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Diario n°:

240

Due sopra e uno sotto
Camille Bordeaux

Due sopra e uno sotto

ACCADE

Ho sperato ardentemente in una sorpresa, per il mio compleanno. Una di quelle sorprese che poi lasciano il segno, che appagano i sensi, le voglie, le fantasie.

Maurizio e io ci conosciamo da una, forse due vite, anche se abbiamo cominciato a essere una coppia solo da poco meno di cinque anni.

Cinque, intensi, anni.

Abbiamo esplorato molto, dentro noi stessi: le nostre paure, i nostri segreti, i progetti futuri, le fantasie più oscure.

 

La tua sorpresa la riceverai solo da bendata. Non puoi vedere.

Poche parole piene di promesse per formare una frase e poi, coperti gli occhi con un foulard nero dei suoi, ha fatto una risatina e si è dileguato, lasciandomi sola ad attenderlo, cieca e quasi nuda, seduta sul letto della nostra casetta al mare.

E io qui che aspetto, da tempo immemore, ormai.

La brezza che entra dalla finestra sfiora la pelle scoperta, fa rabbrividire nella sua asprezza, alle volte. Bendata, posso solo fare affidamento ai miei altri sensi: ascolto il rumore delle onde che si infrangono lente sulla sabbia. Lo adoro. Il verso dei gabbiani nell’aria. Lo amo. L’odore intenso di salsedine che punge le narici. Assoluta meraviglia. Potrei vivere qui per sempre, persa nella bellezza e nella pace di questo posto.

Uh! Ecco il chiavistello, la porta che si apre piano, passi leggeri che si avvicinano.

«Sei arrivato? E la mia sorpresa? Posso togliermi questo affare adesso?»

Un fiume di parole, come sempre: parlo parlo, ma invece che una risposta mi ritrovo zittita da labbra forti e morbide che mi baciano, da una lingua che mi sollecita sulla bocca ad aprirmi per lei, lento e dolce, eppure appassionato.

E non è il mio uomo.

Il bacio, il suo odore è diverso da quello di Maurizio, così come lo è il suo modo di toccarmi, reverenziale forse, quasi avesse timore di me.

Quando poi solleva la testa e mi lascia parlare, boccheggio prima di riuscire a pronunciare qualcosa di coerente, usando il momento per raccogliere i pensieri.

«Che succede?»

«Succede che le tue fantasie, Sabri, eccitano anche me» sussurra Maurizio, facendosi più vicino. Il materasso si piega sotto il suo peso; mi afferra per il mento, mi fa piegare il capo all’indietro e si impadronisce della mia bocca in uno di quei suoi baci esigenti che mi fanno impazzire.

E intanto i pensieri scorrono, divampano come un rogo nella mente, incendiano le ossa.

Non volevo davvero dirlo, quella volta, che volevo che mi dividesse con un altro uomo.

Oh, sì che lo volevo: essere a disposizione di due uomini è una delle fantasie più frequenti nell’immaginario femminile. È così anche per me?

Sì.

No.

Oh, sì, ghigno dentro, in fondo all’anima.

E intanto Maurizio che non mi lascia nemmeno il tempo di un respiro, e due mani estranee che coprono le mie, tirano, scivolano sulle braccia fino alle spalle, spostano i capelli indietro.

L’effetto che da una bocca sul collo, mentre un’altra tiene impegnate le labbra è sorprendente, indescrivibile.

«Abbandonati, fidati di noi, Sabri» il sussurro all’orecchio di Maurizio, che finalmente mi permette di prendere una boccata di ossigeno mi provoca un brivido.

Dita leggere spuntano dal nulla e slacciano il reggiseno sulla schiena, le spalline scivolano giù e la brezza che entra dall’esterno è provvidenziale; lambisce i capezzoli scoperti, che si induriscono immediatamente, stuzzicati dai polpastrelli senza padrone di un uomo senza volto.

 

Sospiro di puro piacere, quando altre dita si insinuano tra le cosce, sopra il tessuto leggero delle mutandine, stringendo un po’, tastando.

E di nuovo una bocca è sulla mia, e un’altra si avvicenda affamata sul seno, mani stringono, altre mani spingono dalle spalle per mettermi stesa sul materasso.

«Tira su i fianchi, Sabrina. Lasciati togliere tutto.»

La voce è appena falsata, e anche il foulard che mi copre occhi e orecchie attutisce ancora di più i toni, la cadenza, il timbro, di quella voce mi pare di conoscerli. Aggrotto la fronte e ubbidisco, il tessuto non fa in tempo a sparire che il nostro ospite è già tra le mie gambe spalancate, ad assaggiare il sapore della mia eccitazione.

