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Diario n°:

169

I GIORNI ANDATI
Liviana Rose

I GIORNI ANDATI

Avete presente quei momenti in cui ti senti una strana sensazione addosso, tra lo stomaco e le scapole e sai che sta per succedere qualcosa fuori dall'ordinario?

Io me lo sento almeno una volta al giorno. E non ci azzecco quasi mai.

Non mi aspettavo di certo la telefonata di quella notte.

«Pronto?»

«Liviana?» mi sono sentita chiedere.

La mia esitazione è sempre evidente quando mi chiamano con quello pseudonimo.

«Sssi . . .»

Un attimo di esitazione anche dall'altra parte, come se la voce profonda di quell'uomo non fosse poi tanto sicura di volersi far sentire.

«Sono Andrea.»

Cinque anni.

Cinque anni dall'ultimo incontro eppure ne avevo riconosciuto all'istante la voce.

Gioia, rabbia, curiosità, fastidio, sospiro, sogno, ricordi.

Sorriso.

Come riassumere tutte queste sensazioni?

«Ciao» gli dissi.

Ottima capacità di sintesi direi.

«Per fortuna hai ancora lo stesso numero. Ti chiamo da un hotel di Roma.»

Era impacciato.

«Uh è una cosa erotica allora. Sdraiato tra lenzuola nere di raso al centro di un letto a tre piazze, pigiama in seta, torso nudo ovviamente, un bicchiere di rum sul comodino, sigaretta appena spenta, occhiali da lettura posati sul fido quotidiano al tuo fianco?»

«Se mi dici la marca del rum vinci un premio.»

«Prima dimmi che premio c'è in palio così decido se vale la pena indovinare.»

«Se indovini ti dico perché stupidamente ti ho chiamato.»

Colsi vulnerabilità, e la vulnerabilità in un uomo è così eccitante?

«Zacapa centenario, etiqueta negra, 23 anos. Se sei in un hotel cinque stelle ovviamente.»

«La tua pronuncia spagnola mi rende un Gomez Addams? Querida.»

Avevo indovinato.

«Vado dritto al punto. Oggi sono passato da Parma. La mente è corsa subito a te.» Ah. Però. "Ti ho chiamato perché ho bisogno di parlare con qualcuno che sia ancora sveglio a quest'ora, e per fortuna hai ancora quella vecchia abitudine di dormire poco. Ti devo raccontare quello che mi è successo questo pomeriggio in treno."

Cercai di trattenermi dal ridergli in faccia anche se da quattrocento km di distanza.

«Tu che viaggi in treno? Cos'è successo ai tuoi autisti?»

«Gli autisti ci sono sempre, ma l'aeroporto era chiuso per nebbia. Mi sono sparato un noiosissimo Parma-Roma con ventisette minuti di ritardo.»

«Prima classe in eurostar immagino.»

«Of corse Rose.»

«Sarà un secolo che nessuno mi chiama più così.»

«Ma è il tuo nome.»

«È solo un diminutivo. Usano tutti il mio nome per intero ora che ho passato la soglia dei trenta, alas?»

«Ti ci vedo distesa lì sul tuo letto con il polso sulla fronte ad interpretare Desdemona? Eh eh. Ti ricordi quel libro comprato a Praga? Ti diedi della pazza: tutto Shakespeare in inglese per una manciata di corone.»

«Stiamo divagando Andrei.»

«Dunque la situazione è questa. Sono salito alla stazione di Parma visto che ero già lì per lavoro, ho cercato la mia carrozza, quindi la mia poltrona. Lo scompartimento si stava sorprendentemente svuotando ed era ovviamente pieno di quotidiani lasciati tutti stropicciati e di profumi costosi che si stavano dissolvendo.»

«La scrittrice sono io, sono io che devo pennellare le parole? Vieni al dunque.»

«Dopo dieci minuti mi è caduto l'occhio su un trafiletto del Corriere che parlava di un titolo di borsa, ho preso il giornale e ho fatto cadere in terra qualcosa. La donna al mio fianco mi ha guardato come se avessi fatto scoppiare una bomba. Ho raccolto quell'aggeggio infernale e ho chiesto se era suo. Devo dire che l'ha guardato con disprezzo come se la mia fosse una domanda davvero stupida.»

«Che oggetto era?»

«Uno di quegli affari bianchi: un I-Pod.»

Tutto questo casino per un I-Pod? Cosa volevo dirgli non me lo ricordavo più, distratta dall'aggeggio e anche perché i miei pensieri erano partiti per una delle tanti tangenti che mi si affollavano in testa.

«La signora immagino avesse pelliccia, unghie laccate e circa due quintali d'oro indosso.»

«Come hai fatto ad indovinare?»

«Prima classe? odia l'I-Pod . .. due più due fa ancora quattro.»

«Sta di fatto che questa signora mi ha detto che la donna che era seduta lì era scesa proprio a Parma. Prima di salire ho visto un gruppo di ragazze ben vestite con capelli lisci e curati con quegli occhiali da sole all'ultima moda e con le valigie coordinate e ho sperato tanto che fosse una di loro. Mi ha sempre eccitato l'idea di una donna che viaggiasse chilometri e chilometri per raggiungere il mio letto. Sai che abito ancora nello stesso appartamento in centro a Milano? Ho cambiato solo la tinta dei muri, ora sono ocra, non più bianchi, attirano meglio la luce dal terrazzo secondo me.»

Mi schiarii la voce per riportarlo coi piedi per terra.

