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Cosimo Revelli
Un mondo inesplorato: Viaggio erotico-sentimentale di una donna libera

Un mondo inesplorato: Viaggio erotico-sentimentale di una donna libera
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Sinossi

Una storia d'amore e di sesso, una coppia alla scoperta di sé, un padre e una madre alla ricerca dei loro spazi, per scoprire di poterli trovare solo andando oltre le consuetudini. 
Anna e Giulio si amano, ma la vita familiare e l'abitudine hanno spento quasi del tutto lo slancio della passione. Fino a quando una vacanza non cambia tutto e permette ad Anna di scoprire una vita diversa. Di esperienza in esperienza, Anna si trova a valicare limiti mai immaginati prima, lasciandosi trascinare in un turbine di decadenti e travolgenti avventure, sempre oscillando tra i ruoli di moglie e madre e quello, finalmente scoperto, di donna capace di abbandonarsi al piacere.

"... Che un uomo così attraente, per altro certamente più giovane di lei di qualche anno, si potesse interessare a lei le risultava assolutamente inimmaginabile. Quello che le diceva, tuttavia, aveva un senso e la lusingava, almeno tanto quanto la preoccupava. E, infine, lui smise di parlare e avvenne ciò che era ormai diventato inevitabile. Le si avvicinò ulteriormente, le posò morbidamente una mano sul fianco e la baciò, prima timidamente, poi con crescente intensità e irruenza. L’altra mano l’avvolse intorno alle spalle e poi sali ad impossessarsi decisamente della nuca, per stringerla in una morsa che le avrebbe impedito di sottrarsi a quel contatto che diventava sempre più intimo. E, comunque, lei non fece alcun tentativo per sottrarvisi."

"Raggiunsero la camera, ampia ed elegante, e, una volta posate le leggere valigie, la tensione si sciolse in un secondo. Si ritrovarono abbracciati strettissimi, le bocche incollate in un bacio che diceva tutto: il piacere che Anna aveva conosciuto, la sua paura di non essere perdonata, la voglia di rimettere tutto al suo posto naturale. E, da parte di Giulio, la gioia di ritrovare la moglie che conosceva, circondata però adesso da una sensualità nuova e travolgente. In pochissimo tempo furono nudi entrambi, e Anna lo trascinò con sé dentro la doccia. Sentiva che quell’acqua che scorreva abbondante sul suo corpo l’avrebbe riconsegnata al marito, purificata dalla lascivia di quei giorni...."

Primo capitolo

Capitolo I - Un gioco

Appena aperta la porta di legno della sauna li raggiunse l’ondata di vapore, densa e avvolgente. Superarono quel muro di calore, attesero che il loro sguardo si adattasse alla penombra dell’ambiente ed entrarono con decisione, guardandosi intorno per vedere se in quella piccola stanza vi fossero altre persone.

Anna fu contenta di non trovare nessuno. Avevano quell’ambiente per loro soltanto, almeno per il momento. E sarebbe stato più facile superare l’imbarazzo della quasi necessaria nudità.

Il senso di libertà, l’opprimente e al contempo rassicurante calore che pervadeva l’aria, la consapevolezza che la sua pelle si stesse liberando delle impurità: tutto questo le dava un senso di piacere e benessere, cui ormai si era abituata e che ogni volta desiderava ricreare. Aveva ormai accettato che dentro la sauna si dovesse stare completamente nudi, ma aveva sempre bisogno che Giulio, suo marito, la convincesse a liberarsi dal telo in cui si avvolgeva. Quel leggero tessuto le permetteva di mantenere il suo pudore ed era sempre necessario un aiuto per superarlo.

Era parte di lei. Non sapeva farne a meno.

E anche quella volta fu così. Giulio aveva fatto appena qualche passo dentro la stanza e si era subito spogliato, poggiando il telo bianco sulle assi di legno e distendendosi, nudo. Evidentemente soddisfatto della situazione.

Anna, ovviamente, tenne invece addosso il proprio telo. Era come un gioco delle parti: sapeva che lui le avrebbe insistentemente chiesto di toglierlo e anche che infine lei, vincendosi, avrebbe accettato di farlo. Ma solo dopo avere resistito, almeno per un poco. Ne aveva bisogno, in fondo non si possono superare e mettere da parte troppo facilmente anni di abitudini.

