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Maddalena Costa
Le perversioni di Ninè

Le perversioni di Ninè
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Primo capitolo

Le perversioni di Ninè

Ecco, ci risiamo; voglia di sesso.
Ancora una volta mentre mi preparo il caffè.
Cosa diavolo vorrà dire?
Ci deve essere un nesso fra il caffè e il sesso. Per forza.
Non mi viene nulla in mente però. Nulla che possa spiegarmi questa strana concomitanza.
Mi farò ipnotizzare prima o poi. E lo scoprirò.
Sarà sicuramente qualcosa che risale alla mia primissima infanzia, di cui non porto un ricordo consapevole.
Magari i miei scopavano in mia presenza, al mattino, dopo aver fatto colazione. La casa piena del buon odore di caffè, io ancora in fasce e i miei sicuri che fossi troppo piccola per capire.
Ma io capivo... altro che... e sono convinta che me ne stavo buona buona ad ascoltare, sentire, odorare, mentre mi ciucciavo il succhiotto allenando lingua e bocca.
Cazzo. Sono malata. Ma cosa diavolo vado a pensare?
Che schifo.
Porca miseria. E adesso?
Mi bevo il caffè intanto. Magari mi passa.
Ops, brucia! Accidenti... mi son scottata la lingua.
Che idiota.
Chiamo Luca, non ce la faccio.
Cazzo rispondi... rispondi... ti prego!
– Ciao Ninè!!
– Ciao Luca. Che fai?
– Sto lavorando cara.
Già, sto lavorando cara... non si tromba.
– Ehm dai, scusami. Ti chiamo dopo.
– Tesoro cos'hai? Ti serve qualcosa?
Sei un ebete. Lo sai cosa mi serve, che domande fai?
– No no... è che... mi chiedevo se ti andava di passare...
– Dopo la riunione sarò libero. Se hai un po' di pazienza fra un paio d'ore dovrei essere a casa tua.
Un paio d'oreeee???
Cazzo!!
– Ok. Ti aspetto.
– A dopo dolcezza.
Dolcezza un corno. Fottiti.
Le cinque in punto.
Va bene. Vorrà dire che farò un giro per distrarmi un po'.
Non capisco. Chiamassero me per scopare mollerei tutto, senza pensarci due volte.
Cosa si può volere di più dalla vita?
Una scopata senza altre pretese con una che non ti rompe i coglioni, che non ti vuole fra i piedi, che non ti chiede cene, vestiti, anelli al dito o utopiche promesse di fedeltà.
Un po' d'amore gratuito... Che ingrato!
E poi, ho un gran bel culo.
Io... io mi scoperei fino a farmi morire.
 
Dove ho messo le chiavi?
Ah, eccole.
Chiavi, documenti, borsa, giacca, un filo di lucido. Fatto.
Me ne vado al centro commerciale e faccio un giro da Intimissimi.
Potrei chiamare Fabio... o Elide nel frattempo.
No. Meglio di no.
Magari dopo.
Elide... che gran bella gnocca.
Mmmmh se chiudo gli occhi la vedo, a gambe aperte, a mugolare come una cagna in calore mentre le infilo una mano nella fica e l'altra nel culo; gli occhi chiusi, la bocca aperta, che viene con le dita conficcate nella mia carne...
Ed io su di lei, a strofinare la fica sulla sua coscia, per godere e bagnarla tutta.
Ci risiamo. Devo smettere di pensare. Smettere.
Altrimenti faccio cazzate.
Un po' di buona musica è quello che mi ci vuole.
Che disastro in questo cassetto!
Maledetta Sara e i suoi mocciosi!
Quante volte le ho detto di non permettere ai suoi figli di mettere quelle mani caccolose nelle mie cose?
Non le presterò più la macchina, così impara.
Negramaro... no. Vasco... no. Liga... no.
Nannini... sì. Nannini va proprio bene.
Cercheroò... mi sono sempre detta cercherò... Troveraai... mi hanno sempre detto troverai...
Che pezzo..mi fa impazzire!
Per oggi sto con me mi basto... nessuno mi vede...
Magari mi bastassi, magari...
Però avrei potuto optare per la manina invece del giro al centro commerciale. La mia fedele manina: sapiente, dotta manina...
E allora accarezzo la mia solitudine. Ed ognuno ha il suo corpo a cui sa cosa chiedere... chiedere... chiedere... chiedereee...
Voglio scopare su questo pezzo dopo. Sì sì.
 
