Abbiamo 94 visitatori e nessun utente online

Alexander Vega
Milena e il fuoco

Milena e il fuoco
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

1


Milena stava aspettando Diego sul marciapiede davanti al palazzo in cui viveva. Per una volta era il suo amico giornalista ad essere in ritardo e la cosa era parecchio strana; inoltre era un po’ nervosa, dato che aveva una gran voglia di fumarsi una sigaretta.
Aveva deciso, per l’ennesima volta, di provare a lascarsi alle spalle quel maledetto vizio e il ritardo di Diego non la stava aiutando.
Lui era un giornalista di cronaca nera che lavorava per un settimanale che si occupava, appunto, di notizie di quel genere. Milena era una fotografa free lance, che per arrotondare un po’ si occupava di fornire il materiale fotografico per gli articoli del suo amico.
Abitualmente invece lavorava  come commessa in un sexy shop.
Finalmente scorse la Panda bianca di Diego in fondo alla via. L’auto le si fermò davanti con una frenata brusca, lei aprì la portiera del passeggero e vi salì sbattendo la portiera.
«Alla buon’ora!» disse mentre appoggiava lo zaino con la macchina fotografica tra le gambe e cercando di afferrare la  cintura di sicurezza.
«Ma che caz…?»
Rimase stupita quando vide Diego.
Si era tagliato i lunghi capelli castani legati a coda di cavallo; adesso li portava molto corti, pettinati in avanti.
Aveva mantenuto solo il suo classico pizzetto, oltre agli immancabili occhiali.
Diego nel frattempo era ripartito e rideva sotto i baffi.
«Che c’è? Non ti piaccio?»
«No, no, anzi, ma è che mi sembri… strano!»
In effetti lo trovava molto più carino così e per un attimo alcuni pensieri sconci le passarono per la mente. Per fortuna fu un attimo molto breve.
«Come mai questo cambiamento?» aggiunse poi.
«Oh, nulla. Ero stufo e volevo cambiare un po’ look, tutto qui…»
Milena era perplessa, il tono di Diego non era convincente e sospettava che le stesse nascondendo qualche cosa. Lui comunque continuava a guidare in mezzo al traffico ad andatura piuttosto spedita, zigzagando pericolosamente in mezzo alle altre auto.
«Come mai in ritardo?» gli chiese aggrappandosi alla portiera, dopo che avevano sfiorato di pochi centimetri lo specchietto di un’altra vettura, «non è da te.»
«Stavo facendo una commissione…»
Sì, sicuramente le stava nascondendo qualche cosa.
«Tu non me la racconti giusta» disse quasi sotto voce.
Diego non replicò e continuò a concentrarsi sulla guida.
Milena lo fissò ancora un po’.
Stavano lasciando la città, dirigendosi verso un piccolo paesino tra le colline, dove era scoppiato un incendio che aveva ridotto in cenere un vecchio casolare.
C’era stata anche una vittima, a quando pareva. Diego le aveva già spiegato l’accaduto a grandi linee al telefono, quando l’aveva avvisata che sarebbe passato a prenderla.
Aveva notato però che Milena era più nervosa del solito; continuava a cambiare stazione radiofonica senza trovarne una che fosse di suo gradimento.
«Guarda che puoi fumare se vuoi, basta che tu apra un po’ il finestrino.»
Di solito non le permetteva di fumare in macchina ma dato che era di buon umore decise di concederglielo, per una volta.
«Ma cazzo, lo fai apposta? Io sto cercando di smettere e tu mi provochi?»
«Ok, scusa. Non lo sapevo. Be’, buon per te.»
«Lascia stare, va bene? Non una parola di più.»
Diego non osò aggiungere altro.