E io gemo, tendendomi verso il tocco selvaggio che mi divora.

«Brava la mia ragazza» loda invece Maurizio, continuando a dedicare attenzione ai seni turgidi: traccia ampi cerchi, sale e scende e sale da un capezzolo all’altro in una scia umida infinita.

Ansimo.

Credo di impazzire quando il nostro ospite si concentra completamente sul clitoride, usando invece le dita per penetrarmi a fondo.

«Oh…» un nuovo gemito, un bacio che mi si posa lieve sulle labbra prima che vengano catturate da una bocca esigente.

L’orgasmo sopraggiunge in breve tempo, indotto dalle attenzioni del mio secondo amante di quella giornata. Mugolo contro Maurizio, lo stringo alle braccia con le mani, graffiando la pelle. Lui stesso geme su di me, lasciando le labbra.

«Sei bellissima così.»

E mi ritrovo a sorridere alle sue parole, al tono tenero insito in esse, quasi dimenticando Lui, estraneo che oggi si è intrufolato, invitato, nel nostro mondo.

«Come si chiama lui? Chi è?»

«Te l’ho detto, Sabri. Non lo devi sapere.»

«Allora lo chiamerò U.»

«U?»

Li sento ridere entrambi, Maurizio forte, U sommesso, evidentemente si trattiene perché non lo riconosca. È palese che lo conosco, altrimenti non ci sarebbe bisogno di tutto questo mistero.

Un mistero eccitante, peccaminoso.

Riesco a raddrizzarmi e già mi sono addosso di nuovo: uno mi prende e mi mette a sedere, l’altro fa abbassare il materasso ai miei lati, quindi deduco sia in ginocchio davanti a me.

«Apri la bocca.»

Voce alle spalle. U sta dietro di me, stringe di nuovo i seni, bacia collo, schiena, spalle.

Maurizio mi sfiora le labbra con la punta del suo membro non soddisfatto e io apro, gli permetto di entrare, usando anche le mani per fargli piacere come so che gli piace. È sempre il suo sapore, più di tutto, il suo godere, che amo e che mi eccita tanto come fanno altre mani che tornano tra le gambe, mentre mi tiene e guida i miei movimenti del capo.

«Stai già venendo?» gli domando, sentendolo trattenere il fiato e staccarsi da me.

«Non così in fretta, piccola.»

Un paio di movimenti e mi ritrovo carponi, infilzata dalla sua lancia fino in fondo alle viscere, sbattuta forte in avanti a ogni colpo assestato.

«Sabrina, se ti chini un po’ fai godere anche il nostro ospite, ok?»

«Sì.»

Ubbidisco.

Mi abbasso, e già mi trovo la bocca piena di un pene che non ho mai preso dentro di me, che sembra gonfiarsi alle mie attenzioni.

Dio, è davvero fantastico, e il piacere prende il sopravvento sulla ragione e guida i miei movimenti.

Che fatica cercare di mantenermi un po’ su, alle stoccate di Maurizio, via via sempre più intense. E l’altro che spinge i fianchi, e il membro, fino in fondo alla gola. Io gemo come non ho mai fatto prima, completamente immersa nell’immagine di noi che mi riporta la mente, un’immagine fatta di odori, sensazioni, sapori, in cui la cecità non diminuisce nulla ma amplifica i sensi.

Ingoio l’eccitazione di U, accompagno i miei stessi movimenti quasi sincronizzando testa e mani.

Maurizio mi prende con spinte regolari, forti e intense ma lente e piene, in un susseguirsi di movimenti che già so mi porterà a godere più volte.

E si spostano ancora, i due, mettendosi in ginocchio, stringendomi tra i loro corpi umidi; condivido baci con l’uno e con l’altro, senza fretta, pieni di passione, finché, piegata e sostenuta di lato dalle loro braccia forti, ho entrambe le loro bocche sulla mia, lingue che saettano dentro e fuori dalle labbra, membri che si strofinano e spingono su di me, alla ricerca di orifizi da prendere e violare.

La tensione è altissima dentro di me. Li voglio entrambi, e li voglio subito. Insieme. Dentro.

«Scopatemi. Vi voglio.»

Entrambi.

Supplico, avvinta da spire di piacere.

«Ogni tuo desiderio è un ordine, mia signora.»

È il sussurro di U che mi raggiunge, passando attraverso una cortina rossa di eccitazione, non più falsato di mistero, ora.