Cavolo quanta gente.
I parcheggi son pieni. Se non trovo un posto entro due minuti
giuro che torno indietro e vado da Elide.
– Scusi? Sta uscendo?
– Sì, signorina. Mi dia il tempo di riportare indietro il carrello
Signorina... ho l'aria di una signorina?
– Se lo mette da parte le lascio il gettone e lo prendo io.
– Ah, va bene!
– Ecco a lei. La ringrazio.
Che faccia da bel provolone. Fra un po' questo ci prova.
– Di niente. Buona serata.
– Buona serata a lei.
– Ma ci conosciamo di già? Mi pare di averla già vista.
Ecco, siamo alle solite.
– Non credo di conoscerla.
– Sono Mario. Piacere.
– Alfonsa. Per gli amici Ninè. Piacere mio.
– Ninè? Bellissimo nome. Ma cosa centra con Alfonsa?
Saranno pure cazzi miei no? Però carino sto tipo. Belle mani.
– Nulla. Ninè è un vezzeggiativo con il quale mi chiamava mio nonno. Ho sempre odiato il mio nome così mi faccio chiamare Ninè, da sempre.
– Capisco Ninè. Posso darti del tu?
Mmmmh... ed io posso darti me?
– Sì, certo.
– Senti, ti andrebbe di prendere un caffè, un'altra volta?
– Caffè?
Però! Che intraprendente. Con questo ci scopo a prima uscita.
– Cosa c'è? Non ti piace il caffè? Anche un tè, una birra, limonata, aranciata... qualsiasi cosa!
– No, no... mi piace il caffè. Molto. Ci scambiamo i numeri così ci sentiamo nei prossimi giorni. Ti lascio il mio: 34013246758.
Segnalo e fammi uno squillo, così memorizzo il tuo.
– Ok. Fatto. Ti lascio parcheggiare. Ciao Ninè. A presto.
– A presto!
Ninè. Non è un vezzeggiativo. Ninè è la mia storia, il mio marchio. Certo, meglio di Alfonsa. Che cazzo di nome...
Ninè... è il diminutivo di ninfomane.
È da quando frequentavo le scuole medie in Liguria che mi chiamano così.
Un soprannome che mi aveva appioppato il bello della scuola perché non gliel'avevo data.
Che stronzo. Di certo non me la tiravo, ma da lui non mi sarei mai fatta toccare. Gli puzzava l'alito ed era antipatico, tronfio.
Così si era sentito rifiutato. L'avevo data pure a Gigi, un suo amico sdentato e balbuziente, a sua sorella Clara e a suo padre.
Da quando mi sono trasferita in Puglia mi faccio chiamare Ninè.
Nessuno sa cosa significhi davvero, tranne Luca.
Quell'ingrato...
Luca. Il mio migliore amico. Confidente. Amante. Complice.
Un solo difetto: la mia stessa testa di cazzo.
Uno spirito libero.
Wow!!
Parcheggio perfetto!
In barba a tutti gli stronzi che pensano che le donne non siano brave al volante.
Io son brava...
Devo affrettarmi. Un quarto alle sei.
Passo da Intimissimi e mi compro qualcosa di carino.
Magari lo metto dopo per Luca.
Intimissimi... Intimissimi... sì... primo corridoio a destra.
Cavolo che ressa.. .e che bel calduccio che c'è qua dentro!
Il telefono.
– Luca??!!
– Ninè? Dove sei?
– Al centro commerciale
– Io sotto casa tua. Cazzo.
Il solito coglione.
– E la riunione?
– Ho fatto presto. Mi hai fatto venire una gran voglia.
– Ma potevi chiamarmi. No? E dirmi che avresti fatto prima, io non mi sarei mossa da casa. Ti avrei aspettato buona buona.
– Che combini? Sei al centro commerciale o in quale bordello?
– Sono al centro commerciale, davanti alla vetrina di Intimissimi. Volevo comprare qualcosa da mettere dopo.
Bello quel completino... mi starebbe davvero bene.
– Luca? Ci sei? Sei ancora in linea?
– Sì. Ci sono. Fai pure. Io ti raggiungo. Quando esci prendi la macchina e la via per casa. Chiamami. Ci incontriamo a mezza strada.
– Ok. A dopo tesoro. Tieni caldi i motori
– A dopo amore.
Mio Dio. Mi fa impazzire. Son già tutta bagnata.
 
