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Diario n°:

244

ARLES - AGOSTO 1987
Hermes_Desy

ARLES - AGOSTO 1987

Agosto 1987, una piccola città nel sud della Francia

Era il loro primo giorno insieme.

Erano partiti presto da Ginevra e avevano viaggiato tutta la mattina, sulla Mini bianca di Lui, per essere a Grenoble a mezzogiorno. L'aria era fredda, ma Lei teneva il finestrino abbassato; il vento che le scompigliava i lunghi capelli biondi le dava una strana sensazione. Con gli occhi socchiusi, assaporava il piacere del viaggio, la velocità, il profumo delle montagne francesi. Lui scherzava con Lei, accarezzandole piano il ginocchio.

A Grenoble si erano fermati a mangiare, parlando delle piccole cose di cui si parla in viaggio: la benzina, i chilometri ancora da fare, le sigarette.

«Ma non fumerai troppo?» le disse Lui.

Lei scrollò le spalle, nel gesto universale di chi non se ne preoccupa. Aveva ricominciato a fumare da poco, da quando la storia con l'Altro era finita, evaporata nel suo desiderio di vivere la sua vita, una vita in cui Lei, guarda caso, non c'era. Non erano certo le sigarette a farle male.

 

Dopo una breve visita alla città si erano rimessi in viaggio, verso la Camargue.

Il crepuscolo li aveva colti in viaggio, a pochi chilometri da Arles, e Lui era uscito dall'autostrada, alla ricerca di un posto per la notte. Solo al terzo tentativo avevano trovato una camera disponibile; il prezzo era forse troppo alto, ma la stanchezza, l'attesa e il desiderio erano stati abbastanza forti da renderlo ragionevole.

Lui aprì la porta. Il letto a due piazze, con un copriletto verde, sembrava riempire completamente la stanza. Alla loro sinistra, una finestra si apriva sul cortile interno dell'albergo, alla loro destra la porta del piccolo bagno.

«Non ho mai capito come fanno i francesi a dormire su questi letti» disse Lui, guardando quella specie di rotolo che lì usano al posto dei cuscini. «Ci aspetta una notte scomoda. Facciamo una doccia e andiamo a mangiare qualcosa.»

Lei guardò il letto, poi aprì la sua valigia e andò a togliersi di dosso i vestiti di un giorno di viaggio. Si fece la doccia lentamente, assaporando la senzazione dell'acqua calda che le scorreva sul corpo snello, percorrendo tortuosi ruscelli tra le sue spalle, i suoi seni, le sue gambe. "Come sarà?", pensò. Per la cena scelse un pantalone bianco e un leggero top blu. Lui indossò una camicia dai colori vivaci. Guardandola, riflessa nello specchio, le sorrise. Erano pronti.

 

La cena al ristorante fu breve, non avevano voglia di mangiare. L'immagine di quel letto, di quella notte che doveva arrivare, inquietava un po' tutti e due.

Tornarono in camera poco dopo le undici, tenendosi per mano sulle scale. Lui la sfiorò con un bacio, prima di entrare.

«Andiamo» le disse, e la sua mano si strinse un po' di più sulle dita di Lei.

Lei entrò in bagno per prima, indossò un camicione da notte giallo (quante volte l'aveva messo quando stava con l'Altro?) e uscì dal bagno. Mentre Lui entrava, i loro sguardi si incrociarono. C'era lo stesso timore negli occhi azzurri di Lei, negli occhi azzurri di Lui.

Scostò il copriletto e si sedette dalla sua parte del letto, di fronte alla porta del bagno. Mentre lo aspettava, sentì il ritmo del suo respiro, a poco a poco, aumentare; quando Lui uscì le sembrava ormai che il cuore, impazzito nel petto, volesse scapparle fuori dalla gola. Lui era a torso nudo, con solo un pantaloncino grigio addosso. Girò intorno al letto e:

«Fa caldo, vero?» le disse prima di sdraiarsi.

«Spegni la luce» gli disse Lei.

Nella stanza rimase solo la luce fioca della lampadina del comodino di Lui. In quella luce, gli occhi di Lei brillavano. Amore? Desiderio? Paura?

"Non sarà facile", pensò Lui.

 

Dolcemente, incominciò ad accarezzarla, i seni e poi il volto, un bacio sulla bocca e uno sui capezzoli, sempre più gonfi di desiderio. Le sfilò il camicione, e cominciò ad accarezzarla sul pube. Quando sentì l'umido del desiderio attraversare lo slip di Lei, glielo tolse lentamente. Lei lo accarezzò, sul viso, sul petto liscio, così diverso da quello dell'Altro, sul pene ormai rigido. Gli tolse il pantaloncino insieme ai boxer, rapidamente, quasi con un gesto di liberazione.

Lui si girò, le salì sopra. Lentamente, aiutandosi con la mano, le infilò il pene nella vagina bagnata dal desiderio. E lentamente, ritmicamente, cominciò a moversi dentro di Lei.

Lei rispose con un gemito, il respiro affannato, più lento o più veloce, seguiva il ritmo di Lui. Le mani aggrappate alle sue spalle, le gambe intrecciate intorno ai suoi fianchi, Lei si muoveva con Lui, lo sentiva dentro di sé come non aveva sentito mai nessun Altro. Il suo corpo era un vulcano in eruzione, i capelli incollati dal sudore, sul cuscino, le incorniciavano il viso.

Il ritmo di Lui era sempre più veloce, per Lei c'era sempre meno tempo. Passione, Piacere, Paura. Vergogna. "Non ce la farò", pensò Lei.

Ormai Lui era al limite. «Stai attento» gli disse in un sussurro. Con un brivido di piacere, i muscoli tesi, Lui venne, su di Lei. Lei sentì il calore del suo seme addosso.

 

Finalmente rilassato, Lui le si distese sopra. Lei gli accarezzò i capelli bagnati, il viso sudato e stravolto dall'amore. Gli sfiorò il pene umido con una leggera carezza.

«Sei stato bene?» gli chiese. Senza risponderle, Lui si girò di fianco, e cominciò ad accarezzarla, lentamente, il clitoride turgido tra le sue dita, la bocca a cercare la sua bocca e i suoi capezzoli.

Lei cercò di seguirlo, ma il pulsare del suo piacere era ormai fuori ritmo, un'onda che si perde a largo del mare. E allora, gli fermò la mano, un sorriso dolce sul volto disfatto dalla fatica e dal sudore.

Lui la guardò negli occhi: «Cosa c'é?» le disse.

«Va bene così» rispose Lei, accarezzandolo.

«È sempre così difficile?»

«Sì» Lei gli rispose. E poi, sorridendo: «Ma soltanto la prima volta...»

Lo abbracciò. Ancora nudi, si addormentarono insieme.

Un altro giorno di viaggio li aspettava, l'indomani.


 

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