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Diario n°:

166

GIORGIO E SILVIA
Liviana Rose

GIORGIO E SILVIA

«Guantanamera... na na na... guantanamera...»

Sculettava per la casa mentre passava l'aspirapolvere e cercava di muoversi al bel ritmo cubano. Perché non aveva mia studiato spagnolo? Era una lingua così sensuale, morbida, conturbante, sinuosa. L'inglese era un po' troppo freddo ed asettico.

«Silvia dai smettila. Non sai le parole» le urlò suo marito dal salotto.

«Amore non m'importa.. ma non senti quanto è bello questo ritmo? Non ti viene voglia di ballare? Di cantare?» Gli passò davanti agitando il bel corpo. Indossava una maglietta bianca, un paio di calzettoni e null'altro. Lui non la vide: aveva il naso affondato nel quotidiano rosa.

«Silvia sei stonata.»

Gli fece una pernacchia silenziosa e riprese la sua danza scacciapensieri con l'aspirapolvere.

 

Quella sera pioveva blandamente e faceva piuttosto freddo. In televisione non c'era nulla di interessante. Giorgio era già a letto a leggere un romanzo di quelli alti minimo seicento pagine e dai titoli altisonanti e catastrofici.

Silvia accese lo stereo e il cd riprese ancora da dove era stato interrotto al pomeriggio. Istintivamente le sue dita presero a battere il tempo sul tavolo. Si alzò e piroettò attraverso il salotto fino alla camera da letto. Giorgio si era addormentato col libro in mano; allora glielo sfilò e scostò leggermente le coperte. La musica cubana giungeva dall'altra stanza. Le spingeva dentro una sensazione indefinibile: uno strano intruglio di eccitazione e di insoddisfazione. Voleva fare un po' di sano sesso con suo marito. E lui ronfava alla grande. Ma quell'intruglio non le chiedeva la solita posizione del missionario con variante numerica... Era qualcosa di più, di diverso, di stimolante, di imprecisato. Di non sapeva nemmeno lei cosa.

 

Giorgio era solito dormire nudo e, doveva ammettere, aveva ancora un fisico discreto nonostante avesse oltrepassato i quarant'anni. Aveva il petto liscio come quello di un bambino e tanti riccioli scuri a coprirgli l'inguine. Prese a massaggiarlo lì con la mano. Osservò attentamente il rigonfiarsi del cazzo di suo marito: da come, tutto bitorzoluto e scuro, diventasse di un bel rosso - viola acceso e liscio e una gocciolina densa iniziasse ad affiorare dalla punta. La musica le faceva muovere i fianchi e la mano ne seguì il ritmo.

Giorgio si risvegliò di colpo trovandosi col sesso turgido e sua moglie nuda davanti a sé. Non sapeva se approfittare della situazione o trovarsi scandalizzato: Silvia non aveva mai avuto un comportamento del genere. Non dovette far nulla perché sua moglie gli salì a cavalcioni, si allargò leggermente le grandi labbra con le dita e lo fece scivolare dentro di sé. Rimase ferma per un attimo, una frazione di tempo imprecisata, e poi prese a muoversi al ritmo godereccio di Cuando sali de cuba. Giorgio era stupefatto dalla strana luce che vedeva, forse per la prima volta, negli occhi di sua moglie: quello era lo sguardo di una donna che stava godendo totalmente, senza pudori ed inibizioni.

Le strizzò i seni floridi e cercò di afferrarne uno con le labbra e coi denti. Lei si ritrasse, ridendo felice come una bambina piccola. Poi lo accontentò e si fece divorare.

«Amore siamo su una spiaggia cubana. Senti il rumore dell'acqua? Il ritmo del rifrangersi delle onde? Senti il profumo dell'aria?»

Giorgio non riusciva bene a connettere da quanto sua moglie lo stava scopando bene.

«Si - diceva - si ... uuuuuuhhhh ... si.»

Poi iniziò un'altra canzone: Mambo n°8 di Perez Prado. Un ritmo più frenetico ed incalzante, un minuto e mezzo di sesso da lasciare senza fiato. I fianchi di Silvia si muovevano al ritmo del tam tam, Giorgio rispondeva all'assolo dei fiati. Affannati e con un grido di liberazione, vennero quasi nello stesso istante. Poi si accasciarono sul letto, sudati e silenziosi. Ripensavano entrambi a quei pochi minuti.

 

«Tu che con l'italiano ci vai anche piuttosto d'accordo, che ne pensi di scrivere ciò che abbiamo fatto e provato stasera? Di farci un racconto insomma... Poi lo spediamo ad Isr» disse Giorgio mentre giocava distrattamente con le grandi labbra della moglie.

«Isr? Cos'è?»

«It.sesso.racconti . Un news gruop di racconti erotici.»

«E tu come mai lo conosci tesoro?» Quel tesoro, come l'aveva pronunciato, lasciava intendere mare in burrasca.

«Ogni tanto in ufficio mi capita di leggere dei racconti che mi passa un mio collega. Cose carine.»

Per farsi perdonare la penetrò con un dito e lo fece roteare al suo interno sfiorandole, casualmente, il clitoride.

«Forse, - disse Silvia di nuovo bagnata - se mi lecchi fino a farmi godere, potrei soprassedere...»

Da quella sera Silvia prese a raccontare le loro fantasie e le loro avventure ad Isr. Posava il computer portatile sul letto e, distesa sul ventre, scriveva grazie ai suggerimenti del marito il quale, nel frattempo, stava comodo comodo fra le gambe di lei e la leccava fino a farla urlare. Ogni notte musica diversa per un ritmo ed una ambientazione diversa.

 

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