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Diario n°:

49

BIANCA
Michele Cogni

BIANCA

Un forte tuono scuote l’aria con il proprio fragore, destando dal sonno la ragazza. I suoi occhi sbattono piano mentre cerca di scacciare il torpore dalla mente, poi un secondo tuono, ancora più violento, la fa sobbalzare quando cerca invano di individuare qualcosa nella profonda oscurità in cui si è risvegliata. Alcuni brividi di freddo la agitano leggermente ed è in questo momento che si rende conto di non avere assolutamente nulla indosso, niente abiti o gioielli. Dopo essersi stretta un po’ le braccia con le mani, quasi a cercare da sola il conforto di un abbraccio, viene scossa dall’ennesimo tuono mentre la sua mente inizia finalmente a cercare di comprendere cosa le stia accadendo.

Sotto di sé sente la morbida ruvidezza del un tappeto sul quale era evidentemente addormentata. L’oscurità intorno è totale e rende inutile il suo sforzo di distinguere qualche particolare del luogo che la circonda. Il suo respiro diventa più rapido e i brividi aumentano, nonostante la temperatura non sia fredda. L’unica soluzione che trova per cercare di placare il tremore di cui è preda è sedersi accucciata e stringersi le gambe tra le braccia. Una piccola lacrima, di paura e tensione, le solca la liscia guancia scivolando fino all’angolo del labbro per essere poi inconsciamente raccolta dalla lingua. Il sapore salato e fresco ha il potere di riportare un poco di calma nella sua mente, che comincia freneticamente a lavorare con i pensieri per cercare di scoprire di più del luogo in cui si trova.

Alcuni forzati e lunghi respiri profondi donano calma anche alle sue membra, riverberandosi sulla pelle, quindi il suo viso inizia a scrutare tutt’attorno, purtroppo senza alcun risultato perché l’oscurità è sempre totale.

Cerca di tendere l’orecchio per provare a sentire eventuali rumori, ma l’unico suono veramente presente è il tuono che periodicamente la fa sussultare, oltre a quello che sembra il rumore del vento che scuote le cime di alberi.

I respiri profondi le avvicinano, oltre al profumo del proprio corpo, anche altri lievi odori che ora cerca razionalmente di distinguere. Il primo, più forte, è di legno, probabilmente incerato, poi un vago sentore di chiuso, infine una strana essenza che però non riesce a identificare.

Un ultimo respiro profondo e, con decisione, stacca le braccia dalla stretta frenetica alle gambe per permettere alle mani di iniziare a esplorare il luogo in cui si è appena svegliata.

La superficie del tappeto è compatta e la sua mano, sempre strisciando piano e provocando un lieve fruscio, si allontana sempre di più, assecondata dal corpo che si allunga fino a raggiungere il bordo del tappeto. Passa quindi sopra a una liscia e compatta superficie di legno che, con il suo lieve calore, sembra darle la forza di allontanarsi e brancolare in ginocchio verso il nulla di fronte.

A tentoni, strusciando le ginocchia nude sul legno, procede in avanti muovendo le mani nel buio fino a incontrare una superficie ruvida e dura. Lentamente, avvicina le dita lasciandole scorrere lungo la parete apparentemente vuota. La sua esplorazione procede piano verso destra, fino a raggiungere un angolo del muro, per proseguire poi senza tuttavia incontrare nessun oggetto all’interno della stanza. Giunge d’improvviso a contatto con una superficie molto più gelida e liscia che sembra circondare un vuoto da cui proviene un lieve odore di bruciato e che, nella sua mente, si delinea essere un ampio e freddo camino di marmo.

Ora, un tuono ancora più forte la scuote rimbombando dall’oscura e inquietante apertura, un piccolo urlo le fuoriesce involontariamente dalla gola e la giovane si lascia cadere indietro sul pavimento.

Non si è ancora del tutto spenta l’eco del boato quando, alle sue spalle, ode il sinistro e secco scatto di una serratura e una lama di luce fioca, proveniente da dietro di lei, si spande sulla parete di fronte, illuminando il grande camino. La falce proietta l’ombra della ragazza, distorta e allungata, su di esso, lasciandola impietrita e senza la forza di girarsi, mentre un lieve rumore di passi lenti si avvicina.