– Buona sera Federica!! Come stai?
– Ciao Ninè! Ti ho chiamata un paio di giorni fa. Volevo invitarti ad una festa per il prossimo fine settimana.
Appunto. Lo avevo capito, ecco perché non ti ho risposto. Che barba i tuoi amici, le loro bocche bavose e le vostre feste banali.
– Sì, scusami. Mi ero ripromessa di chiamarti, ma poi fra gli impegni l'ho dimenticato. Senti,quel completo nero in vetrina... quello con reggiseno, perizoma e reggicalze.
– Sì. Una terza vero?
– Una terza. Grazie.
– Puoi provare il reggiseno in camerino.
– Quanto viene?
– Allora. Venti... trentacinque e diciannove... In tutto settantaquattro. A te settanta.
– Prendimi anche un'autoreggente con balza in pizzo per favore, e portami tutto in camerino. Li indosso subito.
– Ah ah ah... Cos'hai? Un appuntamento galante?
– No. Nessun appuntamento galante. Una scopata non è un evento, ma una consuetudine... non credi?
– Ah... sì sì... ce...certo
Cosa cazzo arrossisci stupida cozza. Così impari a farti i cazzi tuoi.
 
Questi camerini. Tutti uguali.
Luci sparate dall'alto verso il basso che ti fanno sembrare un orribile culona. Di certo non invogliano agli acquisti.
Però dai... davvero niente male!
Faccio una cosa. Visto che la giacca è sufficientemente lunga, sotto rimango così: pronta all'uso.
Perfetto. Anche le calze vanno bene.
Diamine che faccia. Forse avrei dovuto truccarmi...
– Come vanno? Tutto bene?
– Sì, calza tutto a meraviglia.
– Settanta. Le calze sono in omaggio.
– Grazie mille!
– Poi per la festa fammi sapere. Ci tengo.
– Ok. Ti lascio, devo scappare. Ciao Fede, alla prossima!
– Ciao cara!
 
Lo chiamo.
– Luca? Ho appena finito. Sto uscendo in questo momento. Tu dove sei?
– Ti aspetto nel parcheggio del mobilificio Turìsi.
– Arrivo
Il mobilificio Turìsi. Se non ricordo male dovrebbe essere quello con il parcheggio sul retro. Lo hanno chiuso un paio di mesi fa licenziando tutto il personale. Bancarotta.
Secondo me c'è qualcosa di losco sotto; un'attività decennale con un ottima mole di affari non può chiudere dall'oggi al domani.
Dieci minuti... fra dieci minuti sarò arrivata.
Potremmo scopare in macchina, nel parcheggio, e poi fare il bis a casa, sotto la doccia.
A Luca piace sotto la doccia.
A me un po' meno: si sta stretti e poi mi va l'acqua negli occhi e sono costretta a chiuderli.
E con gli occhi chiusi non c'è gusto. Almeno con Luca. Lui è talmente bello che guardarlo è già un piacere.
Il telefono. Accidenti a lui e alla sua impazienza.
Prima mi dice che ne ha per due ore e poi cambia i programmi a mia insaputa e scalpita come un toro furioso.
– Dammi cinque minuti. Sto arrivando. Resto in linea se vuoi, tu comincia a spogliarti.
– Ninè? Sono Mario.
Oh cazzo che figura di merda!
– Mario?
– Sìi, il ragazzo del parcheggio. Ci siamo appena conosciuti.
Che idiota... che idiota!
– Ah! Mario... sì, scusami, ho risposto senza guardare. Credevo che fosse Luca.
– Non preoccuparti. Luca è il tuo ragazzo, suppongo.
E che gli dico mo a questo?
– Mmmh... non proprio. Comunque devo chiudere, mi dispiace. Ci sentiamo in un altro momento, scusami.
– Sì sì, perdonami, non volevo essere indiscreto. Mi avevi chiesto di farti uno squillo per memorizzare il mio numero di telefono ma tu sei stata più veloce di me nel rispondere prima che riattaccassi.
– Sì, infatti.
– Segna il mio numero e buona serata.
– Oh... grazie... anche a te.
Ma tutte a me devono capitare? Che figuraccia.
Ecco il mobilificio.
Questo posto mette i brividi, è buio pesto.
C'è la macchina di Luca. Ci siamo solo noi in questo parcheggio. Poco male.
Eccomi tesoro, sto arrivando, sto arrivando.
Ah, il cd di Gianna! Prendo pure le salviette e il nastro isolante. Vedrai cosa ti combino stasera...
 
