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Marco Rossi Lecce
Religiosi amori

Religiosi amori
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Primo capitolo

LA RELIGIOSA
 
Toccandola appena con la lingua, attento a non toccarla con i denti, sistema bene nel palato la Santa Ostia, corpo di Cristo. Il velo sottile lentamente si scioglie e viene inghiottito. Poi beve il vino, sangue di Cristo. Chiama a sé i fedeli che ordinati si mettono in fila per fare la Comunione. Un viso dopo l'altro, le labbra dischiuse per prendere l'Ostia, le mani giunte e il capo reclino, un piccolo inchino e via, tocca a un altro.
I fedeli sono per lo più gente anziana, rari i giovani, giusto qualche ragazzino.
Distratto, con movimenti compulsivi e automatici, Don Nino dispensa la grazia a tutti.
Ecco, l'ultima della fila. È una donna giovane, molto bella, capelli biondi coperti dal velo nero, si genuflette e porge le labbra appena schiuse, rosse bagnate di saliva e quindi lucide. Don Nino porge l'Ostia, la prende delicatamente con le dita e la introduce nella bocca della donna. Lei alza appena il viso, spalanca gli occhi, bellissimi, verdi e pieni di pagliuzze dorate. Per un attimo le dita del religioso sfiorano le labbra carnose della donna. Si bagnano appena, Don Nino le ritrae velocemente. La donna lo guarda un secondo intensamente, i lineamenti del viso si contraggono, un fremito veloce delle narici, poi abbassa lo sguardo, s'inchina un attimo e va via. Don Nino si guarda le punta delle dita, sono appena umide. Sente un brivido alla schiena e una strana sensazione al ventre.
La Messa è finita, i fedeli escono dalla Chiesa. La donna dalla bocca carnosa è rimasta, sta in piedi in fondo alla Chiesa, Don Nino la guarda, lei è immobile, non si muove. È alta ed elegante, vestita di nero, calze scure velate, scarpe nere con tacchi alti. Don Nino le va incontro, la raggiunge, ora la vede bene, un fascio di luce, che trapela da una bifora, le illumina il viso, è giovane, avrà trenta anni. Don Nino le dice:
– Figliola, qualcosa non va, ti posso essere utile?
– Sì Padre, vorrei confessarmi, se lei vuole.
– Ma certo figliola, vai al confessionale, arrivo subito.
– Padre, preferirei confessarmi, direttamente a lei, guardandola in faccia, senza la griglia, la prego, mi accontenti la supplico.
– Va bene figliola, andiamo in sacrestia, lì ci sono delle sedie.
La donna segue Don Nino, entrano nella antica sacrestia. C'è odore di incenso e di candele, Don Nino prende due sedie e le mette una di fronte all'altra, fa un gesto alla donna per invitarla a sedere. Lei risponde che preferisce stare in ginocchio davanti a lui. Don Nino prende un cuscino rosso bordò con ricami dorati e lo mette davanti alla sua sedia. Lei si inginocchia e Don Nino si mette a sedere. Inginocchiandosi la gonna della giovane sale fino a metà coscia, le ginocchia affondano nel cuscino. Il candore della pelle traspare dalle calze velate. Lei congiunge le mani e intreccia le dita, lo smalto rosso sulle unghie molto curate, risaltano sulla pelle bianchissima. È vicinissima a Don Nino, lui sente un buon profumo emanare dalla figura raccolta e inginocchiata davanti a lui.
– Dimmi figliola, ti ascolto. – Lei abbassa il viso:
– Ho peccato Padre, ho avuto pensieri impuri. – Don Nino sorride appena.
– Figliola, pensieri impuri, è un peccato veniale, con tutto quello che succede oggi, sapessi quante ne sento, altro che pensieri impuri. Non voglio sapere altro, ti do l'assoluzione, recita un Pater Nostro e vai con Dio, stai serena.
