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Ma non prenderci gusto!

Ma non prenderci gusto!
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Primo capitolo

Prima Parte

Giorgia è una donna stupenda. Intelligente, preparata, colta, raffinata. Eppure affabile, alla mano, cordiale, simpatica, naturalmente portata al sorriso. Dotata di un sottile gustosissimo senso dell’ironia, spesso piccante. Ma capace anche di essere dolce e affettuosa, al momento giusto. E poi è una gran bella donna. Poco sopra i trenta, nel pieno fiorire della sua femminilità, ma ancora al massimo della freschezza, e in grado di far sfigurare senza problemi ragazze dieci anni più giovani. Porta i capelli color sabbia vezzosamente corti, che fanno risaltare i suoi occhioni blu e l’eleganza dei lineamenti del viso. Labbra carnose di un bel color rosa pieno senza bisogno di trucco (che d’altronde usa pochissimo, e nel caso con estrema parsimonia). Più alta della media, spicca per il suo portamento sicuro e deciso, ma al tempo stesso aggraziato. Ha tutte le curve che ti aspetti in una bella donna, ma senza esagerare. Contenute in una composta sobrietà che rende l’effetto complessivo irresistibilmente sexy.
Ho un debole, per Giorgia; non era difficile capirlo. Mi piace tutto di lei. Per Giorgia arriverei persino a reprimere la mia radicata diffidenza per l’istituzione del matrimonio, e non è affatto poco, detto da me. Ma ha un difetto, Giorgia. Un unico grande difetto. Giorgia è lesbica. Decisamente lesbica, innegabilmente lesbica, perdutamente lesbica.
Relativamente a Giorgia ho spesso pensato che il destino a volte sa essere atrocemente beffardo. E atrocemente bastardo. Ma, a dire la verità, non è esattamente a questo che stavo pensando in quel momento.
In quel momento ero disteso supino sul suo letto, completamente nudo. Lei, altrettanto nuda, era cavalcioni sopra di me, impalata sul mio cazzo durissimo, e si muoveva voluttuosamente su e giù. Accompagnavo la sua danza irrigidendo ritmicamente i muscoli del bacino, per dare più intensità ad ogni colpo e allo stesso tempo strizzare la mia erezione. Giorgia dava visibili segni di esserne deliziata. I suoi sospiri di godimento erano intensi, il suo sguardo assorto, e le pareti della sua vagina si stringevano convulse mentre scivolavano intorno all’asta. Io a mia volta ero estasiato dalle sue reazioni e mi gustavo l’inebriante sensazione di far vibrare il suo piacere all’unisono con le pulsazioni del mio cazzo.
– Ti prego non così... – mi stava dicendo, sospirando. – Mi fai morire, ma non ti voglio così... Voglio che stai fermo... Non ti muovere... Lascia che sia io a fare tutto... Lasciati scopare...
Non era così semplice. Per un uomo è pressoché impossibile essere del tutto passivo mentre scopa. Un uomo sente comunque l’istinto irrefrenabile di contrarsi, di spingere. Di imporre il ritmo, o perlomeno di assecondare attivamente quello della partner. Ma riuscii comunque a offrirle un accettabile compromesso. Con il procedere dell’amplesso la sua intimità era sempre più accogliente, la lubrificazione naturale era abbondante, e non c’era più bisogno di strizzarmi per affondare. Al contrario, il cazzo penetrava e sfregava con gustosa scorrevolezza, e con grande goduria sua e mia.
– Così... Ohh, sì... Così è perfetto... Lo sento benissimo... Mi sento tutta aperta... E tutta piena...
Prese a scoparmi con un ritmo tutto particolare. Chinata in avanti, sorreggendosi con le mani ai lati delle mie spalle, dava quattro o cinque piccoli colpetti, leggermente rotatori, tenendo dentro solo la punta. Poi d’improvviso si lasciava andare, ficcandoselo dentro tutto fino alla base con irruenza. Poi riprendeva a sbocconcellarmi il glande, e così via. E continuava a parlare, tra i sospiri.
