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Alberto Guerra
Se fossi in te…

Se fossi in te…
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Primo capitolo

Uno
L’atteggiamento di Laura mi ha stupito stamattina, per un attimo ho avuto l’impressione che sospettasse qualcosa.
In genere il sabato mi concedo un’ora di sonno in più, dopotutto non c’è nulla da fare in ufficio, ci vado solo per abitudine, per sistemare la montagna di carte accumulata durante la settimana, oggi però Laura mi ha svegliato prima del solito e in maniera diversa del solito. L’ho sentita avvicinarsi sotto le lenzuola, strusciarsi al mio corpo, baciarmi sul collo e sul torace. Poi ho sentito la sua mano scivolarmi sulla coscia fino ad entrare nei boxer.
«Buongiorno, amore…» mi ha sussurrato all’orecchio, «hai fatto tardi stanotte?»
«Le due,» ho biascicato con voce assonnata, «forse due e mezzo e ora ho un gran mal di testa, devo aver bevuto troppo…»
La mano nel frattempo aveva raggiunto il mio sesso floscio. «Io vado a fare una doccia, vuoi venire con me?» la voce era sensuale e maliziosa come da tempo non sentivo. «Magari posso provare a farti passare il mal di testa…»

Continuo a camminare sotto gli antichi portici, mi fermo distrattamente davanti a una vetrina di scarpe costosissime e le osservo senza vederle, troppo preso dai miei pensieri. Amo ancora mia moglie, questo è evidente, è la donna più importante della mia vita, la madre dei miei figli eppure… eppure ventidue anni di matrimonio hanno inevitabilmente sopito molti ardori.
Non accade di frequente che sia lei a prendere l’iniziativa, in maniera così esplicita, poi, credo non sia mai successo. Ha dettagliato nei minimi particolari ciò che avrebbe voluto farmi per alleviare il mio mal di testa poi però, non vedendo reazioni, ha concluso con un laconico: “Una volta ti piaceva…”
Ho cercato di spiegare, di minimizzare, mi piace tutt’ora, le ho assicurato, mi piacerà sempre, solo che quello non era il momento adatto. 
Si è diretta in bagno senza aggiungere una parola, limitandosi a scuotere la testa.
Prima di rincasare dall’ufficio passerò dalla Galleria Cavour, le comprerò un elegantissimo completino di biancheria intima e mi farò perdonare.
È il minimo che possa fare, ripensandoci non ricordo l’ultima volta che abbiamo fatto l’amore.
Ha ragione lei, una volta mi piaceva, mi piaceva tutto con lei, in questo periodo invece ho altro per la testa, altre distrazioni, altri stimoli.
Sono da sempre molto sensibile al fascino femminile, col passare degli anni però questa sensibilità è andata via via aumentando. Forse, rifletto sorridendo, c’è una relazione diretta con la mia crescita professionale.
Da qualche anno sono Amministratore Delegato di un importante gruppo societario, ho un ruolo apicale, di estremo prestigio, assieme alle responsabilità sono cresciute anche le tentazioni e non sono mai stato bravo a resistere alle tentazioni.   
Ecco il motivo per cui, stamattina, non ho reagito alle carezze di mia moglie e alle sue sensuali provocazioni. Ero sfinito, spremuto fino all’ultima briciola di energia.
Ieri sera nella sala convegni del Grand Hotel Majestic si è tenuto l’incontro con un’importante delegazione di clienti giapponesi e nel mio staff c’era anche Simona, una delle più valide collaboratrici del reparto commerciale. Ottima padronanza della lingua inglese, fascino straordinario e grande capacità empatica e relazionale. Il tutto unito a un corpo da urlo, fattore, quest’ultimo, non trascurabile davanti ad una delegazione interamente maschile.
Non trascurabile neppure per me, da mesi ho messo gli occhi su quel corpo perfetto.
E la bella Simona, intelligente e ambiziosa, da mesi ammicca senza mai sbilanciarsi.
Ieri sera, durante una delle pause del negoziato, mentre gli ospiti si intrattenevano con aperitivi e cocktails, ha chiesto di conferire con me in privato. Ci siamo appartati in una delle sale riunioni di contorno dove mi ha espresso le sue perplessità sulla trattativa.
Il problema secondo lei era il prezzo, i giapponesi erano interessati al business ma volevano spendere meno.
«Chi comanda è Sakai,» le ho detto, «se convinci lui gli altri si adeguano, e Sakai…» ho abbassato con enfasi lo sguardo, «Sakai sembra molto interessato al tuo decolté.»
Dalla camicetta si intravedeva la forma tonica e provocante del suo seno, davvero notevole in un corpo così snello. Con assoluta disinvoltura le ho slacciato un ulteriore bottone, mettendo in mostra il pizzo del sensuale reggiseno. «Ecco, secondo me così va molto meglio.»
«E’ Sakai l’interessato, o è lei, dottore?» mi ha chiesto con assoluta naturalezza accennando un vago sorriso. 
«Non ti nascondo che apprezzo anch’io, e non da stasera…» ormai che le mani erano lì, ho palpato delicatamente quella morbida perfezione, «e non solo il seno.»
Non ha reagito, ha continuato a fissarmi. «Conoscendo la sua fama, la cosa non mi sorprende.»
«La mia fama?»
«Beh sì, in azienda le voci circolano, i pettegolezzi si sprecano su di lei...» la sua espressione si è fatta ancora più decisa. «Però io non sono il tipo di donna che cerca scorciatoie per fare carriera.»
Coraggiosa, ho pensato ammirato, coraggiosa e diretta. 
Le ho risposto con lo stesso tono. «Onestamente non so che pettegolezzi circolino su di me, ma neppure io non sono il tipo di uomo che promette carriera in cambio di un pompino. Troppo facile, non credi? E a me non sono mai piaciute le cose facili.»
«Meglio così. Neppure a me sono mai piaciute, e nemmeno i compromessi. Se faccio un pompino è perché mi va, perché ne ho voglia e perché l’uomo a cui lo faccio mi attira veramente. Detto questo…» una breve pausa, un nuovo accenno di sorriso, «detto questo credo che le cose siano ora molto più chiare e trasparenti fra di noi.» 
«Assolutamente sì», ho annuito piano, colpito dalla naturalezza con cui aveva parlato di pompini. «Per cui, appurato che in cambio non avresti nulla, resta da capire se io ti attiro quanto tu attiri me.»
L’ho afferrata per i fianchi e delicatamente l’ho spinta verso il basso. Senza forzare, senza insistere, le ho semplicemente fatto capire cosa mi aspettavo da lei. Ha indugiato un attimo, si è guardata attorno poi mi ha invitato ad appoggiarmi contro la porta. «Almeno assicuriamoci che non entri nessuno.»
Poi si è inginocchiata e mi ha sconvolto con un pompino magistrale, di quelli che non capitano tutti i giorni. 