Bianca, questo è il nome della ragazza, resta immobile con il cuore che le batte troppo rapido in gola. Avverte un profondo brivido lungo la schiena e il respiro le si assottiglia, quasi svanendo, per ascoltare meglio i passi che però si fermano. Il silenzio, rotto ora solo dal rumore di grosse gocce di pioggia vibranti sui vetri, e dalla voce del vento che urla più forte tra i rami degli alberi, è illuminato dalla luce rossastra che penetra dalla porta, tagliando la stanza come una lama di coltello.

I passi si allontanano di nuovo e la porta si richiude lasciandola nuovamente al buio.

Bianca allontana una ciocca di capelli dalla fronte con le dita gelide di paura, seguendo poi il contorno del proprio viso fino al collo che stringe come volesse darsi forza per allontanare una spiacevole e paurosa sensazione.

Finalmente decisa, si alza in piedi e, con passi leggeri, si dirige verso la finestra che ha notato accanto al camino in uno dei flash di poco prima. Appoggia le mani al vetro freddo e avvicina quindi il volto, rimanendo in ascolto. Fuori la notte è agitata da una tormenta di foglie che vorticano e dalla pioggia sempre più dirompente.

Perché mi trovo qui?, si domanda Bianca. Con fatica, cerca di tornare indietro con il pensiero verso gli ultimi confusi ricordi, avvertendo anche il sapore acre della nausea che le rammenta di aver bevuto, forse troppo. Sì, aveva bevuto quella sera, dopo l’ennesima discussione con Luca.

I ricordi affiorano nella sua mente sempre più rapidi e nitidi. Eccola sola, seduta a un tavolino di un locale notturno con l’ennesimo bicchiere tra le mani e lo sguardo di uno sconosciuto sulla pelle. Un uomo che si avvicina con un sorriso malizioso e intrigante, e che sedendosi accanto a lei le porge una fresca e spumeggiante coppa di champagne. Non riesce a ricordare le parole scambiate tra loro, ma avverte ancora forte l’inconsueto profumo di alghe, sale e sabbia bagnata che lui emana e che l’ha avvolta come una nuvola quando le si è seduto di fronte.

Si allontana dalla finestra mentre spifferi di aria fredda, insinuandosi attraverso gli infissi, soffiano crudeli sul suo seno nudo procurandole un lungo brivido. Si siede nuovamente sul tappeto in mezzo alla stanza che invece pare accarezzare le sue gambe vellutate, e il pensiero torna allo sconosciuto. Ricorda risate, cristalline bollicine e una strana euforia. Poi lui che la prende per mano conducendola via, la portiera di un’auto che si apre, un morbido sedile di pelle e poi più nulla, solo buio.

Bianca si riprende poco a poco, come si risvegliasse da un sogno, ed è stupita di non provare paura, adesso, mentre l’ennesimo brivido avvolge il suo corpo e quel profumo intenso le assale nuovamente la gola. Si allunga allora sul tappeto, rannicchiandosi e chiudendo gli occhi, ascoltando il proprio respiro e il piacere che le procura il profumo dello sconosciuto. I pensieri scivolano nella sua mente come acqua in un fiume vorticante, in realtà è ancora stanca e il sonno di nuovo la coglie, nuda e distesa a terra.

Il risveglio è nuovamente improvviso. Un forte rumore la fa sobbalzare: è l’eco della porta, sbattuta con forza che le causa nuovi tremori. Per un attimo resta ancora rannicchiata a terra, stringendosi il corpo con le braccia, poi si rende conto che l’oscurità che l’avviluppava non c’è più, sostituita da una tenue luce dorata che si spande da quattro candelieri accesi, appoggiati agli angoli della stanza.

Ora Bianca può finalmente osservare bene la sua strana prigione. L’alto soffitto arabescato su cui le tenui fiammelle delle candele disegnano ombre paurose e misteriose. Le nude e fredde pareti bianche e totalmente disadorne, eccetto un grande quadro in alto, sopra il camino di marmo nero. Una vista che le mozza il fiato: un grande cavaliere, rivestito di una nera armatura irta di spuntoni insanguinati e armato con una lunga lancia che sembra osservarla, con profondi e crudeli occhi scuri, dall’alto di un demoniaco destriero, immobile su un mare di cadaveri, teschi e ossa spezzate.

Ripresasi dallo spavento, la ragazza si accorge della presenza nella stanza di un ampio catino di bronzo colmo d’acqua, con accanto un telo di spugna bianco e uno sgabello con qualcosa di scuro sopra.

