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Scarlett B.
La collezionista

La collezionista
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Primo capitolo

I


Seduta al tavolo del ristorante, accompagnata da un compitissimo cameriere, inspiro profondamente. Mi accomodo meglio sulla sedia e ripasso mentalmente la mia immagine "dall'esterno". Posso essere soddisfatta. Rinuncerò anche a quella ricorrente abitudine di noi donne (prodotto di un’insicurezza mai sopita), d’estremo cattivo gusto, di tirare fuori dalla borsetta un minuscolo specchietto e controllare furtivamente il rossetto, l'eventuale sbavatura di un occhio, una ciocca in disordine. Sono perfetta, lo sento, lo so: è evidente che esistono attività dove la lunga pratica rende perfetti. Quella della seduzione è una di queste.
Penso anche che se esistesse un apparecchio che fotografa la vera essenza delle persone e non la loro immagine esteriore, adesso si vedrebbe un cobra pronto a colpire, con la testa protesa, acciambellato compostamente sulla sedia di questo tavolo d'angolo di un ristorante intimo e molto, molto chic. Un cobra indubbiamente molto attraente, l'abito è giusto, sexy, ma non sfacciato, trucco, capelli, mani, accessori, niente è lasciato al caso. Ma pur sempre un cobra: letale, pericolo, impietoso.
A colpire cosa, vi chiederete. Sto aspettando un uomo, quale migliore preda per una femmina di cobra, arrampicata su tacchi di 12 cm.? È un appuntamento al buio, il mio preferito in uno sport che adoro, quello della seduzione, appunto. Appuntamento organizzato dai soliti amici ("ho un amico che è perfetto per te", quante volte ho sentito questa frase?) che smaniano per sistemarmi, ignorando che non esiste più un modo di "sistemarmi" da tanto, tanto tempo, da quando ho smesso di credere all'amore e alle sue lusinghe.
Sono arrivata volutamente in anticipo e mi sono seduta volutamente in modo da vederlo arrivare: di lui so qualcosa, ma poco, preferisco così, non ho chiesto più di tanto. Professionista, 50enne, 2 divorzi, reduce da una tormentata relazione con ninfetta ventenne che dopo averlo reso tardivamente padre, rimbecillendolo senza speranza, lo ha mollato per un coetaneo giramondo, al seguito del quale, trascina l'infante che avrebbe dovuto essere la gioia della sua maturità. Un soggetto interessantissimo, direi. Un pezzo che nella collezione, non può mancare.
Lo vedo arrivare, scortato dal cameriere. Il ristorante è in penombra, vedo solo che è alto (bene!) e cammina con passo sciolto. Man mano distinguo l'abito scuro, di gusto, mi pare, i capelli brizzolati, l'abbronzatura artefatta (il pallore, Dio ce ne guardi!). Ha raggiunto il tavolo, mi dà la mano, si siede.
Bene, posso studiarlo a mio comodo, tanto riesco a sostenere una conversazione non impegnativa e a studiarlo attentamente, contemporaneamente. Potere dell'allenamento.
E qui scatta il vecchio, antipatico vizio: assolutamente sì o assolutamente no? In altre parole, decidere in 10 secondi se è uno con cui si può andare a letto oppure no. Diciamo che nella stragrande maggioranza dei casi, anche per quelli inizialmente catalogati come "assolutamente sì", non vale proprio mai la pena di arrivarci, al letto intendo; il vedere il desiderio nei suoi occhi è più che sufficiente a placare il mio ego, ma una vera professionista non può rimanere sempre a livello teorico, anche la pratica ha la sua importanza.
Allora, andiamo con ordine: la mano era asciutta, la stretta forte (bene); la voce è profonda, roca, da fumatore direi (male!); tratti duri, s'intuisce una certa caparbietà dalla mascella che si contrae spesso (bene o male? Non so). Occhi penetranti, con un leggero imbarazzo nell'incontrare i miei (bene). Belle mani (bene). Non bello, ma attraente, nel complesso.