Una voce alle mie spalle mi scuote, riportandomi alla realtà.
«Ce li hai due euro, amico? Solo due euro, per favore, per comprare da mangiare.»
Mi volto incrociando lo sguardo mite di un giovane di colore, nero come la pece, che tende la mano verso di me.
Lo evito con un cenno seccato della testa e riprendo a camminare a passo spedito verso il mio ufficio. Questo bellissimo porticato, costellato di negozi esclusivi, è ormai meta abituale di disgraziati e nullafacenti in cerca di elemosina.
Lo percorro ogni giorno e sono terribilmente infastidito da quel degrado, non se ne può più di musicanti improvvisati, barboni e clandestini, tutti a chiedere spiccioli a volte anche in maniera insistente.
Scaccio quel pensiero e torno con la mente a ieri sera, allo sguardo incredibilmente languido che mi ha rivolto Simona al termine, quando si è sfilata dalla bocca il cazzo lucido dopo aver ingoiato ogni goccia del mio piacere.
Stupenda.
Subito dopo siamo tornati dai giapponesi, ha chiuso la trattativa col suo solito coinvolgente fascino e durante la cena non ha smesso un secondo di fissarmi. 
Potevo accontentarmi?
Ovviamente no, fra una portata e l’altra mi sono recato alla reception e di nascosto ho preso una costosissima camera. Al termine della serata, senza dire una parola, le ho mostrato la chiave. È stato meraviglioso il sorriso con cui mi ha detto: «Non sta dando troppe cose per scontate, vero dottore?»
«Assolutamente no,» l’ho fissata serio, «semplicemente dopo un pompino come quello di poco fa mi sento come minimo in dovere di ricambiare.»
Si è finta pensierosa mentre mordeva maliziosamente il labbro inferiore. «Beh, detta così in effetti non sembra una cattiva idea…» l’ennesimo stupendo sorriso poi ha allungato la mano per farsi consegnare la chiave. «Finisca di salutare i suoi ospiti, dottor Mariani , l’aspetto in camera.»
In quella camera ho trascorso un paio d’ore fantastiche, memorabili. Non mi ero sbagliato nel giudicarla, una con quel fisico non poteva che essere una furia a letto. Una vera furia, l’erotismo e la sensualità fatta donna.
Ovvio che stamattina fossi privo di qualsiasi stimolo ed energia. Decisamente Laura ha scelto un momento sbagliato.

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