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Diario n°:

77

AMANTI
Eva Alyeni

AMANTI

Giuliano si tirò su dal letto ed accese una sigaretta.

Vomitò un piccolo anello di fumo, lo guardò salire e rivide in esso il sesso di Linda, come se dalla sua bocca, ancora piena di lei, ne fosse uscita quella morbida carne. Con un gesto della mano lo raccolse, se lo portò alle labbra, prima che il contatto con l’aria ne deformasse i contorni. La paura di perderla, ogni volta che si divideva da lei, lo scuoteva di un’ansia morbosa. Si girò ed il suo sguardo incrociò quel bel volto sudato, lo stesso che, circa un anno prima, lo aveva fatto uscire di testa. Linda gli sorrideva appagata. Giuliano gettò il mozzicone e si coricò al suo fianco, carezzandole i seni imperlati del seme maschile. Lei intrecciò le dita alle sue e prese a succhiarne l’acre sapore.

Linda e Giuliano si erano trovati per caso, chattando su Skype, in un noioso pomeriggio d’inverno. E da questo intrigo clandestino erano diventati subito amanti. In due città diverse e troppo distanti. Dopo appena una settimana, il loro primo incontro, in un motel di lusso, sabato 3 marzo. Giuliano ingannava il tempo sorseggiando cognac, nell’attesa di vederla entrare nella suite numero 11. Il leggero bussare alla porta lo fece sobbalzare. Una creatura diafana, dai lunghi capelli scuri, avvolta in un cappotto di pelliccia, gli buttò le braccia al collo e lo baciò di slancio, senza pudore. In una risata cristallina Linda s’infilò nella stanza e si lasciò cadere sulla coperta damascata color tabacco. Imbronciata, studiò con cura quello sconosciuto.

«Mi piace molto ciò che ho davanti» disse, slacciandosi i cinturini dei sandali a tacco alto. Giuliano si rilassò. All’inizio aveva temuto che, rotta la magia del sottile gioco virtuale, pericoloso ed eccitante, la realtà avrebbe potuto deludere le aspettative. Senza ombra di dubbio si stava ricredendo. Maliziosa, lei cominciò ad allentargli il nodo della cravatta, sbottonò la camicia, respirando avidamente l’odore deciso della pelle di quell’uomo. Con la lingua frugò nel petto e scese giù verso le cosce muscolose. Attraverso la stoffa dei calzoni sentiva la smania crescente premerle impetuosa contro la guancia. Sapeva bene come farlo impazzire e Giuliano non resistette oltre. La sollevò di peso e la distese sul letto. Affondò la faccia nel suo intimo, perdendosi in un lago di umore dolce e vischioso come miele. Inarcandosi Linda lo tirò a sé, impaziente di sentirlo scivolare nel suo profondo. Intreccio di corpi, mani affamate, battiti alterati. Grida e silenzi di un’alchimia perfetta e senza errore. Fusione di anime nel fuoco dell’orgasmo. Rimasero l’uno dentro l’altra, fino a che Linda se lo levò di dosso, appisolandosi nella culla delle possenti braccia abbronzate.

Quella donna-bambina gli era entrata nelle vene prepotentemente e l’idea che da lì a poche ore avrebbe dovuto staccarsi da lei, lo innervosiva. La trasgressione di quell’avventura, da soffocare nella clandestinità, lo rendeva impotente e taciturno ma sapeva bene che se avesse potuto urlare al pianeta intero il suo sentimento per Linda, tutto avrebbe perso di intensità e ardore. L’immancabile incontro festivo, in quella camera d’albergo, permetteva loro di sopravvivere spaiati, durante le settimane di lontananza.

Erano trascorsi 366 giorni. Il loro primo anniversario. Solito motel, solita animalesca passione, solita indifferenza verso un mondo da tagliare fuori, da escludere. Perdersi, ritrovarsi, in un’incomunicabilità decisa e voluta da entrambi. In una altalena fra desiderio e fallace abbandono. La curiosità di saperne di più sulle loro vite non valeva l’uccisione del loro amore. Pelle unica, unico sangue, una sola anima. E l’indomani perfetti sconosciuti.

«Brindiamo a noi due ed ai futuri cent’anni di sabati nella Undici!» ammiccò Giuliano, sfilando la bottiglia dal cestello. Le flute in cristallo erano decisamente troppo banali per l’occasione. Bevve allora lo champagne, se ne gonfiò la bocca e lentamente, goccia a goccia, come pioggia frizzante, bagnò l’ombelico di Linda. E poi i capezzoli turgidi e poi le natiche. Bocconi sul lenzuolo, lei si lasciò bendare, con la sciarpa di seta rossa appesa alla testiera del letto. Giuliano tirò Linda a sé, afferrandola per i fianchi, risalendo con la lingua fino alla curva del collo. Il sesso bollente penetrò in lei, in un contrasto al vino ghiacciato che fluiva lungo la schiena sinuosa. Stordimento, vertigine, brivido proibito. Una danza incessante, cacciatore e preda, in una lotta di sensi. In una perdita di coscienza assoluta. Poi, all’improvviso, la quiete e il dolore di un altro giorno che stava per finire.

