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Francesca Maria Limentani
La sorella dello sposo

La sorella dello sposo
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Primo capitolo

Primo particolare

Assorta nei miei strani pensieri mentre ascolto Wagner, confermo a me stessa che se potessi scapperei in un paese lontano dove non esiste il sentimento.
Un luogo senza emozioni, pulsioni, ricordi. Dove tutti sono accomunati dalla forza e dal desiderio di vivere in pace, ed ognuno dimostra la propria parte interiore come una facciata, scudo e spada per tutti coloro che hanno intenzioni malevole.
Chissà come si chiama questo luogo e quanto è distante dal mio cuore.
La voce della hostess sembra un tuono che entra nella mia testa assopita, quasi trasportata in un’altra dimensione, lenta ed appagante.
– Signore e Signori tra pochi minuti atterreremo all’Aeroporto Marco Polo di Venezia. Il tempo a terra è buono e la temperatura è di 20 gradi centigradi. Ci auguriamo di potervi ospitare ancora a bordo dei nostri aerei.
Torno a casa portando con me quella malinconia azzurra che da un po’ di tempo mi accompagna per le vie di New York, dove vivo da affermata architetto ormai da dieci anni.
Mi chiamo Massimiliana e non so più di cosa sia fatta la mia vita.
 
Completamente avvolta nella fuliggine che le anneriva il cuore, Massimiliana tornava a casa per il matrimonio della sua amata e odiata amica, che mai avrebbe perdonato la sua assenza, e che comunque non avrebbe mai tradito, pena la morte.
Con non poco sgomento realizzò non appena ritirò il bagaglio, di essere del tutto sprovvista di tutto ciò che le serviva per la cerimonia, un abito, tutti gli accessori e non aveva nemmeno pensato al regalo per gli sposi. Ma soprattutto le serviva un’anima pulita, senza notti insonni fatte di frasi tormentate e di perché mai risolti. Un’anima senza più dolore per lei, che nonostante il loro addio la mordeva ancora.
 
Taxi.
Cellulare che squilla.
Il suo sorriso che spegne ogni tormento, ed è lì ad aspettarmi bella, solare, felice.
La mia amica nemica. Anna e le sue piccole rughe mai dimenticate. Un amore indossato da sempre… ed ora lei è la sposa di Leonardo. I miei vecchi amici conosciuti e vissuti dai tempi dell’infanzia e poi della scuola, perle di rara bellezza e brufoli.
– Quanto tempo ho per scappare? – Ridendo abbraccio la mia amica stringendola a me commossa come da ragazzina, riconoscendo quel suo odore di vaniglia e limone che da sempre amo.
E senza pranzare, tanta è la voglia di raccontarsi, con solo il tempo di appoggiare il mini bagaglio, ci dirigiamo in centro mano nella mano.
Leonardo è al Lounge Café con un mazzo di rose bianche ciascuna ed un paio di occhi grigi da favola.
 
Quel futuro sposo mi accoglie con un abbraccio di tabacco ed incenso ed uno sguardo severo ma amorevole al quale rispondo con imbarazzo ed un timido: “Sei bello da morire”.
E loro gli amanti da mille e una notte riescono a togliermi i brutti pensieri, quelli che bruciano l’anima e con lei la voglia d’amore. Quanti ricordi in quei volti adulti. Quante storie da raccontare e da ricordare tenute chiuse nei nostri cuori fraterni e sinceri. Anna era perfetta. La bambina più bella che io avessi mai visto, la sua dolcezza era in contrasto con la sua scontrosità e a cospetto con la mia spavalderia innata, dovevo cedere spesso il passo a quei suoi occhi chiari e provocatori.
Rivedersi era sempre come rivivere il tempo ormai andato, ed era sorprendente come i ricordi fossero immagini che mi passavano davanti come fotogrammi di un film.
La osservo fra i clienti dl locale, conosciuta ed amata regina di piccola mondanità che regala un gesto ed un sorriso a tutti, conquistando con il suo fascino a volte misterioso chiunque le si avvicini.
– Allora sei felice? – chiedo a Leonardo stringendo le sue mani fra le mie.
Lui mi guarda, in silenzio.
– Sì. – mi risponde con un filo di voce, quasi timido. – Ancora non ci credo, e non faccio che pensare al giorno che Anna farà di me l’uomo più felice della terra.
– Anna non è una donna – dico. – È una dolce sensazione. Ma è innamorata di te da sempre… accidenti.
– Altrimenti? – Leonardo mi guarda serio.
– Altrimenti la sposerei io! –  Scoppiamo a ridere come due pagliacci, senza ritegno. E Leonardo sa che il suo orgoglio maschio ha sempre avuto la meglio, in ogni situazione, senza temere nessun confronto. Ne ha ben donde, penso.
Beviamo un paio di spritz, fumo una sigaretta e poi ci dirigiamo verso casa.
Sento che ora devo riflettere, pensare, realizzare.
Sono qui con le persone che adoro, e con loro adoro la mia gente, la mia Riviera del Brenta con il Naviglio che ride alle sue splendide ville.
Il buio tornerà dopo. Ora devo godere delle sfumature della vita e da tutto ciò che da lei posso farmi regalare.
Appassionatamente.
Appagati sensi.
Anna che da sempre amo.
Leonardo e Anna. Ed io con loro.
 
