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Diario n°:

153

AMORE VIRTUALE
Piera D’Antonio

AMORE VIRTUALE

Mi chiamo Becky, Becky King. Sono seduta alla mia scrivania, gli altri sono tutti usciti. Aspetto l’orario del nostro incontro. Tutte le sere puntuale su questo schermo. Uomo senza viso e senza voce. I nostri pensieri scorrono veloci e bucano la pagina bianca. Ti ho incontrato per caso un giorno, in cui non sapevo cosa fare. Ci siamo cercati nella rete, forse spinti dalla stessa noia o dalla stessa paura di mostrarci veramente. Mi hai chiesto più volte di telefonarmi e di incontrarmi, ma io non voglio. La mia vita è disordinata, la mia auto piena di cartocci di Mc Donald e il mio bambino si addormenta ogni sera sul divano davanti alla televisione.

Non sono bella, ma la mia testa ti ha stregato e ti faccio sussultare con le mie parole. Non voglio sapere cosa fai: se hai una moglie paziente che ti aspetta o se sei solo. Voglio essere la tua trasgressione. Con te mi trasformo e divento tutto quello che ho paura di essere dal vivo. Sono la regina della tua passione. Ti faccio godere pensando alla mia bocca rossa sul tuo membro, le tracce del mio rossetto sulla pelle lucida. Le mie lunghe unghie laccate per graffiarti la schiena, fino a farti piangere e strillare. Se mi vuoi, sono vestita di pelle con i seni in fuori, i capezzoli dritti sulle tette strizzate dalla guepiere. Oppure indosso completi di pizzo, sete voluttuose e lisce sotto le tue dita. La mia carne è morbida e tesa, la mia pelle vellutata. Calze a rete e tacchi a spillo, mentre scopiamo, con la nostra immagine riflessa in un grande specchio. Puoi pensarmi bionda o mora, oppure rossa. Capelli lunghi fino ai fianchi per avvolgerti e confonderti. Oppure un caschetto sbarazzino o una cascata di riccioli impertinenti.

Immagina di incontrarmi in un locale qualsiasi, potrei essere io, seduta di fronte a te, allargo le gambe davanti ai tuoi occhi pieni di desiderio. Sempre  pronta, se tu vuoi prendermi, appoggiata con le mani al cofano della tua auto, con il freddo che mi gela le natiche e la paura di essere scoperta che mi eccita e mi da una scarica elettrica nella testa. Non voglio conoscere la tua voce, tu per me sei solo uno strumento di piacere, che mi penetra la testa e mi fa godere. Ogni sera, umida in mezzo alle cosce, premo febbrilmente i tasti di questa tastiera per riempire la mia solitudine e incontrarti. Le tue mani scorrono lungo il mio corpo cercando di scoprirne ogni centimetro. Ti ho dato tutto già la prima sera. Ti ho accolto dentro di me e ti ho tenuto stretto, come un pensiero, mentre ti muovevi avanti e indietro. Non voglio incontrarti, non ho nulla da darti di più. Questa è una storia speciale, non bisogna tradire la fantasia.

Potrei essere io quella che incontri per strada, che va a prendere il bambino all’asilo, che s’impegna in un noioso lavoro di ufficio, che risponde a un call center, che ti batte lo scontrino alla cassa, che ti serve al ristorante, che ti visita in ambulatorio, che ti difende in tribunale, che ti infila la multa sul parabrezza. Sempre io, pronta a trasformarmi in una dea del sesso, novella venere cibernetica, assetata e insaziabile, come non ho mai osato essere davvero. Io che mi spoglio per te al ritmo di una musica sincopata, movenze da gatta in calore, mentre mi sfilo i vestiti. Sollevo la sottoveste e ti mostro gli elastici del reggicalze tesi sulle cosce. Li sgancio piano e mi tolgo le calze di seta arrotolandole lentamente senza distogliere lo sguardo dal tuo. So farti aspettare, abbiamo tanto tempo e nessuno può scoprirci. Voglio che tu impazzisca lentamente, che il tuo desiderio arrivi al massimo e che il tuo uccello pulsi durissimo.Voglio che sia tu, spinto al parossismo, a pregarmi di lasciartelo infilare tra le mie cosce aperte. Puoi cavalcarmi e domarmi come una cavalla impazzita, oppure prendermi dolcemente accarezzandomi il viso e sussurrandomi parole dolci. Non c’è impegno, non c’è storia, esiste solo quello che vive nella nostra testa.

Lo so che ti masturbi durante i nostri incontri. Spesso vieni, ti faccio venire con la testa, e tu stesso, talvolta, te ne stupisci. Anch’io mi tocco: faccio scivolare una mano sotto la gonna, scosto il bordo delle mutandine e mi sfioro, mi penetro con le dita, poi me le porto alle labbra, assaggio il mio sapore pensando che sia tu a farlo, quindi torno a  pizzicarmi il clitoride gonfio di desiderio, mi tormento con le dita finché sfinita mi lascio andare all’indietro sullo schienale della poltrona. Amanti via cavo, peccando senza peccare.

Talvolta t’immagino più giovane di me, molto più giovane. Ho tante cose da insegnarti. Voglio stupirti deliziandoti con tutto quello che le mie mani e la mia bocca sanno fare. Senza risparmio, con lentezza, per porre un argine alla tua irruenza. Non devi venire subito, devi imparare a trattenerti, per godere di più e assaporare fino in fondo il sottile piacere che parte dalla punta del tuo cazzo e ti arriva al cervello. Percorro con le dita i tuoi muscoli scattanti, è bello il tuo corpo giovane, i tuoi gesti impulsivi, le tue risate incontenibili. È bello accarezzare la tua barba, che spunta violando la liscia pelle del tuo volto.

Altre volte, amo pensarti già nel mezzo del cammino della tua vita. Pochi capelli spruzzati di grigio. Il petto morbido e rilassato, coperto di una peluria bianca. Il tuo profumo costoso da uomo arrivato. Completi grigi e cravatte di lusso prendono allora il posto di magliette elasticizzate e jeans aderenti. Quelle volte sei tu a prendermi per mano e accompagnarmi, modulando i tempi del mio piacere sui tuoi. Ti rende orgoglioso riuscire a far venire una donna, farla godere, possedendola con il tuo cazzo, ma anche con le tue parole. Con le tue dita sottili, con le tue mani dalle unghie ben curate frughi il mio corpo e non trascuri un centimetro della mia pelle che freme. Conosci i luoghi nascosti dell’eccitazione femminile. Non serve che sia io a guidare la tua mano, tu conosci già cosa devi fare, sicuro di te, con la stessa grinta di quando gestisci una riunione o cerchi di raccogliere consensi. Mi possiedi con la stessa sicurezza, non posso barare, conosci i miei pensieri e le mie debolezze. Tu che puoi avere le donne che vuoi, ma che ogni sera l’urgenza del desiderio ti spinge a cercarmi nel groviglio di queste fibre ottiche.

Mai acconsentirò a incontrarti, so che la tua curiosità cresce ogni giorno, so che vuoi sapere chi è riuscito a intrigarti come mai nessuno, ma il mio potere è legato alla mia non presenza. Fin quando non sarò, sarò tutto per te, perché nulla è all’altezza di un sogno.

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