Era un tiepido sabato di settembre. Giuliano trasalì, imboccando il parcheggio del motel. L’auto di Linda era già lì. Abitualmente era lui il primo ad arrivare per aspettarla. Il cuore gli picchiò sordo sotto la T-shirt firmata ed un presentimento cupo lo agitò come vento sibilante. La chiave della suite era al suo posto, ancora appesa al quadro. Non ci capiva più niente. Distrattamente gettò un’occhiata intorno. Linda, appollaiata sullo sgabello del privé, stava ordinando un drink al cameriere del bar. Ruotò su se stessa, accavallando le lunghe gambe e Giuliano si accorse che le tremavano le mani, tanto che il cubetto di ghiaccio tintinnò nel bicchiere.

«Ciao, che ci fai qui?» le domandò con l’angoscia di chi teme il peggio. Linda abbassò lo sguardo e gli chiese una sigaretta.

«Da quando fumi? Non l’hai mai fatto!»

L’incarnato della ragazza era cereo, nonostante il trucco accentuato.

«Questo sabato sarà la nostra ultima volta, amore.»  

Buttò giù d’un fiato il cocktail, aspirò una lenta boccata di fumo, gli prese il polso, premendo sulle vene con le unghie laccate di rosso ed aggiunse:

«Vieni, saliamo in camera nostra.»

Non appena tolto il soprabito, sotto era nuda. Giuliano non osava toccarla. L’eccitazione incontenibile di sempre, per l’altra metà di se stesso, era mutata in malessere. Deglutì senza saliva, come se dita assassine bloccassero la sua gola fino a farlo soffocare. Perfetta nel ruolo di amante, Linda si offriva a lui, algida ed impassibile, dandogli piacere quasi come un castigo. Una macchina del sesso, precisa, tecnica, frigida. Nel vortice di quell’amplesso, il profilo di Linda gli appariva appannato, confuso, come avvolto da un tulle. Lei gemeva ma i suoi occhi erano asciutti di pianto, fessure senza espressione. Lui si spinse con forza dentro al suo ventre senza lo scrupolo di farle male, perché in quel momento la odiava, per la sua bellezza, per il suo distacco. Con un rantolo, esplose in un’eiaculazione senza orgasmo, crollando sfinito sulla sua donna, incurante che avesse goduto o meno.

Scese la sera, con inquietanti giochi d’ombra, spettri danzanti sulle pareti della stanza. Linda, davanti allo specchio, si spazzolava meticolosa i capelli.

«Si può sapere cosa succede? Che storia è questa? Mi vuoi spiegare cosa intendi con ultima volta? Non ha senso! Linda, mi ascolti? Sei malata, forse? Incinta? Sposata? Nessun problema, Cristo! Ma rispondi! Non so nulla di te, amore. Cosa dovrei pensare?»

Giuliano era sull’orlo di una crisi di nervi.

«Addio» fu la risposta, e continuò:

«Me ne devo proprio andare ora. È tardi. La nostra incredibile avventura, questa suite, il sesso con te, le tue premure. Non dimenticherò mai questi diciotto mesi, non ti cancellerò mai dal mio cuore. Addio Giuliano e non mi cercare, ti prego, non mi troveresti. Ti amo, campione.»

L’uscio si richiuse alle sue spalle, lasciandolo impietrito, conscio che da quella porta mai più l’avrebbe rivista entrare. A mezzanotte, vagava perso fra quelle quattro mura, come braccato. Si era scolato un intero Talisker, fra mozziconi mai spenti e lacrime amare. Sbadatamente, raccolse dal tappeto una piuma, la stropicciò, gettandola nel portacenere. Decise di coricarsi per riposare e riprendere il viaggio il mattino successivo. Nello stato attuale avrebbe rischiato la vita. Anche se poco contava in quel momento. Passò dal bagno per sciacquarsi la faccia e sulla salvietta ritrovò la piuma, candida e soffice. Con rabbia la intrise d’acqua per scollarsela dalle dita e barcollando, si tuffò nell’enorme letto. All’alba, dopo un sonno senza sogni, faticò a capire dove si trovasse. Allungò un braccio per cercare Linda, sedette di scatto, ritrovandosi solo nella penombra. Con desolazione, sprofondò la testa che pulsava, fra le ginocchia. Dalla parte di Linda, sul suo cuscino, quella piuma. Lieve, asciutta e tremolante. Assurdo. Stentava a crederlo. La strinse in pugno gelosamente. L’immenso specchio dorato rifletteva un’immagine di lui che non riconosceva. Un uomo fantasma. Riaprì il palmo e soffiando delicatamente, adagiò la piuma sul lenzuolo, come spesso aveva fatto con Linda, per farle l’amore. Protese le labbra fino a sfiorarla e sussurrò rassegnato: «Per un anno e mezzo ti sei scopato un angelo. Vero campione?»

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