– Ecco, così mi piace... mmm... mi sembra di godermelo meglio... piano piano... altrimenti continuo a venire a ripetizione e non capisco più nulla... mmmmmm che gusto....
Mi scoccò uno sguardo diabolico, mentre ancheggiando lasciava che la mia cappella gonfia le rimestasse l’imbocco della figa, carezzando e stuzzicando tutti i suoi punti sensibili interni.
– Piace anche a te, così... porco... Non negarlo. –  Le sorrisi complice, in silenzio, con la beatitudine stampata sul viso. – A me piace proprio da impazzire... – continuò. – Sto per venire ancora... Fottimi forte ora, ti prego! – implorò mentre riprendeva ad impalarsi a ritmo serrato. – Vieni anche tu, stronzo... Insieme a me... Voglio che mi vieni dentro mentre godo...
Cercai di valutare le mie condizioni e le sue, per capire se era possibile esaudire il desiderio. Giorgia era sul punto di esplodere, ma stringendo un po’ i tempi sarei riuscito a venire con lei. O al massimo subito dopo.
Passarono pochi secondi, e Giorgia urlò. – Siiiii... Sì! Sì! Sì! Sì!
Al quarto o quinto “Sì!” mi abbandonai a mia volta all’orgasmo, e i suoi gridolini di piacere ripresero intensità. – Sì! Vieni! Schizzami dentro! Schizzami tutto dentro! Oooohhh...
Un paio di minuti dopo lei era stesa su di me. Teneva la testa sul mio petto, e insieme stavamo pian piano tornando a a respirare normalmente, ancora piacevolmente storditi.
Immagino che a questo punto chi legge si stia ponendo qualche domanda e si aspetti da me qualche spiegazione. Farò del mio meglio. Innanzitutto confermo tutto quello che ho scritto sopra. Giorgia è lesbica, al 100%. Va a letto esclusivamente con donne, salvo rarissime eccezioni. Quella descritta è appunto una di queste rarissime eccezioni. Dico rara e non unica perché ce n’era stata almeno un’altra precedente, sempre con il sottoscritto, e risaliva a quasi cinque mesi prima, proprio nell’occasione in cui Giorgia ed io ci eravamo conosciuti: un veglione di Capodanno cui avevamo partecipato tutti e due da single. Eravamo entrambi reduci da una fresca delusione sentimentale. Fu molto spontaneo fare la conoscenza, simpatizzare, prendere confidenza. Io poi non ci avevo messo molto a perdere la testa per lei, e mi sembrava un dono del cielo averla incontrata, anche perché a prima vista sembrava ricambiare la mia attrazione. Allo scoccare della mezzanotte brindammo insieme ad un bellissimo anno nuovo e ci abbracciammo con affetto. Poi bevemmo ancora e ci ritrovammo presto a pomiciare in un angolo della sala, entrambi un po’ brilli. Terminammo la festa a casa mia, nel mio letto, e mi sembrò la cosa più naturale del mondo. Poi, dopo il sesso, recuperata entrambi un po’ di lucidità, arrivò la sua confessione.
Si era lasciata andare. Complice l’occasione, la festa, lo spumante, la voglia di dimenticare. Complice il fatto che come uomo le andavo abbastanza a genio (e non era un gran complimento, capii). Ma a lei gli uomini non piacciono. Perlomeno, in generale non le piacciono. Lei è una che va con le donne. E basta.
Potete immaginare che doccia fredda per me, che stavo intimamente coltivando la speranza di aver trovato la donna della mia vita. Mi concesse, probabilmente commossa dal mio sguardo da cucciolo bastonato, che comunque si era divertita molto, più di quanto si aspettasse. Effettivamente aveva dato ampi segnali di non essersi particolarmente annoiata. Però aggiunse con franchezza che in quel momento provava grande disagio ed imbarazzo, e che potendo tornare indietro avrebbe preferito senz’altro evitare. Subito dopo si era rivestita in silenzio e se n’era andata.
