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Diario n°:

38

CENA AL BUIO
Angel Evil

CENA AL BUIO

«…quindi se nessuno ha più niente da chiedere, direi che la riunione può finire qui. Ci vediamo domani, iniziamo alle 10…»

Nessuno fece altre domande, pian piano si alzarono tutti.

Sonia guardò l'orologio a muro, segnava le diciannove.

«Non male, pensavo peggio…» disse tra sé e sé.

«Scusate…»

Giorgio richiamò l'attenzione dei rimasti.

«Come ci organizziamo stasera? Dove si va a cena?»

Ogni trasferta era buona per scoprire nuovi locali.

«Cubano!» propose Piero.

«No, brasiliano. In corso Sempione ce n'è uno meraviglioso…»

Sonia sorrise.

Sapeva benissimo che, come sempre, si sarebbero formati diversi gruppetti, destinazioni diverse, e il giorno dopo avrebbero confrontato menù, prezzi, locali.

Non ne aveva molta voglia, lasciò che le varie decisioni venissero prese, tentò di glissare ogni domanda promettendo di contattare qualcuno del gruppo nel caso avesse deciso a breve, ma rimase sul vago.

Non aveva voglia di locali etnici né di locali troppo caotici.

Era una serata strana, da un po' di tempo si sentiva piacevolmente agitata, quel brivido che prende al basso ventre, una piacevole sensazione, che talvolta la portava a terminare la giornata una doccia e autoerotismo.

Così, persa tra i suoi pensieri, ripose il suo Mac nella valigetta e si diresse verso la porta della sala riunioni.

Istintivamente inspirò profondamente, l'aria era profumata, un profumo che aveva sentito altre volte, sapeva bene chi era appena passato dal corridoio.

Sorrise, mentre la sensazione di calore al basso ventre aumentava.

Spinse il pulsante dell'ascensore e mentre aspettava sentì nuovamente il profumo, questa volta accompagnato da una presenza alle sue spalle.

«Buona sera Sonia? Come stai?»

Lentamente deglutì e cercando di fare finta di nulla, si voltò lentamente.

«Alessandro, che piacere vederti. Sto bene. Anche tu qui?»

«Sì, una riunione abbastanza noiosa. E tu, come mai da queste parti?»

«Riunione, che continuerà domani… Noiosa…»

L'uomo sorrise.

«Interessante, sono qui anche domani… e che programmi hai questa sera?»

«Per ora nessuno, come sempre hanno organizzato vari gruppi ma non mi ispira nulla.»

«Ah, e da quale tipologia di serata saresti ispirata?» chiese mentre entravano in ascensore.

Sonia pensò un attimo.

«Qualcosa di diverso dal solito? Difficile risponderti, sai? Ho voglia di qualcosa di diverso?»

L'uomo sorrise, restando in silenzio alcuni istanti.

«Ti fideresti a venire a cena con me senza sapere in anticipo dove ti porto?»

Il suo profumo le faceva aumentare il desiderio che in quel momento provava, era convinta che lui lo sapesse, nonostante fossero soli in ascensore, le stava particolarmente vicino. E quel profumo, miscelato al suo sguardo, alla sua voce, si fondevano in un qualcosa di particolarmente intrigante ed eccitante, a cui era impossibile dire di no. E a cui non voleva dire no.

«Mi devo fidare?» rispose sorridendo maliziosamente.

I messaggi non detti erano arrivati a destinazione a entrambi.

«Molto bene. In che albergo sei?»

«Al Plaza…»

L'ascensore si aprì, l'uomo la fece uscire e alla reception chiese un taxi.

«Spero che non ti dispiaccia se prendiamo lo stesso taxi, anche io sono al Plaza…»

Il tono con cui lo disse aveva tutto un altro significato.

Anche io sono al Plaza… Siamo nello stesso albergo… Siamo vicini… Molto vicini… Albergo… Camera… Letto… Sesso…

Sonia scosse il capo, come per risvegliarsi dai suoi pensieri.

«Che succede? Qualcosa non va?» chiese lui.

Oh, sai bene cosa non va, non fare finta di niente.

