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Diario n°:

202

FLASH
Isa Gambe

FLASH

Flash.

La tua mail comincia così. Evochi un nostro incontro immaginario. Torrido e sensuale.

Usi termini crudi, diretti e ricami con eleganza ogni frase con quella destrezza poetica che da sempre ti appartiene.

Sono mesi che non mi scrivi e il tuo lungo messaggio mi lascia di stucco.

Ti rileggo almeno dieci volte. Annaspo confusa. In bilico tra rabbia e desiderio. Annego nelle tue parole che mi rimbalzano violentemente nel basso ventre con colpi secchi di delizia e dolore.

Perché adesso dopo tutto questo silenzio?

Perché proprio ora?

Il riflesso della donna che sono stata piange i malefici di questo tempo fuori fase.

Vorrei urlarti di sparire per sempre.

Vorrei supplicarti di possedermi ora e adesso. Di farti tua senza indugi o carezze.

Di immolarmi alle ambizioni delle nostre voluttà, nell’impudica ed effimera ebrezza di un momento di estasi.

 

Flash.

Due anni fa.

Sono nella tua città.

Ti chiamo nel cuore della notte.

«Sono qui»  ti dico, «se mi vuoi tra mezz’ora arrivo.»

Sono sei mesi che non ti vedo e in questo tempo mi sono nutrita delle sequenze del nostro ultimo incontro. Ho vissuto pensandoti. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ho vissuto con un solo e unico scopo: quello di rivederti. Riassaporarti. Amarti. Sfamare il mio corpo febbrile. Regalare ai miei occhi la visione del tuo splendido profilo.

Giungo da te tremante come un’adolescente. Appena apri la porta mi butto nelle tue braccia. Mi stringi fortissimo e mi sembra di rivivere. Respiro. Finalmente respiro.

Per qualche ora sarò liberata dalla terribile apnea che la tua assenza mi provoca.

È la nostra seconda volta e tutto sembra più naturale. Parliamo ridiamo. Mi sento contaminata da una felicità che mi illumina e scaccia  gli ombrosi spettri che vagano silenziosi dentro me.

Sono luce, sono sole. Sono di nuovo viva. Con te e per te.

Le tue mani frugano la stoffa dei miei abiti, ma non ci spogliamo.

Con foga mi penetri. Vibro. Sento il tuo membro duro scivolare nelle pareti umide del mio sesso. Aperta, ad ogni tuo desiderio, alla voglia di essere tua, come una devota schiava compiacente di assecondare il suo Signore.

Onde di intenso piacere mi travolgono.

Sono frastornata.

La tua voce mi parla facendomi trasalire:

«Sei la mia troia» sussurri.

Le tue parole mi sembrano musica, danzano e si trasformano per magia in un soave poema.

 

Flash.

Un anno fa. A centinaia di chilometri da te, nella gabbia della mia vita assestata.

Le pareti di casa mi si stringono addosso.

La mancanza del tuo corpo mi travolge nel turbine di un delirio senza nome.

Il mio corpo teso implora le tue la labbra, il tuo viso, il tuo sesso turgido.

Impazzisco. Soffoco.

La tua assenza mi toglie il respiro.

Il dolore si inietta in me come veleno, si fa sempre più forte, intenso, non riesco a gestirlo. Mi spaccherei la testa contro i muri per farlo tacere. Mi butterei per terra piegata in due gemendo.

Ma non posso.

Fingo una tranquillità trasparente e pacata.

Piango di nascosto per non farmi vedere da nessuno. Dietro alle porte o davanti ai fornelli. Lacrime che scivolano impudenti nelle pentole.

Piango trattenendo gli urli che mi lacerano dentro.

Ti voglio e non ci sei.

Ti voglio e non mi vuoi.

Ti voglio e taci.

Ti voglio e muoio.

Muoio e mi lasci morire.

Semplicemente perché non lo sai.

 

Flash.

Immagini.

Esplodono in me per tentare di pacare la smania che mi assale torturandomi.

Fotogrammi chimerici mai vissuti. Fantasie brucianti che guidano le mie mani verso la solitudine di amplessi disillusi.

Io e te in piedi in una camera d’hotel. Le tue labbra sul collo che scivolano strofinandosi contro i miei capezzoli e scendono piano più giù verso il mio sesso schiuso che ti offre il suo nettare.

Io e te nudi in un letto, pelle contro pelle, fiato contro fiato, le mie gambe spalancate per accogliere il tuo cazzo gonfio. Liquida di desiderio. Voluttuosamente tua.

Io e te allungati per terra su un tappeto davanti a un camino acceso, tu che mi giri e mi prendi da dietro inondandomi di dilatato piacere.

Io e te ovunque e dovunque.

Nello spazio senza vincoli di un tempo senza freni.

 

 

Flash.

Ricordo.

Flash, il tuo viso tra le mie mani. Flash, le tue dita tra le mie gambe. Flash, la tua lingua sulla mia pelle. Flash, la tua verga nella mia bocca.

Flash, non ci sei. Flash, sto male. Flash, mi scrivi. Flash, palpito. Flash, spero. Flash, ti scrivo. Flash, non rispondi. Flash, mi agito. Flash, ti aspetto. Flash, sto male. Flash, ti voglio. Flash, mi spengo.

Flash. Flash. Flash. Flash.

Flash, il mio cuore si svuota come una caraffa di vino.

Flash, il mio cuore è inerte.

Flash, il mio cuore è morto.

Flash, flash, flash.

Bianco. Silenzio.

Mi viene da ridere. Ho vissuto quasi due anni di flash.

 Flash.

La tua ultima mail, per una strana coincidenza, comincia così con queste cinque lettere. Una specie di lettera erotica, che si conclude con un azzardato  “ti amo”. Un inatteso fuori programma.

Ripenso a tutti i “ti amo” che avrei voluto dirti e che ho ingoiato come grumi di cera.

Forse era anche per quello che mi mancava il respiro.

Non ce l’ho con te, credimi. Non è colpa tua. Ho fatto tutto da sola.

Mi sono schiantata contro l’evidenza dell’impossibile in preda a un’ostinata daltonia dei sensi.

So che mi hai amata a modo tuo. Con la tua forza dolce da uomo-bambino. Terreno e potente, fragile e sensibile. Troppe cose ci separavano e ne eravamo coscienti entrambi.

In fondo come tu stesso dicevi, il nostro, era un amore al congiuntivo.  L’ho sempre saputo e non avevo alcuna pretesa. Avrei solo voluto viverti di più. Aprire il rubinetto dei momenti che stillavi per me.

Adesso leggo le parole della tua ultima mail e non so cosa risponderti.

Che fare?

Comprare un biglietto d’aereo e volare da te per rivivere un’altra notte di fiamme o non fare nulla?

Assaporare di nuovo il tuo corpo o contemplare la perfezione dei momenti che abbiamo vissuto senza aggiungere altro?

Ti confesso che non ho ancora deciso.

Per ora mi limito a tirare fuori ciò che per troppo tempo mi è rimasto dentro.

Un semplice ti amo.

E per ora basta così.

 

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