E infatti Giulio, anche lui consapevole del ruolo che gli toccava, le rivolse uno sguardo interrogativo. Le sorrise con intento vagamente ammiccante e indicò con un movimento impercettibile del capo il nodo che le teneva legato il telo sopra il seno. Anna accettò quel gioco di sguardi e si voltò verso di lui come se non capisse il senso di quella muta richiesta. Ovviamente lo capiva benissimo, invece, e tenne la posizione per qualche secondo, per poi sbuffare, imbronciandosi e muovendo le mani verso quel nodo che lui continuava a guardare.

Abbassò quindi il telo scoprendo il seno e ritrovandosi in pochi istanti quasi nuda anche lei. In fin dei conti era contenta di lasciare invadere il suo corpo, scoperto, dal fuoco di quell’aria umida e profumata di legno ed essenze. Non poteva negare che anche a lei quella libertà piacesse intensamente, facendola sentire proiettata in un mondo pervaso da una sensualità per lei nuova ed inconsueta. Erano strane sensazioni, come strane e contraddittorie erano quelle che provava nei confronti del marito.

Gli era grata, in fondo, di essere capace di accompagnarla lungo quella strada, così lontana dalle loro abitudini. Grata di vedere nei suoi occhi l’apprezzamento ed il desiderio per il suo corpo così generosamente e liberamente esposto. Grata anche per la complicità che quelle situazioni riuscivano a creare tra loro, sicuramente foriera dei momenti ancora più intimi che sarebbero venuti.

Ma, allo stesso tempo, qualcosa continuava a sfuggirle. Come poteva, suo marito, accettare che lei si esponesse agli sguardi di uomini sconosciuti che, in qualsiasi momento, lo sapevano entrambi, sarebbero potuti entrare? Uomini che si sarebbero trovati davanti un corpo femminile mostrato senza riserve e che magari si sarebbero eccitati guardando le curve dei suoi seni, la morbidezza dei suoi fianchi di donna adulta, il leggero rigonfiamento del pube, probabilmente intercettando prima o poi il suo sguardo imbarazzato e forzatamente sfrontato? Un uomo, un uomo siciliano per giunta, doveva necessariamente sentire qualche forma di pungente gelosia nel sapere, e nel vedere, la propria compagna di vita soggetta a sguardi inevitabilmente lascivi. La nudità esposta avrebbe reso quegli sguardi più insistenti, legittimandoli ad indugiare su ogni centimetro di pelle fino a quando le consuetudini “sociali” non avessero loro imposto di rivolgersi altrove. Per tornare dopo qualche istante, fiduciosi di ritrovare ancora quel mondo di bellezza e sensualità, disponibile e offerto alla vista.

E invece lui sembrava non avere nessun problema ad offrirla a sguardi e desideri di volti e presenze sconosciute. Doveva sentirsi offesa, tradita, forse perfino degradata … O piuttosto poteva accettare quel gioco che lui le proponeva come una lusinga, una particolare e non banale forma di amore, possibile solo in una coppia solida e sicura? In fondo lei sapeva che la risposta era proprio questa e lo aveva sentito da quando, in diverse forme, Giulio aveva cominciato a proporle comportamenti e azioni per lei non sempre comprensibili e accettabili.

Ed ecco che, ancora una volta, si era lasciata trascinare ed ora si trovava seminuda dentro quella sauna, ringraziando il cielo di essere soli, ma consapevole che, se qualcuno fosse entrato, non avrebbe potuto fare altro che rimanere com’era, esposta agli sguardi di qualche sconosciuto. Stava appena cominciando a pensare a questa eventualità, essendo passato solo un minuto dal loro ingresso, quando un’ombra si proiettò dietro il vetro della porta mentre lei, come al rallentatore, vide la maniglia girare e la porta aprirsi inesorabilmente.

L’uomo che entrò, che lei ancora non vedeva, salutò con voce amichevole e leggera, mentre sistemava il proprio telo sulla panca, pronto a prendere posto in quel piccolo spazio rapidamente diventato teatro di un’intimità forzata seppure, allo stesso tempo, così naturale. Anna raccolse tutto il suo coraggio e, sollevando lo sguardo sull’intruso, dischiuse le labbra per rispondere al saluto, come se essere mezzi nudi dentro quella stanza fosse, anche per lei, la condizione più naturale del mondo.

