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Alberto Guerra
La stagista. Tra istinto e ragione

La stagista. Tra istinto e ragione
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Sinossi

Conosco le voci che circolano su di me, vengo descritto come un amante del sesso sfrenato, al limite della perversione. All’inizio queste voci mi disturbavano, ora invece penso che giochino a mio favore. Ho scoperto che questa pessima reputazione mi concede un fascino sinistro, e se una donna accetta la mia corte forse è proprio per questo, per curiosità.

E sa già cosa aspettarsi da me.

Ilaria però in tutto questo non c'entra niente.

È una studentessa ventiquattrenne in stage pre-laurea presso la nostra azienda, una ragazza semplice e genuina, diversa anni luce dalle donne che frequento abitualmente.

Eppure esprime una sensualità inconsapevole ed un desiderio di sperimentare che la portano ad accettare una sfida forse troppo forte per lei, troppo estrema.

La trascino così in una spirale di trasgressioni sempre più intense, con inaspettati risvolti.

Inaspettati per lei, ma anche e soprattutto per me.

Primo capitolo

Capitolo I
Quando entra in ufficio rimango senza parole.
Inclino la testa di lato e la osservo forse con troppa enfasi.
– So cosa stai pensando, – si stringe nelle spalle, – che nel mio armadio esistono anche abiti femminili. La stessa cosa che ha detto mio padre poco fa.
Essere paragonato a suo padre non è il miglior complimento che potesse farmi, ma ammetto di aver avuto più o meno lo stesso pensiero del genitore.
D’accordo, è solo una studentessa in stage pre-laurea, ma nei giorni precedenti si era presentata in ufficio con un abbigliamento eccessivamente casual. Non ho nulla contro jeans e maglioncini, sia ben chiaro, penso semplicemente che lei avesse un po’ esasperato il concetto con quei pantaloni informi e le scarpe da tennis quasi distrutte.
E comunque, pure conciata a quel modo, avevo percepito in lei un alone di bellezza, evidente quanto meno nei lineamenti del viso. Penso che abbia una bocca stupenda, ad esempio, con un taglio perfetto e labbra carnose, e anche gli occhi sono interessanti, grandi e nocciola come quelli di un cerbiatto, benché nascosti dietro un paio di occhiali forse alla moda ma di certo troppo vistosi.
Già, gli occhiali, oggi non li porta, e ha persino un filo di trucco.
– Dove hai messo gli occhiali da monella?
– Da monella! – ride scuotendo la testa. – Sono pigra la mattina, dormo fino all’ultimo minuto e non sempre faccio in tempo a mettere le lenti a contatto. Comunque hai finito di farmi i raggi X? Mi metti a disagio.
Niente male come temperamento per una che fino a due giorni fa mi dava del lei.
Sta preparando la tesi di laurea sul Commercio Internazionale, e così il nostro Amministratore Delegato l’ha rifilata a me, in quanto responsabile dell’RCE (il Reparto Commerciale Estero). Sulle prime non ho gradito, sono troppo occupato per fare da balia ad una studentessa, ma oggi potrei anche cambiare idea.
Indossa una gonna aderente a tubino subito sopra al ginocchio che mette in mostra quello che i jeans stazzonati nascondevano: due gambe snelle ed affusolate che terminano in un fondoschiena alto e rotondo. Veramente inaspettato.
Ho dovuto inventarmi qualche disinvolta manovra per girarle attorno, ma alla fine ho potuto ammirarlo. Perché accidenti lo nascondeva? mi chiedo.
Si volta, forse ha notato che la sto fissando e così abbasso lo sguardo apparentemente incuriosito da altro. – Persino le scarpe con i tacchi? – sorrido.