Sì, mi pare davvero di riconoscere la sua voce, ma non ho tempo di soffermarmi a pensare a chi appartenga che già mi sollevano e U mi impala direttamente, spingendomi con la schiena contro il petto di Maurizio, che dietro di me urta tra le natiche, alla ricerca dell’altra apertura. Mi invade piano, cercando di contenere l’impeto di U che invece è irrefrenabile.

E io ormai gemo e mi contorco senza freni tra loro, abbracciata alle spalle di U per tenermi salda mentre si prendono tutto il mio godimento.

«Ancora!»

I toni si accendono, si sollevano.

Entrambi i miei amanti emettono suoni gutturali dalle gole, facendomi intendere che anche per loro il piacere è intenso.

Scoppio in un orgasmo che mi squassa, mi lascia senza fiato e senza energia, mentre gli uomini continuano e continuano a spingersi dentro di me, senza freni, senza più inibizioni. Mi sento inerme, manipolata nelle loro mani, e vengo un’altra volta in soli pochi istanti, succube delle loro maniere.

E godo di nuovo.

Non pensavo che gli orgasmi multipli esistessero, ed eccomi preda di questa ondata che non sembra volersi placare.

 

Sfinita, non ho più nemmeno la forza di far sentire la mia voce in gemiti sommessi, così mi limito semplicemente a essere per loro una fonte di piacere, una schiava del loro godimento, bambola animata a loro completa disposizione.

Maurizio viene con un grido liberatorio riempiendomi il ventre del suo sperma caldo, e U non perde tempo, liberandomi dalla sua stretta, mettendomi supina sul materasso e tornando a spingersi dentro di me. Cerca la mia bocca e termina l’amplesso con un ritmo meno frenetico, quasi dolce, tenendo la lingua avvinta alla mia, riversandosi fino in fondo dentro di me.

Ed è quiete, tutto intorno.

 

 

 

 

Sto già dormicchiando quando registro fruscii vari, chiaro segno che i due si muovono per la stanza. Io davvero non so come facciano ad avere ancora energia nelle membra.

Sono a pezzi, ma sazia. Felice. Appagata.

Un bacio sulla fronte, uno sulle labbra.

«Ci vediamo.»

Il sussurro di U all’orecchio.

«Aspettami un momento, accompagno fuori il nostro ospite e torno.»

Il mio splendido uomo.

Riesco solo a mugugnare una pallida risposta alle parole di Maurizio, mentre me ne sto placidamente stesa tra le lenzuola stropicciate, a succhiarmi il labbro inferiore. Lo sento coprirmi con il telo leggero, poi scambiare qualche altra parola con U e uscire.

 

 

 

EPILOGO

 

Il fondo del Mojito che risale dalla cannuccia è fresco, il rumore che fa risalendo divertente, anche se strappa una smorfia a Maurizio. Stiamo seduti al bar ad aspettare che ci raggiungano i suoi genitori e sua sorella e consorte, perché possano passare un fine settimana insieme a noi.

Sinceramente, avrei preferito di no: adoro starmene sola con il mio Maurizio, adoro le sue sorprese e i suoi modi, e lo voglio tutto per me.

«Ciao!» esclama Cinzia, unendosi a noi in compagnia di Simone, il suo compagno, distogliendomi così dai pensieri impuri che già si delineano nella mia mente perversa.

Mi viene da sorridere a pensarla perversa, quando in realtà non c’è nulla di più bello, libero, sincero e condiviso del rapporto che ho con il mio uomo. 

«Ciao Margherita, ciao Daniele» saluto, scambiando un abbraccio con i genitori.

Ordinano da bere dopo i saluti formali, sua madre e suo padre si siedono accanto a noi, Simone davanti a me.

Chiacchieriamo, il clima è leggero, conviviale. Spero solo che duri per tutto il week-end.

«Mi passi quelle patatine, Simone?»

Simone, il compagno di Cinzia; quello con occhiali sempre in mano e la camicia sempre aperta sul petto glabro, quello con i jeans stretti sui fianchi e sulle cosce e i capelli perennemente spettinati.

E un sorrisetto sghembo sulle labbra rosse.

«Ma certo, mia signora.»

Sono solo alcune parole, ma hanno il potere di immobilizzarmi.

Simone mi guarda da sopra l’orlo del suo bicchiere di rum, scambia uno sguardo divertito con Maurizio e torna a guardarmi, con un sorrisetto sghembo sulle labbra. Ammicca.

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