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Maria Giovanna Ascheri
Ispettore Fux, sesso e distintivo

Ispettore Fux, sesso e distintivo
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Primo capitolo

1

Ne era sicura, la stavano seguendo. Vide l’ombra sgusciare dietro di lei. Aprì il cancello pedonale e fu spinta contro il muro. Riconobbe subito il profumo dell’uomo che l’aveva bloccata, il suo fedele doberman comparve silenzioso pronto a difenderla, ma anche lui aveva riconosciuto l’uomo che stava baciando la sua padrona e poi non si sarebbe mai sognato di disubbidire, lei non gli aveva dato il segnale di attacco. L’uomo le afferrò i capelli costringendola a piegare la testa mentre la baciava con arroganza. Sentì il suo pene in erezione premerle contro.
‘’Non è certo la pistola d’ordinanza questa’’ pensò lei.
«Mi hai provocato per tutta la sera, ti sei strusciata come una gatta in calore. Ora sei mia, finalmente mia.»
La prese per un polso, Kunz, il cane si mosse velocemente e li precedette su per le scale. Pier infilò le mani in tasca ne tirò fuori un mazzo di chiavi ed aprì la porta. Non si stupì, era stata lei a dargliele molti anni prima. Il doberman fu il primo ad  entrare ed andò ad accucciarsi in salotto nella sua grande cesta di vimini, quello che stavano combinando i suoi umani non era affar suo.
Fu trascinata in camera e spogliata senza tanti preamboli; cercò di fare altrettanto, ma lui la spinse sul letto e tirò fuori un paio di manette. Lei sorrise: il letto non aveva testiera e lui non avrebbe potuto legarla. Ma si sbagliava di grosso: la ammanettò alla rete tra una doga e l’altra.
«Ops» si disse, «ora sì che sono fregata.»
In quella posizione non poteva muoversi. Lui si spogliò. Iniziò ad accarezzarla: la voleva e sapeva che lei voleva lui.
«Ti ho desiderata  dalla prima volta che ti ho vista, ma avevi solo quattordici anni, anche se con un corpo da donna. Te ne approfittavi, con quei modi provocanti e l’aria da santarellina. Non sorridere, lo so che ti scopavi il ragazzo con cui uscivi. Avrei tanto voluto essere al suo posto, e poi tutte le ore che abbiamo passato seduti sulla macchina di servizio… sognavo di sbatterti lì su quel sedile, ora posso finalmente averti.»
Mentre parlava, le aveva allargato le cosce e le aveva infilato le dita nella vagina trovandola pronta ad accoglierlo. All’improvviso allungò la mano verso il cassetto del comodino prese il vibratore che le aveva regalato per scherzo un secolo prima.
«Come faceva a sapere che lo tenevo lì?» Si domandò.
«Quante volte lo hai usato pensando a me?»
 Le chiese facendoglielo passare nell’incavo dei seni. Angela arrossì leggermente: era vero, aveva sognato questo momento un’infinità di volte. La penetrò con il fallo di gomma, baciandola e pizzicandole i capezzoli, poi si fermò, lo sfilò e glielo puntò sull’ano, stuzzicandola. Glielo spinse lentamente dentro, ma senza sforzare, mentre le massaggiava il sesso con i polpastrelli.  All’improvviso, lo scagliò via.
«È ora che provi  l’originale adesso.»
Lei inarcò la schiena per accoglierlo, lui la penetrò con una foga tale da lasciarla senza fiato, portandola sull’orlo di un orgasmo da brividi ma si fermò ancora una volta, lasciandola frastornata, in preda ad una cieca frustrazione. Si allungò verso le manette e la liberò, iniziando a massaggiarle i polsi, ma lei aveva in mente solo due cose: vendicarsi e colmare quel senso di vuoto. Lo spinse via costringendolo a rotolare sulla schiena, si chinò verso il suo cazzo teso e lo inghiottì facendolo trasalire con il suo lento succhiare, ben attenta a non farlo venire; poi si staccò di scatto anche lei. Lo guardò con aria di sfida. Pier la tirò, riportandola sotto di lui, e la penetrò con estrema calma: quando la sentì gemere accelerò il ritmo e furono travolti da quell’orgasmo sognato per anni. 