La voce però le si bloccò in gola. Tra tutti gli uomini che sarebbero potuti entrare, non poteva capitarle di peggio. Solo poche ore prima, infatti, era andata alla reception del centro benessere per prenotare il massaggio che il marito le aveva regalato. Era stata accolta da una cortese ragazza altoatesina che, una volta effettuata la prenotazione per il mattino successivo, le aveva con nonchalance comunicato che il suo massaggiatore sarebbe stato Marco.

Il più bravo del centro”, aveva aggiunto la ragazza con un sorrisetto malizioso.

UN MASSAGGIATORE? No, non poteva farsi massaggiare da un uomo, non sarebbe stata a suo agio. Aveva provato ad obiettare, ma era chiaro che avrebbe fatto la figura dell’arretrata donna del sud e, suo malgrado, aveva ingoiato la notizia. Si era dovuta convincere che, se lì era considerato normale, doveva necessariamente adattarsi alle regole del luogo. Si era solo limitata a chiedere, come se fosse per lei una semplice curiosità, se per il massaggio dovesse presentarsi in costume, in accappatoio o se in quel luogo vigessero altre regole. E intanto si era detta, dentro di sé:

Se questa belloccia mi dice che devo stare nuda vado subito dai carabinieri e li faccio arrestare tutti, questi debosciati”.

I carabinieri non erano stati necessari, con suo enorme sollievo, perché la ragazza l’aveva rassicurata dicendole che ciascuno faceva il massaggio come preferiva e che non c’era alcun particolare dress code nel loro centro.

Certo,” aveva poi aggiunto con quel suo fare ammiccante che ogni dieci secondi tornava a sfoderare allegramente, “se si vuole il massimo da un massaggio si deve lasciare libero il corpo e… libero il massaggiatore di muovercisi sopra”.

Allo sguardo scioccato di Anna, questa volta lasciatasi cogliere di sorpresa e non abbastanza pronta a mostrare quella tranquillità che proprio non le apparteneva, la ragazza era uscita dal personaggio. Si era lasciata andare ad un’aperta risata, sufficientemente complice ed amichevole da renderla finalmente simpatica. Le era rimasto il sospetto, però, che quelle allusioni potessero avere qualche elemento di verità. La decisione però era presa, sarebbe stata una donna moderna, sicura e priva di inibizioni. O almeno, ci avrebbe provato e, comunque, ne avrebbe mantenuto il meno possibile …

Quella determinazione le era poi diventata in qualche modo più accettabile quando, uscendo dalla reception, si era imbattuta, scontrata sarebbe meglio dire, in uno splendido ragazzo biondo. Con uno sguardo tranquillo e penetrante il ragazzo si era scusato affabilmente e, porgendole la mano, si era presentato sorridendo:

Ciao, io sono Marco! Posso farmi perdonare consigliandoti il miglior massaggio della valle?”

Anna aveva sentito alle sue spalle la voce della ragazza della reception:

Stai calmino, Marco, non c’è bisogno di farti pubblicità! Ci ho già pensato io e questa bella signora domani mattina sarà proprio affidata alle tue amorevoli cure”. Anna intanto si era presentata a sua volta, accettando ancora una volta quelle allusioni scherzose come se per lei tutto fosse perfettamente normale...

Era lui, quindi, il Marco che l’avrebbe massaggiata. Era arrossita fino ai capelli pensando che, tra tutte le proposte che le avevano fatto, aveva optato per quella che la ragazza aveva definito “un’esperienza fuori dal comune, che ti riconcilierà con la vita e con ogni cellula del tuo corpo”. Ogni cellula del suo corpo? Non poteva lasciare TUTTE le cellule del suo corpo nelle mani di quel ragazzo … E non lo avrebbe fatto, ripeteva tra sé. Se quei selvaggi non conoscevano il pudore, lei era una persona evoluta e consapevole e avrebbe saputo interporre le dovute distanze qualora qualche limite, per lei invalicabile, fosse stato messo alla prova.

E ora quel ragazzo era lì, completamente nudo davanti a lei, con il suo fisico statuario e lo sguardo libero di indugiare sul suo corpo, a sua volta seminudo.

Ciao! Anna, giusto?” le si rivolse con quel suo modo gentile e diretto che lei aveva appena conosciuto.

