Abbiamo 530 visitatori e nessun utente online

Maria Giovanna Ascheri
ISPETTORE FUX. Sesso e omicidi

ISPETTORE FUX. Sesso e omicidi
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

1
Fu arrestata nella retata organizzata quella notte, dalla polizia. Declinò le sue generalità e le presero le impronte.
«Bene bene, Katarina Moser, risulti già schedata per possesso di droga e prostituzione.» Disse Barbera, il sovrintendente che l’aveva arrestata.
Fu sbattuta in cella con le prostitute. Arrivò Kunz, il cane antidroga, annusò tutte le ragazze e si fermò davanti a lei, si sedette e alzò la zampa. Era il segnale, aveva fiutato droga.
Katarina fece finta di nulla e disse:
«Bravo cane.»
Alle orecchie delle altre suonò come un tentativo di blandire l’animale, in realtà era semplicemente una gratificazione per il cane.
«Vieni con noi, coraggio!» Il Sovrintendente la fece alzare afferrandola per un braccio.
«Lasciami stare, non ho fatto niente io. Quella bestiaccia si sbaglia.» Urlò dimenandosi.
«Forza, non fare tante storie, il cane non sbaglia mai.»  E fu trascinata via, o così parve alle altre detenute.
Quando furono in ascensore Barbera, le lasciò il braccio e le sorrise.
«Ora mi puoi restituire la “roba”, la devo riconsegnare al deposito.»
«Certo.» Rispose Katarina grattando la testa di Kunz.
«Sei un bravo cane, e un ottimo attore.»
Lui per tutta risposta, sapendo di essere  il migliore e soprattutto modesto, le leccò la mano scodinzolando in segno di approvazione, godendosi i grattini e i complimenti.
«La Dottoressa Lorenzin ti aspetta nel suo ufficio.» Le disse il collega quando si aprirono le porte dell’ascensore, spostandosi cavallerescamente per farla passare.