Pensavo che non l’avrei vista mai più. Invece quello stesso primo gennaio tornò a farsi viva, nel tardo pomeriggio, citofonando dal portone. Aveva dimenticato un suo braccialetto sul mio comodino e mi chiese di poter salire per riprenderlo. Fu l’occasione per parlare un po’, per tornare a rompere il ghiaccio tra di noi. Accettò il mio invito a restare a cena, e nacque così una splendida amicizia.
Conoscendola meglio si accrebbe il mio rimpianto per i suoi gusti sessuali che rendevano impraticabile ogni possibilità che tra noi nascesse qualcosa di più. Tuttavia imparai ad apprezzarla moltissimo anche solo come amica. Ci vedemmo spesso in quei mesi, per andare a cinema o a teatro o a qualche concerto, oppure a cena, talvolta fuori, più spesso a casa di uno dei due, per farci due chiacchiere ed ascoltare insieme un po’ di buona musica. Ogni tanto ci capitava di scherzare su quanto successo a Capodanno, senza nessun particolare imbarazzo. Ma si dava serenamente per scontato che non ci sarebbero state repliche (anche se a me non sarebbe affatto dispiaciuto, e non facevo troppi sforzi per nasconderlo).
Nel frattempo ognuno continuava ad avere la propria vita. Lei era convinta che io vedessi altre donne (in realtà non fu per me un periodo memorabile da quel punto di vista), così come io pensavo la stessa cosa di lei. Ma ci frequentavamo abbastanza per intuire che né l’uno né l’altra era impegnato in qualcosa di particolarmente serio.
Quella sera, Giorgia mi aveva invitato a cena da lei, accennando vagamente a qualcosa di cui mi voleva parlare. Sembrava una serata come tante altre, a chiacchierare del più e del meno sul divano con lo stereo che andava, la sigaretta accesa e del buon porto nel bicchiere. Invece lei gradualmente aveva assunto un atteggiamento un po’ strano. Mi stava vicino, mi guardava negli occhi, mi sorrideva. Parlava con un tono di voce particolare. Sintomi che avrei riconosciuto perfettamente con un’altra donna, ma che provenendo da lei un po’ mi spiazzavano. Finché sul divano non si avvicinò a me, prendendomi la testa tra le mani, infilandomi decisa la lingua in bocca, e lasciandomi assolutamente di stucco. Il resto ovviamente è storia, ed ora eccoci qui, sul suo letto, a condividere la tranquilla dolcezza che segue il piacere erotico.
– So cosa stai pensando... – mi disse, rompendo il silenzio, dopo aver alzato la testa ed incrociato il suo sguardo col mio. La sensazione del calore del suo corpo adagiato su di me era piacevolissima.
– E io so cosa immagini che io stia pensando... – replicai sorridendo.
– E io so cosa credi che io immagini che tu stia pensando... – ritorse.
– E io so cosa... Vabbè, inutile tirarla all’infinito... Chi dei due lo dice?
– Dillo tu...
– Ok. Tu pensi che io stia pensando che tu... O meglio, io penso che tu creda che io... che tu... – lei ridacchiava.
– ...che per essere una lesbica sembra piacermi parecchio scopare con un uomo. È questo, vero? – sorrise languida.
– Beh, avrei usato altri termini... Però la sostanza è quella.
Si accese una sigaretta. Non sembrava scocciata dall’osservazione. Anzi, forse lei stessa cercava l’occasione per chiarire le cose. Tornò a stendersi a fianco a me accendendo una seconda sigaretta e porgendomi la prima.
– Vedi, Marco... Non è che in assoluto mi debba dispiacere per forza essere stimolata in un certo modo. Il punto, semplicemente, è che mi piacciono le donne... e molto... Mentre gli uomini davvero non mi fanno impazzire nella maggior parte dei casi. Poi può esserci qualche uomo in particolare che può risultarmi non completamente intollerabile...
Non completamente intollerabile, eh?... Grazie!... Lusingatissimo... – replicai, fingendomi scherzosamente imbronciato.
