Abbiamo 1607 visitatori e nessun utente online

Vanessa G. Streep
Vieni con me

Vieni con me
0.0/5 di voti (0 voti)
Primo capitolo

PROLOGO
Novembre 2004, Venezia, Italia

Il controllore avanzò con passo deciso nello scomparto a salotto da sei posti. Era sulla trentina, aveva un viso gentile, lineamenti armonici dai tratti nordici e occhi azzurri che sicuramente avevano fatto impazzire molte ragazze. Si fermò di colpo, con la bocca e gli occhi leggermente spalancati, in un momento di indecisione, stupore, curiosità e timidezza. Tutti e tre incrociarono gli sguardi senza emettere un suono o fare un minimo gesto, come se il tempo si fosse fermato. L’aria era intrisa di un odore di eccitazione e il buio della notte aveva già oscurato tutto il paesaggio esterno. Le guance del controllore si arrossarono e balbettò sottovoce delle scuse, aveva rubato un attimo della loro intimità e non solo, l’aveva guardata dritta negli occhi con sguardo supplichevole, come un animale colto da un istinto di desiderio passionale e selvaggio. Probabilmente voleva con tutte le sue forze voltarsi e dargli la privacy che meritavano, ma non riuscì a muoversi per diversi secondi, tanto che Giancarlo dovette infilarsi il fallo gonfio e pulsante nelle mutande e riallacciarsi la cerniera davanti a lui, non senza un forte imbarazzo. L’unica che paventò sicurezza e padronanza della situazione fu Vanessa, divertita ed incuriosita dal comportamento di due giovani uomini in balia delle loro passioni. Era un periodo in cui stava scoprendo lati di se stessa che non avrebbe mai immaginato di possedere, come il fatto che adorasse vedere l'istinto maschile in preda all'eccitazione. Lei tirò indietro la cascata di biondi capelli, con un gesto della mano, facendoli ondeggiare nell’aria come una frusta, e si lasciò andare comodamente sul posto a sedere, nel tentativo di celare ogni timidezza. In realtà lo sguardo di quel ragazzo fisso su di lei le aveva fatto accelerare le pulsazioni e provare il bisogno di essere spiata. Fosse stato per il suo desiderio istintivo ed irrazionale avrebbe desiderato quello sconosciuto. Ma il rispetto nei confronti di Giancarlo e l'onore verso se stessa le comandarono di reprimere tale sentimento.
Non era la prima volta che Vanessa praticava  una fellatio a Giancarlo in luoghi pubblici e non era di certo la prima volta che qualche sconosciuto gli vedesse il pene gonfio di eccitazione per colpa sua.
Lei ci provava gusto, non poteva negarlo, intuire i desideri nascosti degli sconosciuti e vedere le loro occhiate furtive le faceva credere di poter dominare gli impulsi degli altri, invadere le loro fantasie e turbarli. Prostrata di fronte a Giancarlo e vincolata al suo volere, dedita a procurargli piacere e soddisfare i suoi desideri più nascosti, provava la sensazione enigmatica, sublime e misteriosa di essere nello stesso tempo una dea e una schiava sessuale. In quei momenti la ragazza diciassettenne timida che molti conoscevano scompariva misteriosamente per lasciare il posto a una donna sicura di sé e del suo corpo.
Non che Giancarlo non godesse di tutto quello, gli occhi avidi e invidiosi degli altri uomini lo facevano sentire un re, ma allo stesso tempo l’essere colto al culmine dell’eccitazione, in un attimo di totale abbandono, in balia del desiderio e privato della sua padronanza lo faceva vergognare profondamente. Si sentiva come derubato della sua intimità, colto in flagrante nell'atto di appagare e dare sfogo ai suoi segreti più riservati. E la reazione di Vanessa, come se per lei fosse tutto un gioco, lo faceva arrabbiare. E più si arrabbiava con lei più era eccitato e più doveva stringere il cazzo sempre più gonfio nei pantaloni. La sua provocazione lo incitava a perdere il controllo, era un invito al tripudio dei sensi, all'estasi e alla libido. Lo ammattiva trascinandolo in un vortice di peccato e perdizione. Lo faceva sentire potente e poderoso come un Dio, vincolato a lei da un servaggio erotico e carnale, dipendente dal bisogno di farla godere. Si immaginava di affondare il viso nelle sue cosce e nel suo sesso bagnatissimo e prendere il suo sapore in bocca. Non sapeva se lo stesse portando lentamente alla follia o al paradiso.

Specifiche

Share this product