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L'albicocca, racconti erotici

L'albicocca, racconti erotici
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Primo capitolo

Il bacio di Klimt
Angelo S.
 
“Donna esperta, in ambiente riservato, riceve solo per appuntamento tel. 0338 123456” .
Miranda osservò la sua inserzione sul giornale.
– Forse è ora di cambiare annuncio, devo trovare qualcosa di nuovo.
Seduta in cucina aspettò che il caffè fosse pronto, il cellulare appoggiato sul tavolo squillò. Miranda non rispose, “Oggi non lavoro…” e allontanò da sé il piatto con le bucce della mela.
Miranda aprì la porta dell'appartamento e il suo sguardo si raggelò.
   L'uomo sorrise, vestito in giacca e cravatta, i capelli e la barba grigi, gli occhi di un azzurro intenso, le labbra rosso vivo, il corpo asciutto, in mano teneva una vecchia borsa.
Lei lo guardò per un lungo attimo, come sospesa, senza dire nulla:
– Prego si accomodi, al telefono non le ho detto che la mia tariffa è di  300 euro.
L'uomo con movimento lento estrasse dal portafoglio il denaro e lo allungò verso di lei.
– Venga qui c'è il bagno – l'uomo appoggiò la borsa a terra ed entrò.
   Miranda si spostò in camera, sollevò il lenzuolo dal letto,  socchiuse gli scuri alla finestra, accese lo stereo con una cassetta di Stevie Wonder.
– Non può essere lui – pensò.
Sentì cessare il rumore dell'acqua nel bagno, l'uomo ricomparve sulla porta della camera con la giacca in mano e senza cravatta.
La camicia azzurra risaltava ancora di più la profondità dei suoi occhi. L'uomo appoggiò la giacca su una sedia e iniziò lentamente a spogliarsi. Quando tolse i bermuda, Miranda vide la lunga cicatrice che partiva dall'inguine risalendo lungo il fianco.
– Era lui. – Sentì un brivido scuoterla.
Non poteva riconoscerla. I suoi capelli adesso erano biondi platino, il naso grazie al chirurgo era stato ridotto, i denti rifatti. Erano bianchi, splendenti, il corpo si era allargato nonostante continuasse ad andare in palestra per tenersi in forma.
No non poteva riconoscerla.
Vide che la guardava con un sorriso malinconico. Con un gesto rapido si tolse la maglietta i pantaloni e gli slip. Lo fece sdraiare sul letto e si sdraiò al suo fianco.
L'uomo cominciò ad accarezzarle il seno con movimenti lenti, quasi timorosi, Miranda gli prese il cazzo in mano, dal comodino estrasse un preservativo e con movimenti precisi glielo infilò.
L'uomo non parlava, sembrava come se fosse uno spettatore in quella stanza, Miranda salì a cavalcioni sopra di lui e cominciò a muoversi col membro dentro di sé.
Avrebbe voluto che il rapporto finisse in fretta non voleva ricordare e riportare a galla quello che aveva condiviso con quell'uomo 20 anni prima.
Sentiva sulla schiena il vento che filtrava a folate dalla finestra socchiusa, intensificò il suo movimento, sentiva dentro di sé il membro fermo e solido quasi insensibile al suo agitarsi, guardò l'uomo, sorrideva.
L'uomo disse:
 – Sei bella. – Sollevò le braccia e prendendola per le spalle la fece abbassare su di sé.
Ora Miranda ascoltava il respiro lento e affannoso dell'uomo, sentiva le carezze di lui sulla schiena, l'uomo iniziò a muoversi dentro di lei, a Miranda parve di riconoscere l'alito col sapore da bambino.
L'uomo si muoveva lentamente tenendola abbracciata, Miranda smise di agitarsi. Dalla finestra arrivarono in rapida successione a scuotere la calma il rumore assordante di un tuono e la luce nervosa di un lampo.
Tenendola abbracciata l'uomo si alzò. Ora erano seduti immobili uno di fronte all'altro, per un attimo lei provò il desiderio di baciarlo, lui la fece sdraiare, estrasse il membro e iniziò a leccarla su tutto il corpo versando su di lei la sua saliva.
Lei sentiva i brividi su tutto il corpo, il buio stava avvolgendo la stanza e l'aria fresca che giungeva dalla finestra contribuiva a alimentare il suo disagio.
L'uomo rientrò dentro di lei alternando i movimenti prima lenti e poi ravvicinati, Miranda sentiva il desiderio di abbracciarlo e accarezzarlo.
Le chiese di girarsi di mettersi alla pecorina, lui la prese quasi con rabbia con le mani aggrappate ai suoi grossi seni penzolanti, si fermò per un attimo, lo sentì uscire, e sentì il cazzo puntato sul suo culo.
Avrebbe dovuto dirgli che cambiava la tariffa per quella prestazione, ma non lo fece, lo sentì entrare dietro di sé con naturalezza. Guardò davanti a sé, sul muro di fronte al letto c'era appeso un quadro, il bacio di Klimt , glielo aveva regalato lui 20 anni prima.
Nel vetro del quadro vide rispecchiati i loro visi, anche l'uomo la stava guardando in quel vetro, sentiva i movimenti farsi sempre più frenetici, dalla finestra arrivò il suono secco di un tuono seguito da un lungo attimo di silenzio e dalla luce sprezzante di un fulmine.
Sentì il respiro affannoso farsi sempre più frequente, lo sentì venire quasi con un lamento, il respiro soffocato, un attacco di tosse, il corpo abbandonato sopra al suo.
Il corpo dell'uomo ora era come riverso sul suo, ma non gli pesava, solo ora si accorse di quanto faticoso fosse il suo respiro.
L'uomo si spostò su un fianco e con un braccio l'attirò a sé, intrecciando i suoi piedi con quelli della donna.
Miranda si accorse che aveva iniziato a piovere, scrosci violenti d'acqua accompagnati ancora da tuoni e fulmini. Sollevò il lenzuolo per coprirsi, il respiro dell'uomo era molto agitato e così il suo battito, ne fu preoccupata, poi pian piano l'uomo si calmò.
Il buio aveva avvolto la stanza, si udiva solo il rumore della pioggia che ora scendeva in maniera regolare e il suono leggero del loro respiro che procedeva in sintonia.
Lei lo guardò, il suo viso dopo il piacere sembrava sofferente come agitato da un antico dolore mai cancellato.
Lui aprì gli occhi la guardò per un lungo attimo senza dire nulla, poi si alzò e andò in bagno.
Si rivestì lentamente, Miranda lo accompagnò alla porta, seguendo il camminare quasi doloroso dell'uomo.
Sull'uscio l'uomo le disse “Addio Mire, mi ha fatto piacere vedere che hai tenuto la stampa del bacio di Klimt” , sollevò la mano, le diede una carezza e richiuse la porta dietro di sé.
La donna rimase come folgorata, la mano aggrappata alla maniglia. Si accasciò al pavimento singhiozzando.
Ritornando alla camera da letto si accorse della borsa lasciata all'entrata del bagno. La portò con sé in camera.
Dentro c'era un pezzo della loro storia, le lettere che lei gli aveva scritto, un album di fotografie e un dono che lei gli aveva restituito.
Guardò il bacio di Klimt, poi spense la luce e si mise ad ascoltare la pioggia che ora scendeva leggera in modo regolare.
Anche il suo viso ora ospitava delle tenere gocce che la bagnavano.

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