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Diario n°:

258

Biglietti, prego...
Hartigan

BigliettiPrego-immagine

Siamo fermi nei campi da quasi venti minuti. Il caldo di giugno incolla la scena, un’istantanea che non mi abbandonerà mai più.

L’afa nel nostro scompartimento, il treno inclinato in una curva immobile, un traliccio a qualche metro dal finestrino e una distesa di granturco in cui gli occhi si perdono. Un trattore si muove piano, quasi indolente.

Cicale. Un canto ritmato, sonnolento.

L'estate grava sulle campagne.

Un refolo d’aria mi sfiora il viso. Il treno ha un sussulto, cigola. Piano, si muove.

«Oh, finalmente» la sua voce, da oltre le mie spalle.

Annunciata dall’aroma del profumo, Chiara. Si appoggia al finestrino, socchiude gli occhi al sole, mi sorride.

«Quanto siamo rimasti fermi?»

«Troppo» le rispondo. «Ma non manca molto, vedrai.»

La sto riaccompagnando a casa. È sabato, ma lei ha lavorato in negozio. Siamo giovani, liberi. Belli, agli occhi di uno e dell’altro, di una bellezza che non ci si stanchiamo a guardarla: è un momento magico che non tornerà più. Stiamo insieme da due mesi, ma i nostri impegni non ci permettono di avere tutto il tempo che vorremmo. E quindi ogni sabato vado a pranzo con lei in corso Buenos Aires, poi mi infilo in una libreria fino a quando lei non finisce e la porto in stazione.

Ma oggi no. Oggi la porto a casa, giusto per passare un po' più di tempo con lei.

«Grazie» mi dice tenendomi inchiodato con quei suoi occhi neri.

Avvicina il viso, mi bacia. Labbra lievi, dolci come la prima volta che vi sono naufragato. Si schiudono, la sua lingua mi raggiunge, furtiva, veloce.

Si tira indietro.

«Non te la cavi così» la minaccio con un sorriso.

Lei ride, si volta, e il suo abitino estivo fruscia invitante. Fiori d'oro su un campo di cobalto.

Nello scompartimento non c'è nessuno. Le porte sono aperte e nel corridoio tutto è immobile, a parte il paesaggio che corre liquido oltre i vetri sporchi.

 

Mi bacia di nuovo, questa volta non mi trattengo. Le passo una mano sui fianchi, la tiro a me. La sua lingua è fuoco dolce sulla mia, vita inebriante, gioia pura. Il suo respiro si fonde con il mio.

Prendiamo fiato, la cerco di nuovo.

Le piace, almeno quanto piace a me, e non si stacca.

La mia mano scende, cerco la sua coscia. Accarezzo la pelle nuda, scivolo piano.

Inclina il viso per baciarmi meglio, si muove per farsi più vicina.

Il suo corpo, lo sento di fianco al mio, è una presenza calda, invitante.

Se fossimo in una casa, ora...

«Ehi...» si stacca appena. «Che fai?»

La mia mano le ha sollevato la gonna del vestitino, indugia sulla curva piena della natica.

«Scusa» sorrido. «Una sbandata. Mi fermo?»

Un lampo di fuoco dal fondo di quegli occhi neri: mi strega. Mi bacia ancora.

La accarezzo, la sfioro. Le mie dita incontrano il filo verticale del perizoma. L'indice sfrontato si infila al di sotto.

Chiara s'irrigidisce.

«Oddio...» mormora. «E se passa qualcuno?»

Non rispondo. Il resto della mano segue quel primo dito esploratore. Percorro il solco dei suoi glutei, scendo lentamente.

Ci baciamo ancora. Da come le labbra si tendono, da come la sua lingua esita, capisco quanto la mia mano la stia solleticando. Vado ancora più in basso lungo la curva del suo corpo e le dita si insinuano là dove le cosce si baciano.

Trattiene il fiato con un sibilo.

 

Ho le punte delle dita umide. La sua pelle, laggù, scotta. Chiara mi bacia con foga maggiore. Siamo uno di fianco all'altro appoggiati al finestrino. Cerca la mia lingua, con un desiderio che ho assaporato solo poche volte.

Sfioro la sua morbida peluria, incontro rilievi dolci e teneri, che si schiudono al mio passaggio.

Un rumore nel corridoio. Qualcuno cammina.

Non ci fermiamo, ma il cuore perde un colpo.

Geme. E io con lei, non riesco a trattenere oltre il piacere che mi dà toccarla in questo modo.

Indugio con le dita, mi muovo piano.

E Chiara reagisce. La sua mano sinistra si appoggia sulla mia gamba, risale i jeans, esplora la mia forma attraverso il tessuto.

La sento stringere, quasi mi fa male. Le mie dita si fanno più ardite.

Apro gli occhi e scorgo i suoi che mi inchiodano. Sorride, con espressione furbesca.

Ci amiamo. Lo capisco in questo momento. Amiamo il nostro modo di scoprirci, di esplorarci. Amiamo questo momento.

La sua mano su di me mi accende di desiderio. Cerco di farglielo capire con i movimenti delle mie dita. Pelle calda che mi accoglie, una seconda bocca che solletico con le dita.

Il treno comincia una curva.

Ha un sussulto...

Cadiamo.

 

Atterriamo sui sedili, uno di fronte all'altra. Ridiamo come bambini.

L'euforia si spegne nel silenzio ritmato dai colpi delle ruote.