Ma? Dove diavolo è andato a finire?
Accidenti Luca! Ma ti sembra il momento di scherzare?
– Tesoro?
Scemo, scemo, scemo, scemo.
– Dai Luca! Smettila. Vieni fuori. Non è divertente!
Mi metto in macchina, comincio ad avere paura.
– Bella signora? Cosa ci fa tutta sola, mezza nuda, a venti metri dalla statale?
– Sei un idiota! Mi hai fatto prendere uno spavento!
– Mmmmh... cos'hai qui sotto? Fammi vedere...
– Ti piace? L'ho appena preso.
– Bella la mia troiona. Lo hai comprato per me?
– No. Ma l'ho messo perché tu me lo togliessi.
– Fatti guardare...
Sì, guardami, guardami... e toccami che son tutta bagnata.
– Cos'hai? Mamma mia... che gran fica. Non sono riuscito più a lavorare. Mi fai diventare matto.
– Mmmh... sì. Toccami... toccami... lì... lì...
Mio Dio. Son già fatta. Se continua così godo fra venti secondi.
E poi mi prenderà per il culo, come sempre... e dirà che se fossi un uomo soffrirei di eiaculazione precoce.
Ma quanto mi piace, quanto mi piace...
– Aspetta. Mettiamo un po' di musica. Ho preso il cd di Gianna.
– No. Restiamo qui. Mettiti a pecora sul cofano ed allarga le gambe. L'unica musica che voglio sentire è quella che esce dalla tua bocca.
Mi sento svenire, la fica mi scoppia. Sì. Al diavolo Gianna e il nastro isolante. Al diavolo questo posto di merda e la figuraccia fatta con il tipo prima. Al diavolo chi passa e mi sente urlare. Son pazza. Ma godo, godo, godo...
– Dai. Cosa aspetti? Sono la pecorella smarrita... sfondami... sfondami...
– La mia pecorella. Che gran culo che ha, da sculacciare.
– Sì... sculacciami... sculacciami.
– Mmmmh... ti piace? Ti faccio il culo rosso, così torni a casa con la fica sfondata e il culo pieno di lividi.
Ci siamo... ci siamo. Io non resisto più.. .non resistooo...
– Godo... godo...
– Dai Ninè dai, godi... urla... non ci sente nessuno. Urla.
– Più forte... più forte...
– Godi... e chiamami, urla il mio nome. Voglio sentire il mio nome...
– Luca... Luca... lucalucaluaclucalucaluaclucaluuuuuuuuucaaaaaaaa... Oh... oh... mmmmmmmmmmmmh...
– Cazzo... cazzo... cazzo... Mamma mia mi prendi da morire... da mo... ri... re...
È venuto anche luiiiiii!!!! Sì sì, godi bambino... godi nella mia fica... godi.
– Tesoro?? Non ero io quella dell'eiaculazione precoce?
– Scusami... non sono riuscito a resistere. Il tuo culo, la tua faccia... e poi come godi... cazzo come godi. Non ce l'ho fatta.
Che bello che sei. Tutto sconvolto con il cazzo da fuori.
Lo so che non mi resisti, che sono per te croce e delizia. Lo so.
– Entriamo in macchina?
– Sì. Ti riporto a casa.
– Come mi riporti a casa?
– Devo passare da un cliente. Mi ha chiamato mentre ti aspettavo.
– Adesso? Ma... i nostri programmi?
– Deve partire in serata. Starà fuori un mese per ferie. Deve lasciarmi un acconto... cospicuo.
Cospicuo un corno...
– Dai! Non fare quella faccia! Vieni con me! Saliamo un attimo, facciamo quattro chiacchiere, prendiamo il denaro e ci congediamo educatamente.