Bussò alla porta del Dirigente Superiore.
«Buongiorno Katarina, entra. Ciao Kunz.»
«Buongiorno Dottoressa.» Rispose, rivolgendosi al superiore con deferenza, benché fossero ormai amiche. Kunz, dal canto suo, alzò la zampa muovendola in aria come a dire: “Ciao Capo.”
«Hai restituito l’eroina che Barbera ti ha messo addosso durante la perquisizione?»
«Sì Signora, sta andando ora al deposito per consegnarla.»
«Bene, ora prima che tu vada a cambiarti e vestire nuovamente i panni dell’Ispettore Fux, vorrei esortarti ancora una volta a prendere in considerazione un avanzamento di carriera.»
Angela stava per replicare, ma l’altra fu più veloce zittendola con una mano.
«È vero, ne abbiamo già parlato, so che ami il tuo lavoro, non t’interessa far carriera e soprattutto finire nelle maglie della politica.  Pensaci perché saresti un ottimo vice questore aggiunto.» Furono interrotte dallo squillo dell’interfono.
«Sì, Esposito?»
«Dottoressa, è arrivato il Primo Dirigente.»
«Grazie, fallo accomodare.»
«Allora io vado a cambiarmi, se è tutto.»
«Non così in fretta: siediti e valuta bene quello che ti ho detto.» 
Lei ubbidì all’ordine e anche Kunz si accucciò.
Bussarono alla porta.
«Avanti.»
«Dottoressa Lorenzin buongiorno, è un piacere conoscerla.»
Angela sobbalzò nell’udire la voce del Primo Dirigente Fabrizio Piras, Kunz tirò su le orecchie e scodinzolò.
«Angela.»
Lei si voltò lentamente.
«Buongiorno Dottor Piras.» Farfugliò e un turbinio di emozioni contrastanti la invase. Era felice di incontrare il collega con cui aveva lavorato per più di un anno in Sardegna, ma al contempo le ricordava la perdita dell’uomo che più aveva amato nella sua vita.
Lui la squadrò con i suoi occhi verdi da vecchia volpe.
«Forse dovrei dire Katarina Moser, sei irriconoscibile conciata così, aveva ragione Urru a sostenere di aver sposato due donne diverse contemporaneamente.»
«Mi scusi, sono appena stata “ arrestata”, e non ho avuto il tempo di cambiarmi.»
«Sono io che l’ho trattenuta. Volevo fosse la prima a sapere la novità, visto la vostra precedente collaborazione.»
Angela guardò la donna con aria interrogativa.
«Il Dottor Piras ha chiesto, e ottenuto il trasferimento in questo commissariato. Come ben sai siamo sottorganico e il posto del compianto Vicequestore Urru è ancora vacante, perché tu non vuoi far richiesta di avanzamento. Perciò devi fare riferimento, seduta stante, al qui presente. Ora se lo vuoi cortesemente accompagnare nell’ufficio del Dottor Urru affinché possa sistemarsi, te ne sarei grata. Immagino poi, che avrete molte cose di cui discutere.»
«Certo Dottoressa, con permesso.» Angela si alzò e si avviò alla porta seguita dal cane e da Piras che salutò il Dirigente superiore con una mano.
«Questo è il suo ufficio Dottor Piras.»
«Angela ti prego, ci davamo del tu. Chiamami Fabrizio almeno quando siamo soli.»
Sorrise togliendosi la parrucca bionda e le lenti a contatto azzurre.
«Ora si che ti riconosco, siediti per favore.»
«Vorrei cambiarmi.» Rispose lei.
«Hai ragione, so che è stata una lunga notte e ormai è ora di pranzo. Facciamo così: tu vai a cambiarti e io comunico alla Lorenzin che discuteremo i dettagli della nostra collaborazione al ristorante.»
«Dottore, io dovrei stendere il rapporto sull’operazione di questa notte.» Lui sorvolò sul fatto che ancora una volta gli aveva dato del Lei.
«Mettiamola così: Ispettore Fux ora lei va a cambiarsi, poi viene a pranzo con me e mi aggiorna sull’indagine che state seguendo. Se non mi fossi ancora spiegato bene, è un ordine.»
Non potendo controbattere, si alzò.
«Con permesso, sarò pronta tra dieci minuti.» Ed uscì. Avrebbe voluto parlare con la Lorenzin, ma vide che era occupata con un collega, quindi tirò diritto verso il suo ufficio. Entrò preceduta da Kunz che si fiondò nella sua cuccia.
«Che aria truce Ispettore.» Fulminò con lo sguardo Barbera, lui ignorò l’occhiataccia e proseguì:
«Pensavo che saresti stata contenta di vedere Piras, mi hai sempre detto che è un ottimo sbirro.»
«Lo è infatti.» Rispose secca, mentre si sfilava gli stivali e afferrava la sacca con i vestiti “civili”, entrando nel piccolo bagno personale comunicante con l’ufficio. Si guardò allo specchio: il trucco pesante ormai sfatto, i segni evidenti della stanchezza, per le molti notti insonni, non le conferivano un bell’aspetto.
«Mi dispiace, non volevo essere scortese, sono solo un po’ stanca.» Urlò al suo collega che nel frattempo si era materializzato appoggiandosi allo stipite della porta. Fra loro non esisteva privacy, avevano lavorato sotto copertura nelle situazioni più disparate, imbarazzanti e ambigue, ormai conoscevano a memoria i loro corpi nudi.
«Non è solo stanchezza, vero Angela? Non hai più avuto contatti con Piras dopo quello che è accaduto a Pier, non è che lo ritieni responsabile?»
Lei scosse la testa.
«No, certo che no, lo so che non è stata colpa sua. Lui era solo l’agente di contatto, ed è toccato a lui dirmi dell’esplosione.»
«Capisco, lo associ inconsciamente all’evento traumatico.»
«Può essere… Ma ora sparisci psicologo dei miei stivali.» Così dicendo aprì il getto dell’acqua e Kunz si precipitò in bagno per accucciarsi davanti a lei.
«Non ha ancora perso il vizio di sorvegliarti quando sei sotto la doccia?»
«No e non credo che lo perderà più, caso mai mi dovesse nuovamente salvare la vita è già sul posto.»
«Si porta avanti con il lavoro, il furbetto.» Barbera gli tirò scherzosamente la coda ed uscì ridendo.

Specifiche

Share this product