Bianca si avvicina lentamente agli oggetti che si trovano al margine del grande e quadrato tappeto che ricopre il centro della stanza. Raggiunto il bacile, nota la presenza di numerosi petali di rose rosse sulla superficie dell’acqua. Delicatamente immerge le mani nel liquido fresco e profumato e si porta le mani umide sul viso e sul collo. Il contatto con l’acqua le dona inspiegabilmente coraggio, riportandola a una dimensione più reale, così si dilunga nel rinfrescare il corpo nudo per poi asciugarsi piano, avvolgendosi nella spugna bianca e soffice.

Si è appena asciugata completamente quando lo sgabello, posto poco più lontano, attrae la sua attenzione. Sopra di esso, quella che sembrava solo un’ombra si rivela essere un lungo abito di sottilissima seta nera e, a terra sotto lo sgabello, ecco spuntare un paio di décolleté nere in vernice con la punta stretta, il tacco altissimo e un listino sottile alla caviglia.

La mente di Bianca è combattuta tra l’angoscia della situazione e la strana curiosità che si insinua nei suoi pensieri. Poi, spinta da un’improvvisa decisione, infila rapidamente il vestito. L’abito le sta alla perfezione. In realtà, sembra quasi una sottoveste, con sottili spalline e una doppia generosa scollatura che dietro giunge a punta fin quasi all’altezza dei glutei e davanti nasconde molto poco del suo piccolo, ma sodo, seno. La seta trasparente raggiunge poi le caviglie, con un lunghissimo spacco anteriore che mette perfettamente in mostra, ogni volta che si muove, le sue gambe lunghe e tornite.

Un poco a disagio con quel vestito troppo sensuale rispetto alle sue normali abitudini, Bianca indossa le scarpe, stringe i laccetti e, in bilico su quei tacchi vertiginosi, si avvicina alla massiccia porta in mogano. La sua mano, tremante, si appoggia alla pesante maniglia di bronzo e il battente docile si apre al suo tocco, mostrandole un lungo corridoio dall’alto soffitto debolmente illuminato da una lunga fila di candelieri metallici appesi alle pareti.

Dal fondo del corridoio sente provenire una debole musica di pianoforte che prima, dentro la stanza, non era udibile. La giovane, con un grande sfoggio di coraggio, si avvia lentamente in quella direzione seguendo la luce delle candele. Lungo il tragitto, nota altre porte massicce, uguali a quella della sua stanza, ma decide di ignorarle e proseguire verso la musica. Il corridoio termina quindi in un ampio atrio quadrato con una grande scalinata di marmo, ricoperta da una passatoia rosso cupo, che scende al piano inferiore dal quale ora la musica sembra farsi via via più forte. Superati alcuni momenti di paura, Bianca, facendo appello a tutta la propria forza di volontà, inizia lentamente a scendere i gradini e ascolta il ritmo regolare, breve e secco, dei propri tacchi che si confonde con le note.

La melodia la guida in un salone illuminato da molte candele che proiettano sulla parete arabeschi di luce. Il suo sguardo si posa su una cascata di capelli d’oro sparsi su spalle abbronzate e lungo una schiena stretta e armoniosa. La giovane donna che sta suonando il pianoforte è completamente nuda e ha gli occhi bendati da una sottile striscia di velluto blu, splendidamente intonata con il biondo dorato della chioma.

Bianca ha il respiro corto e affannato per quella strana ed eccitante emozione che sente espandersi e che le procura un piacevole calore al viso. Si avvicina alla giovane pianista, appoggiandosi delicatamente e allungando il braccio nudo sulla superficie lucida e fredda del pianoforte, quasi ad accarezzare il profilo del viso della donna che vi è riflesso. La musica penetra sotto la sua pelle e le inebria sensi e cuore, ma un rumore alle sue spalle attira la sua attenzione. Volge lo sguardo nell’angolo più in penombra del salone e distingue la sagoma di un divano dallo stesso colore blu sfumato del velluto che benda gli occhi alla pianista, e vede due occhi neri che penetrano i suoi.

Riconosce lo sguardo dello sconosciuto e avverte l’accelerarsi dei battiti nel petto, un misto inscindibile di paura ed eccitazione; sente il desiderio di quegli occhi sulla pelle e un brivido correrle veloce lungo la schiena. Ancora una volta, aleggia un vago e inebriante profumo di alghe mentre, con un sorriso dolcemente malizioso, l’uomo le si avvicina, ponendo le proprie mani sui suoi fianchi, velati dalla seta dell’abito, e costringendola con delicata fermezza ad appoggiare anche l’altro braccio sul pianoforte.