Si porta le mani sui fianchi. – La pianti?
– È che mi stupisce il tuo improvviso cambiamento.
– Cavolo, in questo reparto siete tutti così formali ed eleganti che mi sentivo a disagio. Ti comunico che la vera Ilaria è quell’altra, jeans e magliette, ma per un paio di mesi posso adeguarmi all’ambiente. Solo che dovrò fare acquisti, a parte questa mise non ho granché del genere.
– Beh, per quanto può valere la mia opinione, saranno comunque soldi spesi bene. Stai davvero un incanto.
Arrossisce appena, e non me lo aspettavo.
Si siede di fronte alla mia scrivania per evitare i continui sguardi al suo didietro e solleva le sopracciglia. – Allora è vero quello che si dice di te, d’ora in poi dovrò stare attenta.
Mi avvicino divertito, e dall’alto non riesco a fare a meno di sbirciare nella sua scollatura. Anche lì forme e dimensioni sono una gradita sorpresa.
– Su di me? – mi fingo stupito. – E cosa si dice di bello?
– Mi hanno messa in guardia, pare che tu sia un dongiovanni incallito… – alza lo sguardo. – E non solo.
– Che significa non solo?
Lo so benissimo cosa significa, conosco le voci che circolano su di me, e se all’inizio mi disturbavano ora penso che giochino a mio favore. Ho scoperto che questa pessima reputazione mi concede un fascino sinistro, e se una donna accetta la mia corte forse è proprio per quello, per curiosità.
Prima di rispondere allaccia un ulteriore bottone della camicetta. – Beh, vieni descritto come un… fanatico del sesso, se così si può dire, uno da emozioni forti. Uno da cui stare molto attenta, quindi.
È stata delicata, penso. Di certo per descrivermi hanno usato ben altri aggettivi, come depravato ad esempio, o qualcosa del genere, ma lei li ha coniugati con termini più soft e lo apprezzo.
Secondo Enrico, caro amico nonché medico di fiducia, soffro di erotismo compulsivo, una sindrome che non ha basi scientifiche ma che, a sentire lui, io rappresento in pieno. Un desiderio continuo di sesso, senza sosta, accompagnato dalla incessante ricerca di trasgressione.
Il problema - se di problema si può parlare - è che con l’età invece di migliorare peggiora.
Ho da poco passato i quaranta, c’è tempo a peggiorare ancora parecchio, penso fra me con ironia.
Nella realtà non mi sento malato o deviato. È vero, sono morbosamente attratto da tutto ciò che è eros ed erotismo, ma non da tutte le perversioni che circondano la sfera sessuale. So benissimo cosa mi piace e cosa no, e lo vivo serenamente, senza stress o forzature.
– Uno da emozioni forti, – ripeto annuendo. – Mi piace, detto così non sembra neppure dispregiativo.
– Non ho detto che lo sia, – sorride con una strana espressione che non riesco a tradurre. – Mi hanno solo messo in guardia.
– Molto bene, – concludo avviandomi verso la mia poltrona al di là della scrivania. – Ora che sai quanto sono pericoloso, torniamo al lavoro.
Osservo distrattamente l’agenda. – Come te la cavi con la lingua?
Arrossisce violentemente e spalanca gli occhi.
– Intendevo la lingua inglese, – chiarisco cercando di rimanere serio, comunque colpito ed incantato da quella reazione. – Come sai oggi arriva la delegazione di clienti statunitensi e pensavo che potresti farmi da assistente per qualche giorno. In questo modo vedresti da vicino tutte le fasi di una trattativa articolata.
Espira profondamente e ritrova il controllo. – Me la cavo benissimo con l’inglese, potrei stupirti. Se a te va bene, vengo volentieri.

