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Oxè Awards 2006. I migliori racconti erotici

Oxè Awards 2006. I migliori racconti erotici
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Primo capitolo

CERCHI NELL’ACQUA
di Liviana

— Silvia, cosa regali a Paolo per il suo compleanno?
Mary fa sempre così: mi chiede cosa voglio regalargli io, per essere certa di fare qualcosa di assolutamente diverso e clamoroso. Mi dà noia, ma non posso esserle scortese visto che, volente o nolente, è mia collega di lavoro. Non ho la più pallida idea di che regalo fare.
— Penso che un costume nuovo potrebbe andare bene, l’ultima collezione è molto sexy — le rispondo per farla morire un po’ di invidia. Stiamo tutte cercando di accalappiarlo, Paolo.
— Al pub l’altra sera ho sentito dire che non ha più l’orologio perché si è deciso a restituirlo alla sua ex via posta. Suggerisce Mary.
“Era ora” penso io.
— In effetti — dico — quella storia ha avuto strascichi un po’ troppo lunghi. È il momento di portarlo a fare baldoria.
Mary mi osserva attenta per vedere se sto scherzando o se sto parlando di una cosa plausibile.
— So per certo che Luca, Stefano e Giampi hanno intenzione di regalargli una collezione rara di whisky.
— E Monica? — chiedo cortese.
— Penso che prenderà l’ennesima, inutile…
— Cravatta — concludo io.
Ridiamo da brave pettegole e cerchiamo di mettere un po’ di ordine tra gli scaffali del negozio.
È quasi ora di chiudere.
Quel costume da bagno, in fondo, mi ha fatto venire un’idea…
— Potremmo fare un toto-scommesse su quale sarà il regalo più strambo che ti faranno le ragazze — mi bisbiglia Luca all’orecchio. Lo fulmino con lo sguardo per ricordargli che siamo ad una riunione piuttosto importante.
— Dai Paolo, le sappiamo a memoria queste cose. E poi il caso non è nostro ma di Stefano quindi un bel chisenefrega è imperante.
Se Luca non fosse il mio migliore amico lo strozzerei. Non ha certo tutti i torti: le ragazze stanno esagerando.
— Se fossi in te chiederei di uscire a Mary. Sono sicura che è disponibilissima — mi dice ancora Luca.
— Perché non a Luce? Mi sembra una ragazza molto simpatica.
Protesto io.
— Senti non scherzare Paolo. È ora che ti risvegli un po’ da questa storia. È finita. Punto e a capo. A proposito: in questo momento mi sento molto Rossella O’Hara. Ah! Se avessi io la possibilità di avere tante donne che mi vezzeggiano in ogni maniera, oltre a Mary e a Luce, ci sono Monica, Silvia e Sandra. Direi che la scelta è ampia.
— Sandra è troppo snob.
— Ok, scartiamola. Mary?
— È un po’ sopra le righe.
— Luce è bellissima. Di Luce non potrai dire nulla.
— Interessa a Stefano e non mi metto in concorrenza con gli amici.
— Silvia?
— Silvia no: è la mia migliore amica.
— Ma dai Paolo sei impossibile.
La riunione è finita. Raccolgo le mie cose e scappo via dalla sala, ma soprattutto da Luca.
La festa devo dire è proprio ben riuscita: ammetto di non aver avuto fiducia nelle capacità organizzative di Luca e Grazia. Penso sia dovuto tutto all’invidia che provo nei loro confronti. Sono una coppia affiatata e ben assortita: lei simpatica e spigliata nel suo metro e cinquanta, lui allegro e bellissimo. Paolo certamente sfigura al suo confronto ma, come dice il proverbio, non è bello ciò che è bello…
Non sapevo nemmeno esistesse questo locale: buon cibo, anche se abbondante di carne e carente in sfiziosità, ottimi vini, musica impeccabile.
Avrei voluto chiedere a Paolo di passarmi a prendere ma non volevo metterlo in obbligo di dover scegliere tra me e un’eventuale accompagnatrice d’occasione.
Dal mio angolo con la flute di Satèn non lo perdo di vista un attimo per vedere come accoglierà il mio presente.
Mentre Paolo apre i regali, Nicola mi chiede di ballare un lento. Con un sorriso accetto l’invito, mi lascio andare con la guancia contro la sua spalla e mi godo la dolce melodia. È inutile nasconderlo: sono un’inguaribile romantica.
— Sei molto carina stasera — Silvia mi sussurra.
Frase banale ma gratificante.