È d'obbligo che la conversazione parta dai comuni amici a causa dei quali ci troviamo qui e snoccioliamo un bel 10 minuti di banalità in merito, dopo di che, il provvidenziale arrivo del cameriere, ci permette di far virare la conversazione. La scelta del menù, la lunga disquisizione sul vino, ci permettono di stazionare qualche minuto in zona franca, durante i quali, ne sono certa, ognuno sta provando a raccogliere gli elementi della prima impressione suscitata dall'altro: la sua prima occhiata su di me, non mi ha permesso di cogliere nessun indizio, i suoi occhi non hanno rivelato nulla. Un duro, eh? Ma, ne abbiamo domati e ammansiti di più coriacei, che da duri si sono presentati e poi scodinzolavano come cuccioli in cerca di una carezza.
Alla domanda: «Vuoi scegliere tu il vino?», rispondo «Certamente!» e opto per uno che so essere carissimo (detesto gli avari!). Lui che ha il menù con i prezzi, al contrario del mio, non fa una piega. Per il cibo invece mi affido al vecchio monito della Mamy di "Via col vento" che sentenzia, mentre stringe il busto a Rossella: "Una signora, in pubblico, deve mangiare come un uccellino". Nessuno vuol cenare con una donna che mangia come un camionista. E l'uccellino fa la sua scelta: poco, ma raffinato. Del resto, nei ristoranti nouvelle cousine come questo, non si va a mangiare, viste le sintesi di portate che ti somministrano, piatti enormi che sembrano opere d'arte, con dentro il nulla, un'inezia che farebbe morire di fame anche Kate Moss!
Lui sceglie un filetto, al sangue (aggressivo, bene!).
Congedato il cameriere, dobbiamo avventurarci sulla vera conversazione della serata, i convenevoli li abbiamo esauriti, la cena è stata ordinata, la musica in sottofondo è così discreta e il silenzio così assordante che siamo obbligati a parlarci. Decido di prendermi il vantaggio, e chiedo, inquisitoria:
«Di cosa ti occupi?»
«Ho uno studio notarile assieme a mio fratello, papà era notaio...»
«Oh, certo, capisco. Le dinastie. Dure da interrompere.»
«Non ne ho mai avuto l'intenzione. Non vedo perché  avrei dovuto rinunciare ad una simile opportunità.»
Accidenti! 1 a 0 per lui. Mi guarda con durezza, devo recuperare.
«No certo, non n'avresti avuto motivo. È un'ottima professione. Poi, con tuo fratello, tutto in famiglia.»
Dal suo sguardo, mi rendo conto di aver fatto un'altra battuta infelice. Ma cosa mi succede? Di solito, non sbaglio un colpo! L'arrivo dell'assaggio del vino, introduce una pausa più che mai provvidenziale.
Riempiti i bicchieri, c'è un momento di silenzio, lascio che sia lui a cominciare. E mi rendo subito conto che il copione classico di queste cene stasera non verrà rispettato...
«Senti, non vorremo ammorbarci la serata di chiacchiere sulle reciproche professioni, gli amici, il tempo, vero?»
Accenno un no con il capo e lo fisso, interrogativa, in silenzio.
«Sei una donna molto attraente, e non siamo ragazzini, perciò penso che possiamo saltare tutti i preamboli. Vuoi passare la notte con me?»
Deglutisco. Non sono abituata ad un approccio così diretto e poi voglio essere io a condurre la danza e a stabilire i tempi, ma detesto l'idea di sembrare una collegiale al primo appuntamento, per cui, con aria di sfida, lo guardo fisso e rispondo:
«Possiamo almeno cenare, prima?»
Lui si rilassa sulla sedia, butta indietro la testa e scoppia in una sonora risata.
«Dio santo, credevo m’avessero combinato una cena con Santa Maria Goretti! Tranquilla, la tua virtù, almeno per stasera è salva. Dai ricominciamo.»
«E perché sarò risparmiata, di grazia?»
«Devo alzarmi presto e nonostante, ciò che possono averti detto di me e del mio recente passato sentimentale, non sono così "allupato" da saltare addosso ad una perfetta sconosciuta la sera stessa in cui l' incontro per la prima volta.»
«...»
