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Simon F.
Non sapeva cosa dire…

Non sapeva cosa dire…
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Primo capitolo

CAPITOLO 1  giovedì
«Simo mi ha chiamato una, verrebbe su domani pomeriggio, tu puoi tenere compagnia alla sua amica?» 
«Tenere compagnia mentre?»
«Ti faccio un disegno?»

Stephan è così, di compagnia, preciso nel lavoro ma un po’ asciutto nei modi. Alto, dal fisico mediamente atletico, capelli castani e occhi verdi e bastardi, uno di quei ragazzi che non vorresti uscissero con tua sorella.


CAPITOLO 2  venerdì
Il giorno dopo, un caldo sole di metà settembre illuminava la zona giorno della villetta in cui Stephan e io eravamo impegnati a digitare e a confrontare le nostre idee. I computer erano appoggiati sul tavolo di fronte alla porta finestra della sala con il camino, sulla parte terrazzata del giardino in pendenza, al piano più basso di quella villetta su due livelli. Stephan aveva preferito venire qui a lavorare, mi aveva detto di aver bisogno di un posto tranquillo e lontano dalle distrazioni per portare a termine il nostro ultimo progetto.
Poco dopo uno dei pranzi informali composti da un abbondante piatto unico che eravamo soliti consumare, Una telefonò a Stephan per chiedergli di aprire il cancello del grosso viale sinuoso che a sinistra vedeva sorgere quel pugno di casette identiche per aspetto e dimensioni. Non avendo chiesto alcuna indicazione e non essendo questo posto presente nelle mappe dei navigatori potevo supporre che non fosse la prima volta che Una percorresse questa strada. Le due ragazze, in abbigliamento inequivocabilmente sportivo, si affacciarono alla porta un paio di minuti dopo.
«Bay, ciao» esordì la prima.
«Ciao sono Aria» disse l’altra ragazza.
«Sono Simon, prego, entrate» risposi come fosse casa mia, stringendo la mano a entrambe mentre avanzavano e passavano a salutare Stephan che già conoscevano.
Qualche parola di circostanza, un bicchiere d’acqua e poi Stephan sparì con Bay al piano di sopra.
«Situazione imbarazzante» fu l’unica affermazione che mi sentii di condividere.
«Decisamente!» rispose lei arrossendo.
E spezzammo il silenzio con una risata. Se dovessi descriverla con una sola parola direi “fresca”. Se invece scegliessi di usarne molte potrei dire che fu un’ottima prima impressione. Lunghi capelli castani e mossi facevano da contorno a occhi intensi, pelle delicatamente colorata dal sole e labbra da mordere. Sorridente, altezza nella media, prosperosa, gambe lasciate quasi del tutto scoperte da un paio di pantaloncini bianchi, era entrata da un minuto e già fantasticavo su tutto quello che avrei voluto farle.
«Avete in progetto qualche attività sportiva più tardi?» mi sorpresi a chiederle o forse era un modo per giustificare il fatto che la stessi palesemente scrutando.
«In realtà ci eravamo appena cambiate per l’allenamento che stiamo saltando proprio adesso, siamo qui con il nostro tennis club e ci prepariamo per i campionati.»
«Siete professioniste?»
«No, sono campionati tra circoli, nulla di professionale, veniamo su per allenarci ma più che altro è una scusa per fare ogni anno una settimana di vacanza fuori stagione, stare all’aria aperta, staccare un po’, io faccio la traduttrice.»
«Lavoro interessante?»
«Idealmente parlando avrei voluto fare qualcosa di più creativo, ma sono una persona molto concreta, è un lavoro che mi piace e sì, è interessante.»
«E dove lavori?»
«Sono una libera professionista, ho un ufficio a casa.»
«Fantastico non devi neanche vestirti la mattina!»
«In realtà ricevo anche i clienti e presentarmi senza vestiti non sarebbe troppo professionale, però ha i suoi vantaggi.»
«Tipo?»
«Per esempio evito il traffico, i conflitti con i colleghi, i tempi morti.»
«E i lati negativi?»
«Per certi versi, il fatto di non essere mai in ufficio, ti porta ad essere sempre in ufficio. Capita molto spesso che io traduca di notte, ho scadenze pressanti.»
«Quelle in effetti anche noi.»
«Bay, venendo qui, mi ha detto che vi occupate d’informatica.»
«Progettiamo siti Internet. Cos’altro ti ha detto?»
«Praticamente mi ha rapita un’ora fa quindi nient’altro.»
«Quindi non sapevi di dover venire qui?»
«No, finché non mi ha chiesto di venire qui con lei e mi ha caricata in macchina, credo sia stata una cosa improvvisa.»
«Veramente si sono accordati ieri.»
«Ieri? Mi sa che allora non so parecchie cose.»
«In che senso?»
«Tempo fa mi disse che con Stephan era finita e che si sentivano di rado, ma ora arriviamo e spariscono, penso che non siano cose che capitino per caso.»
«Ora che ci penso Stephan ha fatto molte pressioni per venire a lavorare qui, forse sapeva che Bay sarebbe venuta da queste parti.»
Cercammo per un attimo di definire i termini del complotto, passammo il tempo a parlare, o meglio era più lei a rispondere alle mie domande, stavo facendo la figura dello sfigato.
Le nostre chiacchiere furono interrotte da Bay, l’amica di Aria: «So che può sembrare un po’ sfacciato ma avete mica ehm un, un, preservativo?»
Aria scoppiò a ridere: «Questa domanda mi fa evincere che non ce ne andremo via tanto presto!»
Risposi anch’io, dispiaciuto: «No, io non ho nulla, contavo di venire su per lavorare.»
Aria nel frattempo si alzò, raggiunse la borsa, aprì il portafoglio e porse l’involucro rosso alla sua amica aggiungendo:
«Tutto bene?»
«Sì» rispose Bay tornando da dov’era venuta.
Tornò a sedersi al suo posto e io dovevo avere un’espressione davvero cretina.
«Qualcosa non va?»
«No, scusa...»
«Stupito che una donna possa avere un preservativo nel portafoglio?»
Rispondo proseguendo nella mia idiozia: «Dicono di non tenerli nel portafoglio…»
«Lo dicono a voi maschietti perché tenete il portafoglio in tasca, al caldo.»
Ero un idiota, dovevo riprendermi ma non riuscivo a dire nulla di sensato, parlava lei, e parlava bene, bella voce, bei pensieri.