A pensare a quanti abiti mi sono provata prima di trovare quello giusto per questa sera. Volevo sembrare affascinante ma non troppo appariscente, sofisticata ma non snob, seducente ma senza dove mettere in bella vista il seno. La gonna longuette e un bel paio di sandali col tacco a spillo mi sono sembrati l’ideale.
È lo stesso vestito con cui mi sono presentata ad una cena d’affari facendo finta di essere la compagna di Paolo che doveva dimostrare di avere una situazione familiare stabile. Quella sera mi sono divertita da matti vezzeggiandolo senza che lui potesse protestare.
Sorrido beata stringendomi di più a lui mentre incrocio lo sguardo interrogativo di Paolo che ha in mano il mio biglietto-regalo.
Contro il fianco sento il desiderio di Stefano e mi fa paura il fatto che non mi crea nessuna emozione.
Aprire i regali mi imbarazza: in fondo non sono necessari vista la bellissima festa che mi hanno organizzato.
Il locale è proprio come piace a me: semplice ma elegante con ottima cucina di carne e abbinamenti azzeccati nei vini. Forse la musica è un po’ troppo ammiccante. Anzi sarebbe bellissima se avessi qualcuna con cui ballare senza creare dissapori tra le ragazze del gruppo. Una donna adatta a me, una donna con cui esprimermi, con cui discutere senza falsi pudori. Una donna che mi riaccenda la vita, una come Lucrezia che non riesco a lasciar andare: mi si è incastrata dentro ad una crepa del cuore.
Tornando ai regali, la cassa di whisky è da urlo, la cravatta di Monica un po’ sgargiante per i miei gusti, l’orologio di Mary è troppo estroso, il palmare di Sandra in linea col suo snobismo.
Silvia invece mi ha regalato solo una piccola busta bianca: la apro sperando che non ci siano biglietti di concerti o di gran partite di calcio.
Invece contiene solo un cartoncino con una breve frase imperativa: “Ti passo a prendere sabato prossimo alle 18,00. Fatti trovare pronto!!!”
Alzo gli occhi e la cerco in mezzo alla piccola folla.
Indossa un abito che non credo di avere mai visto e, con i capelli tirati all’indietro, non sembra nemmeno lei. Silvia è sempre stata un maschiaccio anche se ora è cresciuta mantenendo però quel non so che di fanciullesco nello sguardo. Balla il lento muovendosi in maniera sinuosa e ammiccante tra le braccia di mio fratello e mi trovo costretto a constatare che formano una gran bella coppia.
Sono insolitamente puntuale sotto casa di Paolo. La mia Ypsilon rossa è stata tirata a lucido per l’occasione: ho lavato pure i tappetini col pulivapor.
Gli faccio uno squillo col cellulare, segnale che deve scendere. Appare dal portone coi capelli ancora umidi di doccia. Indossa un paio di jeans, una camicia bianca e una giacca chiara, completamente diverso dal signor Paolo avvocato.
Sale in auto e mi dà il solito bacio sulla guancia mentre sguscio felice nelle stradine del paese.
— Il gioco è bello quando è corto Silvia… Dimmi dove stiamo andando.
Non sapevo nemmeno come dovevo vestirmi. E non è da me.
— Dai non ti sto sequestrando. Ho solo notato che ultimamente sei un po’ nervoso e ho pensato di regalarti un paio di ore in totale relax. Stiamo andando alle terme di Lazise. Faremo il bagno in un lago di acqua a trentaquattro gradi.
Paolo sorride quindi vuol dire che proprio non se l’aspettava, poi con la solita pragmatica mi dice: — Sciocchina non ho il costume, se me lo dicevi lo portavo.
Allungo una mano sul sedile posteriore e, a causa del piccolo abitacolo della Ypsilon, senza volere gli tocco un braccio: ecco l’aspettativa che ho trattenuto per una settimana si sprigiona lungo il mio corpo e ho la netta sensazione di avere il volto rosso ciliegia. Ho sognato tante volte il momento in cui sarei stata sola con lui che non riesco più a distinguere la realtà dall’immaginazione.
Afferro il pacchetto col logo della boutique e glielo porgo:
— Aprilo — dico schiarendomi leggermente la voce.
Guarda il modello di boxer verde acqua attillato e li ripone subito nella borsa.
— Bello. Grazie.
Ottenere un grazie da Paolo è già un ottimo risultato. Le mie speranze di ricordare questa giornata come memorabile si concretizzano sempre di più.
Quando transitiamo sul ponte sul Po il tramonto primaverile si sta rispecchiando nell’acqua tranquilla e il silenzio tra noi è quasi imbarazzante.