Arriviamo a casa ma i futuri imminenti sposi devono ancora sistemare dei particolari e quindi abbracciati ed un po’ ubriachi se ne vanno subito lasciandomi le chiavi di quella che sarà la mia dimora per tutta la permanenza qui.
Sistemo le mie cose, disfo la valigia controllando che tutto sia a posto. Le rose le metto nel vaso di Venini che Anna ha voluto per il suo compleanno di tre anni fa, ricordando una Venezia avvolta in colori quasi autunnali.
Accendo una sigaretta e mi guardo allo specchio. Vedo i lunghi capelli biondi, gli occhi segnati dal viaggio e dal fuso orario e quel segno impercettibile sulla guancia destra che mi inquieta. Come sempre. È il mio distintivo, il mio marchio. Una cicatrice bambina, complice di giochi spericolati con tutti i maschi della contrada. Fascino e punto di forza.
Quel piccolo solco.
Quella parte imperfetta che procurò un amore profondo.
Un angelo americano.
Tre anni prima Octavia se ne accorse e se ne innamorò.
 
Esco.
Una doccia, un paio di tacchi nuovi, un trucco leggero ed un filo di perle.
Il mio negozio preferito è sempre lì elegante ed opulento. Entro di corsa gridando: “Sorpresa”!!
Tina si gira, mi vede.
Mi corre incontro incredula… Lei la mia maestra di moda, fashion-victim fino al midollo, sposa virtuale di Oscar de la Renta.
Un abbraccio senza fine, senza domande impertinenti, che non servono a nulla. Tina dai capelli rossi che adoro per quel suo sex-appeal e per essere così androgina, vestita sempre con quel profumo così eterno che avvolge il suo atelier.
Senza nemmeno fiatare in mezzo a mille parole, mi consiglia - e mi obbliga - un abito blu, rigorosamente di taglio maschile, da abbinare ad un tacco vertiginoso.
Classe ed eleganza.
Tina conosce il mio stile da sempre.
Carta di credito. Un bacio ed esco con il cellulare che suona.
Leonardo mi chiede un immenso favore che di certo non posso rifiutare. Sua sorella ha bisogno di una consulenza per gli anelli nuziali.
– Ti prego, ti prego! – mugola Leonardo.
– Ho pensato subito a te Massimy, che sei perfetta, ci pensi tu vero?
– Ma certo con piacere Leonardo! – rispondo .
– Ti mando un taxi, dove sei?
Rido.
– Ma non serve, sono a pochi passi da Liviani, tua sorella è lì?
– Sì, e ti aspetta!
– Okay! E non dirmi che non ti amo!
Rido con Leonardo e sembriamo i due ragazzini di un tempo, amici per la pelle ed eterni complici che si contendevano le femmine ed i flirt fuori dal liceo, per poi appuntare le conquiste sull’agendina sgangherata che lui teneva sempre nella tasca dei jeans, la Liber Amoris et Peccatis.
La ragione ed il sentimento.
I diciott’anni.
Le stesse ragazze contese. E loro confuse, incredule, ma in fondo desiderose di cose proibite. Baci maschili prima, femminili dopo.
Pazzi, bellissimi. Libertini, peccaminosi.
Miss Man. Mr Einstein. Manette e preservativi in stanze semi-buie per giocare agli amanti stile De Sade.
 