È vero, parla un ottimo inglese, e devo ammettere che nei primi due giorni mi è stata di grande aiuto, molto più di quanto avrei potuto immaginare. Non so neppure io il perché di quella proposta, forse per far colpo su di lei, ed invece si è dimostrata una scelta azzeccata. Pur non conoscendo quasi nulla degli articoli che trattiamo, si è inserita spesso nelle conversazioni, e con la sua spontanea naturalezza ha fatto interventi sempre puntuali ed apprezzati. Sta contribuendo a rendere l’atmosfera di questa trattativa piacevole e divertente, e i clienti stanno di certo gradendo.
Oggi, prima del loro rientro negli Stati Uniti, saranno nostri ospiti ad un pranzo di lavoro al quale parteciperà niente meno che il dottor Marini, nostro Amministratore Delegato.
E, su espressa richiesta dei clienti, sarà presente anche lei. 
Non ci siamo ancora incontrati, stamattina. Ho evitato apposta di chiamarla nel mio ufficio, spacciandomi per troppo impegnato, ed ora mi accorgo di avere una gran voglia di vederla.
Male, penso, non è certo il caso di farsi venire strane idee su una ragazza di appena ventiquattro anni. È decisamente troppo giovane e soprattutto non è il mio tipo.
In genere frequento donne oltre i trenta, preferibilmente sposate e desiderose quanto me di trasgressione. Lei, ad un primo sguardo, non sembra avere nessuna di queste caratteristiche.
Entro nel bagno del mio ufficio e mi guardo allo specchio mentre sistemo la cravatta.
Senza falsa modestia so di portare bene i miei quarantadue anni, a parte una lieve spruzzata di grigio sulle tempie e qualche piccola ruga ai lati degli occhi non sono molto diverso da dieci anni fa. Anche fisicamente, mi dico colpendo gli addominali, in gran forma, tonico e giovanile.
Sì, annuisco con una certa presunzione, mi piaccio e sto bene con me stesso. Fra l’altro non sono neppure un nostalgico, vivo benissimo la mia mezza età
Apprezzo la maturità raggiunta, la tranquillità economica che mi consente di non rinunciare a nulla, e soprattutto amo il mio attuale stile di vita. Sia a livello professionale che, soprattutto, sentimentale.
Ho un discreto successo con le donne, quasi inatteso a dire il vero, e posso permettermi di frequentare solo quelle che mi piacciono veramente.
Per principio sono sincero ed esplicito fin dal primo giorno, non voglio strascichi o recriminazioni, e se all’inizio questo atteggiamento mi ha creato qualche problema, ora non più.
Ora la mia reputazione mi precede, e se una donna accetta le mie avance sa che non sarà una tranquilla storia d’amore.
Quando esco dall’ufficio la vedo, in piedi fra le scrivanie del reparto che dirigo, e mi accoglie con un sorriso radioso.
Ecco, mi dico ricambiando il sorriso, in tutto quello che ho appena pensato lei non c’entra proprio nulla. Una studentessa universitaria di ventiquattro anni non ha nessun interesse per un manager aziendale di quarantadue, e se anche fosse non per uno come me.
Quindi vediamo di togliercela dalla testa.