– Dai, Marco. Lo sai che per me sei una persona speciale e ti sono affezionatissima come amica. Sei l’unico uomo con cui sia stata a letto da talmente tanti anni... che non mi piace nemmeno ricordare quanti. E per ben due volte. Ti percepisco... non so come dire... diverso dagli altri uomini...
– Non so se la cosa dovrebbe farmi piacere o preoccuparmi... – replicai dubbioso.
– Dovrebbe farti piacere, ovviamente! Solo un supermaschio dal fascino irresistibile riuscirebbe a farsela dare da una lesbicona incallita come me...
– Ma figurati: due volte in cinque mesi, e ci siamo visti praticamente tutte le settimane, da gennaio in qua. Potresti darmela pure un po’ più spesso, no? – replicai con esplicito intento scherzoso. – D’altronde, divertire ti diverti, lo ammetti tu stessa... Qualche scopatina in più col tuo supermaschio dal fascino irresistibile potresti pure concedertela! Si può pure essere un po’ bisex a questo mondo, senza che nessuno la prenda male, o no?
Rideva di gusto. – Sei un porco impertinente! – rispose. Ma poi volle aggiungere una risposta più seria. Aspirò una boccata dalla sigaretta e rilasciò il fumo lentamente.
– Non è così semplice, Marco. Credimi. Arriva il momento in cui una persona sente il bisogno... di trovare la propria strada. Non si può essere eternamente né carne, né pesce. C’è l’esigenza di darsi un’identità, anche nell’intimo... di definirsi... Che etimologicamente significa anche fissare dei confini. Imporsi delle regole. Fare delle scelte. Non si può rimettere tutto in discussione solo perché incontri un tipo carino e simpatico a una festa di capodanno, e sei troppo brilla per evitare di farti portare a letto. Una persona non può vivere con una perenne confusione nella testa. Sei intelligente, sono sicura che capisci cosa voglio dire...
– D’accordo. Capisco. Ma stasera, allora? Perché siamo qui, nudi, nel tuo letto?
Mi sorrise.
– E se ti rispondessi semplicemente ‘perché mi andava’?
– Che cosa? Dopo tutto il discorso sui confini e le regole? Vuoi prendermi in giro?
– Esistono le eccezioni alle regole. Non mi credi capace di gestire un’eccezione?
– Assolutamente. Ma tu non hai ceduto a un momento di debolezza, stasera. Sei proprio partita con quell’intenzione lì, non negarlo. Che diamine, Giorgia, abbiamo passato decine di serate da soli, a casa tua o mia. Non hai mai avuto la minima tentazione. Ti ho sempre osservato attentamente, posso garantirtelo. Non mi sarebbe sfuggito.
– Se fosse capitato ne avresti approfittato, vero? Sei sempre stato lì come un avvoltoio libidinoso pronto a fiondarti su una povera ragazza indifesa...
– Non cambiare discorso, Giorgia. Non fare la furbetta con me...
Ci guardammo negli occhi. Queste schermaglie dialettiche ci divertivano sempre tantissimo. Capitavano spesso. Ma stavolta eravamo nudi in un letto, stesi a fianco l’una dell’altro, dopo una sfiziosissima scopata, e la cosa aveva un gusto ancora più piacevole.
– Ok, mi arrendo... – concesse con una smorfia buffa. – La realtà è che devo chiederti un piacere e...
– ...E mi corrompi con la figa? Ma braaaava... – spalancai gli occhi, fingendomi esageratamente scandalizzato.
– Ma no... non fraintendere. Non voglio estorcerti nulla con... con la figa. Non voglio che ti senta obbligato a nulla. Volevo solo, come dire... predisporti favorevolmente.
Continuavo a guardarla con finto ironico scandalizzato stupore. Lei continuò, cercando di spiegarsi.
– È che si tratta di una cosa un po’ delicata, che richiede molta... molta complicità tra di noi. Mi è sembrata una buona idea rinsaldare la nostra complicità, prima ancora di parlartene.