“Cavolo Paolo – penso – siamo amici. Che succede stasera?”
Mentre imbocco l’autostrada infilo un cd nel lettore dell’autoradio. Ho perso quasi tutta la mattinata per scegliere la musica adatta al viaggio.
Una musica troppo lenta avrebbe voluto dire: ehi ci sto provando.
Una musica sfrenata: chi se ne frega di quello che pensi.
Ho optato per Carole King: un compromesso accettabile per non influenzare le scelte di Paolo. Perché il finale che desidero è di fare l’amore con lui ma vorrei ci si arrivasse senza coercizioni.
A Brescia prendo l’imbocco per Venezia e il cuore inizia a battermi più forte. Manca poco all’uscita di Peschiera.
Siamo quasi arrivati e non ho detto ancora nulla. Lo so benissimo il perché.
Questa strada l’ho percorsa l’ultima volta che ho visto Lucrezia: ricordo ancora le mani strette sul volante e il piede che affondava sempre di più sull’acceleratore per portarla a casa il più presto possibile e il mio cervello a convincermi di non vederla mai più.
Lo so che ho trascurato Silvia che non se lo merita. In fondo sta solo cercando di essermi amica. Sono una persona piuttosto spregevole.
— Da dove hai preso l’idea del bagno termale con questo freddo? — le chiedo per cercare di allentare la tensione.
— L’ho letto una volta in un racconto che ha scritto Grazia.
— Allora si spiega tutto. Ma quello del bagno mi manca. Come si intitolava?
— Cerchi nell’acqua.
So di non averlo letto ma immagino più o meno la storia visto che Grazia è famosa per scrivere racconti erotici che riassumono sia le storie dei suoi amici che la sua inesauribile immaginazione.
Le indicazioni per il parco termale sono piuttosto semplici e ci arriviamo in un attimo. Facciamo il biglietto d’ingresso e poi ci dividiamo per gli spogliatoi dove mettere il costume.
Quando riesco finalmente a trovare l’uscita Silvia mi sta già aspettando con il suo costume intero all’ultima moda e le braccia conserte come a proteggersi da qualche pericolo in agguato. È carina e sembra ancora più giovane di quello che è, così fragile fra gruppetti di tedeschi baldanzosi che si mettono in fila per accedere al lago.
Paolo esce dagli spogliatoi e mi complimento con me stessa per la scelta del costume. Sembra fatto apposta per lui. Non che abbia un fisico da palestra, ma è magro e ben proporzionato e ha una sottile striscia di peluria che dal petto gli scende fino all’ombelico e si insinua sotto l’elastico dei boxer.
È come una calamita per i miei pensieri: immagino di scorrerla con la lingua…
— Ho notato che Luce non è molto in forma ultimamente. Avevo pensato di portare pure lei — dico, mentendo clamorosamente, per cercare di attaccar conversazione e non lasciare che certi pensieri mi invadano la mente.
— Ho sentito voci in giro che non lasciano presagire nulla di buono —
risponde laconicamente Paolo.
— Del tipo? — chiedo preoccupata.
— Sta con uno sposato.
— Ahia.
— Ero convinto che voi donne aveste più spirito d’osservazione, che pensaste un po’ di più agli affari delle altre. Sei distratta ed ingenua come al solito Silvietta.
Se Paolo sapesse quali sono i miei pensieri in questo momento non mi riterrebbe per nulla ingenua.
Mi accorgo di aver messo in secondo piano il problema di Luce e mi ritengo alla stregua di una piattola.
— Magari è già separato — riprendo il discorso.
— Io lo conosco…
E dal tono capisco benissimo che non è per nulla separato.
Nel frattempo è venuto il nostro turno per entrare in acqua e da un tunnel vaporoso scendiamo piano piano nel lago. L’acqua è calda e profumata e una sensazione corroborante mi avvolge il corpo. Facciamo qualche passo per trovare un posto dove immergerci.
Adesso lo prendo per mano distrattamente e gli sfioro il braccio col seno.
Sente il mio capezzolo turgido e si volta a guardarmi negli occhi con il desiderio che cancella la sua solita insofferenza. L’acqua è come una carezza come le mie mani che vagano sul suo corpo sotto superficie.
Ovviamente sono solo cose che penso senza avere il coraggio di fare nulla.
Sarà solo voglia di sesso o sono irrimediabilmente innamorata di lui?
Lo guardo di soppiatto e mi chiedo cosa gli passi per la mente.