Bianca avverte il respiro caldo dell’uomo sul collo e la salda pressione delle mani di lui sulla propria vita sottile. Con un movimento deciso del piede, lo sconosciuto le allarga le gambe. Ora, con le braccia stese sul pianoforte, lei gli offre le spalle e la schiena.

Variazioni di note, musica incalzante, ritmo veloce.

Le mani dello sconosciuto scendono sulle sue natiche con un tocco fermo e deciso, mentre lei si abbandona al ritmo che permea la sala, chiudendo gli occhi e lasciando che lui l’accarezzi. Quasi stupita dei propri pensieri, desidera ora sentire quelle forti mani lungo le gambe, le cosce e tra le sue intimità più nascoste.

L’uomo, con un gesto lento e misurato, solleva l’abito di seta per sfiorarle delicatamente la pelle candida e lucente dei glutei. Con i polpastrelli scivola poi verso l’inguine e scende all’interno delle cosce, inginocchiandosi per accarezzarle, mentre con la punta calda e morbida della lingua le lambisce l’incavo delle ginocchia per poi risalire alla curva del sedere e alla linea gentile che separa le natiche.

Bianca ha un sussulto di piacere e sente i capezzoli inturgidirsi. La sua mente vorrebbe ora quella lingua sublime dentro di sé, nella sua intimità, e sentire le labbra dell’uomo succhiarle avidamente il desiderio. Lui sembra leggerle il pensiero: il contatto della bocca di lui che la sfiora la fa tremare di piacere, la lingua che si muove adesso con più vigore e il bacino di lei che dolcemente si abbandona a un ritmo antico e lento. Intense vibrazioni di voluttà la pervadono, il suo umido piacere scende lieve tra le intime labbra finché un’onda violenta e liberatoria la travolge in un orgasmo fortissimo.

Soffoca un urlo di piacere mugolando disperata. Lo vuole ora, desidera quell’uomo sconosciuto come non ha mai desiderato nessuno prima. Lui si rialza e le prende una mano tra le sue, conducendola verso la parte bassa del proprio addome. La piccola mano di lei entra in contatto con la stoffa morbida dei pantaloni e con frenesia gli slaccia i bottoni, infilandosi tra le pieghe del tessuto, fino a trovare il sesso duro e caldo. Pervasa da una sensazione di smarrimento e potere, con gesto deciso afferra tra le dita il membro granitico e si stringe a lui avvicinandolo al proprio inguine.

L’uomo sembra però avere idee diverse. La sua mano destra, forte e decisa, si posa sul dorso di quella di Bianca e con fermezza la allontana dal membro eccitato, costringendola a girarsi di nuovo verso il pianoforte. Entrambe le mani dello sconosciuto spingono le sue, piccole e fragili, lungo il lucido legno nero, attraverso il quale le vibrazioni della musica, che non si è mai fermata, si trasmettono nel suo splendido corpo eccitato. Poi sente la pressione della bocca dell’uomo sul collo, i suoi denti che, con dolcezza e fermezza, iniziano a morderle la pelle candida e tenera, facendola inarcare di piacere e dolore. Nel momento più eccitante, però, la bocca dell’uomo si allontana. Lui compie un giro intorno allo strumento e la trascina con irruenza, prendendola per i polsi, sul liscio e freddo legno. Gli occhi della giovane per un attimo incontrano quelli scuri di lui, freddi e passionali insieme, mentre le sue mani sottili vengono rapidamente legate con una nera, stretta e morbida fune a una gamba del pianoforte. L’ultima cosa che lei vede è una striscia di velluto blu uscirgli dalla tasca e appoggiarsi voluttuosamente sui suoi occhi, riportandola nel buio totale.

Sente le sottili spalline di seta che vengono spezzate e l’abito le scivola via lungo il corpo candido. Qualcosa di freddo e metallico si serra intorno alle sue caviglie e le sue gambe vengono forzate ad allargarsi per essere poi legate ben divaricate.

Ora Bianca è nuovamente nuda e, per di più, immobilizzata contro il legno, i capezzoli duri ed eccitati schiacciati contro la lucida superficie, il suo intimo spalancato e offerto a ogni desiderio dell’uomo, mentre la musica la invade, sia attraverso l’aria, sia vibrando dal nero pianoforte al suo corpo disteso.