Si,” rispose lei, quasi lusingata, “ricordi bene” e poi, quasi a giustificare con il marito quella inattesa conoscenza, glielo presentò:

Lui è Marco, il massaggiatore del centro benessere, ci siamo conosciuti prima, quando sono andata a prenotare il massaggio per domani”.

Ciao, io sono Giulio, il marito di … Anna” rispose subito lui presentandosi a sua volta, solo un attimo prima di percepire una tempesta di neuroni, che cominciarono a elaborare nella sua testa con la velocità di un super-computer.

Marco? Un massaggiatore?”

Quindi domani sarebbe stato un uomo a fare il massaggio alla moglie e, in aggiunta, questo uomo già oggi la stava vedendo seminuda nell'intimità di quel contesto.

E che uomo!”, dovette ammettere a se stesso, riconoscendo l’oggettiva avvenenza di quello sconosciuto.

E fu proprio questa consapevolezza a fargli balenare un malefico progetto, che gli si proiettò davanti quasi animandosi di vita propria. E se Anna fosse rimasta da sola in quella stanza con quel “suo” Marco, quanto intensamente sarebbe cresciuta l'intimità di quella situazione? Se avesse indugiato qualche secondo, sapeva che il buon senso avrebbe preso il sopravvento, ma questa volta voleva che ciò non accadesse. Era consapevole che quella non era esattamente una buona idea, ma … decise che andava bene così…

Sollevandosi rapidamente dalla panca su cui era steso si rivolse quindi alla moglie, fingendo una faccia stanca e avvertendola che sarebbe uscito e che l’avrebbe attesa fuori, inventando un malessere che non esisteva. Anna fece per muoversi per seguirlo, preoccupata che stesse davvero male, ma lui la fermò immediatamente. La rassicurò e la invitò in modo deciso a completare la sauna, nella quale in fondo erano entrati solo da pochi minuti. Risolto il dubbio che lui stesse davvero male, le si presentò in tutta la sua gravità la condizione in cui si sarebbe trovata: praticamente nuda, da sola con un uomo, anche lui nudo, dentro una sauna. Ma suo marito era proprio impazzito? Ed ebbe subito la conferma che era così nel vedere il marito, un secondo dopo, fermarsi un istante davanti alla porta, voltarsi a guardarla e, senza farsi vedere dall’altro, strizzarle l’occhio sorridendole.

No! Lo aveva fatto apposta! Aveva trovato una scusa per lasciarla sola con quell’uomo, pur sapendo che lei sarebbe morta di imbarazzo! Anna si sentì investire da una strana rabbia che, mescolandosi all’eccitazione che quegli accadimenti le stavano suscitando, la trasformò istantaneamente in un essere ancora più diabolico del marito. Proprio un secondo prima che lui chiudesse la porta, infatti, gli rispose:

Va bene, ci vediamo tra un poco allora, io tanto qui sono in ottima compagnia”, fingendo una tranquillità che le sarebbe piaciuto provare davvero. E, rompendo anche lei le catene del buon senso, si sfilò il telo dai fianchi, rimanendo completamente nuda.

Giulio aveva prima colto con divertimento e compiacimento la risposta della moglie, per poi rimanere pietrificato nel cogliere con la coda dell’occhio quel movimento. No, non poteva avere visto bene, ne era sicuro. Ma si era davvero liberata del telo davanti a quell’uomo? Era davvero rimasta nuda ed esposta come gli era sembrato di vedere? Non poteva crederci, sicuramente aveva capito male. E però sapeva che non poteva tornare a verificare …

Trascorse cinque minuti seduto fuori dalla sauna in preda ad un turbine di emozioni. Sua moglie si era spogliata deliberatamente davanti ad un altro uomo, un uomo che l’indomani le avrebbe fatto un massaggio che lui stesso le aveva regalato! Sapeva di non avere alcun diritto di obiettare, essendo stato proprio lui ad avere dato avvio a quello strano gioco. Sentiva la gelosia montare dentro di sé, le viscere arrotolarsi nella tensione, ma, contemporaneamente, non poteva negare che l’eccitazione che provava in quel momento era superiore a qualunque sensazione avesse mai provato prima.