«Tranquilla, non è che non ti trovo abbastanza appetibile, te l'ho appena detto che sei attraente, molto, anche. Voi donne! Sempre a cercare rassicurazioni sul vostro sex-appeal!»
Prolungo il silenzio e mi accorgo che questo non lo imbarazza affatto, anzi: ha l'aria di godersela un mondo a vedere il mio evidente disorientamento e quando il cameriere porta i nostri piatti, attacca il filetto con energia.
Mi capita raramente di non sapere cosa fare e quindi sono un po' spiazzata. Mangio qualche boccone in silenzio, bevo un sorso, e poi decido di attaccare.
«E… ammettendo che non fosse la prima sera, che non dovessi alzarti presto e che fossi allupato, per usare l'espressione che hai usato tu, cosa mi proporresti?»
Lui appoggia la forchetta e mi fissa.
«Che cosa ti piace?»
«Dipende...»
«Se cerchi coccole, bacini, moine, tenerezze varie, sono l'uomo sbagliato. Quelle sono al massimo per mia figlia che temo rivedrò così grande da non potermele più permettere nemmeno con lei.»
«No, non è il mio genere, diciamo che mi piace sperimentare e che sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi stupisca...»
«Stupirsi alla nostra età non è facile: il sesso è in fondo la cosa più noiosa e ripetitiva del mondo. Cosa ti stupirebbe?»
«Un'emozione, di qualunque tipo. Per intendersi, non il brivido momentaneo dell'orgasmo, un'emozione dell'anima, il superamento di un limite, avere paura, perdere il controllo, rischiare... non so bene, da tempo il sesso mi annoia e pratico ormai pochissimo.»
«Ah, le emozioni! Come sei femmina e come sei prevedibile! Sempre a dimostrare che avete gli attributi e poi ancora a cercare i brividi, i palpiti, le emozioni...»
«Ma del resto la vita senza emozioni che cosa sarebbe?» e il mio tono è piccato e insolente.
Lui lo percepisce e ammorbidisce.
«Hai ragione, solo che questa ricerca spasmodica che avete tutte, che forse abbiamo anche noi uomini del "qualcosa in più" è diventata un bel peso, come una condanna. Passiamo un sacco di tempo a disciplinarci, a metterci dentro gli schemi, il dovere, il lavoro, le responsabilità e poi, appena abbiamo un minuto libero, vogliamo sentirci estremi, irresponsabili, leggeri. Non credi che sia una palese contraddizione?»
«Credo di no, credo che semplicemente siano tutte componenti del mosaico, credo che tutti noi abbiamo bisogno di sentirci a più colori. In alternativa cosa ti sentiresti di proporre, perché l'eccessivo pragmatismo, almeno nel sesso, ci riduce al livello animale, toglie l'unico mordente.»
«Forse hai ragione, ma ho sprecato una buona fetta della mia vita a rincorrere emozioni e mi ritrovo con un pugno di mosche in mano, rabbioso, disilluso e incapace di credere ormai più a nulla.»
«Capisco la tua posizione che in parte è anche la mia, ma io ho bisogno di cercare ancora qualche elemento di discontinuità, se così vogliamo definirli, perché altrimenti è davvero tutto troppo noioso.»
Sui piatti vuoti, cala un silenzio pesante, abbiamo esaurito in un'ora, verità che molti impiegano anni a dirsi. E adesso?
Il cameriere sgombra silenzioso il tavolo, ci chiede se vogliamo il caffè, che rifiutiamo entrambi, chiedendo invece il conto.
Fuori l'aria è frizzante, quasi fredda, siamo ad settembre avanzato, lo precedo e sento il suo sguardo soppesarmi a figura intera.
Le nostre macchine sono vicine, mi avvio alla mia e dico, armeggiando con la borsetta, per recuperare la chiave:
«Bene. Non ti ho fatto far tardi. L'area dei tuoi doveri è salva. Arriverai al tuo appuntamento puntuale domattina, fresco e riposato.»
Con le mani in tasca mi guarda sornione (ma potrei anche sbagliarmi, l'illuminazione del parcheggio è fioca) e, inaspettatamente, si avvicina, mi schiaccia sulla fiancata della macchina e mi bacia.
