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Marco Rossi Lecce
Le liceali dei Parioli, il tempo mancato

Le liceali dei Parioli, il tempo mancato
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Primo capitolo

EUGENIA E ANNA
«Anna, ascolta, il porco mi vuole vedere stasera, la moglie è fuori e casa sua è libera. Che faccio? Mi ha promesso un sacco di soldi. E mi ha anche detto cosa gli devo fare: mettergli un dito nel culo mentre gli faccio un pompino completo.
Che faccio, ci sto? Lui mi fa veramente schifo, era l’avvocato di mio padre quando ero bambina, lo conosco da tanti anni.Ma mi dà tanti soldi che ci andiamo avanti per un mese, ci compriamo un sacco di roba buona, da sniffare e fumare a tutta callara.»
«Eugenia, tesoro mio, non ci pensare un attimo, digli subito di sì. Se vuoi vengo anche io e glielo ficco io il dito nel suo flaccido culo, magari in due lo divertiamo di più!»
«Mi mette in ansia, in fondo è un amico di famiglia, se esce fuori ‘sta storia succede un casino con mia madre.»
«Ma stai tranquilla, non succede niente. Anzi per noi è un investimento, gli facciamo un pompino a settimana e ci dà un sacco di soldi al mese. E magari ci presenta qualche amico e ci guadagniamo un bel po’.»
«Sì, Anna, non ne posso più! Mio padre se n’è andato con quella troia di Elena, una zoccola senza senso, è solo bella e stupida e giovane e gli sta mangiando tutto. Mamma non ha più soldi, e io non ho più una lira per la roba. Però l’idea di fare un pompino all’avvocato mi fa veramente schifo, e pensa che vuole che lo chiami zio, il porco»

 Sento bussare forte.
«Amore, Eugenia, ma dove sei? Sono mamma. Insomma ancora dormi? Eccoti finalmente, ma hai una faccia distrutta, ma che hai fatto stanotte? Non me lo dire, riesco a immaginarlo. Ecco la colazione. Su bambina mia, coraggio, la vita è bella, guarda che sole c’è a Roma. Adesso fai colazione, lavati e vestiti e vai a scuola, dài, sono gli ultimi anni di liceo, poi cambierà tutto, l’Università e tante altre cose. Su amore, mamma ti è sempre vicino, qualsiasi cosa ti serva dimmelo.
Ah, c’è anche Anna con te, bene, avete fatto bagordi stanotte, eh? Anche io sono stata giovane e mi ricordo bene, tempi beati!
Ciao care, vi voglio tanto bene, a stasera allora!»

«Non la sopporto, ‘sta zoccola di mia madre, che si è fatta mettere incinta solo per interesse, con il grande avvocato, quello stronzo di mio padre, leccaculo e asservito a chiunque gli dava soldi, politici o ricchi disonesti. Li odio i miei genitori, sai, li ammazzerei se potessi.»
«Ma dai, in fondo hai il culo al caldo, io sto molto peggio di te. I miei sono separati da sempre. Mio padre non c’ha mai dato una lira e mia madre sono anni che scopa con chi le dà un po’ di soldi. Sopravvive perché è una bella donna, ma quanto vuoi che duri? Ormai per lei è sempre più difficile. Agli uomini piace la carne fresca, è triste ma è vero.
Per questo è il nostro momento, Eugenia, abbiamo quindici anni, siamo vergini tutte e due, siamo belle e giovani, gli uomini ci desiderano, e allora facciamoci pagare, e anche molto.»

L’avvocato era imbarazzatissimo, specialmente quando vide che c’era anche Anna.
Lo tranquillizzammo, lo spogliammo e gli facemmo un bel pompino con l’ingoio e con il dito nel culo.
Uscimmo da casa sua con in tasca mille euro, ma avevamo preso un accordo con lui che la prossima settimana sarebbero stati duemila.

Anna ed io avevamo voglia di divertirci, finalmente avevamo un sacco di soldi in tasca. Telefonammo a Dario, un ragazzo tutto tatuato, ma molto carino, che ci forniva tutto quello che volevamo, pasticche, coca e qualsiasi altra cosa.
Ci trovammo in una casa al Tiburtino, c’erano un sacco di giovani, donne e uomini. Eravamo strafatte, fra alcool e droghe.
Si avvicinò un giovane sud americano e ci chiese se volevamo ballare. Iniziammo a ridere come matte. Il tipo prese Anna per i capelli e la portò in una camera. Dopo un po’, preoccupata, bussai alla loro porta, nessuna risposta. Aprii la porta ed entrai. Anna era nuda su un letto e il tipo la sodomizzava. Lui mi fece un cenno di venire in mezzo a loro e io accettai, e lui, poi, mi venne nel culo con grande godimento di tutte e due.

«Anna, ma ti rendi conto che siamo vergini! Ne facciamo di tutti i colori ma siamo illibate, è ridicolo, non trovi?»
«A loro piace, sai, ho capito, si eccitano molto a pensare che noi siamo ancora vergini, e che in più siamo ragazze bene dei Parioli. È un valore aggiunto, così la vedono loro, i porci. Mi dà molto gusto negargli la mia fica, diventano matti! Ho deciso che se qualcuno mi vuole deflorare mi dovrà pagare molto, moltissimo, almeno il valore di un appartamento ai Parioli.»

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