Il treno fischia, Chiara si morde un labbro, mi guarda con occhi accesi.

Si alza e viene a sedersi di fronte a me.

Apre piano le gambe e il tessuto della gonna si tende. Mi invita in silenzio.

Le sfioro un ginocchio con la mano. E poi mi muovo.

Percorro lento l'interno della sua coscia, la sento fremere.

Chiude gli occhi.

Risalgo, e le dita trovano pelle calda, il tessuto del perizoma. Umido.

Lo scosto e lei abbandona la testa all'indietro. Il mio sguardo si perde sul suo collo, sulla linea della mascella.

Sento con i polpastrelli i suoi ricci, la pelle umida. Il calore liquido.

Lei è alla mia destra, riapre le palpebre. Ha un'espressione che non le ho mai visto: sfrontata, provocante, emozionata.

Con una mano si slaccia i bottoni sul petto. Intravvedo la morbida curva del suo seno, invitante come un sogno. I capezzoli, sono cuori di ciliegia che la mia bocca vorrebbe mordere.

Chiara ha altre sorprese per me.

La sua mano corre sulle mie gambe, sull'inguine. Scosta la maglia. Scioglie la cintura con una danza di dita abili.

Intanto io la tocco ancora, rapito da quanto accade, incapace di fermarmi.

La cerniera dei miei jeans non è un ostacolo.

È come essere nudo di fronte a lei, nulla mi nasconde.

Mi tocca. Con tutta la mano, piatta, infilandola tra la stoffa sottile degli slip e quella ruvida dei pantaloni.

Non resisto: «Oddio!» le dico con la gola secca.

La sento fremere sotto le mie dita. Scivolo in lei.

Lei ha un sussulto, poi si vendica.

Mi porta allo scoperto e la mia eccitazione si mostra al suo sguardo.

Sorride ancora, folletto irriverente.

Mi afferra.

 

È un piacere segreto, mai provato ma a lungo desiderato. Le sue dita chiuse intorno a me, la sua mano fredda contro il mio calore. Mi accarezza piano, muovendosi naturale.

Le mie dita le danno piacere, lo vedo da come tiene le gambe aperte, da come le sue narici fremono.

Dai suoi occhi.

«È bellissimo» mi dice. «Non ti fermare!»

«Nemmeno tu.»

Ci tocchiamo piano, dandoci piacere. Ci accarezziamo ed esploriamo. Dita che sfiorano, toccano, stringono, scivolano sulla pelle altrui.

Mi guarda, osserva quello che mi sta facendo e vedo la sua lingua guizzare tra le labbra.

La visione mi provoca un brivido. Desiderio, forse aspettativa.

Un rumore!

Porte che si aprono. Si chiudono.

«Biglietti...»

Il controllore!

Siamo a metà vagone, lontani. Terribilmente vicini.

Chiara ha lo sguardo del cerbiatto inchiodato dai fari.

«Biglietti prego...!»

Io esito. Mi fermo.

I suoi occhi lampeggiano ancora. La sua mano mi stringe. Riprende la danza, con rinnovato desiderio.

Boccheggio.

Non vuole che mi fermi.

Sentiamo frasi scambiate, parole. Una risata. La porta di uno scompartimento si chiude.

Passi, mentre i nostri respiri accelerano.

Si protende verso di me, la mia Chiara dallo sguardo rapace.

«Ancora!»

«Ma se...?»

La sua mano scorre sul mio corpo come non ha mai fatto. Mi tocca fino a farmi male. Si muove ancora. Apre le gambe, di più, ancora di più, e il suo bacino prende a oscillare.

Non posso resisterle. La accontento.

 

Ci baciamo, con foga, mentre rubiamo questo attimo di piacere a un sabato ingrato.

«Biglietti...!» Lo scompartimento di fianco al nostro.

Il fiato corre. Le mani non si fermano. Le lingue danzano.

Sento Chiara fremere, s'inarca contro il sedile. Alza una gamba e lascia cadere il sandalo, il suo piede dalle unghie smaltate si appoggia sul sedile di fronte. Le sue ginocchia si muovono a scatti, mentre le mie dita sono sempre più una cosa sola con il suo corpo.

La sua mano... Dio, la sua mano mi gela e incendia allo stesso tempo.

Il respiro: mi viene meno.

La porta dello scompartimento di fianco si chiude.

Non posso fermarmi. Non può neanche lei.

Passi.

Chiara ha un gemito roco. In me, la pressione è travolgente.

Uno spostamento d'aria ci assale.

Il buio ci accoglie.

Una galleria.

Qualcuno sulla soglia dello scompartimento. Una forma buia, che esita.

Il respiro si ferma, in un attimo di buio che si accende di fuoco. Spalanco la bocca in un grido muto.

Corpi irrigiditi, mani immobili. Il sangue e il desiderio pulsano insieme. Scorrono.

Silenzio.

Usciamo dalla galleria così come vi siamo entrati, con l'aria che schiocca e sbatte sulle paratie e sui vetri.

Sento il sangue avvampare sotto la pelle del viso.

Sulla soglia dello scompartimento non c'è nessuno.

Mi volto: gli occhi di Chiara nei miei, escludono tutto il resto del mondo. Neri abissi di desiderio appagato albergano nel suo sguardo. Una piccola lacrima indugia all'angolo di un occhio, è un diamante perfetto.

«Buon giorno, biglietti” sentiamo dallo scompartimento dopo il nostro.

Scoppiamo a ridere e il treno continua la corsa.

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