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Lily Carpenetti
Upside down

Upside down
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Primo capitolo

I


Mi guardo intorno soddisfatto, sistemando la bandana sulla fronte, che tiene all'indietro i riccioli castani, affinché non mi ricadano sugli occhi. Quasi fatto, la stanza è vuota e in ordine.
Certo, fa un po' impressione che tutta la tua vita si riduca a un paio di scatoloni di media grandezza e due borsoni pieni di vestiti che, forse, non userò mai più.
Ma sono a una svolta, chiudo un capitolo fondamentale della mia vita e tutto ciò che vi ruota attorno. Sto per affacciarmi al mondo del lavoro, quello serio, da adulti.
Questo pomeriggio, rappresenta il mio ultimo momento da studente universitario.
A dirla tutta, sono già laureato da quasi quarantotto ore, ma, varcata l'uscita di quello che è stato il mio alloggio negli ultimi quattro anni, potrò dichiarare veramente chiuso il capitolo Harvard.
Già, chi l'avrebbe mai detto che uno come me si sarebbe laureato alla più prestigiosa Law School del paese, per non parlare della strada che mi si sta aprendo davanti.
Proprio per assaporare gli ultimi attimi da ragazzo ho indossato i miei jeans peggiori,  sdruciti da far schifo, e una canottiera da lavoro duro. Fa molto Full Monty, peccato che il mio fisico sia inesistente e non ci faccia una gran figura in canottiera bianca a coste. Ho un torace da zanzara e le braccia sottili, sembro più un adolescente, che un venticinquenne.
La scelta è stata dettata dalla necessità: gli altri miei vestiti sono nelle borse e mi serviva un abbigliamento da discarica per ripulire questo posto e lasciarlo in uno stato decente. Il vestito buono, che indosserò da domani, è stato già recapitato al nuovo appartamento, anche se io non ci sono ancora stato. Cazzo, quel singolo completo e le tre camicie da abbinarci sono costati un occhio, non ci voglio neanche pensare. Poco male, erano gli ultimi soldi del fondo ed ero deciso a non trattenere nulla per me.
«Hola, Chico. Porto giù la roba?»
Dom entra nella camera che abbiamo condiviso negli anni di specializzazione e si avvicina agli scatoloni per aiutarmi con il trasloco. I suoi muscoli mi sono decisamente utili: è un ragazzone ben piantato, a dispetto dei lineamenti delicati, da tipico esponente delle storiche famiglie del New England.
Deve darmi una mano, la responsabilità dello stato disastroso in cui versava la stanza e dell'enorme quantità di ciarpame, che ho raccolto in un sacco per la raccolta dell'immondizia condominiale, è sua. Glielo faccio notare con una battuta sarcastica, ma non sembra minimamente toccato dalla cosa. Non prende mai nulla sul serio e scarica ogni responsabilità.
«E questa?» Mi chiede, piacevolmente sorpreso, ondeggiando una bottiglia di Champagne, pescata dal cartone più vicino.
«È per noi. Presa con gli ultimi spiccioli del Fondo Figli Illegittimi Leonard Hamilton» rispondo con tono altisonante. Come ho già sottolineato, la mia intenzione è sempre stata quella di non trattenere per me nemmeno un dollaro dei soldi di quell'uomo, una volta ottenuta la laurea.
Dom fa spallucce e scarta il tappo della bottiglia, pronto a farlo saltare. Non si tira mai indietro davanti a una bevuta, specialmente se di buona qualità. La sua famiglia è agiata e lui è piuttosto abituato a bere con stile. Conosco i suoi gusti.
«Da domani, lo champagne scorrerà a fiumi per te, avvocato Callejas!»
Sobbalzo per il botto e mi unisco alla risata del mio amico che succhia il flutto zampillante dalla bottiglia che ha preventivamente scosso.
«Dai, Callejas, bevi con me. Mi piaci quando sei sbronzo!»