– Ma dove vengo così? Son mezza nuda.
– Ti rivesti in macchina. Non sarai andata mezza nuda a comprare la lingerie?
– Certo che no!
– Dai, non farti pregare. Ti seguo. Lasci la macchina sotto casa tua e monti sulla mia. Facciamo prima ad andare piuttosto che continuare a discutere.
– Ok. Facciamo così. Ma ringrazia lei se ti dico di sì... devi ringraziare lei.
– Ah ah ah ah... la tua patatina? Certo che la ringrazio! Tutti i giorni!
– Non sto scherzando...
– Neanche io amore!
Amore... ma quale amore.
– Mi piace quando mi chiami. Quando godi e mi chiami.
– Sì. Lo so.
– E perché aspetti che te lo chieda?
– Infatti non dovresti chiedermelo.
– Se non fossi così cinica avresti più amici.
– Io ho TANTI amici.
– Tanti trombamici... vorresti dire.
– Non sono affari tuoi.
– Invece sì.
– No.
– Sì.
– E da quando?
– Da quando corro ogni volta che mi chiami, come un cagnolino al fischio del suo padrone.
– Non mi pare che tu sia il mio cagnolino e se ti senti tale allora io non sono la tua unica padrona. Sei come un cagnolino di quartiere.
– Stronza.
– Almeno quanto te.
Lo strozzerei. Mi fa incazzare ed io ho più voglia di scoparlo di prima. Gli monterei su adesso, e gli caccerei la lingua in bocca per farlo tacere.
– Cosa c'è?
– Cosa vedi?
– Stai stringendo le cosce. Hai voglia. Scommetto che sei tutta bagnata.
– Non ho più voglia di venire con te. Vacci da solo dal tuo cliente.
– Scommettiamo? Lasciami infilare un dito dentro.
Mio Dio... cosa faccio? Muoio dalla voglia.
– Hai capito quello che ho detto?
– Ho capito. Fatti toccare. Se sei bagnata vieni con me, altrimenti fai quello che credi.
Non gli rispondo. Ecco, chiudo gli occhi e apro le gambe.
Lo sento. Arriva. Il suo dito mi scivola dentro e spinge risucchiato dalla mia fica che ingoia qualsiasi cosa sia duro e penetri la carne. Rimarrei così per delle ore, col suo respiro sul collo e la mano nelle mutande.
– Vieni con me.
– Sì. Ma lasciamo la mia macchina nel parcheggio. Non ho voglia di guidare adesso. Andiamo dal tuo cliente e prima di rientrare passiamo a riprenderla.
– Come vuoi. Allora continuo a toccarti.
Sì... continua a toccarmi. Non prendo la mia macchina proprio perché tu rimanga con le dita nella mia fica.
Che stupido che sei, tu non capisci.
Credi di essere il mio cagnolino.
Ma qui la cagna sono io.
Una cagna bulimica che mangia cazzi e beve sperma.
Si aggira per le strade schiava del suo carnale istinto di sopravvivenza.
Una cagna bellissima con la faccia d'angelo ma l'inferno nel cuore.
Fa un salto nel vuoto perché fermarsi vuol dire morire.
E salta... ma non muore!
Perché non la vuole neanche la morte.
Toccami... tocca la tua cagna e falla godere.
Lei gode e quando viene nasce e muore.
Godi godi... godi povera cagna... godi...
Povera cagna... e povera me.

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