È un tempo interminabile quello che scorre mentre Bianca attende, impaurita ed eccitata, che accada qualcosa, ma tutto ciò che riesce a sentire è solo il crescendo della melodia che le pervade l’anima. Improvvisamente il silenzio, come un’ulteriore cappa scura, scende sulla stanza ad avvolgere i suoi sensi, facendole rimpiangere il suono del pianoforte.

La prima frustata arriva così inaspettata da lasciarla totalmente sconvolta. Lancia un urlo, più di rabbia e spavento che di dolore, anche se la natica le brucia moltissimo. Poi seguono altri colpi, lenti e dolorosi, che le sferzano gambe e glutei lasciandole lunghe e lucide striature rosse sulla pelle candida. La mente di Bianca è totalmente schiacciata dall’insieme di sensazioni, dolore mescolato a impotenza e paura, ma la cosa più sconvolgente è la continua e crescente eccitazione che si insinua in lei, i suoi teneri e rosei capezzoli che premono durissimi contro il freddo e duro legno e le sue cosce sono sempre più inumidite dall’incredibile desiderio che sovrasta ogni pensiero.

Finalmente i colpi terminano. Il respiro della ragazza è ansimante e, mentre il suo lamento si placa, lentamente la musica ricomincia. Le mani dell’uomo si appoggiano, calde e possessive, sulle sue caviglie ancora assicurate allo strumento imponente, e risalgono lungo il corpo nudo mentre accarezzano dolcemente i dolorosi segni purpurei. Poi Bianca sente avvicinarsi al suo viso la stoffa dei pantaloni dello sconosciuto, il lento rumore dei bottoni, una mano che le solleva il mento e il membro durissimo che le penetra le labbra.

Bianca ha ora la bocca invasa dal sapore dell’uomo, misto al solito lieve profumo di alghe e sale. Le mani ancora legate e la benda sugli occhi la costringono a concentrare tutte le proprie attenzioni su lingua, palato e labbra, confondendo i sensi in un crescendo di piacere. Una mano dello sconosciuto è stretta intorno al suo tenero e sottile collo, accompagnando il suo succhiare con strette a volte dolci e impercettibili, a volte violente, che la fanno sussultare. Inconsciamente, ma in maniera del tutto inutile, tenta di stringere le gambe, preda del desiderio di calmare in qualche modo la sua enorme eccitazione. Ode poi l’altra mano dell’uomo battere tre colpi secchi sul legno del pianoforte e immediatamente la musica cessa.

Il duro membro la penetra ancora più profondamente in bocca mentre due mani, fresche e delicate, iniziano ad accarezzarle le caviglie risalendo leggere lungo le gambe. Le mani della giovane pianista si muovono sensuali e delicate, e con un liscio fluire arrivano a sfiorarle i candidi glutei frementi. Bianca percepisce il gradevole presagio del contatto delle abili dita tra le cosce, la vellutata morbidezza di quei lunghi e biondi capelli che scivola come un velo sul sesso di Bianca per attimi di dolce esitazione. Poi due labbra umide e fresche iniziano piano a baciarlo e leccarlo, delicatamente e sensualmente, come solo una bocca femminile sa fare.

Completamente persa nel piacere, Bianca sente improvviso un piccolo morso sul clitoride, talmente inaspettato che, come una scossa, la fa sussultare e stringere ancora più forte intorno al pene eretto tra le labbra. I morsi della bionda si susseguono intervallati alle carezze dell’abile lingua che penetra nella sua umida fessura, mentre l’uomo si ritrae. Lui ora bacia la bocca di Bianca, a lungo e profondamente, per poi tornare a possederla ancora tra le labbra, prepotentemente, con il membro rigido. Entrambe le mani di lui le afferrano i capelli e, con movimenti decisi, le spinte si succedono con un’accelerazione simile al ritmo di un fremente e incessante tamburo, trasformandosi infine in un simbolico urlo che infrange il silenzio mentre un’esplosione di liquido dolce, caldo e denso le inonda la bocca e il viso. Quasi contemporaneamente la lunga e intensa vibrazione di un intenso orgasmo la pervade.

Stremata, Bianca abbandona ansante la testa sul pianoforte mentre, tra le cosce, il caldo piacere della lingua della giovane donna continua a farla tremare preda delle profonde e così sensibili sensazioni del dopo orgasmo. Bianca vorrebbe tanto avere le caviglie libere. Si sente impotente e in balia dei propri sensi e silenzi, quando improvvisa sente un’altra esplosione di calore dentro di sé, il suo bacino che si muove ora ondeggiando e l’eccitazione che si dilata in infinite scintille di piacere mentre le mani della donna si muovono dentro di lei, agili e forti, come su invisibili tasti di pianoforte, accompagnando il suo respiro sempre più frettoloso.