Sai bene che gioco stai facendo, che gioco stiamo facendo. Sei bravo, molto bravo. Dannatamente bravo. Sei un bell'uomo e sai di esserlo. Piaci e sai di piacere. Il tuo profumo è meraviglioso, resta dentro, vorrei respirarlo dalla tua pelle. E tu lo sai. Dannazione. Giochiamo.

«Sì, tutto bene… stavo pensando?»

«Ah, posso chiederti a cosa?»

Sapevo che me l'avresti chiesto. Bene.

«A te…»

Nessuna ulteriore domanda, fino a quando arrivarono all'albergo.

«A che ora ci vediamo?»

«Otto e mezza qui nella hall?»

«Bene, a dopo cara.»

Quel cara risuonò tanto come un dopo ti faccio la festa.

 

Sonia perse qualche minuto per cercare il badge per la porta, quando raggiunse la camera le bastò passare nel corridoio per capire che anche lui era li, non sapeva esattamente dove ma quel profumo inconfondibile rivelava la sua presenza.

Stesso albergo, stesso piano, stesso corridoio.

Stessa stanza, stesso letto.

Non voleva neppure pensarci.

Entrò in camera, tolse la giacca, lasciò borsa e computer sul tavolo, si sdraiò un attimo.

La stanchezza della giornata si faceva sentire ma la prospettiva di una serata intrigante l'eccitava.

Accese la televisione, scelse un canale musicale, si diresse verso il bagno.

Si distese sotto il tepore dell'acqua, pensando se anche lui n quel momento stesse facendo la doccia. Provò ad immaginarlo ma non riuscì.

Avrebbe voluto scoprirlo di persona.

Cercò di allontanare quei pensieri, concentrandosi su come vestirsi.

Per puro caso aveva infilato in valigia un abitino nuovo, nero, corto, semplicissimo ma estremamente malizioso, in quanto lasciava la schiena completamente nuda.

Un copri spalle in lapin completava il tutto.

Autoreggente nero, coprente, tacco.

Trucco sensuale ma non volgare, profumo.

Era pronta ad affrontare la serata, di cui non sapeva nulla, aveva una sola certezza, l'avrebbe ricordata.

Uscì dalla stanza e rimase estremamente stupita nel trovarselo di fronte.

«Non era da cavaliere attenderti nella hall… prego, vogliamo andare? Ho l'auto nel parcheggio interrato.»

Scesero con l'ascensore, nessuno dei due parlò.

Le aprì la portiera, facendola accomodare e, messo in moto, prese una direzione ben precisa.

«Sei molto carina.»

«Grazie? anche tu? stai bene con un look più casual, sono abituata a vederti in giacca e cravatta, praticamente uscito da una sfilata di Armani, sempre perfetto…»

«Il mio ruolo lo impone, non sto bene?»

«Non lo metto in dubbio, anzi, stai molto bene… molto elegante, incuti anche timore, rispetto?»

«E così incuto timore?»

Ben altro, susciti ben altro pensò lei.

«Sì sì… Non solo…"

«Ah no? E cos'altro?»

«Scopro una carta, è chiaro ad entrambi che stiamo giocando una partita… susciti attrazione, almeno questo è ciò che provo io…»

«Attrazione… e basta?»

«No, attrazione… ed eccitazione…»

«Anche ora…» chiese senza staccare gli occhi dalla strada.

Senza rispondere, prese la sua mano e la portò al suo perizoma di pizzo, guidò le sue dita, che la trovarono piacevolmente umida.

Senza fare una piega, se le portò alle labbra, leccandole.

«Hai un buon sapore… siamo arrivati.»

Come se nulla fosse successo, scesero dall'auto e Sonia si fece guidare da lui.

La sua attenzione fu catturata da un manifesto fuori dal locale.

Cena al buio.

«Di cosa si tratta?» chiese mentre entravano.

«È qualcosa di molto particolare? Si cena completamente al buio. I camerieri sono non vedenti. L'esperienza serve anche per capire come vivono loro, il ricavato va in beneficenza. Ogni tavolo ha un campanellino, che il cameriere suona quando porta i vari piatti?»

