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Diario n°:

183

ABSINTHE
Liviana Rose

ABSINTHE

Spero un giorno in un premio di dovuta spensieratezza e niente più ...

Mi hanno catapultata nel mondo degli adulti quel giorno in cui ho visto piovere mentre c'era il sole e mi sono crollate addosso tutte le certezze tramutandosi in sabbie mobili.

E riemergere dalle sabbie è impossibile se si è da soli.

Nel déhors di questo locale mi guardo le unghie.

Accavallo la gamba destra sulla gamba sinistra.

Aggiusto una piega della gonna e controllo che i sandali siano perfettamente lucidi.

Attingo dalla flute di Satèn e le bollicine mi risvegliano nella gola il ricordo dell'uomo che mi ha fatto conoscere questo vino.

La gamba sinistra sulla gamba destra.

La noia è paragonabile a questi piumini di maggio che nevicano dal cielo e rendono l'aria insopportabile.

Ne sbuffo via uno che ha tutte le intenzioni di planare sul mio naso.

Mangio un'oliva.

Controllo l'orologio: sono quasi le sette di sera. Troppo tardi per tornare al lavoro, troppo presto per tuffarmi in un sonno profondo senza sogni. Troppi pensieri. Troppo sbagliato tutto.

Mi piacerebbe che si potesse avere un giorno in cui è vietato accendere i pensieri, e viverlo solo con l'istinto, con la pelle, con gli occhi, coi sensi. Un giorno in cui il cuore lo si sente battere non per qualcuno ma per qualcosa.

Una macchia di colore, come una pennellata distratta di un impressionista, attira il mio sguardo dall'altro lato della strada. Una camicia rossa che entra all'Absinthe, il cinema d'essai.

Guardo il cartellone che pubblicizza la proiezione di Una giornata particolare con Sophia Loren e Marcello Mastroianni e, guidata da una forza d'attrazione pari a quella del profumo della pasta al pomodoro e basilico, entro al cinema.

Pago il biglietto e seguo la macchia di colore in galleria sebbene ci sia un cartello con scritto "vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori".

Rimango un attimo dietro il pesante tendone che separa il corridoio dalle poltrone mentre penso al da farsi.

Le luci si abbassano subito e il film prende a scorrere sullo schermo.

Non so perché ma il cinema mi risveglia l'idea di un posto romantico e scabroso allo stesso tempo. Da ragazza avrei sempre voluto portare il mio fidanzatino per? ma non ho mai avuto il coraggio di fare nulla, nemmeno un bacio che io rammenti. Allo stesso tempo il cinema è stato elemento di piacevole studio durante gli anni dell'università. Ricordo come se fosse ora l'esame monografico su John Ford.

Decido di sedermi proprio in ultima fila cercando di non farmi né sentire né vedere dalla coppia che ho seguito.

Mi adagio comodamente sulla poltroncina verde e mi preparo a gustarmi lo spettacolo.

In una schiarita repentina della sala osservo la camicia rossa, due spalle strette e ben proporzionate, una chioma bionda e morbida..

Deve essere una bellissima donna, ha gesti controllati e sensuali, lo si intuisce da come si sporge appena alla sua destra per bisbigliare qualcosa all'orecchio del compagno che rimane immobile.

Riporto la concentrazione allo schermo mentre la famiglia della Loren si appresta a scendere nel rione per la sfilata in onore di Mussolini.

Tra una scena e l'altra controllo i movimenti della coppia, comprendo benissimo che non stanno seguendo affatto il film ma non riesco a capire da cosa siano distratti. Forse hanno litigato prima di entrare. Forse è il loro anniversario di matrimonio. Forse? Con la testa piena di congetture vorrei vedere di più, sentire anche cosa si dicono o anche solo udire i loro respiri.

In questo momento mi sento una guardona, anzi mi immedesimo in un'eroina di quei racconti erotici che girano la mattina in ufficio.

Voglio assolutamente comprendere perché si comportano così.

Mi sporgo maggiormente verso di loro con la testa bassa sullo schienale della poltroncina davanti alla mia.

