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Diario n°:

6

ALTROVE
Giuliasays

ALTROVE

C'è stato un altrove, in un tempo diverso da questo, in cui ti limavi sui denti un'unghia spezzata e aggiustavi con l'altra mano il fastidioso filo del tanga incastrato tra le chiappe.

 Non c'era classe in tutto ciò, ma una certa poesia sì, mentre aspettavi annoiata imbronciata altezzosa vicino alla portiera di un'utilitaria nera. E sul broncio sfrontato spuntava un mezzo sorriso ogni volta che il vento scompigliava i tuoi riccioli rossi e te li rovesciava davanti agli occhi, lasciandoti al buio per un istante oltremodo breve, che la luce per te era sempre un po' troppo intensa e volgare, anche in un crepuscolo nuvoloso come quello. Camminavi scomposta su tacchi mai abbastanza alti, vacillando imperfetta e ballerina, perché nell'attesa, che durasse un'ora o dieci minuti soltanto, non c'era mai tempo a sufficienza per pensare. Poi lo sentivi arrivare da lontano, perché qualcuno arrivava ogni volta, e preparavi il tuo sorriso migliore, che mica sempre era finto. Gioivi davvero, luminosa dietro al trucco pesante, di ogni nuova presenza virile e concreta che si affacciava dal finestrino della sua auto e ti rubava con gli occhi. Ne hai visti d'ogni età, stato civile, stazza e fantasia. Ricordi poco i volti sbiaditi e rarefatti, ma i cazzi, quelli no, quelli li rivedi ancora in tutti i dettagli come una fila interminabile di soldatini sull'attenti, che a ripensarci oggi ti viene anche un po' da ridere. Però in quell'altrove non ridevi: guardavi e capivi, e c'è chi si è sciolto in lacrime dentro un tuo abbraccio stretto, e poi ti ha picchiata perché ti sentissi un po' umiliata anche tu. Ma non hai mai abbassato gli occhi grandi disillusi e nessuno ti ha mai vista tremare.

C'è stato un altrove, in un tempo diverso da questo, in cui rimanevi nuda col tuo mistero esibito e la gelosia ti accarezzava lo stomaco ogni volta che vedevi una fede al dito di chi ti stava toccando. E le mogli ignare non erano mai poche. Non c'era classe in tutto ciò, ma una certa poesia sì, che l'amore ha tante facce e tu li hai amati tutti con la stessa intensità. E se ti pagavano era solo per gioco, perché tu li avresti succhiati e stretti tra le tue natiche lo stesso, comprensiva di comprensione ed affamata di fame come eri. Qualcuno l'hai anche baciato, a volte, lenta e soddisfatta del sapore di una lingua, così diversa dal gusto del seme denso che era la tua acqua ed il tuo ristoro. E qualcuno ti ha baciata, pure, abbandonato e quasi perso nelle tue braccia salde, tanto che alla fine non sapeva più dov'era. Li hai riportati a casa smarriti ed increduli, nuovi ed irriconoscibili e molte donne ti hanno ringraziata senza sapere di dover essere grate a te. Potevi essere diversa e distante, rinchiusa in una logica di dare ed avere, gelida e sdegnosa nella tua superiorità, ma non ci sono vie di mezzo per chi incarna il compromesso peggiore, d'esser donna e uomo insieme, com'eri tu in quell'altrove dove tutti cercavano e volevano proprio te, per via di quel segreto che svelavi a chiunque ti offrisse mezz'ora di intimità nella sua auto di seconda mano. C'è stato un altrove in cui non provavi imbarazzo né vergogna a vacillare ballerina su tacchi mai abbastanza alti in una attesa senza tempo per pensare. Ma quell'altrove è lontano.

 

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