Note nitide composte su di lei, come raggi di luce, illuminano le oscure profondità del suo spirito fino a portarla nuovamente e questa volta violentemente all’orgasmo. Infine il contatto femminile si allontana, lasciandola così languida e stanca, abbandonata sul pianoforte. Le mani della bionda, ancora profumate e umide della sua eccitazione, tornano a muoversi sui tasti del nero strumento musicale.

Bianca si lascia cullare ancora dalla musica dimenticando se stessa e il proprio corpo, quando il contatto umido e più forte della lingua dell’uomo tra i glutei e un dito che esplora le sue profondità la riportano rapidamente alla realtà. Poi non è più il dito che la sfiora, ma il grosso e duro membro dello sconosciuto che, con una lenta e costante pressione, inizia a penetrarla nella sua più stretta intimità mai violata.

Angoscia, paura, desiderio ed eccitazione sono i vari sentimenti che si susseguono.

L’uomo stringe con una mano il fianco di Bianca e nell’altra impugna la cintura, mentre la musica, adesso, cresce d’intensità. La prima schioccante frustata segue il ritmo incalzante delle note lasciandola senza fiato, in spasmodica attesa del successivo colpo che giunge meno forte. Poi un altro ancora più schioccante, mentre il membro la penetra completamente con una spinta decisa, intrecciando in lei dolore e piacere.

Lui ora è immobile, la sua verga totalmente infilata nello stretto e umido orifizio. È Bianca ora che, muovendosi e scivolando lungo il piano di legno, conduce il tempo e varia il ritmo. Mai, neppure nelle sue fantasie, ha osato tanto e immaginato un’emozione così intensa. Sente la propria schiena inarcarsi mentre con le mani stringe spasmodica il bordo del pianoforte, e un piacere profondo la avvolge. Una calda e intensa emozione, cruda e sfrenata passione della carne che vive dell’alternarsi della penetrazione e dei colpi che le sferzano la schiena e le natiche, finché un nuovo orgasmo la travolge insieme a quello dell’uomo, che riversa ancora in lei tutto il frutto della propria lussuria.

 

La mano di Bianca, lenta, si muove scivolando sul fresco delle lenzuola. La sua mente è ancora annebbiata dal risveglio, mentre piano raggiunge la consapevolezza del letto morbido e fresco sotto il suo corpo. Apre gli occhi e, nella penombra, inizia a riconoscere i particolari che la accompagnano a ogni risveglio da molto tempo. La luce che filtra dalle tende azzurre, il profumo dei lillà sul comodino e la lieve luminescenza della sua vecchia e amata radiosveglia.

Lo stupore la coglie quando si rende conto di essere veramente a casa, nel suo letto. Una mano le scivola inconsciamente tra le gambe, dove si sente fradicia di un’eccitazione e intensità mai provate prima. Una parte di lei si sente sollevata dal pensiero che tutto sia stato solo un sogno, ma, mentre le sue dita iniziano a muoversi nell’intimità così vogliosa, in un crescendo di emozione, una piccola lacrima le solca la guancia. Quasi rimpiange lo sconosciuto, pensa, mentre con i candidi denti si stringe le labbra nell’attimo esatto in cui si dona un incredibile e intenso orgasmo.

Alzarsi è decisamente molto più faticoso del solito, e la doccia sembra lavare via anche il ricordo dei colpi immaginati e, anche in questo momento, la sua mente torna a pensare con languore e rimpianto al sogno, alle mani di quell’uomo, a quell’incredibile sensazione di impotenza che tanto l’ha terrorizzata ed eccitata.

La mattinata al lavoro è trascorsa confusa e inutile, come in trance, mentre ogni pensiero e ogni movimento la rimandavano ai piaceri sognati, finché la tensione la spinge a uscire per andare a bere un caffè.

Il solito bar all’angolo le sembra meno bello del solito, come se mancasse qualcosa. Si avvicina al bancone ordinando un caffè macchiato nel quale versa un’insolita quantità di zucchero, e inizia a girarlo distrattamente.

Improvvisamente dietro di lei sente un dolce e penetrante profumo di alghe e sale che si avvicina e una voce che, lenta e profonda, pronuncia le parole che forse lei ha sempre aspettato.

«Mi aspettavi Bianca? Sono qui.»

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