«Interessante…»

«Vedi, a parte capire ciò che provano i non vedenti, la mancanza di luce, anzi, il buio in questo caso, da origine a sensazioni straordinarie. Questo proprio grazie alla magia dell'oscurità, la musica in sottofondo e un misterioso ma prelibato menù. Ogni senso è allertato e la percezione aumenta. Devi provarla… credo non resterai delusa…»

Sonia era già ben predisposta, scoprire cosa l'attendeva aumentò sia la curiosità sia l'eccitazione.

Buio totale.

E la prima carta l'aveva già scoperta.

Ora toccava a lui.

Vennero fatti accomodare ad un tavolo da due, molto intimo e riservato, in un punto strategico per poter chiacchierare senza essere disturbati troppo dalla musica.

Una elegante signora raggiunse il centro della sala.

«Signori, benvenuti anche questa sera alla nostra Cena al Buio? Le cucine sono in fermento, un menù segreto è stato studiato appositamente per esaltare il vostro senso del gusto, l'aroma delle pietanze stuzzicherà il vostro olfatto. Buon appetito. E che Buio sia!»

Le luci si spensero completamente.

Buio totale.

In un primo momento la tensione ebbe il sopravvento, poi, con calma, Sonia si rilassò.

Nel buio più totale la calda voce di Alessandro era l'unico riferimento sicuro.

«Allora, come ti senti?»

«Insomma… bene, pian piano mi sto rilassando...»

Le sfiorò la mano.

Rabbrividì.

«Basta poco al buio, vero? Ti ho semplicemente sfiorata e ti ho fatto rabbrividire… Ovviamente di piacere…»

Non vederlo in volto ma sentirlo resero più facile il tutto, come se una barriera fosse stata abbattuta.

«È vero… era un brivido di piacere…»

«Ce ne saranno altri.»

Il primo campanello suonò.

«È arrivato l'antipasto... devi mangiarlo con le mani... cercalo davanti a te...»

Mentre Sonia tentava di capire cosa stesse facendo Alessandro, dove erano piatto e bicchiere, sentì le mani dell'uomo aprire lentamente le gambe. Non fece resistenza, mentre le dita percorrevano la sua pelle.

«Piacevole, vero?» chiese lui e senza attendere risposta, la fece spostare leggermente in modo da arrivare con il viso al suo pube.

Dopo aver spostato il perizoma, la sua lingua si infilò abilmente tra le sue grandi labbra, leccandola lentamente, come una tortura, succhiando il clitoride, senza fare rumore, mentre abili mani suonavano un pianoforte distante da loro.

E l'abilità non era sono nelle mani del pianista, la lingua dell'uomo impiegò poco a provocarle un primo orgasmo, silenzioso, soffocato in gola, mente continuava ad assaporare i suo umori, lentamente.

Pian piano si scostò e ognuno riprese la posizione originale.

«Allora? Come ti sembra questa nuova esperienza?»

«Unica...»

Non poteva vederlo ma era certa che stesse sorridendo.

Un'altra volta suonò il campanellino.

«Buon proseguimento mia cara...»

Nuovamente buio e silenzio, un brusio lontano, gli altri avventori del locale, la musica del pianoforte, riconobbe vari pezzi di Allevi.

Percepì distintamente la presenza dell'uomo alle sue spalle, sicura delle sue sensazioni, si girò, gli sfiorò una gamba, risalendo lentamente, arrivando al suo inguine, sentendo il suo membro duro premere contro i boxer.

«Inizi a trovarti a tuo agio al buio?»

Senza rispondere gli slacciò i pantaloni, arrivò al suo sesso, bagnato. Vi poggiò le labbra e con la lingua iniziò a leccarlo lentamente, delicatamente, scendendo sempre più, arrivando ad ingoiarlo tutto.

Alessandro sospirava lentamente ad ogni movimento della sua lingua, accarezzandole i capelli, decisamente non si aspettava una reazione simile e tutt'altro che dispiaciuto, la lasciò fare abbandonandosi al piacere.

Non poteva lasciarsi andare completamente, avrebbe voluto dirle quando era brava mentre lo ingoiava tutto, mentre la sua lingua leccava, mentre le sue morbide labbra succhiavano, silenziose, ora era lui ad essere torturato.

