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Alexander Vega
Milena e il set porno

Milena e il set porno
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Primo capitolo

1

Martedì.

Milena si svegliò piuttosto presto, colpa della luce del sole che illuminava la camera da letto; ebbe un attimo di smarrimento. Poi si ricordò. 

Era il suo primo giorno di ferie e non si trovava nel suo piccolo appartamento. Chi abitava questa casa evidentemente non aveva l’abitudine di chiudere le imposte durante la notte. 

O forse se n’era solo scordata. 

Ma ormai Milena era sveglia, con il consueto mal di testa post sbornia, tra l’altro. Si trovò in mezzo a due ragazze piuttosto avvenenti. 

Entrambe la stavano abbracciando. 

Una era di origini giapponesi, minuta più o meno come Milena, ma con lunghi capelli neri lisci. Doveva chiamarsi Mai “qualcosa”, o almeno così ricordava.

L’altra era una ragazza dai capelli rasati, con occhi da cerbiatta, muso spigoloso e un seno piuttosto prosperoso, a discapito della corporatura magra. Lei invece doveva chiamarsi Monica. Sì Milena sapeva che le altre avevano il nome con la stessa iniziale.

Le tre M, si ritrovò a pensare. Anche se Milena non era proprio  il suo vero nome, a dire la verità.

Non riusciva  proprio a ricordarsi come erano arrivate in camera da letto, ma era una cosa normale, per lei, scordarsi di ciò che era accaduto durante una notte di sbornia. Ricordava solo che avevano iniziato un rapporto a tre sul divano. 

Poi il nulla.

Riuscì a sfilarsi da quella doppia presa affettuosa e a sgattaiolare fuori dal letto matrimoniale. La camera era arredata in stile moderno ed essenziale. A parte il letto, che era un disastro, il resto era ordinato e pulito.

Entrò nel bagno direttamente da una seconda porta della stanza e si sedette sulla tazza del water per fare pipì, sbadigliando. Poi si alzò, tiro lo sciacquone e passò al lavandino. Si lavò il viso e si passò una mano nei capelli guardandosi allo specchio.

Non aveva un bell’aspetto.

E ancora non si era abituata al nuovo taglio.  Era tornata ad un taglio corto con un ciuffo che le cadeva sugli occhi; sul lato destro, appena sopra l’orecchio, i capelli erano rasati come sulla nuca. L’immancabile piercing alla narice sinistra del naso era l’unica cosa che le dava un tocco femminile.

Sbadigliò e tornò in camera. Quelle altre due continuavano a dormire beatamente. 

Guardò il suo ingombrante orologio da polso: 8 e 30. Solo in quel momento si rese conto che, orologio a parte, era completamente nuda. Sbadigliò ancora, ma non aveva voglia di tornarsene a letto.

Andò invece sul divano, nel salone, e accese la tv in attesa che la padrona di casa si svegliasse. Non era così scostumata da frugare nella cucina altrui per cercare qualche cosa da mangiare senza il permesso dei proprietari. 

Fece un po’ di zapping finché arrivò ad un canale musicale, uno di quelli che trasmettevano vecchi classici dei tempi passati. Quella era vera musica. Tenne comunque un volume basso, per non dar fastidio a quelle altre due di là, nella camera da letto. 

Cinque minuti dopo Milena si era riaddormentata sul divano.

 

 

 

Dopo tutto le aveva fatto bene quell’orgia a tre, la notte precedente. Milena si svegliò svegliata definitivamente con l’odore del caffè che Monica, la padrona di casa, aveva preparato verso le 10 e mezza del mattino. Avevano fatto colazione tutte e tre in cucina, divorandosi pure un paio di cornetti a testa. 

Quando Milena si fu  rivestita, con pantaloni mimetici, anfibi e felpa abbondante, Monica si era offerta di riaccompagnarla a casa con la sua auto; Milena aveva accettato. Sebbene Mai si aspettasse un saluto con un bacio, lei l’aveva quasi ignorata.

La giapponesina c’era rimasta piuttosto male. Stessa cosa poi con Monica: un freddo “ciao e grazie” e niente più.  Era scesa da quell’auto, una Opel Agila Blu, ed era corsa a casa sua senza voltarsi. 

Per Milena si era trattato solo di sesso; sentimentalmente i triangoli amorosi non potevano funzionare, come aveva constatato di persona. 

Lei, ormai definitivamente bisex, non riusciva ad instaurare in rapporto sentimentale duraturo con nessun rappresentante dei due sessi; aveva frequentato per un periodo la ex fidanzata del suo miglior amico Diego, giornalista di cronaca nera che lei accompagnava occasionalmente come fotografa free lance.

Milena però era riuscita a mandare a monte, a causa della sua  gelosia, il suo matrimonio di Diego con Maria, una formosa e occhialuta rossa, con cui, tra l’altro era finita a letto, poco dopo. Si era creato un pericoloso triangolo che aveva portato alla rottura di entrambe le ragazze con Diego, il quale, alla fine, era andato convivere con la propria capo redattrice. 

Com’è che si dice? Tra i due litiganti, il terzo gode…

Il tutto nel bel mezzo di una storia di snuff-movie e piromani.

Milena e Maria invece avevano continuato a frequentarsi per un paio di mesi; poi la rossa aveva deciso di darci un taglio.

Nel suo appartamento faceva ancora freddino,  come si rese conto Milena non appena si tolse l’inseparabile giacca in pelle da aviatore. La temperatura del suo appartamento non era gradevole come quella dell’abitazione di Monica, della quale, si accorse proprio in quel momento, non sapeva proprio nulla. Stessa cosa riguardo a Mai, la giapponesina. 

Doveva smetterla di scoparsi perfette sconosciute incontrate al Tech Noir, noto locale lesbo della città. Poteva rivelarsi pericoloso, come già le era capitato in passato, infatti.

 

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