– Hai fatto benissimo, Giorgia. Adoro la complicità che c’è tra noi. – Declamai con poetico trasporto. Poi feci scivolare una mano malandrina tra le sue cosce, ancora bagnate di me, e presi a stuzzicarle la fica. – Dio, come mi piace questa nostra complicità...
– Fermo, che fai? – cominciò a starnazzare, ridacchiando. – Non mi toccare! Fermati! – Ma io insistevo a tastarla tra le cosce e sul seno con entrambe le mani, finché lei non iniziò a colpirmi ripetutamente con il cuscino, fermandosi solo davanti alla mia resa incondizionata.
 
* * * * *
 
Giorgia era seduta davanti al suo computer, un bel portatile di quelli piuttosto costosi che stava poggiato sul piano della scrivania nella sua camera. Io ero in piedi dietro di lei, e osservavo lo schermo mentre navigava tra le cartelle di Windows. Eravamo ancora nudi entrambi. Non ci facevamo più caso, ma mi piaceva questa intimità tra di noi.
Sullo schermo apparve la foto di una ragazza.
– Eccola! Che te ne pare? – mi chiese.
– Davvero carina – concessi, e non era una bugia. Una gran bella moretta, capelli lunghi e mossi, con due occhioni neri dalle ciglia lunghe che lanciavano uno sguardo intrigante verso l’obiettivo.
Carina? Altro che carina! Questa qui è un pezzo di fica da urlo! –  ribattè cupamente. Mi faceva sempre uno strano effetto sentirla commentare le grazie di un’altra donna con un frasario prettamente maschile. Sullo schermo intanto scorrevano altre foto dello stesso soggetto. La ragazza era su una spiaggia, con un due pezzi abbastanza audace, e veniva immortalata in varie pose. In piedi, languidamente seduta in terra sul bagnasciuga, stesa a pancia sotto su un asciugamano col bel culetto quasi tutto scoperto e bene in rilievo, e così via. Davvero una gran fica. Gambe lunghe, pelle ambrata, snella, ma generosa nelle forme. In un certo senso era un tipo di donna del tutto opposto a Giorgia.
– Bona, parecchio bona. Ma chi è? La tua nuova partner di letto? Complimenti! – Lo dissi in tono abbastanza ironico. Non mi sembrava un’ipotesi probabile. Quelle erano foto scattate da un uomo, e congegnate per piacere soprattutto a un pubblico maschile.
– Macché partner di letto... Magari!... No, è un’amica che ho conosciuto on line. Si chiama Maria Luisa, ha 27 anni e... E credo di aver perso la testa per lei... – terminò, con un lieve accenno di sospiro.
– Come l’hai conosciuta on line?
– Attraverso un sito di annunci erotici. C’erano delle foto... No, non queste... Queste me le ha mandate dopo, in privato... Ma anche dalle foto piccole e ritoccate dell’annuncio si poteva vedere che fior di bocconcino è...
– Un annuncio lesbo?
– No, un annuncio per coppie. La signorina... anzi, la signora... e il suo fresco sposo, Michele di 35, intendono avventurarsi nel mondo dello scambismo – sibilò con un filo di sprezzante ironia.
– Ahahahaha... – ridacchiai, – Altro che lesbica! A questa piace il cazzo, e parecchio pure, te lo dico io! Tanto è vero che sta andando a caccia di nuovi esemplari da assaggiare, diversi da quello dell’amato consorte!
– Non mi pare ci sia niente da ridere... – ribatté rabbuiata.
– Secondo me invece sì. So perfettamente cosa si prova quando ti piace da pazzi una persona e quella non ha i gusti sessuali che tu vorresti. In quei casi o ti tiri una chiodata in fronte, o la prendi a ridere. Io rido...
L’allusione la intenerì un po’. Sogghignò a sua volta. – Ma sì... In fondo è come dici tu. Bisogna avere lo spirito di riderci su. E magari cercare di sfruttare l’occasione, se il destino avverso si distrae un attimo e ci concede qualche briciola...
