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Diario n°:

199

ANDARE OLTRE
Helena

ANDARE OLTRE

Andare oltre, andare oltre... ma oltre a che, oltre a cosa? Me lo sono sempre chiesta, da quando ti conosco. Me lo dici sempre con quel sorriso ambiguo che il mio corpo non ha limiti, solo la mia mente ne ha qualcuno e che lo posso facilmente superare, capendolo prima di quanto creda! Mi lasci sempre a mezz’aria con queste frasi che dicono tutto e niente ed alle volte mi riaffiorano in testa. Mi fai una rabbia quando fai così!

Oggi è una giornata di quelle che mi va di pensare, di trovare un senso a tutte le cose, c’è un bellissimo cielo di un azzurro così nitido che sembra un dipinto, neppure l’ombra di una nube, una lieve brezza fresca che ricorda gli ultimi giorni d’estate. Mi piace sedermi sul terrazzo e guardare la natura, le splendide colline dalle mille sfumature di giallo, l’odore della terra, del grano mietuto ed essiccato, la perfezione dei rotoli di fieno disposti qua e là, guardo tutto questo mentre penso e ti aspetto.

Mi porti fuori, ce ne andiamo al mare qualche giorno, siamo ospiti di Carla, una tua amica, almeno così hai sempre detto. Non mi alletta troppo l’idea di essere ospiti di una persona che non conosco ma me ne hai parlato con un tale entusiasmo che mi hai incuriosita e convinta.

Arrivi frizzante e sorridente, prendo la mia borsa e ci avviamo in macchina, il viaggio è tranquillo e le mie domande sono scomparse, non ci penso più.

Arriviamo a casa di Carla, è una villetta sul mare un po’ isolata, una vista da togliere il fiato. Carla ci viene incontro sorridente, ti saluta calorosamente poi si presenta. È una donna di circa 40 anni, vive sola, è carina, non troppo alta, ha un bel volto con splendidi occhi scuri dallo sguardo furbetto, capelli neri cortissimi ed un corpo armonioso. È anche molto simpatica e contrariamente a quanto pensassi mi sento subito a mio agio.

Ci fa accomodare e ci mostra subito la camera. La casa è arredata con gusto, un moderno lineare, i colori tenui. La nostra camera ha un enorme letto in ferro scuro, ed il resto del mobilio è chiaro in perfetto tono col pavimento di parquet.

Come siamo soli mi abbracci, sussurrandomi che staremo bene qui, molto bene per poi baciarmi e spogliarmi completamente. Ti blocco, timorosa che Carla potrebbe sentirci ma tu te ne freghi e dici “meglio se ci sente”. Mi spingi sul letto e mi penetri immediatamente, travolgendomi con la tua voglia di me per non farmi pensare e ti muovi sempre più a fondo sempre più velocemente per poi portare le mie gambe sulle tue spalle ed iniziare a sbattermi con vigore.

Sono in tua balia, vengo intensamente, soffocando un urlo ma eccitata dall’idea di poter essere ascoltata e tu mi segui.

Ci ricomponiamo con una doccia veloce e scendiamo da Carla per aiutarla per cena. La serata è piacevolissima, il vitto ottimo ed il vino anche, la conversazione sempre più allegra ed impertinente.

Carla ti sta molto addosso, ti tocca, ti carezza, finché se ne esce dicendoti: «Come ai vecchi tempi.»

Vedendo la mia espressione perplessa dice: «Come, non gliel’hai detto che stavamo insieme anni fa?»

Tu sorridi e rispondi: «No... non ce n’è stata l’occasione.»

Ti guardo, un po’ arrabbiata per la verità, ma non lo do troppo a vedere. L’imbarazzo passa e incuriosita chiedo della loro storia, sempre Carla risponde, tu, vigliacco no, ti limiti a sorridere.

«Come saprai Francesco è un uomo che non si dimentica facilmente, è brillante e sa come prendere una donna... a letto facevamo scintille!» Afferma Carla.

«Sì, so di cosa parli.» Ribatto dandomi il tono di chi la sa lunga che poco mi si addice per la verità.

È tardi e ce ne andiamo in camera.

«Sei un bastardo, potevi dirmelo, almeno per non farmi passare da stupida!!!» L’aggredisco.

«Piantala, non è nulla di grave. Carla è una donna aperta e sveglia e si è divertita a stuzzicarti.»

«E tu? Ti sei divertito? Hai goduto del mio imbarazzo?»

«Sei gelosa? Non ne hai motivo... e sì mi sono divertito e voglio divertirmi ancora e molto, più di quanto tu creda.»

