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Etèra
Non mi sono perduta

Non mi sono perduta
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Primo capitolo

1
Etèra


Volevo donarmi anima e corpo a Cristo, oggi lascio che molti uomini facciano quello che vogliono col mio corpo, insozzandolo col loro sudore e la loro bava, ma nessuno è riuscito a sporcare la mia anima.
Volevo farmi suora e chiudermi in un convento per cercare la spiritualità, ora mi apro per vendere sesso e illusioni a uomini che vedono in me una soluzione semplice e per niente impegnativa dal punto di vista sentimentale. Un’opzione veramente appetibile, per loro.
Sono una donna che ama guardare in faccia la realtà, dico pane al pane e vino al vino, ed è per questo che dichiaro di fare la prostituta: non voglio essere confusa con quelle ipocrite che si definiscono escort, accompagnatrici, sex worker, dimenticando che lo prendono in culo esattamente come me.
No, non ho una zolla di mota al posto del cuore. Il mio cuore è uguale a quello di ogni donna, sia essa una casalinga o una ricercatrice universitaria, una crocerossina o una di quelle che mettono la multa per divieto di sosta. Certo, ho anch’io i momenti di smarrimento, ma cerco di rincuorarmi in tutti i modi. Per evitare quelle cadute di autostima che feriscono nei punti più inaccessibili e sensibili, come l’anima e il cervello, mi dico che resto pur sempre una missionaria, una missionaria del piacere a pagamento: il sollievo non lo porto agli umili e ai diseredati ma a maschi frustrati, soli, infoiati.
Non mi vergogno di ciò che faccio, sfrutto soltanto la mia avvenenza: sono mora, snella, terza di seno, pelle ambrata, un sedere che esprime il meglio di sé quando è scoperto.
Vorrei poter fare il mio mestiere alla luce del sole e invece devo sottostare al volere di paternalisti e moraliste, anche un po’ sessuofobe, che pretendono di relegarmi al margine della società, da clandestina, per “il mio bene”. Io non obbligo nessuno a fare quello che faccio io, perché queste persone vogliono obbligarmi a fare quel che dicono loro?
L’unica cosa che loro sanno fare è una descrizione schifata delle attività sessuali. Pronunciano la parola “pompino” quasi che fosse qualcosa di osceno. Immaginano le penetrazioni alla stregua di azioni di guerra contro i corpi femminili. Non gli viene in mente che esistono donne alle quali piace essere penetrate o che amano fare pompini.
Il mio mestiere è certamente duro, ma mi permette di scegliere quale cliente soddisfare e quale no. Quello che deve essere chiaro è che io non sono obbligata a lavorare e posso farlo oppure no. Tutto dipende da me.  Lavoro un certo numero di ore vendendo carezze, parole, servizi sessuali e non pezzi di corpo perché il cliente non asporta la mia vagina per portarsela a casa.
Non sforzatevi di disegnare nella vostra mente una mia immagine perché rischiereste di crearne una stereotipata che non mi rappresenta. Io sono istruita, intelligente, bella, in grado di scegliere e non ho alcun bisogno che voi mi descriviate come una povera reietta, un rifiuto sfortunato della società, che altri dovrebbero salvare. Se volete, consideratemi un’etèra dell’antica Grecia,  apprezzata non solo per le sue prestazioni sessuali ma anche per il suo livello culturale, una donna indipendente che nulla aveva a che fare con le pornai che vendevano il loro corpo lavorando per la strada. 
È proprio questo il punto dal quale vorrei far partire la mia storia.

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