Afferrai benissimo il riferimento a noi due, e alla briciola che mi aveva concesso quella sera stessa. Ma non riuscivo a chiudere il cerchio con l’altro discorso.
– In che senso?
– Sembra che la nostra Luisa non sia totalmente refrattaria verso certe esperienze...
– Cioè?
– Non è raro che negli incontri tra coppie scambiste le donne si dilettino tra loro in qualche effusione saffica, più o meno spinta secondo i casi... E Luisa dice che le piacerebbe provare...
– Interessante... ma non vedo come tu possa approfittarne... o mi sbaglio?
– Ho scoperto che tra le coppie scambiste alle prime esperienze c’è una specie di rituale... – continuò. – Nei primi incontri, quando ancora non si è completamente rotto il ghiaccio, o quando ancora una delle due coppie non si sente pronta allo scambio completo, a volte ci si limita a lasciare che siano le donne a giocare un po’ tra loro, mentre i mariti assistono. Pare che sia considerato poco compromettente, ma molto eccitante per tutti, e spesso aiuti a far crescere la confidenza tra le persone coinvolte...
– E la volta dopo si scopa alla grande a cazzi incrociati, giusto?
– Più o meno sì. Ma non è detto. A volte succede che dopo questo primo incontro una delle due coppie non se la senta comunque di andare avanti... e la cosa finisce lì. Senza problemi.
Tutta quest’ultima parte Giorgia l’aveva pronunciata con un tono particolare, guardandomi fisso negli occhi, con una specie di vago sorriso allusivo. Scese il silenzio. Sentivo le rotelle del mio cervello girare vorticosamente. Improvvisamente afferai la situazione.
– Giorgia, fammi capire... tu vorresti che io, che noi due... – Ero tutt’altro che entusiasta e dal mio tono si capiva.
– Aspetta... Non dire nulla... Ne parliamo dopo. Sono le 11 passate, Luisa dovrebbe essere on line...
Giorgia era tornata a girarsi verso il PC per far partire il client di MSN. Sbirciai incuriosito la sua lista di contatti. Tutte donne. Poi spuntò Marco76. Sembravo essere l’unico uomo in lista, al netto di qualche nick ambiguo che lasciava il dubbio. Subito sotto, in ordine alfabetico, c’era MaryLù e l’iconcina verde segnalava la sua disponibilità on line. Pochi secondi dopo le due donne stavano dialogando, digitando sulla tastiera.
“Ciao Lù!”
“Ciao Giò, tesoro! Ti aspettavo... Come stai?”
– Giò? Lù? – chiesi un po’ stupito.
– Ci chiamiamo così in chat per far prima... – rispose lei, pronta.
“Bene, direi. Stasera a cena ho cominciato ad accennare il discorso a Marco...”
“Ah! E come l’ha presa?”
– A Marco?? – stavo quasi urlando. – Giorgia, non mi avrai mica messo in mezzo a questa storia senza dirmi niente?
– Calmati. Ho solo dato un nome. ‘Marco’. Mica sei l’unico sulla terra a chiamarsi così... Fammi rispondere...
“Per ora nemmeno malissimo. Però devo andarci coi piedi di piombo.”
“Ti capisco. Tuo marito è un po’ bacchettone...”
“Non è che lui sia così bacchettone. Anzi, è abbastanza aperto di vedute. Non ci vede nulla di scandaloso o di immorale in coppie che praticano lo scambio. Però ha ammesso che lui non ce la farebbe a vedermi tra le braccia di un altro. Dice che mi ama troppo.”
“Che tenero! Ma gli hai fatto vedere le mie foto? Le ultime che ti ho mandato, quelle del mare dell’anno scorso? Fagli presente che in fondo potrebbe trovare di che ripagarsi per il disturbo...”
“Sì, gliele ho mostrate. Credo che tu gli sia piaciuta molto. Ma forse non è abbastanza per il grande passo, almeno per il momento.”
– Giorgia, ma quante cazzate ti stai inventando? – ero sconvolto e stupefatto.
– Un oceano, lo so... ma ti prego, fammi stare concentrata, ché se mi scappa la parola sbagliata va tutto a puttane...