Gli bastarono quei cinque minuti per venire a patti con le proprie emozioni e per decidere che non poteva dargliela vinta. Anna, era sicuro, si sarebbe aspettata di trovarlo lì fuori, pronto a “salvarla” dalla situazione imbarazzante e scandalosa in cui si erano cacciati. E invece, con la testa leggera e come in trance, decise di alzarsi e di non farsi trovare, come sfidandola ad uscire da sola da quell’intrigante pasticcio.

Anna, intanto, dentro la sauna, passava attraverso sensazioni altrettanto contraddittorie. Si sentiva pervasa da un calore che nemmeno gli ottanta o novanta gradi della sauna potevano giustificare. Era un calore che saliva dal collo fino alla testa e la faceva arrossire dall’imbarazzo e dalla rabbia per l’assurda situazione in cui il marito - “quello stronzo”, non poteva evitare di pensare - l’aveva lasciata. Quel che è peggio, però, solo fino a un certo punto poteva biasimarlo, avendo lei stessa reso perfino peggiore quella situazione con l’avventatezza del suo gesto spudorato. Era ormai intrappolata in una nudità da cui non poteva fuggire, almeno fino al termine della sauna. Anche lei ebbe bisogno di qualche minuto per fare i conti con la realtà, passati i quali decise che, non avendo nessuna via di fuga, tanto valeva cogliere gli aspetti positivi di quell’esperienza e “godersi” la compagnia di quello splendido esemplare di uomo. Decise allora di spogliarsi delle residue inibizioni di donna abituata da sempre ed educata a custodire il proprio corpo dagli sguardi maschili e accettò di lasciarsi condurre dagli eventi.

Marco sembrò comprendere la sua necessità di abituarsi a quella condizione di reciproca nudità ed attese un po’ di tempo prima di parlarle. La sua consuetudine con il massaggiare corpi femminili gli aveva insegnato a percepire i segni dell’imbarazzo di una donna svestita davanti a lui. Era ormai bravissimo a cogliere il momento in cui, da quell’imbarazzo, si poteva senza soluzione di continuità passare ad un’intimità che l’assenza di indumenti faceva crescere fino al limite della sensualità. Rimase quindi in attesa, pronto ad attaccare, e quando fu il momento cominciò a parlarle, rivolgerle domande, distraendola con una conversazione pacata e mantenendo lo sguardo fisso nei suoi occhi. Costantemente fisso, tranne quando, con studiata lentezza, lo abbassava sui suoi seni, sul pube coperto da una peluria abbondante ma curata, dandole il tempo di sentire quello sguardo che la penetrava. E poi tornava a guardarla negli occhi, come se nulla fosse.

Lui era troppo esperto e consapevole perché Anna avesse qualche possibilità di difendersi. Lei rimaneva lì, in totale balia di quel gioco di sguardi, soggiogata dalla sensualità di quell’uomo che adesso era riuscito a spostare da un’altra parte del suo corpo, molto più in basso, il calore che la pervadeva. La vaga sensazione di eccitazione si era ormai trasformata in una pungente voglia, che, come se l’imbarazzo dentro di lei non fosse già oltre ogni limite, le faceva indurire e gonfiare i capezzoli e perfino, lei stessa percepiva con orrore, inumidire quell’area sempre più calda tra le proprie gambe.

Come dio volle, finalmente quei venti minuti passarono e, insieme, si alzarono raccogliendo il proprio telo per avviarsi all’uscita della stanza di legno. Anna non riuscì a guadagnare quell’uscita senza evitare che, dovendogli rivolgere per un momento le spalle, l’esibizione del suo corpo fosse completa …

Raggiunta la sala centrale del centro benessere, quella su cui si aprivano le diverse stanze, le docce, il piccolo mobile bar con i diversi infusi a disposizione dei clienti, Anna tirò un sospiro di sollievo, soddisfatta di avere superato con successo quella sfida che il marito le aveva posto. Si guardò intorno cercandolo con gli occhi, pregustando la sorpresa che lui certamente non avrebbe saputo nascondere nel vederla uscire da quella stanza completamente nuda.

E invece niente. Non c'era.

Capì subito che Giulio non voleva dargliela vinta e che quella sfida tra loro due, tutta fatta di silenzi, gesti e sorprendenti rilanci non era finita. Lo vide infatti adagiato, con assoluta tranquillità, su uno dei lettini disposti intorno alla vasca idromassaggio posta all'esterno del centro, sorseggiando un tè, o qualche altro intruglio, che lei non riuscì a trattenersi dall'augurargli gli rimanesse sullo stomaco...

