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Diario n°:

284

Amore pendolare
eclissiinfinito

Amore pendolare

Un viaggio di passione lungo i binari dell’immaginazione, binari su cui far deragliare le nostre voglie…

Lo so… sei nel FrecciaRossa in viaggio per Torino e mi scrivi:

"Vorrei scendere a Milano, correre da te per baciarti ed abbracciarti come se ci conoscessimo da anni… e prenderti sottobraccio, passeggiare, eccitarti con lievi carezze sulle mani, sulle guance, leccandoti a sorpresa le labbra… sentirti dire che non ne puoi più di restare bagnata e inerte e che, al bar, se mi fermassi da te, andresti in toilette per toglierti il perizoma e farmelo respirare. Donandomelo".

Ti leggo in quello che è un percorso più breve del tuo, il mio quotidiano tran tran in metro… affollato come sempre di gente e ora ricolmo delle mie voglie che inseguono le tue, una scia di emozioni lungo umidi e cigolanti binari…

Immaginami… Sono in piedi sui miei soliti tacchi a spillo, incollata al palo di sostegno della carrozza, appoggiata con tutta me stessa per lasciarvi aderire il mio sesso eccitato… ondeggiando inosservata, mentre le rotaie scintillano. Avverto un fremito, un brivido che mi percorre la schiena e mi spinge a stringermi ancora di più contro quella pertica liscia con le gambe appena divaricate, schiacciandovi forte il mio monte di venere. Ti immagino lì, impalato innanzi a me, carne vibrante al posto di quell’asta, e io che inizierei a scoparti senza pronunciare una parola, sorseggiandoti a piccoli gemiti; sfregandomi impercettibilmente sul tuo ventre, strusciando come una gatta in amore, la tua gatta randagia, finalmente al suo posto, davanti a te. Si può impazzire di sola immaginazione? È un attimo e i finestrini iniziano a girarmi attorno vorticosamente, come accade anche ai volti della gente sconosciuta che mi circonda. Mi sento avvolta in un turbine da capogiro, con la fica che pulsa, senza controllo, fino a cancellare il mio ben noto controllo totale. Solo tu, e lo sai, sbricioli le mie certezze.

Avverto un’altra vampata di calore, simile a una frustata tagliente sul viso. Mi giro di scatto, ubriaca di desiderio, in attesa di te, e così colgo lo sguardo di un uomo che mi fissa… sono sul punto apicale, nell’attimo in cui, oltre, resta soltanto il baratro, il non ritorno… guardami, uomo rapace, guardami. Sono Sua, e mi sbatto la fica sul palo, e potrei farlo qui, davanti a tutti, se Lui fosse con me. Guardami… riesci a capire quanta voglia io abbia? Osservami…

La testa brucia, dilaniata da spilli roventi, lettere e parole conficcate nella carne. Devo scendere subito, ora, alla prima fermata, anche se non sono ancora arrivata a destinazione. Devo scendere per depositare questo calore che mi sta ustionando le tempie e il sesso, e non me ne frega niente se ritarderò al lavoro. No, non ha alcuna importanza, adesso, dove io sia, devo esplodere subito infilzata tra le mie dita e disporre di tutto lo spazio necessario per contenere il boato che sto trattenendo… Scendo alla prima fermata utile, stringendo il piacere tra le labbra depilate, evitando di gocciolare… raggiungo la toilette della stazione, mi appoggio alle pareti, e infilo due dita nel perizoma, spostandone i lembi da un’estremità all’altra: sento il clitoride gonfiarsi, le voglie crescere… come invasata, continuo nel movimento rotatorio, sempre più veloce, in sintonia con la corsa delle tue parole, che si schiantano sulle pareti del cervello, rimbombando e amplificando il delirio con cui è iniziata la nostra giornata… e rimbomba il tuo cazzo, tra quelle parole, e lo vorrei imprigionare dentro il lago che hai provocato, annegandolo come merita…

Ansimo, sospiro, urlo… non è casa mia, ma ho perso ogni controllo, ogni remora, il mondo non esiste. Non bado troppo alla persona che, bussando alla porta, mi chiede: "Tutto bene?".

Raccolgo le ultime forze e mi rialzo fradicia e inzuppata, appoggiandomi alla parete. Rispondo con un sì pronunciato tra l’orgasmico e il miagolante, sfinita da quella masturbazione feroce e istintiva. Prima di scivolare fuori dalla toilette mi sfilo il perizoma ormai inondato dalle voglie, esplose per porgerti la mia carezza bagnata… una foto per te, le mie dita in un lago, il perizoma liquido. Non penso neppure alle tue reazioni dopo averla vista, spedisco e basta, senza riflettere, senza realizzare che avrei acuito ulteriormente la tua fame e tu, di rimando, le mie. Spirali di desiderio che si incrociano.

Qualche manciata di minuti e ricevo il tuo ennesimo delirio che continua a correre lungo i binari:

"Ho voglia di te… posso confessare questa mia debolezza mentale? Ti voglio. Accavalla le gambe e fammi sentire cosa significhi schizzare di sesso, immaginandoci. Fammi annusare la tua dolcezza e la tua follia. Ti prego, apri le gambe, voglio osservarti da sotto, ora che non indossi il perizoma. Non so se sia possibile, ma piovimi sul viso, abbassati e struscia le labbra depilate sulle mie gote sbarbate. Poi baciami e scappa, randagia come sei. Morirò oggi a saperti impudicamente… di pensiero… Imbavagliami col tuo perizoma di voglie. Bendami gli occhi, impedendomi parole scritte. Nascondimi al mondo e ama solo me, oggi. Ti voglio".

Ci sono altre due fermate di metro da percorrere per giungere al lavoro, e non so se ci riuscirò, dopo queste tue parole… rientro in metro, stralunata… mi annuso le mani ed immagino nuovamente che tu sia qui, ad accompagnarmi in questa tremendo viaggio di piacere verso la meta che sarà comune alla tua… due destinazioni diverse, certo, ma la stessa meta…

Senza più forze per sorreggermi inizio a sbandare ad ogni sussulto del treno; con le sue brusche fermate cado all’indietro e in avanti sulle persone che mi circondano, come fossi pioggia obliqua. Ho voglia di sbattermi così contro degli spigoli corporei: divarico le gambe e vedo una goccia bianca lattiginosa macchiare il pavimento nero gommato del treno… Mi accovaccio per raccoglierla in un fazzoletto: sarà la mia lacrima bagnata che ti porgerò insieme alla prima carezza…

Adesso devo scendere …non posso prolungare ulteriormente questo infinito piacere… sono giunta, arrivata e traboccante di me. Anche tu, amore, sei arrivato? Vienimi incontro, ti porgerò il mio piacere liquido, quello più intenso trattenuto per te, insieme alla carezza bagnata e alla lacrima lattea.

Per oggi il viaggio è terminato ma resterà il piacere, cavaliere passeggero, che mi accompagnerà fino al rientro a casa. Lì, spalancati gli scuri, immaginerò la tua sagoma al buio, anch’essa illuminata dalla luce della maestosa luna: ammireremo entrambi le stelle percorrendo, anime all’unisono, quella via lattea che ci introdurrà ad un nuovo, fantastico viaggio di esplorazione… un viaggio notturno dei sensi, nel buio dei sensi…

 

Ecli&G

 

Sottofondo musicale suggerito

http://youtu.be/dHTV_q3DlKE

 

[Anna Oxa, Metropolitana, 1980]

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