In realtà Milena era nervosa anche perché era da un bel po’ che non scopava, tanto per non usare mezzi termini.
La relazione con Emily, la ragazza Dark che lavorava al Tech Noir, era andata a rotoli. Un po’ perché Milena era gelosa e possessiva (l’altra faceva la barista in un locale in cui si incontravano solo donne lesbiche), un po’ perché la sua amata l’aveva iniziata al sadomaso arrivando addirittura a farle assistere ad alcuni spettacoli dal vivo.
Dopo l’avventura che aveva vissuto mesi prima, quando aveva avuto a che fare con una coppia di psicopatici serial killers, quel genere di sesso estremo era l’ultima cosa di cui aveva bisogno.
Anche se, doveva ammetterlo, ne era rimasta almeno un po’ attratta. E forse era anche per quel motivo che aveva preso quasi subito le distanze da certe pratiche.
Alla fine di tutto, lei ed Emily si erano lasciate non senza rancore. L’altra aveva fatto un paio di tentativi di riappacificazione ma Milena non aveva voluto saperne. Lei era fatta così: cocciuta, testarda e permalosa.
Però dall’ultima scopata con la ragazza Dark piena di piercing, prima di litigare, non aveva avuto altre relazioni, né con donne né con uomini; e ora non provava nemmeno più entusiasmo a masturbarsi.
Ogni tanto cedeva alla tentazione di guardarsi qualche DVD porno di genere sadomaso, nonostante non avesse avuto il coraggio di provare a mettere in atto certi giochi assieme ad Emily ed alla sua amica bionda di cui non si ricordava nemmeno il nome. Bionda che si era “esibita”, una sera, in un club privato fuori mano.
Milena se la ricordava bene, alta e con i capelli corti e biondi, legata a quella specie di barra trasversale con addosso uno striminzito abito di pelle e borchie che lasciavano ben in vista seni e vagina.
Un uomo robusto e calvo, dal petto villoso e dai bizzarri pantaloni aderenti, aveva iniziato a frustarla e quella si era messa a gridare di piacere. Poi Emily aveva preso il posto dell’uomo, frustando la bionda a sua volta.
Lei e Milena si erano entrambe “svestite” in tema per l’occasione, indossando lo stesso genere di abito striminzito che aveva addosso la bionda.
Milena si sentiva così a disagio... e dopo che Emily le aveva proposto di prendere in mano la frusta e provare, lei era corsa fuori da quella stanza. Si era rivestita in fretta a furia e si era fatta accompagnare subito a casa.
Tornò alla realtà; avevano lasciato la città da un po’. Ora si stavano inoltrando in piena campagna, in mezzo a vigne e uliveti, tra le colline.
Per un attimo intravide il suo riflesso sul parabrezza: aveva un look quasi da anni ’80, con capelli lunghi dietro e più corti sul davanti, a scalare, con la riga leggermente di lato.
Appena sopra l’orecchio destro li teneva comunque rasati, formando una specie di gradino. Guardandola di profilo, da quel lato, quel taglio di capelli aveva anche un qualche cosa di Punk. Aveva ancora il piccolo piercing al naso, sopra la narice sinistra.
Naturalmente indossava il suo inseparabile e consunto giubbotto in pelle marrone, anfibi e pantaloni militari.
Praticamente una specie maschiaccio di nemmeno un metro e sessanta. Però era molto carina, nonostante il suo aspetto. Carina ma non bellissima, come indicava il suo seno praticamente piatto, anche se era in grado di far perdere la testa sia a uomini che a numerose ragazze, spesso insospettabili lesbiche o bisessuali come lei.

