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Scarlett B.
Violet, post@ proibita

Violet, post@ proibita
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Primo capitolo

23 settembre, 9.42 p.m.
Hi porcellina, come stai?
Io sono arrivata ieri sera ed essendo domenica, devono avermi mandato a prendere dall’unico che non poteva rifiutarsi: un praticante dello studio, un ragazzotto timido e brufoloso, evidentemente fresco di laurea.
Mi ha accompagnato al residence che, a parte le dimensioni da scatola da scarpe, è carino e silenzioso, proprio a due fermate di tram dallo studio. Per un anno può andare, in fondo anche il mio appartamento di Londra non è proprio Buckingham Palace, no?
Stamattina sono arrivata in studio presto o almeno credevo fosse presto. In realtà ho scoperto che qui, già dalle 7 del mattino c’è gente che si avvantaggia sugli impegni della giornata, venendo in ufficio all’alba. Ovviamente da domani mi uniformerò anch’io, visto che mi sveglio sempre presto: se la mia presenza deve essere un “collante” fra i due studi, è bene che io mi adegui alle abitudini locali.
Il socio anziano, Antieri, mi ha fatto un lungo discorso sulle aspettative dello studio di Milano riguardo la mia presenza qui: hanno diversi clienti coinvolti in cause sulla proprietà intellettuale e non hanno alcun specialista all’interno. Poi mi ha accompagnato nel mio studio, piccolo, ma comodo, grande finestra sulla piazza sottostante e mi ha lasciato alcune pratiche da cominciare a guardare.
C’è un gran quantità di associati, soprattutto uomini, ma anche qualche donna e la prima cosa che ho notato è che qui le donne sono curatissime, nulla a che vedere con i look abitualmente sfoggiati nel nostro ufficio, hai presente Kendra o Jessica? Ho preso mentalmente nota di fare shopping nel primo momento libero, naturalmente dopo aver bene osservato i canoni che vanno per la maggiore e devo trovare al più presto anche un parrucchiere ed un’estetista. Non avevo previsto che l’attenzione all’immagine riuscisse a penetrare anche i solidi muri di questi mausolei di avvocati. Odio ammettere che quello che si dice dell’Italia e di Milano, è assolutamente vero. Le sole scarpe che ho visto ai piedi delle colleghe che ho intravisto passare davanti alla mia porta, potrebbero essere un salasso per il portafoglio e un martirio per i piedi. Se penso che io mi ero messa comoda, scarpe basse e abiti severi, mi sa che ho proprio sbagliato tutto…
A pranzo, o a quella che pensavo essere l’ora di pranzo, ho visto che di fatto nessuno fa una vera pausa, c’erano crocchi di colleghi nella saletta dove c’è frigorifero e macchina del caffè, ma di commestibile ho visto ben poco, giusto qualche barretta dietetica. Antieri è venuto a dirmi che d’abitudine lui va a casa a pranzo e che io mi regolassi come credevo, nella piazza c’è un gran numero di bar e fast food, ma non ho visto nessuno dei colleghi prendere l’ascensore per scendere. Quindi è certo che soffrirò la fame, oltre al male di piedi…
A proposito di colleghi…, a parte l’aspetto “ingessato”, qualche bell’uomo l’ho visto, anche se dovrei avere un’idea più completa domani perché Antieri ha organizzato una riunione con tutti i colleghi per presentarmi e anche per organizzare i team delle singole cause attualmente in carico allo studio.
Verso le 7 di sera, lo studio ha cominciato a svuotarsi, io sono rientrata e ho cenato direttamente al ristorante del residence prima di salire nel mio appartamentino e buttarmi sotto la doccia. Adesso sono le 10 e mi metto a dormire, sono esausta…
Ah, cara mia! Quante cose da capire… Notte!

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