L’acqua è fantastica e mi rilasso istantaneamente. Lascio che il benessere si irradi nel mio corpo e che raggiunga ogni centro nervoso. Sento persino la pelle rilassarsi.
Non sono abituato ad ascoltare il mio corpo in questa maniera.
Beatamente mi lascio cullare dal leggero movimento e trovo un benefico massaggio ogni volta che mi scontro con il propagarsi del cerchio d’acqua creato da Silvia che mi precede. Le osservo il sedere scomparire e apparire tra i flutti profumati.
Se non ci fosse Silvia sarebbe un’esperienza altamente erotica. Avrei già dovuto nascondere l’erezione. Se al posto di Silvia ci fosse una come Lucrezia troverei un posto appartato e comincerei a giocare sotto il pelo dell’acqua insinuando le dita nell’elastico del costume. Lucrezia non si sarebbe mai messa un costume intero, anzi, avrebbe indossato un bikini ridottissimo. E non mi sarebbe dispiaciuto affatto.
Silvietta mi guarda sorridente e trovo naturale abbracciarla dandole un bacio tra i capelli.
Penso che abbia freddo perché sotto il costume si percepiscono i capezzoli rigidi. O forse si aspetta da me una cosa che non sono disposto a fare.
Ad un certo punto non so nemmeno più perché ho accettato di partecipare a questa storia.
Arrabbiato con Silvia per aver avuto l’idea, con Lucrezia per non essere quello che volevo, con Luca per avermi spronato ad andare, con mio fratello per avere un rapporto così semplice con Silvia, ma soprattutto con me stesso per aver costruito quella stupida barriera d’orgoglio, esco dall’acqua e mi vado a rivestire.
Ha detto di aver iniziato a sentire freddo e non c’è stato verso di riportarlo in acqua.
Così eccoci qua sulla strada di ritorno a parlare di problemi di famiglia, circostanze di lavoro e a tener lontano le cose più intime. Quando stava con Lucrezia, Paolo mi raccontava tutto, e io ero contenta perché avevo uno spazio importante nella sua vita. Tutto fino al giorno in cui si sono lasciati: di quello non so assolutamente nulla.
So che prima o poi gli passerà e che riaprirà il suo cuore e il suo sorriso e vorrei ardentemente esserne io la fautrice.
Avevo immaginato che oggi ce l’avrei fatta, che saremmo usciti dall’acqua mano nella mano, saremmo andati a rivestirci velocemente per poi correre alla Ypsilon e spogliarci voracemente, indifferenti a chi poteva vederci, solo bramosi di fare l’amore. Di sfogare la tensione sessuale accumulata durante il bagno.
Invece siamo a quaranta chilometri da casa e non so cosa fare.
“Adesso gli dico quali erano le mie speranze — penso — mi faccio forza, lo guardo negli occhi e spiffero tutto”.
Invece so che non lo farò.
“Alla prima area di sosta, accosto e lo bacio, al diavolo l’orgoglio” mi dico quasi convinta.
Ma il mio sogno prevedeva che fosse lui a baciarmi.
Intanto la mia piccola macchinetta mangia asfalto e la fine della storia si avvicina.
Cerco di tenere il piede leggero sull’acceleratore ma i quaranta chilometri diventano in un batter d’occhio venti e in ancor meno tempo ci troviamo sotto casa sua.
— Grazie Silvia, è stato davvero un regalo gradito — dice cortese.
“Adesso è il momento. Diglielo, diglielo, diglielo. Fai qualcosa. Saltagliaddosso. Violentalo piuttosto” mi urla la passione.
— Grazie a te per la compagnia Paolo. Ci vediamo domani al pub — gli rispondo.
Così dicendo so che non avrò mai più rispetto per me stessa.
Lo vedo scomparire dietro il portone del vecchio palazzo in centro e mi si riempiono gli occhi di lacrime.
“È il mio migliore amico” mi dico per consolarmi.
Al secondo piano vedo accendersi la luce della sua camera. Lo immagino mentre si sta spogliando e si prepara ad andare sotto la doccia.
Decido di chiamarlo e dirgli solo che lo amo.
Richiamo il numero dalla rubrica e aspetto che suoni. Occupato.
Il telefono di Paolo è occupato.
Faccio retromarcia con la Ypsilon e imbocco il vicolo che poi sbuca in piazza.
Casa mia dista per fortuna solo poche centinaia di metri.
Non vedo l’ora di andare a piangere sul mio cuscino perché so benissimo che Paolo sta parlando con Lucrezia.

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