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Francesca Ferreri Luna
Ohps! La sorpresa

Ohps! La sorpresa
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Primo capitolo

INTRODUZIONE
 
Appoggiata al muro cercavo disperatamente di infilare la chiave nella toppa.
Che sbronza!
Con la fronte contro la porta mi tenevo la mano tremante con l'altra mano. Altrettanto tremante. Auspicai l'intervento di qualche legge fisica che mi aiutasse nell'intento. E alla fine la chiave entrò. Ero salva.
Mi trascinai fino al letto sbattendo le spalle sulle pareti. Un quadro sfiorato cominciò a dondolare nervosamente. Pregai che non facesse troppo rumore nel cadere. Non cadde, miracolosamente.
Mi lasciai andare sul letto, le scarpe le avevo lasciate lungo il corridoio. Chiusi gli occhi. La stanza cominciò a girare all'impazzata, la testa mi stava scoppiando. Poi all'improvviso il nulla, il silenzio più assoluto. Ed ho perso conoscenza.
Mi svegliai non tanto tempo dopo. Fuori era ancora buio, la mente assente. Mi alzai barcollando ancora e mi diressi verso il bagno. Appoggiandomi alla parete mi sfilai la gonna. Qualche passo ancora e, dopo essermi slacciata la camicetta, la lasciai cadere a terra. Mi trascinai fino al water. Mi abbassai lo slip e sedetti senza grazia sulla tazza. Appoggiai la testa tra le mani e mi liberai di quella necessità divenuta impellente.
Ma che stava succedendo!?
Improvvisamente mi trovai bagnata dappertutto. Un getto imprevedibile, incontrollabile distribuiva il liquido dovunque senza nessuna possibilità di contenimento. Mi alzai di scatto continuando a bagnare qualsiasi cosa fosse nel raggio di azione davanti a me. Non capivo, non riuscivo a definire la situazione, ero spaventosamente confusa.
Cercai la mia immagine nello specchio. Ero stravolta. Mi allontanai per vedere la mia immagine più completa.
- Oddio... Oddio... no... non è possibile!
Abbassai lo sguardo a cercare conferma di quanto avevo appena intravisto nello specchio.
Un piccolo affarino rugoso, pendente, scuro... tra le mie gambe!
- Ma che cazzo... è? - riuscii a sussurrare.
E mai frase fu più appropriata.

Capitolo 1
 
 
Cammino veloce per raggiungere la macchina. Sono in ritardo, come al solito.
Ho passato tre giorni sigillata in casa, senza rispondere al telefono, senza parlare con nessuno. Niente tv, niente musica. Sola a confrontarmi con questa improvvisa, inimmaginabile realtà. Non posso dire di essere riuscita ad accettare la situazione ma d'altra parte non serve nulla fuggire il mondo. Voglio tornare a vivere, costi quel che costi. Mi sono avvicinata all'intruso, l'ho studiato, l'ho spiato. Non sembra pericoloso.
Tuttavia non ho ancora avuto il coraggio di affrontarlo direttamente, di misurarne la consistenza e di analizzarne le reazioni. Se questa è la nuova prova che la vita mi offre avrò tutto il tempo per conoscerlo a fondo.
Trovo la macchina parcheggiata con tre foglietti gialli che sventolano sotto il tergicristallo. Il vento caldo di questo fine settembre mi aiuta a superare con ottimismo l'incazzatura automatica che mi prende in questi casi. Potevano portarla via… penso. Apro la portiera e faccio per entrare sollevando leggermente, come al solito, la gonna. Ma non riesco ad essere disinvolta, anche i movimenti più automatici diventano complicati.
Il pisello mi scivola su un lato della coscia creandomi un senso di imbarazzo che mi blocca. Lo supero e con decisione mi siedo. Provate voi a mettervi un tanga nella mia situazione. Ho provato con slip tradizionali ma mi sentivo ridicola. Allora oggi ho preferito lasciarlo libero. La gonna è quasi al ginocchio. Domani voglio provare con i collant, quelli conformanti, quelli che danno l'illusione di aver un ventre piatto. Me lo schiaffo all'ingiù e voglio vedere se ha il coraggio di muoversi e prendere iniziative. Comunque è un problema che dovrò risolvere.
Il traffico è intenso. Che novità. Guido con arroganza, entro nel flusso del traffico senza crearmi troppi problemi. Venti minuti per fare 5 chilometri. Il mondo non è cambiato in questi tre giorni.
Parcheggio nel cortile e tiro un sospiro di sollievo e nello stesso tempo provo il disagio di dover affrontare i colleghi che da tre giorni mi stanno cercando. Una scusa? Già la scusa, devo ancora pensarci. Faccio dietrofront e velocemente raggiungo il bar all'angolo, quello nel quale non andiamo mai.
– Un cappuccino, grazie – e prendo tra le mani un quotidiano locale. Mentre sfoglio le pagine passo in rassegna l'elenco delle scuse plausibili. Sembrano tutte assurde. Comunque alla fine opto per Parigi, sì, mi piace. Un viaggio di tre giorni vinto grazie alla partecipazione ad un concorso di una azienda di reggiseni e intimo. E perché non hai telefonato, non ci hai avvertiti prima bla bla, bla bla bla. Sento già le domande ed immagino le intonazioni che lasciano intendere chissà cos'altro. Un messaggio in segreteria l'avevo lasciato e diceva che mi sarei fatta viva io. Quindi, vada per Parigi. Mentre mi asciugo le labbra dopo aver bevuto il cappuccino, un signore in completo gessato e baffo screziato di grigio mi sfiora il corpo, dietro. Mi volto di slancio, con uno sguardo che non riesco ad immaginare ma che, evidentemente, è molto significativo.
– Scu… scusi… L'ho urtata inavvertitamente con la borsa…
 
 
– Allora Parigi?! – Monica, in piedi al lato della scrivania, appoggia la sua mano sulla mia spalla e mi guarda dritta negli occhi.
– Non me la racconti mica giusta… Da sola a Parigi? Con quella faccia lì? – Si siede nella sedia a fianco.
– Non vorrei dire ma sembra tu sia stata travolta da un treno, altro che viaggio di piacere… o meglio, sì, forse un viaggio proprio di piacere.
– Te l'ho detto, il viaggio di ritorno è stato massacrante, devo ancora dormire, sono arrivata stamattina alle 7, ho appena fatto in tempo a farmi una doccia veloce… – tento di giustificarmi.
– No, no, qui c'è di mezzo un uomo e non è certo Moreno visto che da tre giorni non fa altro che cercarti!
– Ma che uomo e uomo, ero da sola – ripeto.
– Uh, uh, da sola eh? – Poi mi si avvicina con un sorriso pieno di doppi, tripli, quadrupli significati ma che in definitiva si riducono ad uno solo.
– Sento odore di sotterfugi, sento odore di uccello fresco!
Certo Monica non era stata mai molto fine nella scelta delle parole ma questa volta mi sorprende per davvero.

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