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Marco Rossi Lecce
Luci Rosse riflesse nel tempo

Luci Rosse riflesse nel tempo
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Primo capitolo

L’incontro al baretto


La guardavo, l’anziana e bella signora seduta al baretto, con il suo bicchiere di vino bianco in mano, assorta nella lettura di un libro.
Sempre sola, arrivava puntuale alla stessa ora e tutti i giorni, verso le sette di sera.
Elegante e distinta, i capelli candidi raccolti in uno chignon. Si metteva sempre seduta nell’ultimo tavolino a sinistra, il più tranquillo, il più lontano dall’entrata del locale, e ordinava la consumazione.
I camerieri ormai la conoscevano bene e con lei erano premurosi e gentili. Le portavano un bicchiere di vino bianco molto freddo e il posacenere. Lei a sua volta li ringraziava sorridendo grata. Apriva il suo libro e fra un sorso e l’altro leggeva, oppure guardava nel vuoto, lontano, assorta in chissà quali pensieri. Ogni tanto si accendeva una sigaretta, una Gauloise gialla, ne fumava una metà e poi la spegneva.

Ormai erano anni che la conoscevo di vista e la osservavo. Anche io, da abitudinario quale sono, alla stessa ora, andavo al baretto sotto casa mia, per prendere l’aperitivo, fumare qualche sigaretta e  fare qualche chiacchiera con gli amici.
Quella donna sconosciuta, non so bene perché, m’incuriosiva molto.
Doveva essere stata molto bella, aveva un bel viso regolare, grandi occhi verdi, lo sguardo era vivo, intenso e intelligente, aveva modi da gran signora e tante rughe d’espressione sulla pelle del viso.
Mi ricordava mia nonna Bianca, grande signora del ‘900 italiano. Avrà avuto circa ottant’anni. Ma era magra, alta e aveva un bel portamento eretto, cosa rara a quella età.
Ci salutavamo sempre, io le facevo un leggero inchino con la testa e lei, con uno strano e lieve accento straniero rispondeva:
“Buonasera signore”, accompagnando quelle poche parole con un sorriso e alle volte con un accenno di brindisi alzando per un attimo il calice.
Rimaneva lì per circa un’ora o poco più, finiva il suo vino e poi si congedava da tutti salutando educatamente. Questo accadeva in tutte le stagioni, con il caldo e con il freddo, con il buio precoce dell’ora solare e la luce persistente di quella legale.

Lei puntuale arrivava tutti i giorni. Il baretto è proprio accanto al portone del palazzo dove abito, nel quartiere Parioli a Roma, in Largo Benedetto Marcello. Lei  sicuramente abitava lì vicino, ma non ho mai saputo bene dove.
Nessuno sapeva niente di lei, ed era strano, perché in zona ci conoscevamo un po’ tutti e alla fine, dopo qualche tempo, si sapeva sempre qualcosa sui frequentatori del baretto, che era diventato, ormai, una specie di istituzione di zona.
Invece su di lei nulla, mistero totale! Sapevamo solo che era una signora, gentile e solitaria, educata e di gran classe.

Un po’ di tempo fa ci ritrovammo noi due da soli al baretto,  seduti a due tavoli vicini. Gli altri soliti avventori abituali, stranamente, quel pomeriggio, non c’erano. All’improvviso trovai il coraggio di rivolgerle la parola:
«Mi scusi signora, posso usare il suo posacenere?»
Lei distolse pigramente gli occhi dalle pagine del libro, mi fissò come se non mi mettesse subito a fuoco e poi, ripresasi, mi rispose:
«Ma certo signore, prego, anzi, mi scusi, ero distratta.» E mi allungò il posacenere mentre io già l’incalzavo:
«Mi perdoni, cosa sta leggendo? La vedo così assorta, mi incuriosisce molto.»  Si aprì in un sorriso e:
«L’amante di Lady Chatterley di Lawrence. L’avevo letto tanti anni fa, poi recentemente l’ho ritrovato nella mia libreria e allora mi è venuta voglia di rileggerlo. È molto erotico e poetico, l’ha letto?»
«Sì, certo, è bellissimo, è considerato il capostipite della letteratura erotica di questo secolo, no?»
«Sì, si ricorda quella scena, quando lei esce dal capanno di caccia e corre nuda sotto la pioggia nel bosco? Poi il guardacaccia, in realtà il suo amante segreto, la insegue e la  raggiunge, l’abbraccia  visibilmente molto eccitato, e cadono nell’erba bagnata. Lei, in ginocchio, lo bacia, e con le labbra raccoglie una goccia del suo umore, come se fosse rugiada posata fra i petali di una rosa rossa carnosa. Sa, a me ha ricordato qualcosa.»
Rimasi basito, mi mancarono le parole, la guardai e basta. Lei ormai sorrideva, persa sicuramente in un lontano e felice ricordo.

Per qualche giorno non venne al baretto. Pensavo in continuazione a quello che mi aveva detto e raccontato l’anziana signora. Non era certo usuale un discorso come il suo, con un completo estraneo. E poi quelle parole: “A me ha ricordato qualcosa.” La curiosità mi divorava. Quella persona aveva un passato sicuramente interessante, ne ero sicuro. Quella frase aveva svelato una personalità complessa, un vissuto sicuramente particolare.
Avevo un unico pensiero, volevo conoscerla meglio e farmi raccontare la sua vita.

