessuna delle due fa un gesto per dividere, evviva la parità dei sessi! Saluto Augusto che mi fa:
Ah professo’, hai visto sì chi t’ho fatto rimorchia’, pensace quando te vie’ in mente d’anna’ in un’artra trattoria, pensa ad Augustarello tuo che nun te scontenta mai!

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