Mi si è avvicinato da dietro, passandomi confidenzialmente il braccio sopra la spalla, per posare l'apertura della bottiglia sulle mie labbra. L'odore del suo dopobarba mi solletica le narici. Il contatto di pelle è piacevole, ma non sono in vena di effusioni, anche se il peso dell'avambraccio contro il collo mi ha emozionato, trasferendo una scossa allo stomaco: mi piacciono le maniere forti e lui lo sa, gioca sporco.
Gli sfilo la bottiglia dalle dita e mi scanso, per allontanare la pressione della sua patta dal culo.
Lui sbuffa scocciato, mirando il soffio dietro l'orecchio, nella speranza di sciogliermi. Dominick Lafferty è incorreggibile e un gran figlio di puttana, ma gli voglio bene e credo mi mancherà.
Ingurgito un sorso di champagne ancora freddo, nonostante lo abbia tirato fuori dal frigo da una mezz'ora, e devo dire di gradire l'aroma secco. Evito di farmelo scorrere giù per il collo, non voglio rischiare di puzzare di vino per il resto del pomeriggio.
«A che ora ti aspetta il tuo amante?»” Avanza il mio amico con aria sibillina.
«Il professor Aames non è il mio amante e devo essere all'appartamento tra un'ora» rettifico, assumendo un'espressione contrita.
«Beh, vai a fare il suo mantenuto» conclude lui con disarmante semplicità.
Ingoio l'indignazione. Visti i miei trascorsi familiari, mi aspetterei maggior solidarietà da chi si definisce mio amico, ma sarebbe troppo da chiedere a Dom, che ha ripreso a scolarsi la bottiglia di Remy Martin.
«Il professore mi ha offerto un impiego presso il suo prestigioso studio legale perché crede nelle mie capacità e mi ha messo a disposizione un appartamento di rappresentanza, finché non potrò permettermi un affitto. Tutto qua.»
Il suo sorriso non mi piace, è lo stesso che ha usato per portarmi a letto. Ok, ero ubriaco, molto ubriaco, ma il sorriso perverso di Dom ha giocato un ruolo fondamentale in quella circostanza.
«Come vuoi» ammette, non cambiando espressione. «Però, è un peccato. Potresti darmelo ancora una volta, prima che il tuo bel culetto diventi l'esclusiva di un vecchio.»
Non è possibile, ragionare con lui è un'impresa disperata.
Ancora una volta, lascio correre. Anche se, un'offesa al mio benefattore mi ferisce più di qualsiasi altra cosa.
Thomas Aames è l'avvocato migliore che io conosca e il suo studio legale è un'istituzione a Boston, una potenza. Inoltre, detiene una cattedra ad Harvard e io sono stato il suo miglior studente, distinguendomi fin dall'inizio dei corsi e gli devo ciò che sono diventato sotto la sua guida.
Inoltre, non è per niente vecchio, ha all'incirca cinquant'anni ed è un uomo molto affascinante. Estremamente affascinante.
Sì, d'accordo, Thomas Aames è il mio sogno proibito, ma, a differenza di ciò che insinua Dom, il suo interesse per me è puramente professionale, non mi illuderei mai di poter avere più di un rapporto di lavoro con lui. Anche se, alla sola idea di incontrarlo tra meno di un'ora, mi fa sentire emozionato, come un bambino il giorno di Natale.
Non posso neppure pensare che, già domani, sarò un associato del suo studio, vedendolo ogni giorno e avendo la possibilità di stare con lui fianco a fianco.
«Comunque» continua lui «se ci vai vestito così, non trasmetti l'idea di un incontro formale. Incarni il sogno erotico di tutti i pedofili.»
Lo caccio, non ne posso più.
Mentre Dom carica le mie cose sul suo pick up, indosso un abbigliamento più consono. Mio malgrado, non riesco a non pensare a quell'incontro come a un appuntamento e in parte lo è. Per la prima volta lo incontrerò fuori da un contesto accademico, ora che non è più il professor Aames per me. Questo pomeriggio, non sarà neppure il mio capo, sarà solo un uomo: Thomas.