Il giorno dopo ero al baretto e l’aspettavo. Verso le sette arrivò puntuale come sempre; camminava lentamente con il suo bel portamento, passandomi davanti mi salutò, ma si vedeva dallo sguardo che era assente e lontana, chissà a cosa pensava. Si mise a sedere e come al solito ordinò un bicchiere di vino bianco, aprì il libro e si mise a leggere. Mi avvicinai e le chiesi se potevo sedere accanto a lei. Mi guardò in maniera strana, dopo un attimo di esitazione mi fece cenno di accomodarmi e mi guardò di nuovo dritto negli occhi con aria interrogativa.
«Signora, mi perdoni, ormai sono anni che ci conosciamo di vista. Ora desidero approfondire questa conoscenza, vorrei, con tutto il rispetto, conoscerla meglio e, se possibile, diventare suo amico, o almeno suo conoscente. Lei si chiederà perché: è semplice, m’incuriosisce molto, la trovo una bella signora molto gradevole e misteriosa, mi piacerebbe parlare con lei a lungo, me lo permette?» Mi sorrise dolcemente:
«Lei è un bell’uomo, molto più giovane di me, con questo suo approccio, in altri tempi avrei pensato a tutt’altro», mi disse sorridendo ironica.
«Anche io sono molto curiosa sul suo conto. Spesso, nei miei momenti di solitudine ho pensato a lei, sempre solo come me, assorto in pensieri profondi, e in qualche maniera, averla accanto, bere insieme a pochi metri, pur guardandosi appena, mi ha consolato e mi ha fatto compagnia. Lei è sempre stata una presenza reale e vicina. Quindi sì, sarei onorata di diventare sua amica e condividere con lei esperienze e ricordi. Innanzitutto vorrei sapere come si chiama e che fa, o almeno che ha fatto nella vita.
«Mi chiamo Marco, ora sono in pensione e mi diverto a scrivere racconti storico-erotici. In passato mi sono interessato d’arte contemporanea e ho avuto una galleria per tanti anni, mi occupavo d’ultime tendenze, di artisti giovani. C’è stato un lungo periodo di successi, di gratificazioni e di grandi guadagni; poi ho avuto molte, troppe delusioni, da qualche anno ho chiuso la galleria definitivamente e mi sono allontanato dall’ambiente. Ora vivo un po’ di rendita, ho una bella collezione accumulata negli anni, e una piccola pensione.
In questi anni, non facendo quasi niente ho pensato molto. Mi affioravano in continuazione ricordi di storie che avevo avuto nel passato, amori, incontri, casuali.. E allora mi sono messo a scrivere, cercando di raccontare che cosa è l’amore, l’erotismo e l’emozione, che per me sono state le cose più importanti della mia vita.
Ho avuto un certo successo e ho intenzione di continuare. L’altro giorno mi ha molto incuriosito quando ha citato Lawrence, che le ricordava qualcosa di vissuto, probabilmente da lei. Questa sua frase mi ha molto intrigato e incuriosito. Ecco, è tutto.»
«Lawrence è stato un grande uomo, un vero precursore, è il primo scrittore che si è posto il problema della sensualità e del godimento femminile; fino ad allora, almeno nella letteratura, la donna nell’amore era solo un mero oggetto che non aveva diritto a nessuna sensazione o piacere, doveva subire il volere bruto e cieco del maschio e basta! Pensi che Lady Chatterley è del 1928! Per questo mi piace tanto.» Mi guardava sorridendo leggermente ironica. Ma i suoi occhi all’improvviso iniziarono a lampeggiare di luce propria. Lo sguardo era provocante, autoritario e di sfida. Capii che dovevo fare quella domanda che lei probabilmente aspettava, e  dovevo guadagnarmi la sua fiducia.
«Insomma, che intendeva dire, cosa le ha ricordato quella frase?»
«Mio giovane nuovo amico, che vuole che le racconti. Le ho detto che leggendo mi sono ricordata vagamente di sensazioni ormai sopite, lontane nel tempo, giovani amori, corpi sudati, profumi e umori di gioventù. Cose normali a quell’età ormai lontana. Se vuole i particolari, le dico che i miei ricordi sono vaghi e appannati e galleggiano nel tempo e nell’aria come riflessi d’amore. Il tempo ha seppellito quasi tutto! Il mio specchio oggi mi restituisce un’immagine di un’anziana signora con i capelli bianchi e un sacco di rughe. La memoria si affievolisce, i ricordi svaniscono come neve al sole e non si ha più la percezione di cosa sia stato reale e cosa no.»
«Non è vero, lei si ricorda benissimo di tutto! Io la prego di raccontarmi la sua vita, m’interessa moltissimo e credo che ci scriverò un libro, ovviamente se lei mi autorizza, insomma la sua biografia, sempre che voglia.» Rise con garbo.
«Ma a chi può interessare la mia vita, a nessuno, credo?»
«Ma lei scherza, in questo mondo senza memoria, che divora e macina tutto e dimentica subito quello che succede, la sua testimonianza sarebbe importante; da quello che ho intuito, lei ha avuto una vita lunga e incredibile, ne sono sicuro.» Mi guardò per qualche secondo, poi abbassò lo sguardo sul bicchiere di vino, si accese una sigaretta, aspirò due o tre volte, le volute di fumo le nascondevano a tratti il viso e poi mi disse:
«Va bene, mi ha convinto, ma sa perché? Lei mi piace molto, ha un bellissimo sorriso, parla bene ed è convincente, e poi è giovane in confronto a me. Quindi sono inerme davanti a lei, e può ottenere quello che vuole da questa vecchia e arrendevole signora.
Le racconterò la mia vita, per quello che vale, mi affido a lei, caro Marco, e spero di non sbagliare ancora una volta, come ho fatto troppe volte. Le confesserò i miei terribili segreti, cosa che non ho mai fatto con nessuno.»
Rideva sommessamente. Le chiesi il permesso, tirai fuori il mio blocchetto per prendere appunti e iniziai a scrivere.

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