Sono quasi le tre del pomeriggio quando facciamo rientro in ufficio. Il nostro AD ha voluto accompagnare la delegazione statunitense all’aeroporto, e così Ilaria è salita in auto con me.
È stato un pranzo memorabile, nel quale abbiamo chiuso un grosso affare con la soddisfazione di tutti. Mi sento particolarmente elettrizzato, quasi estasiato. E devo ammettere che la presenza di Ilaria ha agevolato il tutto, con la sua bellezza e spontaneità ha reso l’incontro più sereno e cordiale. Mentre scendo con l’auto nel parcheggio sotterraneo riservato ai manager le sto ancora facendo i complimenti.
– Non sai nulla di macchine transfer, eppure intervenivi in ogni argomento come se fossi un’esperta!
– Rimanevo sul generico, – ride. – Non mi addentravo certo in dettagli tecnici, non capivo neppure un termine di quelli che usavate.
– Sei una commerciale nata, non scherzo. Non sai neanche di cosa si parli e riesci a dire cose giuste e interessanti. Li hai colpiti, lo sai? Sia i clienti che il dottor Marini!
Appoggia la mano sulla mia, sopra al pomello del cambio automatico. Appena un buffetto, ma è un contatto che dura più di quanto mi aspetto.
– Via, li ho colpiti! Io facevo solo da contorno.
– Un ottimo contorno, allora, – mi volto a guardarla. – E il tuo fascino ha fatto il resto. Non hai colpito solo loro, ma anche me.
Si lascia scappare un ghigno divertito. – Attenzione, il lupo ritrova il suo istinto.
Posteggio nel mio stallo riservato, in mezzo ad altre due auto. A quell’ora del pomeriggio non c’è anima viva nel parcheggio sotterraneo, e quando spengo il motore veniamo avvolti da un silenzio assoluto. Nell’abitacolo entra la luce fioca dei neon, ed il suo profilo è quasi in penombra.
– Non mi sembri poi così terrorizzata, nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti.
Si volta per guardarmi, facendo girare anche il busto. Sul sedile in pelle la gonna le sale fino a metà delle cosce, e trovo lo spettacolo intrigante. Troppo intrigante.
– So badare a me stessa, – dice con semplicità. – Non sono Cappuccetto Rosso.
Eppure la sua voce un po’ trema.
L’auto è parcheggiata ed il motore spento, nessuno la trattiene; basterebbe aprire la portiera e scendere, ed invece rimane seduta a fissarmi.
– Non ho il benché minimo dubbio, – affermo. – Anche perché non sono il lupo che salta addosso senza preavviso. Devo sentirmi molto attratto, innanzi tutto.
Segue qualche secondo di silenzio, mi sembra indecisa. – E di me cosa pensi?
– Te l’ho detto, mi hai colpito. Il tuo inaspettato cambiamento mi ha davvero colpito, e mi sento terribilmente attratto.
Non dice nulla, continua a fissarmi con le braccia incrociate sul suo bel seno.
Non me l’aspettavo, non credevo che stesse al gioco.
Il suo vago sorriso però non lascia adito a dubbi, non ha voglia di scendere dall’auto.
Decido così di non tergiversare oltre. – Un paio di giorni fa, quando ti ho chiesto come te la cavavi con la lingua, sei arrossita.
Un risolino e abbassa lo sguardo. – L’hai fatto apposta, vigliacco. Avevamo appena terminato di parlare del tuo fanatismo per il sesso e te ne sei uscito con quella domanda piena di doppi sensi.
– In effetti… – annuisco. – Ma appurato che con l’inglese te la cavi benissimo, se io avessi voluto intendere l’altro senso?
Deglutisce. – Accidenti, sei uno che va dritto al punto.
– Non dovrebbe risultarti una novità. Ti hanno messa in guardia su di me, no?
Fa ciondolare la testa. – Sì, è vero, ma nella realtà non sapevo cosa aspettarmi di preciso... – sogghigna per nascondere la tensione. – Non ho mai conosciuto un fanatico del sesso.
– Beh, fanatico o no, sono certo che avrai scatenato più di un istinto. Sei talmente bella che gli uomini non resteranno indifferenti davanti a te, no?
Scuote nuovamente la testa, sembra ancora indecisa, intimorita, eppure rimane lì.
Le basterebbe aprire la portiera e scendere.
– Ho ventiquattro anni, è vero, – sospira invece con voce flebile, – non sono una ragazzina, lo so, ma non sono neppure così esperta di uomini. Sono stata fidanzata per più di cinque anni con lo stesso ragazzo, e ci siamo lasciati pochi mesi fa.
Accidenti pericolo! urla una vocina allarmata dentro di me. Lasciare perdere, insiste la vocina, questa non è la solita donna , non è una da intense storie di sesso. È troppo giovane, quasi vent’anni in meno, e molto inesperta.
