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Sabbia bollente, di sole, di vento, di sale, di parole.

Sabbia bollente, di sole, di vento, di sale, di parole.
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Primo capitolo

PREFAZIONE

Federica D’Ascani


Chiudi gli occhi. 
Prendi un bel respiro, chiudi gli occhi e immagina. 
Immagina di essere approdato in una di quelle isole da sogno, in cui nessuno ti conosce, in cui sei solo: tu e il tuo costumino oviesse acquistato con la promozione “scegli il tuo abbinamento e risparmia”. 
Immagina di guardarti intorno, di goderti il panorama paradisiaco, di stiracchiarti al sole mentre timide gocce di calore prendono a imperlarti la fronte, la schiena, le cosce.
Guardati mentre afferri il tuo asciugamano comperato al negozietto all’angolo, quello che fa gli sconti veri, che mica puoi ritrovarti su un’isola e sognarti di arrivare sprovvisto del necessaire, no? Allora osservati mentre inforchi i tuoi occhiali, rigorosamente grandi e scuri, indossi il tuo miglior sorriso rilassato, perché alla vista di una sabbia fine e bianca come quella come puoi non rilassarti?, e ti prepari ad attraversare la distesa sconfinata attraverso la quale approderai all’acqua cristallina che hai visto mille volte sul documentario del National Geographic sognando di farci un tuffo. Metti un piedino sulla sabbia, incassando la testa tra le spalle, con le labbra già deformate dalla paura di sentire i granelli roventi attraversarti come spilli, perché si sa che la sabbia è sempre bollente. Strabuzzi gli occhi di piacevole stupore nel capire che, in realtà, il bianco dei Caraibi non attrae il sole come giù da te, dove devi correre tra un ombrellone e l’altro prima che un’ustione di secondo grado ti colga costringendoti a trascorrere il resto delle tue vacanze con il culo sulla sedia e i piedi in alto nella folle speranza di non avvertire più dolore.
E allora immagina di poterti inoltrare, col sorriso di chi è figo, ancheggiando sicuro di te fino alla riva.
Ah, lo senti il venticello che sibila, penetrando i pensieri ancora incentrati sulla domanda: «Ma come cazzo ci sono arrivato fino a qui? Chi l’ha pagato il viaggio?» senza smettere di cullare l’idea di un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più? E ti sembra di odorare quell’aroma di oceano incontaminato, di pelle bruciata dal sole, di salsedine, di completo dolce far nulla?
Bene.
Apri gli occhi, ora, e guardati intorno. Sei seduto sul tuo divano, è estate e fa terribilmente caldo. Probabilmente hai un ventilatore puntato addosso, o magari hai il condizionatore, perché due spicci li possiamo anche investire su un bene secondario come quello, no? Attendi trepidante che arrivi la sera, perché è di notte che la voglia di sentire il calore dentro esplode, è con il buio che le fantasie nate durante il giorno, magari a bordo piscina, magari in riva al mare, magari semplicemente dentro la vasca di casa tua, prendono il sopravvento e cercano un modo per trovare soddisfazione. Per mano tua, per mano di qualcun altro... L’importante è riuscire a sentirsi appagato, rilassato e terribilmente soddisfatto come tu avessi la mano su quel bel culo che immaginavi sull’isola di cui parlavamo prima. Perché un culo lo hai immaginato, diciamoci la verità. Chi è che vorrebbe stare su una spiaggia incontaminata solo soletto? 
Ora abbassa lo sguardo e indugia sulla copertina che troneggia tra le tue mani. Sì, lo so, hai Sabbia Bollente tra le dita. Be’, mi crederesti se ti dicessi che tra le sue pagine troverai proprio le sensazioni che abbiamo descritto fino a ora, magari un po’ più pepate, magari un po’ più hot? E mi crederesti se ti dicessi che la maggior parte degli autori ha partorito quelle storie immaginando, come te, quell’irrefrenabile voglia che attraversa le menti con l’avvento dell’estate? Come un cubetto di ghiaccio che scivola sulla pelle rovente e si mischia al sudore, come la cannuccia di un cocktail che occhieggia fra le labbra invitanti, come il respiro concitato e corto in un amplesso particolarmente emozionante in una notte calda e torrida. Come adesso che vorresti toccarti, ma non lo fai perché ti sto parlando e forse ti sembra brutto interrompere il monologo.
Be, ti dirò: io sto andando via, ma tu puoi continuare. Tu puoi leggere questi racconti, lasciarti andare all’istinto e tornare su quell’isola deserta, insieme alla tua fantasia che non chiede altro di correre a briglie sciolte e appagare corpo e mente.
Com’è che diceva quello? Ah, sì: 
Immagina... Puoi!

Federica D’Ascani

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