“Speriamo si svegli presto quel tuo santarellino. Ti giuro mi attizza da morire, con quella faccetta da bravo ragazzo che ho visto in foto. Gli farei le cose più porche.”
– Foto? Quale foto? Le hai mandato una mia foto? Che cazzo hai combinato?
– Zitto, ti prego... ora ti spiego tutto – rispose rapida, continuando a battere sui tasti.
“Me lo immagino. :-)”
“Anche Michele muore dalla voglia di scoparti, lo sai?”
Qui Giorgia fece una smorfia di disgusto piuttosto evidente, e sembrò quasi doversi sforzare per digitare la risposta.
“Anche io non vedo l’ora di scopare con lui.”
“Manca solo di convincere il tuo santarellino...”
“E già...”
“Ma perché intanto non vieni a trovarci da sola, senza dirgli niente? Io non avrei nulla in contrario, anche se in teoria sarei quella che ci rimette.”
– Già! Perché non vai, Giorgia? – le chiesi mellifluo e sarcastico. – Non ci sarebbe niente di così tremendo a cornificare uno che non è nemmeno stato avvertito di essere diventato tuo marito...
– Ti prego, Marco.... Dammi ancora un attimo, e ne parliamo... Non credere che sia facile tenere in piedi questa messa in scena... – Si concentrò e cercò le parole giuste per rispondere.
“Lù, se volessi divertirmi per conto mio credi che mi mancherebbero le occasioni? Solo che non voglio fargli una carognata...”
“Hai ragione, Giò. Stavo scherzando. La penso esattamente come te. Anche se Michele, rispetto a Marco, è un gran porco...”
“Ma anche Marco sa essere porco, a suo modo, te lo garantisco. Infatti quando gli ho parlato della soluzione ’graduale ’ mi è sembrato piuttosto interessato.”
“Ahahahah! Dici davvero? Al santarellino piacerebbe lo spettacolo di due brave mogliettine che si fanno un po’ di coccole saffiche tra loro? Ma bravo...”
“Non mi ha detto né sì né no, ma è evidente che per lui lasciarmi giocare con una donna è molto più tollerabile. E probabilmente l’idea dello spettacolino lo stuzzica. Se lo convinco, almeno per questa cosa, è già un bel passo avanti, non credi?”
“Certo che lo è!”
“Poi, per il resto, si vedrà...”
“Sono sicura che insieme riusciremo a smuoverlo. So essere convincente con gli uomini, quando voglio... ;-)”
“Allora è deciso. Comincio a ’lavorarmelo ’ per la soluzione soft con spettacolino delle ragazze.”
“Deciso. Sai Giò... Non l’ho mai fatto con una donna... Ma con te l’idea mi stuzzica parecchio... :-)”
“Anche a me Lù... Non sai quanto... Nei prossimi giorni ti farò sapere.”
 
* * * * *
 
– Quale fatto compiuto? Non ti ho messo di fronte a nessun fatto compiuto! Ho solo detto qualche cazzata a una tizia on line. Cosa c’entri tu?
Il portatile era spento e chiuso sulla scrivania, ed io e Giorgia stavamo discutendo da qualche minuto piuttosto animatamente.
– Ah, io non c’entro? E la foto?
– Dovevo mandarle una foto anche tua. Scambiarsi le foto è la prima cosa che si fa in questi casi. Non potevo esimermi...
– Che foto hai mandato?
– Una foto di Capodanno scorso. Al momento del brindisi. Credibilissima! Sembriamo proprio una coppia di sposetti...
– Sarà credibilissima quanto vuoi, ma non dovevi mettermi in mezzo a questa storia. E senza avvertirmi...
– Ma è chiaro che ti avrei avvertito, prima o poi. Solo... non capisco questa tua reazione... non mi sembra che ti stia chiedendo questa enormità. Si tratta solo di fare una piccola recita... Di fingerti mio marito per una sera... Cosa c’è di così assurdo?