Arrossisco al pensiero di poterlo chiamare così, un giorno. Lui resterà il mio capo, ma saremo anche colleghi. Ci incontreremo nei corridoi e ci saluteremo con composti cenni del capo chiamandoci semplicemente Avvocato. Rabbrividisco, per quanto intima mi sembri la cosa.
Ma ora, è arrivato il momento di andare, non posso rischiare di fare tardi. Afferro le borse che Dom ha lasciato indietro e scendo, lui potrà tornare più tardi a eliminare la spazzatura, mentre io, stanotte, dormirò nell'appartamento che Thomas Aames mi ha messo a disposizione.
In macchina, lui mette lo stereo a palla con una delle sue compilation da discoteca. Non è il mio genere di musica, ma mi adatto, almeno non si perderà nelle solite chiacchiere inutili e io approfitterò per rilassarmi e pensare.
Guardo le palazzine degli alloggi universitari e gli spazi del campus allontanarsi sempre più e mi sorprendo di quanto veloce sia passato il tempo e di quanto io sia cambiato. Da nullità del New Jersey a stimabile avvocato di Boston. Fa una certa impressione. Gongolo per i miei successi e mi auto gratifico.
La mia vita ora è qui. Mi dispiace per mia madre, ma non tornerò nel nostro vecchio quartiere, né nelle vicinanze. Potrò andare comunque a trovarla e sicuramente le manderò un contributo mensile per aiutarla. Il lavoro da cameriera ai piani in un Hotel non è così remunerativo. Finché non troverà il prossimo amante che le prometterà un futuro dorato, le sarò di supporto.
Ho storto il labbro inferiore, lo faccio sempre quando formulo un pensiero sgradevole nella mia mente. Devo allenarmi a non farlo, non mi aggrada che si vedano i denti inferiori leggermente accavallati, è un difetto estetico che non mi piace mostrare. Inoltre, non è un'espressione elegante. Se dovesse capitarmi in aula, durante un dibattito processuale, svelerei immediatamente la mia impressione negativa e rischierei di sembrare volgare e superficiale. No, è una cosa che devo assolutamente tenere sotto controllo.
La giornata è afosa e non c'è una nuvola in cielo, fortunatamente l'abitacolo è climatizzato, mentre fuori si muore. La canottiera usata per il trasloco l'ho buttata nel sacco dell'immondizia, per quanto era sudata. Faceva parte della vecchia vita. Ora non riesco a trattenere il sorriso, ripensando all'appartamento dove vivrò grazie al mio capo. Un trattamento di favore che non credo riservi a molti studenti. A nessuno studente. No, solo a me. Sono speciale.
Certo, speciale, sì, ma a lui interessa solo il mio cervello, le mie qualità dialettiche e le conoscenze in materia.
«Stai sbavando» mi sorprende Dom, urlando sopra le note chiassose.
«Non è vero» balbetto, portandomi istintivamente le dita alle labbra.
«No» mi rassicura. «Ma avevi la tipica faccia da Thomas Aames sto arrivando da te, aspettami!»
«Non ti tiro un pugno solo perché stai guidando.»
Decisamente, devo cercare di allenare le mie espressioni del viso e diventare impenetrabile. Che razza di avvocato sono, se mi si legge tutto in faccia? Lui è ermetico, non capisci mai quando è soddisfatto delle tue risposte e quando si sarebbe aspettato che affrontassi l'argomento da un'angolazione diversa. Devo prendere esempio, diventare come un bravo giocatore di poker.
Chissà se anche nel privato Thomas Aames è così rigido… oh, no, l'ho fatto ancora, sto divagando in pensieri che mi porteranno ad assumere un'espressione da ebete. Devo presentarmi al meglio all'incontro con Lui, perciò, basta seghe mentali!

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