La strinse forte a sé, baciò i polsi arrossati e si alzò. Tornò subito con del ghiaccio
«Vieni piccola, mettiamo un po’ di ghiaccio sui polsi, altrimenti domani come farai a spiegare ai colleghi i segni delle manette?»
«Sono di riposo per due giorni…» “e poi non mi trattare come una bambina di tre anni.’’ Aggiunse tra sé e sé.
Decisa a prendersi la rivincita per il primo mancato orgasmo, si chinò e glielo prese in bocca, Pier sussultò.
«Calma, ho una certa età, ricordati che fra noi ci sono troppi anni. Fammi  riprendere le forze.»
Allora Angela ebbe un’idea: prese un cubetto di ghiaccio ed iniziò a passarselo sulle labbra, leccando la scia che lasciavano le goccioline, poi lo passò sul collo e lentamente scese sui capezzoli che s’indurirono all’istante; con l’altra mano cominciò ad accarezzargli il pene, che non tardò a riportarsi sull’attenti. Spostò il cubetto di ghiaccio dall’ombelico alle piccole labbra, sfregò il clitoride ed infine se lo infilò nella vagina.
Immediatamente lui lo seguì con la lingua, gliela infilò dentro: quel mix di umori bollenti e il freddo del ghiaccio lo mandarono in estasi, e il posto della lingua fu preso dal pene duro come il marmo, alla faccia dell’età. Si spinse in profondità con colpi violenti. Angela sorrise e sgusciò via pensando ‘’non così in fretta caro’’.
Lo fece sdraiare ed iniziò un lento massaggio thailandese con l’ausilio di un altro cubetto di ghiaccio. Quando ritenne di essere stata abbastanza cattiva, s’infilò quella verga fremente tra le cosce ed iniziò a cavalcarlo, accarezzandosi il sesso per poi risalire ai capezzoli giocandoci. Lui la attirò a sé, infilandole la lingua in bocca mentre la marea del piacere saliva vorticosamente travolgendoli. Si rannicchiò contro di lui. Lo aveva voluto da sempre, lei era solo una ragazzina e lui un trentenne sposato, con un figlio. Si ritrovava bagnata ogni volta che lui posava i suoi occhi di ambra liquida su di lei, se lui la sfiorava appena le saliva un brivido lungo la schiena. Sognava il suo corpo muscoloso ed abbronzato, quelle mani arse dal vento e dalla salsedine insinuarsi fra le sue cosce, bramava i suoi baci. Ora dopo quasi 20 anni le sue più recondite fantasie si erano avverate. Era entrata in polizia sperando di potergli stare vicino. Aveva avuto la fortuna di essere la sua allieva e partner per anni dopo l’accademia. Le cose erano cambiate dopo il divorzio, lui aveva puntato a fare carriera e a lei era stato assegnato un nuovo collega.
Lui smise di accarezzarla.
«Devo andare, io domani lavoro.» Le baciò la punta del naso.
«Buona notte bambina.»
«Buona notte Pier, fai attenzione che Kunz non esca.»
Si rilassò lasciandosi cullare da quella sensazione di pace e benessere, inspirò il profumo del suo ‘’capo’’ e chiuse gli occhi.
Avrebbe potuto chiedergli di restare, ma non era ancora pronta a dividere nuovamente il letto con un uomo. In fondo era stato tutto perfetto così, perché affrettare le cose. Nel dormiveglia udì Kunz entrare in camera e lasciarsi cadere a peso morto sul tappeto dal suo lato, sospirando come se tutto il peso del mondo fosse sulle sue spalle. Si addormentarono entrambi.
Pier intanto seduto in macchina non riusciva a decidersi, avrebbe voluto tornare da lei, sdraiarsi al suo fianco e guardarla dormire, tenendola fra le braccia. Si sentiva come mai prima. « Neanche fossi un adolescente alla sua prima cotta» borbottò, mise in moto e partì.

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