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Tutto quello che vuoi. Oxè Awards 2014, i migliori racconti erotici

Tutto quello che vuoi.  Oxè Awards 2014, i migliori racconti erotici
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Primo capitolo

TUTTO QUELLO CHE VUOI
di Elisabetta Bisson


«Ti faresti legare da me?»
«Ah ah, beh certo, sarei curioso di scoprire poi che faresti» (da te mi farei fare qualsiasi cosa, lo sai).

Nascono così le cose, confessandosi i desideri.
E c’era questa curiosità, questo voler “provare a...”.
E allora che fa una donna quando si deve organizzare? Ma certo, butta giù una lista di cose da fare.
La mia lista cominciava con “Corde”, ovviamente.
Le volevo nere, di seta, che si stagliassero sul bianco del lenzuolo come un filo di impuntura su un abito in prova dal sarto.
La realtà va sempre un po’ come vuole invece. Le ho trovate rosse e mi dico che il rosso è il mio colore energetico. Andavano bene. Erano le mie corde, quelle che avrei usato.
“Puoi fare tutto quello che vuoi.”
Non serviva certo che me lo dicessi, ma di sicuro è stata la spinta a pensarci seriamente. A dire che le fantasie realizzate poi lasciano lo spazio per nuove cose, nuovi stimoli, nuovi limiti da superare.
E così la mente vola. Pensa a cosa sarebbe bello vivere insieme, a quale percorso fare.
I sensi, mi dico, sono importanti da solleticare.
Così il gusto. Qualcosa da mangiare. Qualcosa da mangiare assieme, come quella volta che abbiamo fatto il pic-nic sul letto. Un bignè e i tuoi baci di crema pasticcera. I tuoi baci allucinogeni alla crema pasticcera. Un salatino e la tua lingua sulla mia. Ecco. Volevo rivivere quello.
Poi l’olfatto. Un profumo. Volevo donarci un profumo.
Proust lo sa. Ci vedeva lungo lui. E anch’io novella Proust avrei instillato in te questo ricordo. Un profumo che in futuro ci avrebbe riportato a questa serata e anche lontani, anche magari ognuno perso in altre storie, in altre situazioni, solo a sentirlo ci avrebbe riportato a noi.
L’udito. La musica. Non abbiamo mai avuto un sottofondo musicale. Una di quelle cose che si vedono nei film romantici.
Arriva-lei, inguainata-in-un-micro-abito, lui-l’accoglie, parte-la-musica-e-via-dissolvenza-sul-bacio. E se questo è il mio film, ecco, la volevo anche io la colonna sonora. La scelta cade su Bach, e ammetto che ho ricevuto un piccolo aiuto, sicura che ti sarebbe piaciuto.
La vista. La vista invece andava inibita. Una benda sugli occhi, per esaltare il resto. Ma una volta sfilata la benda però avresti visto una cosa nuova: parole. Le mie parole su di te. Perché le parole sono la cosa più bella che so usare, il mio linguaggio, quello che riesco a trasmettere. E scriverle su di te è come unire due sapori buoni che ne formano uno di migliore.
Per il tatto contavo sui miei baci, sulle mie mani, sulla mia lingua che piano avrebbe percorso il tuo corpo. Un nord - sud senza navigatore. Un nord - sud a random su di te.
E così la mia lista si andava allungando. Corde, benda, musica, vino, profumo, eyeliner.

Segue...

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