Dopo un altro paio d’ore ricomparvero gli altri due, Bay doveva parlare insieme con Aria così entrarono in casa, e io non riuscivo a sentire quale fosse l’argomento.
Staphan si versò da bere e mi mostrò un sorriso decisamente poco enigmatico:
«Figa Aria vero?»
«Sì ma ti rendi conto che non sono al suo livello?»
«Basta che non se ne accorga lei.»
«Troppo tardi.»

Tornarono le ragazze ma non si trattennero a lungo, salutai Aria e appena chiuso il portoncino d’ingresso iniziai a martellare Stephan, mi serviva il suo numero.
«Prima spiegami com’è andata» mi chiese Stephan.
«Diciamo che più che una conversazione è stata un’intervista.»
«Non promette bene.»
«Facevo solo domande, non sono riuscito a dire niente, anzi no, per colpa tua l’ho guardata stupito quando ha passato a Bay un preservativo.»
«Io non ero presentabile e quelli che avevo li avevamo finiti, così ho mandato giù lei a chiederlo, a te comunque.»
«Non li ho portati, pensavo di venire qui per lavorare.»
«Cos’è ti pesano?»
 
Persino Stephan si dimostrava più acuto di me quel giorno, lo implorai di chiedere a Bay con la quale iniziò a scambiare qualche messaggio, impaziente gli chiesi se almeno avessi qualche speranza:
«Non tante Simo, Aria pensa tu sia, e cito, un pesce lesso, non posso farti leggere perché non mi ha scritto solo questo ma non ti sto mentendo.»
«Cioè la mia vita è appesa a un filo e tu cazzeggi scrivendo chissà cosa al telefono.»
«Tengo solo alta la tensione…»
«Devi farla tornare.»
«Stanno su solo fino a domenica.»
«C’è domani.»
«Sì ma se è andata come dici perché dovrebbero venire?»
«Per favore almeno provaci.»
«Non sono convinto, ma provo a mandale un altro messaggio.»
 
Risposero dopo cena.
«Aria non era molto dell’idea ma Bay l’ha convinta, arrivano sul tardi, prima hanno la cena del circolo, spero che ragionerai sulle tue mosse.»
«Dai vengono dopo cena, voi sparirete e io cercherò di farmela.»
«Ecco io non ci conterei troppo.»
«Perché?»
«Non sei il primo che ci mette gli occhi addosso ma è un tipo particolare, non proprio espansivo.»
«Dai va in giro con un preservativo nel portafoglio, è chiaro che ti sbagli. Comunque sai altro di lei?»
«Viaggia tanto, è iperattiva...»
«Qualcosa di più vago?»
«Scusa sei tu l’esperto in interviste, non io, chiediglielo domani!»
 
Mi toccava aspettare fino al giorno dopo per scoprire se era una della tante che fingono di essere caste e poi dopo due ore te le porti nel bagno della discoteca o se faceva parte di qualche setta di astinenti o roba simile. Diciamo che le parole di Stephan più che dissuadermi avevano fatto scattare in me la scintilla della sfida.

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