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Babele Da Roio
I fiori con le ali

I fiori con le ali
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Primo capitolo

AMICIZIA

I confini del mondo e dell'universo iniziavano da lì, dal cortile della loro aia e finivano un chilometro e mezzo più in là, sul sagrato della chiesetta e la limitrofa piazzetta ancor verde ed erbosa del minuscolo borgo dove abitavano.
Li raggiungevano una volta la settimana.
La domenica, alla messa delle undici.
La vita di tutti i loro giorni era simile a quella dei cristiani adulti che tiravano avanti ammazzandosi nella fatica per dissodare terra avara, tra galline e buoi, cavalli e pecore, cani e gatti, maiali e faraone, piccioni ed anatre, somari ed oche, uccelli stanziali e non.
Vedevano ad ogni piè sospinto ed imparavano che la “società animale” viveva tendendo ad un solo fine: l'accoppiamento sessuale.
Ovunque i loro occhi si girassero incontravano galli su galline, tori su vacche, stalloni su giumente, cani su cagne, gatti su gatte, montoni su pecore, germani su papere, uccelli maschi sfarzosamente variopinti su... “uccelle” femmine grigiastre.
E “la società vegetale”?
Anch'essa era costantemente impegnata nell'atto sessuale.
Ogni fiore era bello, colorato, profumato perché petali, stami, pistilli, calici e spore erano lì e così per valorizzare al massimo l'erotismo, per invitare all'atto sessuale.
E “la società umana”?
Anche per essa la sessualità era, in assoluto in primo piano, l’argomento principe nel ciarlare di tutti i giorni, di tutte le ore, pure di quelle trascinate nella fatica e nel sudore, ed i tre monelli la assorbivano da tutti i pori, la bevevano con occhi, cuore e cervello spalancati nella meraviglia ed incantati dall’incredulità di una... stranezza ancor sconosciuta, oscura, misteriosa.
Gli umani però, al contrario degli animali e delle piante, nascondevano i loro rapporti sessual-amorosi, i “clandestini” come gli “autorizzati”.
Soprattutto nel chiuso delle stanze e nel buio della notte.
Ma i tre monelli avevano spesso spiati clandestini ed autorizzati.
E così raggiunta, ma solo per loro l'età “giusta”, come avviene per gli animali, i fiori e gli umani “grandi”, istinti, curiosità, voglie ed impulsi automatici, misteriosi ed ingovernabili, li... costrinsero ad entrare “nel gioco dell’amore”.
Assecondati e protetti dall’ignoranza e dalla superficialità supponente propria dei “grandi” che li credevano ancora “acerbi”.
I quasi coetanei Giannina, Ottavio ed Adolfo iniziarono a desiderarsi, ad ammirarsi, a conoscersi, ad inebriarsi del manifestarsi e del crescere delle loro voglie da sessualità. I maschi eccitati delle curve femminili, la femmina dalle asperità maschili.
Un cameratismo gioioso, fraterno, semplice, un'amicizia totale li avvolse nelle dolcezze del gioco dell'amore sessuale naturale e genuino, “da fattoria”, per tutto il tempo che l’ignoranza dei grandi li lasciò liberi di essere genuini, naturali, veri.
Quando però “i grandi” decisero che anche i tre monelli erano “grandi”, li separarono con gli steccati della decenza, della serietà, del decoro, della religione, dell'onore.
I “neo-grandi” ne furono sconvolti e travolti.
Poi Ottavio si mise a “filare” con Giannina.
Gli steccati furono abbassati.
Ottavio e Giannina si fidanzarono.
Ogni guardia residua fu tolta.
Tra le maglie allentate sgattaiolò spesso anche l’amico Adolfo.
Ma ad Ottavio, “i grandi”, avevano insegnato ad essere geloso, ad essere possessivo e padrone unico di Giannina.
Ottavio litigò con l'amico Adolfo e con la fidanzatina Giannina.
Troppe volte l'aveva trovata con Adolfo sul groppone e fece valere i suoi “diritti di uomo d’onore”, di proprietario unico, di padrone assoluto!
Il fidanzamento “tradito” fu rotto.
Lo scandalo fu zittito costruendo nuove palizzate, attivando altre gabbie.
I tre ormai non più monelli furono re-imprigionati nei vincoli della serietà, della proprietà, dell’onore.
Passò un po’ di tempo.
Adolfo si mise a fare il filo a Giannina.
Giannina accettò “il filo” di Adolfo.
Si fidanzarono.
Ma lasciarono aperti varchi segreti nei quali Ottavio, amareggiato e pentito, si introduceva spesso e volentieri.
Avevano imparato, sapevano bene che se fossero stati chiusi in nuove gabbie non sarebbero sopravvissuti.
Adolfo e Giannina si sposarono.
Andarono in viaggio di nozze a Venezia.
Dove li raggiunse Ottavio.
Adolfo, Giannina ed Ottavio si cucirono addosso una unione coniugale esemplare, completa, perfetta.
Ebbero tre figli.
E, come in tutte le belle fiabe, vissero a lungo felici e contenti.

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