Mi metti la lingua in bocca mentre le tue mani mi frugano ovunque mentre sento il tuo sesso durissimo premere contro di me. In breve tempo siamo nudi, la tua testa tra le mie gambe, la mia tra le tue, più volte mi porti vicina all’orgasmo ma sempre ti ritrai portandomi ad uno stato d’eccitazione tale da farmi impazzire, finché ti alzi, ti metti a cavalcioni sul mio petto e mi scopi la bocca tenendomi ferma per le braccia con forza. Sono talmente coinvolta che non sento entrare Carla... sento solo che una bocca si è appoggiata al mio sesso.

Ho un moto di ribellione, chiudo le gambe e tento di liberarmi dalla tua presa. Non sono pronta a questo, non me l’aspettavo! Mi guardi sussurrandomi di fidarti di te... e di lei. E mi baci, non lasci la presa delle mie braccia, sono rigida. Carla tenta di divaricarmi le gambe ma faccio resistenza.

«Allarga le gambe» mi ordina «subito.» In un attimo capisco che non ho scampo, che hai, avete, organizzato tutto voi e mi arrendo.

Dischiudo le gambe, le apro, le spalanco più che posso e con una mano le allargo le labbra e Carla ci affonda la bocca. Mille pensieri, mille sensazioni, mille emozioni dentro me, non ci capisco più nulla, non l’ho mai fatto e non sono lesbica, a me piacciono gli uomini mi ripeto continuamente.

Eppure sono lì, nuda con una donna che mi lecca tra le gambe. Tu intanto ti sei coricato a fianco a me, mi parli, ti dedichi al mio seno eccitatissimo e mi osservi, non vuoi perderti nemmeno un attimo di questa scena, del mio imbarazzo che sotto i colpi di lingua di Carla si è trasformato in piacere sempre più forte.

Quella lingua esperta, che sa dove colpire, che schiaffeggia il clitoride mentre le dita mi frugano dentro e si muovono con maestria fino a farmi venire, godere, con una violenza tale da non riuscire a tenere ferme le gambe e perdere ogni controllo. Tu hai gli occhi fuori dalle orbite.

Carla risale sul mio corpo, bacia i miei capezzoli e cerca la mia bocca ma mi scosto, no, non ancora... tocca a me ora, volete giocare? Bene giochiamo.

Si corica ed inizio a succhiarle e toccarle il seno, un seno tondo sodo invitante... mordicchio i capezzoli stringendoli un po’, un lieve dolore che è piacere. Spinge la mia testa in basso, vuole godere lei adesso. Cerco i tuoi occhi, sai cosa ti chiedono. A volte parlando ti avevo chiesto se sarei capace io di far godere un donna... il tuo sguardo mi rassicura e non mi togli gli occhi di dosso. Hai il cazzo che pulsa, che sembra voler scoppiare tanta è l’eccitazione.

Affondo il viso tra le gambe di Carla e la esploro con la lingua lentamente seguendo il contorno delle grandi labbra dischiuse e vischiose per poi fare lo stesso all’entrata del suo tunnel e risalire sul clitoride che spunta eccitato tra i peli scuri lucidi di umori e della mia saliva, per poi penetrarla con la lingua a fondo, più che posso. Non mi chiedo più come fare… faccio come farei a me.

Ha un buon sapore, dolciastro, la mia lingua la fruga, l’assaggia, la succhia sul clitoride ed anche un dito entra in quella fonte di calore. Poi due, in profondità e sempre più velocemente. I fianchi mi seguono e viene, gode, urla... io non smetto e continuo a torturarla, inaspettatamente mi piace da morire e al secondo orgasmo di Carla alzo la testa e ti chiedo di scoparmi, di prendermi, di mettermelo dentro e di sbattermi per ricordarmi quanto mi piace il cazzo.

Non te lo fai ripetere, sono a quattro zampe, con la testa tra le cosce di Carla e tu che mi sbatti con forza. È sesso, sesso allo stato puro, è piacere, è gioco ed io non so cosa mi stia succedendo, non so se sono la stessa persona di sempre e francamente non me ne importa niente in questo momento, ora mi interessa solo godere.

Carla viene ancora, io la seguo e tu non resisti più inondandomi del tuo caldo sperma ed accasciandoti esausto su me.

Mi giro e ti bacio e lo stesso faccio con Carla... un lungo bacio, complice, che calma gli animi.


Al mattino un lieve rossore affiora sul mio viso all’incontro con Carla manifestando il mio palese imbarazzo, ma lei capisce e non parla della sera prima comportandosi con estrema naturalezza.

Andare oltre, adesso capisco il senso delle tue parole. Ho sempre sostenuto che le donne mi fanno schifo in quel senso, mentre tu sei sempre stato convinto, a ragione, del contrario.

 

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