Ora, la mia lunga esperienza mi dice che quando non ti piace come ti bacia un uomo, non ti piacerà nemmeno il resto. Questo bacio è violento, intenso, sfacciato, da predatore. Considerando la mia predilezione per gli uomini violenti, modello stupratore, direi che ci siamo. L'abbraccio è soffocante e mi chiedo cosa succederà ora. Lui si stacca, mi appoggia una mano sulla spalla e mi spinge con forza fino a farmi inginocchiare. Contemporaneamente si sbottona la patta: direi che, adesso, so esattamente cosa sta per succedere. Mi spinge la testa verso il suo pube ed estrae il cazzo, già duro (detesto succhiare cazzi mosci!). Anche un discreto articolo, direi; comincio a succhiarlo con maestria, pensando che siamo in un parcheggio seppur semibuio e deserto di un noto ristorante della città in cui vivo e che sarebbe antipatico, domattina, essere stata riconosciuta da qualcuno dei clienti della banca dove lavoro...
Non percepisco alcun fremito, turgore a parte e, dopo qualche minuto, mi fa rialzare, si riabbottona la patta, mi apre lo sportello, mi da un innocente bacetto sulla guancia, mi augura la buonanotte e si avvia verso la sua auto. Resto un attimo interdetta, con la chiave in mano, poi salgo in macchina e metto in moto. Lui ha avviato l'auto a sua volta e mi si accoda all'uscita del parcheggio. Non cedo alla tentazione di sbirciare nello specchietto retrovisore quel poco di lui che l'oscurità mi permetterebbe di vedere e sterzo decisamente in direzione di casa. Lui mi segue; non sapendo dove abita, però, potrebbe semplicemente andare nella stessa direzione. Quando imbocco la stradina che porta a casa mia, mi rendo conto che mi ha seguito. Parcheggia dietro di me, scende, io sono in piedi davanti alla porta di casa, interdetta, lui mi fa cenno di aprire e aspetta che io apra la porta. Entriamo, la casa è in ordine, per fortuna (la donna delle pulizie è venuta proprio oggi), ho le autoreggenti d'ordinanza, la biancheria è quella giusta, sono nel mio territorio e so esattamente cosa sta per succedere, tutto già visto. Eppure sono lo stesso un poco inquieta, come se non fossi, al contrario del solito, padrona della situazione. Mi tolgo l'impermeabile, appoggio la borsa e dandogli le spalle, chiedo:
«Vuoi qualcosa da bere?»
Lui non risponde ma si avvicina, resto girata ad armeggiare con la borsetta, mi è addosso, mi spinge in avanti sulla spalliera del divano, mi solleva la gonna, arrotolandola attorno ai fianchi e ammira lo spettacolo, perizoma di pizzo, autoreggenti, tacchi alti. Mi mette un ginocchio in mezzo alle gambe e me le divarica, sposta il perizoma, s'inginocchia e comincia a leccarmi il culo, la figa, tutto, con foga. Usa le mani e la lingua ed esplora, penetra, stringe, quando il perizoma lo infastidisce con il continuo tentativo di rimettersi al suo posto, lacera il sottile cordoncino di seta e lo lascia cadere a terra. Sono troppa guardinga per godermela, ma la tecnica c'è, questi modi bruschi mi piacciono parecchio.
Quando l'offerta, così sottomessa e appetibile, dovrebbe semplicemente essere colta, lo sento alzarsi di scatto e lo vedo dirigersi verso la porta ed uscire.
Un professionista dell'incompiuto, un amante dell'attesa, un deficiente e basta? Bah!
Diciamo che uno dei pochi vantaggi dell'invecchiare è quello d'averle viste tutte, ma proprio tutte e il conseguente risparmio sullo stupore. Solo che questa mi mancava, resto in piedi perplessa, la gonna stropicciata, il perizoma strappato a terra. Lo raccolgo, salgo in camera e mi butto sul letto.
Il giorno dopo, in banca, ricevo un bellissimo mazzo di calle, con un bigliettino che contiene un buono illimitato per il miglior negozio di lingerie della città.
Un uomo corretto, non c'è dubbio.

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