– Ma è tutto assurdo! Tutto! Tanto per dire: uno come me nella parte del santarellino! Uno come me!! Potevi spacciarmi per porcone piuttosto, così facevamo una bella ammucchiata e almeno mi facevo la moretta pure io...
– Già, bravo, così io dovevo farmi scopare da Michele. Non hai capito che è proprio quello il problema?
– È così terribile? – ridacchiai.
– Marco, io sono lesbica. Non vado con gli uomini. Ti torna nuovo? E comunque sì... è terribile. Ha i baffi...
– Embè? Che c’è di male? Tanti uomini portano i baffi...
– Ma non così! Nemmeno i carabinieri nelle barzellette portano più dei baffi così... Pare SuperMario dei videogiochi... Proprio non si può vedere...
Ridacchiai. L’atmosfera si era un po’ stemperata.
– Giorgia, come puoi non renderti conto che quello che mi stai chiedendo è assurdo...
– Riconosco che non è un favore normale... come prestare la macchina, o cose del genere... Ma a un vero amico come te credo di poterlo chiedere... Voglio dire... Io per te, a parti scambiate, lo farei...
– Stupendo! – risposi sarcastico. – Quando mi verrà la voglia di farmi inculare da un uomo sposato me ne ricorderò!
Scoppiò a ridere di gusto per la mia battuta, e io le andai dietro. Ridemmo per un po’, poi ci abbracciammo, in piedi. Eravamo sempre nudi, e era passato abbastanza tempo dall’ultimo orgasmo perché la cosa facesse un certo effetto.
– Allora? – mi sussurrò lei, in tono dimesso. – È proprio no, no, no, al cento per cento?
– Non ho detto questo. Solo che... mi pare una cosa talmente folle...
– Lo so, ma sono disperata... Sarei disposta a tutto pur di mettere le mani su quella donna... Aiutami, Marco... Sei la mia unica speranza, non mi abbandonare... Dimmi che almeno ci penserai su...
– Va bene, dai. Ci penserò e ti darò una risposta...
– E... Resti a dormire qui, stanotte?
Mi guardò negli occhi. Era una proposta che andava ben oltre la mera sistemazione logistica.
– Giorgia! Stai cercando di corrompermi con il sesso?
– E se ti dicessi di sì? – Faceva sul serio. La situazione era torbidamente eccitante.
– Non è carino. Le brave ragazze non si comportano così.
– Ho smesso da tempo di essere una brava ragazza. Puoi approfittarne senza scrupoli di coscienza.
– Ascolta... Io stanotte resto qui, se vuoi... Ma la risposta te la do domani. E non garantisco niente...
– Mi basta che resti qui. Al resto ci penso io... – disse in tono sensuale, per poi avvicinarsi al mio viso e insinuare la sua linguetta guizzante tra le mie labbra.
Il mio cazzo si era svegliato e premeva furiosamente contro il suo pancino mentre ci baciavamo. Lei faceva finta di niente, sorniona, ma non poteva non essersene accorta, e la luce soddisfatta nei suoi occhi parlava chiaro in proposito.
– Marco, se col tuo aiuto riesco a farmi Luisa, ho intenzione di essere molto carina con te... sai? – mi sussurrò con voce provocante.
– Davvero?
– Potresti godere per molto tempo della mia.... gratitudine. E poi... Sai, c’è un mucchio di cose porche che non ho mai fatto a letto con un uomo... Prima o poi dovrò togliermi la curiosità, non trovi?... Se mi aiuti in questa piccola cosa potrei convincermi che sei proprio l’uomo giusto con cui levarmi lo sfizio di provarle tutte... Ti piace l’idea? – aggiunse con un filo di voce...
Non risposi. Quando il 90% del plasma circolante è nei tuoi corpi cavernosi non c’è molto altro da dire.
– Torniamo a letto, dai... – sussurrò invitante staccandosi da me e dirigendosi verso il lettone. Per un attimo i miei occhi indugiarono sul suo bel fondoschiena, che ondeggiava soave mentre camminava. Poi la seguii.

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