Fidanzata per cinque anni! prosegue la vocina, questa è una da storie serie, una che perde la testa e soffre.
E non fa per me, non voglio pianti o sofferenze. Ci sono già passato, ho un matrimonio fallito alle spalle e qualche altra storia finita con insulti e recriminazioni, non ci penso neanche.
Per questo vado fiero della mia reputazione, perché donne così mi evitano.
Ma lei… diavolo, lei perché non mi evita?
Con la mano sinistra cerco la maniglia, sono io ora quello indeciso, non so come mettere fine a questa situazione, quali parole usare.
Prima che mi venga in mente una soluzione, lei complica maggiormente le cose.
– Comunque, – inizia con una certa disinvoltura, – se davvero ti interessa, con la lingua inglese me la cavo benissimo, ma penso di cavarmela discretamente bene anche… nell’altro senso. Almeno così diceva il mio ragazzo.
Sento una scarica di adrenalina lungo il corpo. Non ero preparato, dopo quella premessa decisamente non pensavo ad una tale affermazione.
E adesso? Ora sono più indeciso e tormentato di prima.
Da una parte preoccupato dalle possibili conseguenze, e dall’altra eccitato dalla sua inattesa confidenza. Terribilmente eccitato.
Però non posso continuare a rimanermene qui in silenzio, la metto ancor di più a disagio e sto facendo la figura del cretino.
Ormai sono a metà del guado, devo solo decidermi se tornare sui miei passi o proseguire.
Ed in queste situazioni, non è mai la parte razionale ad avere il sopravvento.
Così sorrido. – E il tuo ex ragazzo era un intenditore?
Si stringe nelle spalle e solleva il mento.
Prendo la sua mano e me la porto sul grembo. – Magari potrei darti il mio, di parere. Ed io, posso assicurartelo, sono un intenditore.
Non si sottrae, palpa con delicatezza e sembra stupita di sentire già una notevole erezione sotto ai pantaloni. – Qui? – chiede piano. – Adesso?
– Perché no? – slaccio la cintura ed apro il primo bottone.
Mi guarda ed i suoi occhi sembrano dire: senza neanche un bacio?
Non le do alcuna soddisfazione, o capisce subito con chi ha a che fare o è meglio che lasci perdere.
Le concedo solo un sorriso, una specie di domanda silenziosa. Te la senti?
In risposta abbassa la cerniera, infila le sue dita sotto l’elastico dello slip e fa uscire il mio cazzo in tutta la sua erezione. Continua a fissarmi anche mentre inizia a masturbarmi; dapprima sembra un po’ in apprensione, turbata, ma poi i lineamenti di rilassano e sul viso appare l’ombra di un sorriso.
Si sistema meglio sul sedile e finalmente si china su di me.
Inizio a sentire la lingua timida che percorre tutta la lunghezza del mio sesso e si sofferma sul glande, leccandolo con cura.
Abbasso di qualche posizione lo schienale elettrico e le sollevo i capelli, in modo da poterla osservare.
Sembra quasi intimidita dalla mia curiosità, mi guarda qualche istante indecisa, col cazzo appoggiato alle labbra.
Le sorrido accarezzandola dolcemente. – Senza vedere si gode solo a metà.
– Sei un pozzo di saggezza, – commenta ironica.
– Puoi dirlo forte.
Inspira profondamente e decide di adeguarsi. Cambia posizione, raccoglie le ginocchia sul sedile e rivolge il corpo verso di me.
Non potrei chiedere di meglio. Così, pur nella penombra di quel parcheggio sotterraneo, la vedo perfettamente mentre socchiude le labbra ed accoglie il mio cazzo in bocca.
Le concedo un gemito di soddisfazione e lei inizia a muoversi su e giù, decisa a mostrarmi la sua abilità.
Ovviamente ho incontrato donne molto più esperte e scatenate nel sesso orale, ma la sua delicatezza è estremamente piacevole, mi regala emozioni intense.
Usa le mani e la lingua, mi accorgo che ci mette davvero molto impegno, ma la cosa più sensuale è il suo sguardo. Non chiude gli occhi come avrei immaginato, sale e scende sul mio cazzo continuando a guardarmi, a fissarmi intensamente.
Mi sembra persino di vederla sorridere, e penso che abbia finalmente vinto la tensione, che cominci a lasciarsi andare.
Allungo così la mano destra e raggiungo le sue cosce, salgo sotto la gonna e mi insinuo nello slip. Quando raggiungo la fica morbida e calda, contornata da un ciuffo di pelo corto, chiude gli occhi e inarca la schiena; oh sì, è davvero eccitata la piccola, il suo sesso è già tutto bagnato. Mi allungo per sfilare le mutandine e lei collabora, mi aiuta attivamente senza mai interrompere ciò che sta facendo. Quando torno ad appoggiare la mano sulla sua fica, spalanca le gambe per agevolare ogni mia carezza.
