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Diario n°:

31

ANCORA UN SOGNO…
Angel Evil

ANCORA UN SOGNO…

Ho sognato ancora.

E devo dirlo sinceramente, mi piace sognare, almeno questo tipo di sogno.

Eri sempre tu, strafottente come sempre, sorriente come sempre, in mezzo agli altri amici e colleghi, alla presentazione dell'ultima collezione di lingerie.

Le tue foto hanno fatto parlare, vive, crude, intense.

E come sempre sei stato chiamato per farne ancora.

Solo tu riesci a trasformare una donna in lingerie in un oggetto di piacere, anche se stampata su carta patinata.

Solo tu riesci a fare godere gli uomini mentre guardano le foto fatte da te.

Le donne parlano, le loro labbra invitano, i loro corpi chiamano, attraggono guardi, sospiri, carezze.

Il demone delle foto.

Bel soprannome che ti hanno dato.

Ma tu sei un demone per ben altro.

Sei un demone per quello che mi ispiri, per come mi sei entrato nel sangue e per come riesci a starci, anche se faccio il possibile per farti uscire.

Non ti ho mai avuto e probabilmente non ti avrò mai... se non in sogno.

Ed eri li, con una maglia scura, sigaretta in bocca come sempre, incurante del cartello "Vietato fumare" alle tue spalle.

Schivo come sempre, defilato dai riflettori, come me ami goderti lo spettacolo da dietro le quinte.

Senza di me la collezione non ci sarebbe stata. Ma la mia unica uscita è stata per ringraziare tutti coloro che hanno presenziato all'evento, per poi sparire nuovamente dietro la pesante tenda di velluto che nasconde il backstage, quello che a volte è il tuo regno.

Mi piace osservare, come piace a te.

E sapevi che ti stavo osservando.

Io dirigo, devo sapere tutto quello che accade.

Tu sorridi, demone delle foto.

E sapendo che ti guardavo, ti sei incamminato lungo il corridoio che porta alle scale.

Ti sei girato proprio mentre mi allungavo per capire dove stavi andando. Ti sei fermato, hai sorriso e hai proseguito.

Sfida? Invito? Impegno improvviso?

Non potevo saperlo, sapevo solo cosa mi stava succedendo.

Un piacevole calore stava invadendo la mia zona inguinale, una sensazione di umidità, la voglia di averti.

E ti ho seguito.

Come capita spesso nei sogni, le cose cambiano e le pareti del corridoio non erano più in muratura, erano drappi di velluto nero.

Alcuni dovevano essere spostati per proseguire il cammino.

Uno strano labirinto.

E ogni volta che ne spostavo uno, ti vedevo sparire, proseguire nel tuo cammino.

Fino a quando non ti ho più visto, fino a quando non mi sono trovata nella penombra senza più sapere dove andare.

Ho sentito solo la tua voce.

«Allora hai avuto il coraggio di seguirmi?» e le tue mani mi hanno cinto la vita da dietro.

Che sensazione da brivido, ma da brivido di piacere.

Volevo quelle mani ovunque, volevo la tua lingua tra le mie cosce, volevo il tuo sesso dentro di me.

Non riuscivo a parlare, comandavi tu il gioco.

«Sai, le brave ragazze vanno in paradiso... ma io mi trovo meglio all'inferno. Tu che ne dici?»

Non potevo rispondere, non potevo fare nulla che tu non volessi.

«Voglio averti, voglio rubarti l'anima... più tardi lo farò con le mie foto... Ora voglio la tua anima scopandoti... sarai mia!»

Senza capire come, il mondo onirico segue strane regole, eravamo su un letto, sempre in penombra, coperti da lenzuola bianche, rosso, nere, di raso, tante, diverse, fredde.

«Freddo a contatto con la pelle, vero? Ti scalderò io.»

Ti ho sentito entrare in me, prima appoggiandolo appena e poi con un unico movimento. Bravo, ci sai fare, sai come scopare una donna, vero?

Le tue labbra sul mio collo, sul seno, mentre mordicchiavi i capezzoli turgidi dal piacere.

Stordita dalle fortissime sensazioni, in balia del tuo sesso, delle tue mani, mi hai fatto godere una, due, tre volte.

«E questo non è ancora niente...»

Modesto. Come sempre.

Mi hai girata, graffiata sulla schiena.

Come facevi a sapere che mi piace? Come sapevi che mi fa godere da impazzire.

Un demone.

Per distruggermi totalmente, mi hai girata nuovamente, scopandomi senza pietà, trovandomi bagnata e calda.

«Brava... così...» e mi hai baciata.

La tua lingua... era come se mi scopasse la bocca, pazzesco, unico, devastante, mentre me la immaginavo succhiarmi e muoversi sul mio clitoride. Altro orgasmo.

Demone.

Ma non sapevo ancora cosa avrei provato da lì a poco.

I tuoi movimenti sono diventati più intensi, più veloci, sentivo che stavi per godere anche tu.

«Ora respira... profondamente... sentirai...» e mi hai chiuso la bocca con un altro bacio, tappandomi anche il naso.

Dio... il tuo odore, il tuo sapore sapore, tutto si è intensificato.

Brividi di piacere estremo e la carenza di ossigeno si sono mescolati amplificando le sensazioni fino a quando hai goduto, fino a quando io ho goduto, portata all'estremo.

Ti sei staccado da me sorridendo.

«Sei grande come apneista. È bello quando godi perchè stringi le cosce, come se non volessi farmi uscire. E io non ho intenzione di uscire...»

E poi quel dannato cellulare mi ha svegliata.

«Pronto? ... Si, sono io... sì, alle 9 sarò in ufficio.»

Doccia veloce.

Dannazione. Maledizione.

Ma il piacere di essere scopata in sogno non mi ha abbandonata durante la giornata.

Taxi.

Ufficio.

«Buongiorno Sara. Per la presentazione della nuova collezione è tutto pronto. Stasera alle 21 inizierà tutto...»

«Bene...»

«Ah, c'è Andrea in ufficio la lei... ha delle nuove idee per le foto.»

Prima di entrare mi sono fermata, ho respirato.

Non potevo farti capire cosa avevo sognato, ne farti capire quanto ti voglia veramente.

«Buongiorno Andrea. Elena mi ha detto che hai delle nuove idee da propormi. Ho visto gli scatti fatti a Milano, fantastici...»

Ti sei girato verso di me.

«Grazie. Volevo parlarti di qualcosa che mi frulla in testa da tempo. Ora ho qualche stampa da mostrati come esempio. Magari stasera, dopo la presentazione, potremmo fare due chiacchiere in merito. Che ne dici?»

La tua maglia. È la stessa del sogno.

«Sara? Ci sei o stai sognando?»

«Ah, scusa... stavo pensando. Dopo la presentazione? Oddio, non so quanto tempo ci sarà...»

Hai sorriso e hai detto qualcosa di totalmente assurdo.

«Non avrai paura di me? Hai che con le mie foto ti rubi l'anima? Ci sono ben altri modi per farlo. Lo so che mi chiamano il demone delle foto. Ma non è solo per quello. O sbaglio?»

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