Arrivarono sul luogo dell’incendio ovvero quel poco che rimaneva del vecchio casolare. Vi trovarono quattro autopompe dei vigile del fuoco, un paio di camionette dei carabinieri, una piccola folla di curiosi, alcuni colleghi giornalisti, tra cui un paio di alcune piccole reti televisive locali. La zona ovviamente era transennata e l’incendio era quasi completamente domato.
L’abitazione bruciata dava l’idea di essere vecchia,  con spesse mura di pietra, per fortuna situata in una zona leggermente isolata rispetto alle altre case del piccolo paese.
C’era anche un mezzo della polizia mortuaria, dentro il quale stavano per caricare il corpo dell’unica vittima di quell’inferno di fiamme e fuoco; il cadavere era coperto da un telo e Milena prontamente scattò una foto.
La vittima era un signora anziana ed era la proprietaria del casolare. Il figlio che viveva all’estero l’aveva riportata a casa soltanto da due giorni, dopo che aveva trascorso un mese in Belgio da lui.
Guardando quella scena attraverso la macchina fotografica le dava l’impressione di guardare un film, non la realtà.
Milena non sapeva dire se fosse un bene o un male.
Diego si fece largo tra i colleghi che avevano appena iniziato a fare domande ad un vigile del fuoco, il capo squadra sicuramente, che stava spiegando la situazione ripetendo le solite cose di rito, ovvero che le cause dell’incendio erano ancora sconosciute e che era presto per fare ipotesi, che c’era ancora molto lavoro da fare per spegnere completamente tutti i piccoli focolai rimasti tra le macerie della casa, ecc. Diego però, di solito intraprendente e pieno di domande trabocchetto, questa volta non chiese nulla, limitandosi a registrare sul suo piccolo registratore le dichiarazioni del vigile del fuoco; aveva altro per la testa, quel giorno, e per una volta non vedeva l’ora di tornarsene a casa.
Si sforzò comunque di dare un’occhiata in giro, tanto per capire un po’ meglio il quadro della situazione.
Milena, pure lei un po’ svogliata, scattò altre foto non particolarmente significative e poi mise nello zaino la sua attrezzatura fotografica.
Si diresse verso l’auto di Diego attendendo il suo ritorno, guardandosi un po’ attorno annoiata.
Passò di lì una giovane coppia, probabilmente di curiosi, che se ne stavano andando via.
Mandò al diavolo il suo fioretto e scroccò loro una sigaretta; il giovane si offrì di accendergliela con il proprio accendino e lei ringraziò ancora.
Aspirò con gusto il veleno e finalmente cominciò a calmarsi.
Posso aspettare fino a domani per smettere, pensò.
Dopo un paio di minuti arrivò Diego che, vedendola fumare, stava per dire qualche cosa…
«Non una parola, chiaro?» Lo fulminò con lo sguardo lei.
«Non dico nulla…» fece gesto lui con le braccia, in segno di resa.
Milena finì la sigaretta e dopo averla gettata via salì in auto. Non poté far a meno di notare che il capo squadra dei vigili del fuoco era ancora sotto i riflettori dei giornalisti e delle videocamere: evidentemente ci aveva preso gusto.

