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ZERO

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Primo capitolo

PREFAZIONE
Federica D’Ascani


Dipendenza. Per dipendenza, cita Wikipedia, si intende un’alterazione del comportamento che può sfociare in condizione patologica attraverso la soddisfazione, o la ricerca, del piacere attraverso persone, oggetti o beni di qualsiasi tipo.
Bene.
Se siete giunti fino a qui è perché nel vostro intimo, o nei recessi di questo, avete sentito o sentite ancora adesso pulsioni che vi spingono a cercare di ottenere l’esautorazione di quel meccanismo abominevole che viene definito come innaturale ed esasperata gioia del godimento. Una sete inverosimile di qualcosa che, pur essendo stata ottenuta, ancora non vi basta, ancora vi cerca. Sì, è lei che cerca voi, non il contrario.
Voi lo sapete così come la vostra coscienza che, in momenti in totale black out, si arrovella e rannicchia sull’idea del sublime.
Spesso la morbosità è qualcosa di talmente scontato da non essere neanche percepita. Una sigaretta, una droga ben più pesante, l’alcol, il cibo o la privazione di esso, un amore, un’amicizia… Qualsiasi cosa può determinare una dipendenza latente o ben visibile.
E siete qui, con questo libro in mano, questa raccolta di ossessioni, cercando qualcosa che vi appartenga o che sia proprio di qualcuno a voi caro, vicino.
Anche gli autori di questa raccolta, come voi, hanno ricercato nel loro intimo ciò che potesse rispecchiare la mordace espressione del proprio lato oscuro, affondando nelle esperienze altrui, indagando situazioni o parole così identificative da essere esse stesse un’ossessione. Perché uno scrittore è a sua volta dipendente da qualcosa: il foglio bianco ricoperto di inchiostro. Non importa se esso sia virtuale oppure reale, l’importante è non vedere quel foglio bianco nella sua integrità.
L’essere umano, in fondo, non è un pezzo di carta grezza agitato dal vento? Attende con trepidante attesa, dalla sua infanzia, qualcuno che ne dipinga il tessuto, qualcosa che ne faccia emergere la potenzialità. E il genio non è altro che la ricerca spasmodica di trasporre, nei mezzi a lui concessi, ciò che la mente partorisce.
Tutto può essere dipendenza e chiunque riesca a riflettere lucidamente e senza alcun tipo di filtro morale, sa che in fondo la natura ha creato la malinconia e lo struggimento del vivere. È natura, siamo fatti in questo modo. Ciò che differenzia la patologia dalla normale accettazione dello spettro vitale altrui è soltanto il limite che, come una barriera, segna il confine tra la propria distruzione, o esaltazione, e quella del prossimo.
E vi chiederete ancora che senso abbia leggere qualcosa di potenzialmente dannoso per i vostri sensi, qualcosa di certo in grado di scardinare anche quegli ultimi valichi che avete eretto per non cedere.
Ebbene, la vita stessa è un percorso teso a saggiare la vostra integrità, la vostra forza, il vostro assurdo e assoluto senso del bene, del giusto. Non vivete dunque? Non accettate giorno dopo giorno la sfida che l’alba vi tende?
Potete pensare di fuggire, di chiudere queste pagine, di cercare qualcosa che vi faccia sorridere e non pensare, ma sapete nel profondo la realtà di quel tarlo che vi logora. Un tarlo maledettamente insistente, pronto a dilaniare, lì e ora, la fibra di quel legno che vi tiene saldamente ancorati, per qualche istante nel tempo infinito della storia, a una realtà creata da uomini e distrutta spesso dalle loro mani.
Abbiate il coraggio di indagare , di ricercare, di indugiare nei titoli e scegliere ciò che vi ispira, passando al successivo e a quello dopo ancora.
La dipendenza in fondo è soltanto un particolare insignificante, capace di uccidere e modificare vite e vite, certo, ma un punto quasi invisibile nella mente dell’uomo. L’importante è non far scattare il congegno che lo azioni, l’importante è non cedere alla ricerca di un piacere estremo e forse sarebbe sufficiente godere di ciò che, timidamente, approda nelle proprie mani senza ricerche estenuanti. Ma senza dipendenze non raggiungeremmo quel genio che ha differenziato l’essere umano dall’animale.
Forse.
In fondo noi non siamo poi una goccia nel mare dell’universo?

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