E, in quel crescendo di sfide, prese allora la sua decisione, accettando la mano che Marco le aveva teso per trascinarla verso le docce, riparate da una parete di pietra su cui ruscellava un velo d'acqua sapientemente illuminato. “Una buona sauna non è davvero completa senza una doccia fredda”, le disse lui con fare rassicurante, quasi tecnico. Non c'era però nulla di rassicurante in quella situazione, e Anna si chiedeva stranita come fosse davvero possibile per lei trovarsi nuda, in un luogo pubblico, trascinata da un uomo, nudo anche lui, e che non era certo suo marito...

Accettò di farsi condurre dentro quella doccia come in trance, scoprendo così quel nuovo ambiente che le luci soffuse e variamente colorate rendevano quasi magico e fatato. Sentire scorrere l'acqua fredda sul proprio corpo, vedendo a poche decine di centimetri, nel cubicolo di fronte, il corpo di Marco investito da un getto che, toccando la sua pelle, si rompeva in minuscole gocce che rimbalzavano in tutte le direzioni, le creava incredibili sensazioni, che Anna non ricordava di avere mai provato.

Il repentino passaggio ad una temperatura così diversa la scosse da quello stato di sospensione, facendole riprendere il pieno controllo di sé e delle sue sensazioni. Si reimpossessò quindi del telo che meccanicamente aveva prima appeso ad uno dei ganci che adornavano la parete e si coprì, riguadagnando buona parte della tranquillità che il gioco, quasi inconsapevolmente cominciato con il marito, le aveva tolto.

Quel ritrovato controllo non le impediva tuttavia di trovare interessante e perfino gratificante la compagnia di quell'uomo, che stranamente aveva deciso di continuare ad occuparsi di lei. Usciti dalla doccia, infatti, lui la invitò a seguirlo verso il mobile bar e cominciò a spiegarle quanto fosse importante ristabilire il corretto contenuto di liquidi, così abbondantemente espulsi durante la sauna.

Vedi, la tua pelle è stata sottoposta ad un duro stress, che ne ha dilatato i pori per poi farli rapidamente contrarre con il getto di acqua gelata”.

E mentre diceva questo le passava la mano sulla spalla scoperta, con un gesto che voleva apparire semplicemente esplicativo e che però somigliava maledettamente ad una morbida carezza.

Le spiegò quindi le virtù delle singole tisane, l'importanza di bere acqua alla giusta temperatura e la istruì sulla corretta sequenza di saune e docce. Sequenza che significava solo una cosa: essendo ormai trascorsi venti minuti da quando erano usciti, era giunto il momento di rientrare nella sauna per il secondo ciclo di caldo-freddo che, a suo dire, era assolutamente indispensabile provare. Abbandonando per un secondo la sua tranquilla e rassicurante cortesia, non le consentì di obiettare, spegnendole con sguardo deciso ogni reazione. La condusse quindi con sé, nuovamente, dentro quella stanza di legno calda e semibuia.

Anna entrò insieme a lui e si rese conto immediatamente che questa volta non avrebbe potuto evitare di denudarsi: che senso avrebbe avuto dopo essere stata già nuda insieme a lui per così tanto tempo? E, notò con orrore, non poteva nemmeno considerare una ragione sufficiente la presenza dentro la sauna di quattro uomini, evidentemente entrati mentre loro facevano la doccia, nessuno dei quali si era liberato del proprio telo. Rimanere coperta in presenza di quegli uomini avrebbe infatti evidenziato il trattamento “di favore” riservato a Marco, che certamente non sapeva e non poteva sapere di essere stato il fortunato fruitore di un gioco tra lei e il marito, che ogni momento di più sembrava sfuggirle di mano.

Rimase quindi lì, unica donna in una stanza piena di uomini, nuda in mezzo a persone pudicamente coperte - a parte Marco -, esposta a sguardi che il suo stesso comportamento sfrontato autorizzava a prolungare oltre ogni decenza. Aveva davvero superato ogni soglia di buon senso e di rispettabilità. Non aveva nemmeno più lo schermo e la protezione del marito e, quel che è peggio, quella condizione la stava incomprensibilmente eccitando.

