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Le Staroccate
NOI

NOI
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Primo capitolo

Una prefazione, un viaggio…

Vedo l’angolo di un libro spuntare dalla tasca posteriore del sedile davanti al mio. Il treno è semi-vuoto e di certo qualcuno se l’è scordato qui. Lo sfilo e ne guardo la copertina, col titolo evidente: “Noi”.
Lo apro e subito mi compare una scritta elegante, vergata con cura, a caratteri grandi e ben definiti.
Leggi le mie parole! Sono la moglie e l’amante, sono la schiava e la padrona. Sono la donna trascurata che si rifugia nelle sue fantasie e l’amica e compagna di giochi che hai sempre sperato d’incontrare. Leggimi! Sono una e sono tutte…
Firmato: Un’autrice.
Che dire? Questo mistero e questo anonimato mi conquistano all’istante: Noi ormai è mio. Nessuno potrà reclamarlo e io voglio, attraverso le sue pagine stampate, capire quale delle otto autrici - i cui nomi d’arte sto scoprendo nell’indice - abbia scritto questa dedica particolare.

Il mio viaggio tra le parole dura meno del mio soggiorno su questo treno: sono ancora sul mio scomodo sedile e stringo il volume tra le mani.
Ho sfiorato vite di donne che mi somigliano e che mi sono antitetiche. Ho riconosciuto in un dettaglio o in una piccola sfaccettatura quella che io sono stata o che potrei essere.
Ho rivissuto fantasie che mi hanno accompagnata in notti solitarie e insonni, scoprendo con indicibile delizia che, raccontate da altre, espressioni e immagini possono avere un sapore nuovo.
Ho sentito fiorire in me l’eccitazione e il desiderio, trovandomi più viva e animata, grazie alla passione che scorre in ogni pagina del volume che accarezzo ancora, grata di averlo trovato.
Storie di donne e uomini. Storie di amori e di passioni. Storie di sesso, ma di quello bello, voluto, condiviso, appagante. Storie che chiunque può sentire sue, perché lo sono a tutti gli effetti. Storie narrate con voci di donne, dai toni e colori diversi, ma talmente armoniose nel loro insieme da rendermi difficile capire quale di loro avesse scritto quella dedica. Ma l’ho capito. Chiudendo il volume l’ho capito.

Sto arrivando nella stazione della mia città. Mi alzo e mi preparo per scendere. Il libro giace sul sedile accanto al mio, rimasto vuoto per tutto il tempo: lo prendo per riporlo nella borsa da viaggio, ma qualcosa mi ferma.
Apro il libro, scorro di nuovo la dedica e cerco di imprimermi i loro nomi nella memoria. Lo chiudo e accarezzo la copertina flessibile, in un muto addio, appena prima di riporlo proprio dove l’ho trovato, nella tasca del sedile.
E sorrido tra me, augurandomi che qualcun altro intraprenda l’emozionante viaggio tra quelle stesse pagine, mentre corro, eccitata dalle parole delle Staroccate, tra le braccia dell’uomo che mi aspetta al di là del binario.

Olympia Fox

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