Cammino lungo la strada alberata e in poco tempo raggiungo la gioielleria Liviani, suono ed entro.
– Eccoti Massimiliana, ciao! – Il sorriso e gli stessi occhi di Leonardo.
Ghiaccio color diamante chiaro.
– Ciao Viola, che piacere rivederti! Come sei bella, non ti ricordavo così! – dico con poca convinzione perché la ricordavo eccome, viso color ambra ed occhi che squarciano l’anima.
– Ciao donna americana! – Viola ride.
– Ho poco tempo dice abbracciandomi.
– Da quanto manchi da casa, una vita immagino! E New York? Mi racconterai bene, sai ci dovrò venire il prossimo inverno per una proposta lavorativa. Così magari ci vediamo lì, sarebbe bello no?
Viola parla in un unico fiato.
La ricordo così, avvolta nei suoi occhi chiari, nuvola dal passo leggero, inquietante e passionale.
Bellissima ma sconosciuta.
– Ma certo, sarebbe bellissimo davvero, ma ora dimmi… in cosa posso esserti così immensamente indispensabile? – dico ridendo.
Viola mi guarda.
Mi disarma quel suo sorriso così troppo sensuale, che è pura perfezione.
– Gli anelli per gli sposi Massimiliana, toccano a me. Mai al mondo un compito così arduo e sono davvero in difficoltà.
– Ho scelto questi , ma non ne sono convinta. Che ne pensi?
La sua aria perennemente sopra le righe mi inquieta e mi affascina da morire.
La commessa mi indica il plateau di velluto blu.
Osservo con attenzione quei fili intrecciati fra loro con due splendidi diamanti. Tiffany non mente mai.
– Sono perfetti Viola, ottima scelta. –Dico.
– Trovi? Non è stato per niente facile. – E mi sorride.
Usciamo.
Propongo un caffè. Prendendomi sotto braccio Viola accetta. Il cielo rosso dell’imbrunire e quell’aria pulita che io conosco mi rendono felice mentre camminiamo in silenzio verso “I Molini”.
– Allora raccontami, ti sei fidanzata? – chiedo a quel bellissimo viso misterioso.
– Ricordo di sì, ma forse sbaglio. – Sorrido.
– Le ragazze come me non si innamorano mai. – Ed il suo sguardo è oro liquido.
Non so cosa rispondere, rischio di diventare patetica, e in un soffio dico: – Capisco.
Avrei voluto sapere perché e chiedere il motivo di tanta convinzione, ma soprattutto avrei voluto ancora quello sguardo dentro me.
Pago i due caffè mentre osservo Viola prendere dalla borsa uno specchietto ed un lucida labbra e con un gesto lento e studiato, accarezzarsele con sensualità ed ancora, la osservo spruzzarsi un soffio profumato sui polsi.
Due gesti fatali.
Due bombe erotiche che mi centrano in pieno.
La mia immaginazione spicca il volo e sono già stretta a lei.
La bacio piano.
Assaporo quella vernice leggera con piccoli tocchi della mia lingua.
Lampone o mora?
La mia mano ora sul suo seno mentre le bacio i capelli ed ancora le sue labbra ormai incollate alle mie.
Meraviglia che mi attrae.
Lento rombo di piacere che sento nell’anima e poi più giù.
Il suo profumo mi penetra.
Spezie calde in contrasto con il ghiaccio dei suoi occhi come diamanti.
Note di musica.
Nessun limite fra noi nel delirio dei sensi assopiti da troppe false speranze.
Il profumo delle sue mani.
Le sue dita fra le mie gambe.
Immenso gemito di piacere, fulmineo e senza ritegno.
– Devo andare ora! – mi dice. – Sai questo fratello mi sta facendo impazzire, ho ancora mille cose da fare ed il matrimonio è fra… oddio non ricordo esattamente! Massimiliana fra quanti giorni?
Trasalgo.
– Oh si dicevi? Ah, la data giusto?
Viola sorride.
– Dovrebbe essere fra 5 giorni, se non sbaglio –dico poco convinta.
I miei occhi sono incollati ai suoi.
Viola mi abbraccia ringraziandomi per la disponibilità e scusandosi ancora per il poco tempo dedicatomi.
Il suo profumo mi paralizza.
– Ci vediamo presto. Molto presto, te lo prometto – aggiunge.
La sua promessa è una vertigine che mi piega le ginocchia.
Un gesto di saluto e scompare nella luce cobalto del mio desiderio.

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