– No Padre, lei non capisce, è più grave di quel che pensa, se vuole le posso raccontare, così capisce meglio, posso?
– Ma sì certo, se ti può dare sollievo, fai pure, sono qua apposta, per ascoltare e perdonare in nome del Signore.
– Va bene, poco fa, mentre facevo la Comunione, lei mi ha sfiorato le labbra con le dita, se n'è accorto?
– No, capita qualche volta, e allora?
– In quell'attimo ho sentito Cristo dentro di me, come non l'avevo mai sentito, mi ha pervaso tutto il corpo, ho capito cos'è l'estasi.
– Bene figliola, la Comunione serve proprio a questo, mi fa molto piacere, ma che c'entrano i pensieri impuri?
– Ho pensato alle sue dita, al piacere che mi hanno dato, mai ho goduto tanto nella mia vita. Vorrei che mi toccasse ancora, la prego mi tocchi almeno una volta le labbra, mi faccia provare di nuovo l'estasi.
Don Nino abbassa il capo, sta pensando e con le mani nervosamente si tocca la veste nera sulle ginocchia, poi:
– Figliola, ascolta, mi dispiace di averti procurato dei problemi, anche se l'ho fatto involontariamente. Non è successo nulla di grave, ora però te ne devi fare una ragione. Io non ti posso aiutare, posso solo perdonarti nel nome di Dio, non chiedermi altro.
– Oh Padre, la prego mi perdoni, mi tocchi solo la labbra, non c'è niente di male, mi faccia risentire l'estasi, poi me ne vado subito, lei è un Santo, ha dei poteri nelle mani, aiuti una povera peccatrice.
Don Nino vede delle lacrime scorrere copiose sulle guance della giovane. La donna si mette a singhiozzare disperata, appoggia la testa sulle ginocchia di Don Nino, gli prende le mani e le stringe fino a fargli male, continuando a sussurrare:
– La prego…la prego… – Il povero Don Nino è disperato anche lui, non sa più che fare, decide di cedere e le dice:
– Va bene figliola, ti toccherò, basta che poi te ne vai, promesso?
– Oh, sì Padre, lo prometto, mi tocchi e non mi vedrà più.
La donna si asciuga le lacrime, ha i lineamenti del bel volto contratti, si avvicina a Don Nino, con gli occhi chiusi e porgendo le belle labbra carnose e schiuse. Don Nino allunga le dita ossute e nodose, con i polpastrelli sfiora per un attimo le labbra, sente che sono umide di saliva, le ritrae subito. La giovane donna inspira forte l'aria col naso, apre la bocca come per urlare, inarca il collo e la schiena all'indietro, alza le braccia al cielo, mugolando di piacere. Il lungo sospiro non finisce più, il corpo della giovane è scosso da spasimi e contrazioni. All'improvviso emette un urlo e cade in avanti, in ginocchio con la testa fra le sue ginocchia. Don Nino si spaventa:
– Figliola, come sta, su la prego si tiri su!
Lei rimane immobile per qualche secondo, poi rialza il viso e guarda il Padre. Gli occhi sono velati, i lineamenti rilassati, la bocca semiaperta, il labbro inferiore sembra pendere in giù, dall'angolo delle labbra cola un filo sottile di saliva, le mani appoggiate sulle ginocchia tremano visibilmente. I seni si alzano e si abbassano seguendo il respiro veloce e affannato.
– Padre mi ha pervaso di nuovo l'estasi divina, grazie, è stato bellissimo, più forte di prima, ora vado e mi perdoni ancora.
La donna si alza, si ricompone un attimo, accenna un inchino e se ne va. Don Nino si abbassa per prendere il cuscino, dove la donna aveva appoggiato le ginocchia ci sono due impronte umide. Don Nino mette a posto la sedia e il cuscino e pensando ad alta voce dice:
– Strane creature le donne, non le ho mai capite e non le capirò mai, meno male che ci sono i chierichetti, loro sì, riesco a capirli e ad amarli, grazie per questo o Signore!

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