La donna emana un buonissimo profumo, delicato ed accattivante. L'uomo odora di tabacco.

Riesco a capire che si toccano, si stanno accarezzando le mani immagino. Senza rendermene conto allungo ancora di più il collo per vedere meglio e proprio in quel momento i miei occhi si perdono in quelli lucidi di lei.

«Continuate pure» sussurro fra l'imbarazzato e l'indifferente.

L'uomo si volta verso di me e con un cenno del capo quasi mi ordina di accomodarmi alla sua destra. Mi alzo senza pensarci un istante ed obbedisco.

Nella penombra scorgo che l'uomo ha il cazzo fuori dai pantaloni e che la donna lo sta masturbando con piacere. Guardano entrambi lo schermo senza vederlo, lo fisso anche io nonostante abbia una voglia matta di sbirciare cosa succede là sotto.

Sento che l'uomo afferra la mia mano sinistra e se la posa sull'uccello non proprio duro. È vigile ma non ancora al massimo dell'eccitazione.

Mi muove la mano su e giù invitandomi a proseguire da sola. Sento che piano piano si irrigidisce fra le mie dita e quelle dell'altra donna. Il suo respiro rimane immutato: un autocontrollo tale da rendere ancora più disorientante la situazione in cui mi sono infilata. Poi percepisco l'alito caldo della donna sfiorarmi le nocche e la lingua assaggiare le mie dita piene d'umori e il cazzo che ormai sarebbe ideale per scoparmi.

Anche la Loren ci sta provando con Mastroianni.

L'uomo fa scivolare la mano sulla mia coscia e con le dita cerca di recuperare più stoffa che può della mia gonna leggera, fino ad arrivare alla pelle e poi la tasta come per provarne la setosità.

Gli piace. Lo so perché si addentra verso la fonte emanante il calore nascosto.

Mi sento bagnata e scivolosa come non ricordavo di essere stata. Le sue dita scostano il bordo delle mutandine e cercano , frugano? e trovano. Mi ha trovata mentre allargo appena le gambe per rendergli più agevole la ricerca. Mi infila un dito dentro fino a dove può sempre con lo sguardo sullo schermo con le immagini che scorrono via.

Mi mordo il labbro inferiore per trattenere quei piccoli urletti di piacere che solitamente sarebbero il commento a quella pennellata di desiderio.

Sento che l'orgasmo è vicinissimo proprio mentre le mie dita si scaldano improvvisamente ricoperte della sua crema bianca e dalla saliva della donna che lo succhia.

Il piacere è lì e se allungo una mano lo posso raggiungere e…

…e si riaccendono le luci in sala riversandosi sull'eccitazione come un secchio d'acqua gelata in testa.

 

 

Piccola nota a margine sull'assenzio (absinthe)

Non ci volle molto perché questo aperitivo dal gusto di anice si diffondesse in tutta Europa e successivamente anche negli Stati Uniti.

Personaggi famosi come Verlaine, Rimbaud, Baudelair, Van Gogh, ne fecero la loro musa personale, e poi Degas, Toulouse Lautrec, Wilde e tanti altri artisti diventati un mito.

Moltissime opere d'arte dalle poesie ai quadri furono dedicate alla Fata Verde; quando nell'antica Parigi rintoccò l'ora verde, ne vennero consumati milioni di ettolitri.

L'ora verde andava dalle 17 alle 19 e coincideva con l'ora dell'adulterio.

Verso gli inizi del ventesimo secolo erano già serpeggiate delle voci secondo le quali l'assenzio aveva delle proprietà non del tutto controllate, e il suo abuso, nonché l'assuefazione che dava ai bevitori cominciò a far sospettare che esso non era un normale liquore, bensì una droga.

Il bevitore di vino tende all'allegria, alla socializzazione, il bevitore di birra ha una ubriacatura pesante; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività raggiunge livelli massimali e forse, anche per questo fu la bevanda degli artisti.

Emile Zola ne descrive gli effetti devastanti sulle classi sociali più umili e la piaga sociale che ne deriva; egli scrisse: Finisce sempre con uomini ubriachi e ragazze incinte".

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