Stavano percorrendo a ritroso la stretta e tortuosa strada tra le colline.
Milena si era definitivamente calmata.
Da quando erano ripartiti non aveva cambiato più la stazione radio, però si era messa a fissare Diego intensamente.
Stava decisamente meglio con i capelli corti; prima sembrava una specie di “frichettone” con quella coda di cavallo, la barbetta curata e gli occhiali.
Adesso aveva un’aria un po’ più giovanile, più sveglia, più sexy.
Milena sapeva benissimo che in realtà si sentiva attratta da lui, ma non riusciva ad ammetterlo.
Spesso aveva avuto pensieri molto impuri su di lui, e sicuramente anche Diego aveva immaginato le stesse cose nei suoi confronti.
Eppure si erano sempre fermati in tempo, avevano flirtato spesso e volentieri, ma era finita lì.
Così adesso si ritrovò ad osservarlo in modo diverso, quasi come se all’improvviso avesse preso una cotta per lui.
«Allora, cosa bolle in pentola? Cosa mi stai tenendo nascosto?» se ne uscì all’improvviso lei, con un tono quasi suadente, come se volesse sedurlo.
Lui però sembrava non averci fatto caso.
«Non è facile da dire… mi imbarazza un po’…»
Milena deglutì.
No, non può essere, non posso crederci  si ritrovò a pensare.
«Be’ ecco: io e Maria abbiamo deciso di…»
Lasciarci?
«…sposarci!» disse invece lui.
Era chiaro che lo aveva frainteso, aveva scambiato il suo nervosismo per qualcos’altro.
Che stupida era stata!
«Sposarvi?» disse tentando di mascherare la sua delusione, «congratulazioni!»
Ma non ci riuscì tanto bene.
«Sì, stiamo già facendo i preparativi. È per questo che ero in ritardo oggi. Ci sposeremo tra due settimane.»
«E cosa aspettavi a dirmelo?»
Era stupita e incazzata nera. E pure delusa.
«In realtà lo abbiamo tenuto nascosto a tutti i parenti e amici, doveva essere una sorpresa.»
«Infatti…» Non riuscì a dire altro.
Ma cosa si aspettava? Che lui le avesse dichiarato i suoi reali sentimenti nei suoi confronti? Lei era bisex, inaffidabile, sentimentalmente e sessualmente molto disinibita. Non avrebbe mai funzionato tra di loro.
«Naturalmente tu sarai la fotografa ufficiale! E voglio pagarti.»
«Ma non se ne parla nemmeno, figurati se mi faccio pagare da te.»
«No, davvero. E poi finalmente potrò vederti vestita elegante. Sono sicuro che sei uno schianto, vestita come si deve.»
«Come sarebbe…  vestita come si deve?»
Fingeva di essere arrabbiata, anche se in realtà era furiosa. E molto.
Diego, all’improvviso si ammutolì, come se di colpo si fosse reso conto di una cosa.
Rallentò e accostò l’auto, lasciando il motore acceso.
Si voltò verso Milena.
I due si guardarono, in silenzio.
Milena sganciò la cintura di sicurezza e si avvicinò a lui.
Passarono due secondi, poi lo baciò.
Fu un bacio dolce, seguito da uno più intenso, quasi violento.
Lei se lo tirò verso di sé, mentre la sua mano finiva in mezzo alle sue gambe, costatando quello che sapeva già: Diego stava avendo un’erezione.
Un’automobile passò facendo scuotere la loro macchina con lo spostamento d’aria.
Fu quello a far tornare il lume della ragione a Diego, che subito si staccò da Milena.
«Porca puttana, no!»
Il gesto fu deciso, e Milena ci rimase male.
«Scusa, ma non possiamo andare avanti.»
«Perché no?» chiese invece lei, non capendo.
«Cazzo, Milena: io mi devo sposare, ecco perché no!»
Lei decisamente non comprendeva.
«Finiremmo con il peggiorare la situazione, lo sai anche tu che non sarebbe una cosa saggia, fare sesso con te.»
«Questo non è solo sesso, e tu lo sai…»
«No, ti sbagli: per me è solo sesso. E scopare con te non sarebbe giusto né nei tuoi confronti né di quelli di Maria, che dovrò sposare tra un paio di settimane, ti vorrei ricordare.»
«Non è vero che sarebbe solo una scopata, stai mentendo a te stesso.»
Milena aveva voglia di piangere, e forse era anche imbarazzata per l’accaduto, ma più che altro era delusa e arrabbiata con Diego.
E con se stessa, per essere stata così stupida.
«Filomena, ascoltami: tu mi piaci, ma non ti amo come amo Maria, chiaro?» disse sottolineando il non, «e mi dispiace di averti fatto pensare il contrario.»
Milena rifiutava di crederci, ma lui l’aveva chiamata con il suo vero nome, cosa che non aveva mai fatto prima.
Di colpo comprese che il loro rapporto sarebbe cambiato in modo definitivo, per sempre.
Cominciò a piangere, come una bambina.
«Mi dispiace, davvero…» tentò di giustificarsi Diego.
Si avvicinò a lei, poggiandole la mano sulla spalla come per consolarla.
Ma fu inutile: lei lo scacciò con un gesto deciso.
«Non mi toccare! Lasciami stare.»
Ci furono alcuni istanti di imbarazzo e silenzio.
Lei continuava a singhiozzare asciugandosi le lacrime, e lui si sentiva in colpa.
Senza dire nulla si rimise sulla strada e ripartì verso la città senza proferire parola.
Quello fu il viaggio più lungo della sua vita.

Milena scese dalla Panda bianca di Diego senza salutarlo, senza voltarsi, senza chiudere nemmeno la portiera.
Si fiondò più veloce che poteva dentro il portone del palazzo, provando un grande odio per il suo ormai ex amico.
Appena entrata nel suo appartamento prese lo zaino con la sua macchina fotografica e lo lanciò contro il muro dalla rabbia. Dal rumore che  udì dopo l’impatto sembrava proprio che qualche cosa si fosse rotto all’interno.
‘Fanculo la macchina fotografica, ‘fanculo tutto.
Poi si buttò sul letto e ricominciò a piangere.

Specifiche

Share this product