Quante volte in vita mia mi sono fatto fare un pompino in auto masturbando la partner? Centinaia, forse di più, impossibile contarle, allora perché oggi mi sento così emozionato?
Certo, lei è molto giovane, negli ultimi dieci anni non ho mai frequentato una ragazza come lei, ma non credo sia un motivo sufficiente. Forse è la sua inesperienza ad emozionarmi, saperla nuova a situazioni come questa, sentire la sua eccitazione che pulsa forte come il suo cuore, sentirla così turbata ed allo stesso tempo così vogliosa.
Insinuo un dito nella sua intimità, entro in lei strappandole un forte gemito soffocato, poi la vedo spalancare gli occhi con espressione languida. Inizia a muovere il bacino contro la mia mano, vuole essere penetrata ancora ed ancora, e contemporaneamente aumenta il ritmo del suo delicato pompino.
Non ha molta resistenza la piccola, le bastano pochi minuti poi capisco dai suoi sospiri che l’orgasmo è ormai alle porte e così esco dal suo corpo ed inizio ad accarezzare la piccola clitoride turgida con movimenti rapidi e circolare delle dita. Viene quasi subito, interrompe il suo pompino giusto il tempo per sospirare qualche ‘Sì!’ a denti stretti, e poi si accascia raccogliendo le gambe al petto con la mia mano ancora là in mezzo.
Riapre gli occhi e mi fissa quasi con riconoscenza, sorridendo.
Riprende fiato e torna ad accarezzarmi il cazzo con le labbra.
– Sei venuta molto in fretta, – dico sfiorandole i capelli. – Sembra che ne avessi un gran bisogno. Era da un po’ che non avevi un orgasmo?
È troppo buio per accorgermene, ma immagino sia arrossita. – Sì, in effetti era da un bel po’.
– Ora tocca a me, che ne dici?
Sorride e annuisce con estrema dolcezza.
– Non sporchiamo i pantaloni o il sedile in pelle, vero? – tengo a precisare con pochissimo romanticismo.
Il suo sorriso si spegne leggermente e gli occhi si spalancano. – Vuoi che io…
Lascia la frase a metà, si vergogna anche a pensarlo.
Avevo il sospetto. Immaginavo che il suo ex fidanzatino non fosse così esigente.
Mi limito ad annuire come se fosse la cosa più naturale del mondo.
– Non l’ho mai fatto, – sospira perplessa.
La cosa non mi sconvolge. – C’è una prima volta per tutto, no? Sei talmente brava che non ho alcun dubbio sulle tue capacità.
Guarda il mio cazzo e poi torna a guardare me, come se cercasse il coraggio.
Forse ha solo bisogno di un ulteriore incoraggiamento, così la mia mano fra i suoi capelli la invita con decisione a riprendere quanto appena interrotto.
Si lascia guidare docilmente, si affonda il mio cazzo in gola e ricomincia a salire ed a scendere seguendo i movimenti imposti dalla mia mano. È ancora voltata verso di me ma i suoi occhi ora sono chiusi, non mi fissa più come prima.
L’intensa emozione di sapere che sarò il primo a goderle in bocca mina velocemente la mia resistenza.
– Sei bravissima, Ilaria, – le concedo. – Guarda che sto per godere…
Si sistema meglio, inginocchiandosi sul sedile, e si aiuta con entrambe le mani che ora salgono e scendono a stretto contatto con le labbra.
– Eccomi Ilaria, continua così, non fermarti.
L’orgasmo mi travolge come un fiume in piena, parte dalla schiena e scende fin sullo scroto irrigidendo i muscoli delle gambe.
Quando inizio a venirle in bocca ha un attimo di esitazione, le mani perdono il sincronismo con le labbra ma è solo un breve istante, poi riprende a muoversi ed a succhiarmelo facendomi godere come un pazzo.
Devo implorarla di fermarsi per farla smettere, e solo allora si solleva sul sedile pulendosi le labbra col palmo della mano.
Cerca un kleenex nella borsetta e continua a pulirsi davanti allo specchietto retrovisore, poi passa sulle labbra un po’ di rossetto.
– Com’è andata? – domando.
– Dovrei chiederlo io, non credi?
– Oh, tu sei stata fantastica. Promossa a pieni voti all’esame… orale... – sorrido sornione. – Tu invece? come hai trovato questa tua prima esperienza completa?
Mi fissa a lungo, sollevando le sopracciglia senza dire nulla.
Raccoglie le mutandine dal tappetino e le infila direttamente in borsa senza indossarle.
Apre lo sportello, scende, si aggiusta la gonna, e rimette la testa dentro l’auto. – Credevo peggio, – annuisce finalmente con un sorriso solare. – Non da farci un romanzo sopra, ma credevo decisamente peggio.

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