Non riusciva a capire cosa la trattenesse dall’alzarsi e fuggire via da quella assurda situazione. Le sembrò quasi di guardarsi come da un’altra dimensione quando, invece di trovare il modo per mettere fine a quella oscena esposizione, lasciò distendere le sue gambe sulla panca di legno mentre le ginocchia, con impercettibile ma continuo movimento, si andarono progressivamente allontanando fino a dischiudere il suo sesso alla vista rapace di quello che era ormai diventato il suo pubblico.

Si augurò che nessuno potesse percepire la tempesta che si stava scatenando dentro la sua testa e tra le sue gambe. Sentiva crescere l’umidità dell’eccitazione e le sembrava perfino di avvertire, da lì, un odore che si faceva sempre più intenso e animalesco: l’odore di una femmina che sollecita i sensi dei maschi per rendersi desiderabile e farsi percepire pronta all’accoppiamento. Ovviamente, per fortuna, non ci sarebbe stato nessun accoppiamento e tutti quegli uomini intorno a lei avrebbero saputo limitarsi a godere della vista del corpo femminile che si offriva loro.

Forte di questa sicurezza e non potendo reggere oltre l’imbarazzo di quell’ulteriore passo verso l’abisso di degradazione - o di esaltazione - in cui si era lanciata, chiuse gli occhi, come se la sua impossibilità di guardare la proteggesse dagli sguardi. Pensò ai suoi figli, in particolare alla più piccola, che nei suoi giochi credeva fosse sufficiente coprirsi gli occhi per rendersi invisibile a chi la cercava. Questo pensiero la riportò per un momento alla realtà, ma si trattò di un fugace ritorno, subito superato dalla consapevolezza che l’avere chiuso gli occhi consentiva a quegli uomini intorno a lei di continuare a guardarla senza dovere nemmeno nascondere il proprio laido interesse sul suo corpo, senza dovere distogliere lo sguardo come le convenienze sociali avrebbero altrimenti richiesto.

Si sentì ancora più nuda, priva di difese, vergognandosi di avere messo il proprio corpo a disposizione di sguardi di uomini a lei sconosciuti. Queste sensazioni però la eccitarono ancora di più, lasciandola come impietrita davanti alla sua stessa spavalda esibizione, che non aveva la forza di interrompere e che lasciò proseguire fin quando, evidentemente non più capaci di restare dentro la sauna, li sentì uscire.

Solo in quel momento ebbe la determinazione di aprire gli occhi, come se l’impercettibile movimento delle sue palpebre potesse davvero aggiungere qualcosa all’esposizione di sé che aveva così generosamente offerto. Si guardò intorno e vide che erano usciti tutti, tutti tranne Marco, che la fissava con uno sguardo complice e, ne fu intimamente sicura, perfettamente consapevole di quello che era successo dentro di lei.

Anna si sollevò lentamente dalla panca e lo fissò per diversi secondi, senza dire una parola. Non si preoccupava più di nascondere il suo sesso. Non sapeva che il sudore, che copiosamente ormai le scendeva lungo la pelle, si andava mescolando alle sempre più abbondanti secrezioni. Il suo sesso era ormai fradicio e scivoloso e, nonostante lei non potesse vederlo, oscenamente aperto.

Fu velocissima quindi a prendere il telo, lanciargli un accenno di saluto e sparire fuori da quel luogo che era stato teatro della sua incomprensibile e imperdonabile debolezza. Si infilò subito dentro la doccia, sperando di essere abbastanza rapida da non dovervi più incontrare Marco. Rimase sotto il getto violento per diversi secondi, lasciando che l’acqua le lavasse via, insieme al sudore e al calore, la vergogna e l’eccitazione. Soprattutto, doveva lottare con sé stessa per superare quell’inaccettabile e apparentemente invincibile desiderio di darsi piacere da sola, lì, in quel luogo di rilassamento e serenità che per lei si era trasformato in un infernale e decadente turbinio dei sensi.

Marco sembrava avere compreso il suo bisogno di rimanere da sola, per fare i conti con le proprie emozioni. Aveva capito che avrebbe avuto bisogno di tempo per recuperare quell’aura di tranquilla compostezza che aveva subito notato quando per la prima volta l’aveva incontrata poco prima. Decise di lasciarle quel tempo e si diresse verso un altro gruppo di docce, sicuro che il massaggio del giorno dopo gli avrebbe riservato qualche interessante sorpresa …

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