«Adesso basta... dammi la mano...» le sussurrò.

Sonia fece quanto richiesto, facendosi condurre, finendo seduta sull'uomo.

Sentiva il suo membro premere contro di lei, si sollevò appena e lasciò che lui scivolasse in lei trovandola completamente bagnata, pronta a ricevere il suo cazzo duro, voglioso di scoparla.

Muovendosi lentamente, iniziò a baciarle la schiena nuda.

La sua pelle profumata aumentò la sua eccitazione, con la lingua percorreva, assaggiava, assaporava ogni centimetro a sua disposizione, le sue mani scendevano lungo i fianchi, le sue unghie la graffiavano facendola inarcare fino al punto in cui non si preoccupò più di mantenere il controllo e venne dentro di lei, silenziosamente, godendo assieme a Sonia, tenendole una mano sulla bocca, tappandogliela.

Il buio intrigava, celava.

Suonò il campanello che segnava l'arrivo del dolce.

«Come stai?» le chiese.

«Bene... stordita... strana... ma bene...»

«Ora un campanello annuncerà che a breve si accenderanno le luci... e la cena è terminata... Andiamo via subito, ti va?»

Sempre al buio si alzarono e uscirono dal locale, Alessandro conosceva bene il locale, si muoveva con sicurezza e decisione.

Salirono in auto, la radio faceva da sottofondo ma nessuno dei due disse nulla.

Mille pensieri si confondevano nella mente di Sonia. E lui lo sapeva. Lo sapevano entrambi.

Arrivati all'albergo, salirono con l'ascensore.

«Scusami, mi fermo alla hall, devo chiedere una cosa alla reception. A dopo...»

Sonia respirò nuovamente il suo profumo, mentre le porte dell'ascensore si chiudevano alle spalle dell'uomo, che con passo deciso si dirigeva verso l'addetto in turno.

Arrivata al piano, lentamente raggiunse la porta della camera.

Infilò altrettante lentamente il badge nella fessura e attese la luce verde per aprire.

Ripensò a quando l'aveva in grembo, al suo membro in lei, grosso, a come la riempiva. Solo questo bastò a farla rabbrividire.

Il buio aveva resto tutto unico, un'esperienza indimenticabile.

Sentì dei passi lungo il corridoio, passare oltre la sua porta, immaginò fosse lui che si ritirava.

Sorrise.

Lei aveva scoperto le sue carte.

Lui non del tutto.

Forse al prossimo incontro fortuito avrebbe fatto la sua mossa.

Si svestì, indossò l'accappatoio di spugna e rimase ad osservare ciò che vedeva fuori dalla finestra, al buio.

Dopo l'esperienza vissuta, tutto aveva assunto una connotazione diversa.

Persa nei suoi pensieri, non si accorse subito che qualcuno bussava alla porta.

«Sì, eccomi... chi è?»

«Servizio in camera signora...»

Aprì la porta e il ragazzo del bar consegnò una bottiglia.

«Ma io non ho...»

«Non si preoccupi, è un omaggio. Questo è il biglietto di accompagnamento...»

Ringraziò e chiuse la porta, lasciando il tutto sul tavolino vicino alla televisione, curiosa di leggere il biglietto.

Il buio accende tutti i sensi, tu hai acceso i miei. Hai la bottiglia... io ho due flute... e attendo che tu apra la porta...

Sorridendo aprì, Alessandro era davanti a lei, con i due calici in mano.

«Buona sera Sonia.»

«Buona sera Alessandro... mi scuso per l'abbigliamento molto informale...»

«Perfetto per due cose... una doccia prima di dormire... o far sì che la cena sia stata un semplice... assaggio... cosa ne dici?»

Nel buio della stanza, si avvicinò a lei, che si trovò con le spalle al muro.

Le slacciò la cintura e finalmente intravide il suo corpo nudo.

«Sono lieto che tu abbia fatto la scelta migliore...» concluse poggiando delicatamente le sue labbra sul collo di lei, che reclinò istintivamente, abbandonandosi completamente a lui e a tutte le sensazioni che la stavano travolgendo.

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