«Ah già» disse «volevo dare l'affare al capotreno ma la signora ha convenuto che se lo sarebbe tenuto per se stesso visto il piccolo culto intrinseco dell'oggetto. Sai cos'ho fatto allora?»

«Avrai smosso mari e monti per sapere qual'era il nome della donna per restituirlo? ho sempre odiato questo tuo voler essere cavalleresco in ogni occasione. Ti sarai sentito sbattere in faccia uno dei pochi no della tua vita: la legge sulla privacy.»

«Odio la burocrazia lo sai. Semplicemente ho messo le cuffie e ho vagato un po' con una fantastica rotellina nel mondo di una playlist.»

Avevo sonno. Se non avessi avuto sonno? Lo so che è scortese riattaccare ma? avevo esse-o-enne-enne-o.

«Liv: mi sono innamorato.»

Sonno svanito.

«Innamorato di chi?»

«Della ragazza del treno.»

«Ma se nemmeno l'hai mai vista.»

«Lo so? Ma la musica.. la musica che ha messo insieme. Un gusto moderno ma anche un po' retrò. Mi piace la sua sensibilità.»

«Io, per esempio, sull'I-Pod metto le canzoni a caso Andrea? Senti non è molto coerente da parte tua.»

Da qualche parte fra il cuore e il cervello stava sgusciando fuori un pezzetto di gelosia.

«Come posso fare per ritrovarla? Aiutami.»

Grrrr. Grrrr. Grrrr. Avrei voluto mangiarmi al lingua. Ma il mio dna da maestrina vinse.

«Metti un biglietto nelle stazioni di Milano e di Parma. Scrivici su che treno hai trovato l'I-Pod e metti un indirizzo mail a cui rispondere. E aspetta. Mi raccomando una mail non un numero di telefono: sarebbe davvero sciocco.»

«Sempre così razionale nonostante l'immensa fantasia, vero Liviana? Ti lascio riposare in pace. Manderò qualcuno a foderare tutte le stazioni tra Milano e Parma?»

«Bravo ragazzo: non sporcarti le mani con lavoretti di bassa lega.»

«Non prendermi in giro dai? Mi sento così... Così... Ridicolo. Ho quarant'anni suonati.»

«Suonati anche da un pezzo. Ops.»

«Sempre adorabile. Ma dimmi perché ci siamo lasciati io e te?»

Mi cadde la mascella. Come nei cartoni animati. Ma gli uomini si rendono conto di che cazzate dicono a volte? Non che le donne non ne dicano? Ma dopo almeno se ne rendono conto.

«Forse non ti ricordi ma il giorno prima eravamo a letto insieme in quel piccolissimo albergo in Val d'Aosta parlando del fatto che avrei dovuto lasciare il mio lavoro per trasferirmi da te a Milano e il giorno dopo ti sei trasferito in Irlanda senza dire niente.»

«Ti ho telefonato da Dublino. Comunque quel paesino era Cerellaz. Bella vacanza. Bucolica e spartana. Aprivamo le finestre e avevamo la vista sul culo delle vacche.»

«Lasciamo perdere questi ricordi dolorosi. Preferisco guardare al futuro.»

«Per giungere al futuro devi passare prima dal presente Rose.»

«Adesso vado a dormire. Fammi sapere se trovi miss I-Pod.»

Riattaccai senza aspettare la risposta.

 

Trentotto notti dopo in quel sottile attimo fra la veglia e il sonno? suonò ancora il telefono. Alle due e dieci.

«Sono io. L'ho trovata.»

Come se chiamare a quell'ora fosse la cosa più naturale del mondo.

«Com'è?»

«Non l'ho ancora vista. Ci siamo scambiati qualche e-mail.»

Le mie emozioni erano abbastanza stabili.

«Scrive bene. Quasi componesse una lettera con tanto di inchiostro e francobollo: nessuna abbreviazione, nessuna faccina con la punteggiatura.»

«Insomma si mantiene all'altezza della playlist.»

«È adorabile, romantica, intelligente? sexy. E non la sfiora nemmeno l'idea che io sia cotto di lei. È pura. Trasparente. Le chiedo perché ha scelto una certa canzone e lei mi racconta la sua vita. Senza ipocrisia. Non cerca di farsi più bella. E nemmeno vuole nascondere gli errori che ha commesso.»

«Gli errori ci fanno crescere Andrea.»

Però ci induriscono anche il cuore per la paura di sbagliare ancora.

«Ora ho solo voglia d incontrarla e di portarla in un meraviglioso letto. Deve essere morbida, succosa, invitante? È una che mette la gonna tutti i giorni, e adora i tacchi.»

«Portala nella tua casa di Fiesole. Se non si sarà già innamorata di te cadrà ai tuoi piedi solo per la vista che si gode dal terrazzo sul retro.»

«Non vorrei che le sembrasse una scenografia cinematografica.»

«Lo sai che mi sono sempre piaciuti i film. Soprattutto quelli ambientati in luoghi da favola come la tua bicocca fiesolana.»

«Ti sembra elegante sventolarle davanti i miei soldi al primo appuntamento?»

Sembrava serio, dovevo sdrammatizzare.

Riuscii a rispondere con uno strabiliante sospiro melodrammatico.

«Terra chiama Marte: Andrea le vuoi nascondere chi sei e cosa fai per vedere se le piaci così come sei? Povero ragazzo ricco.»

«Hai vinto. Dai giochiamo un po'. Prova a pensare a me, immagina lei e sceneggia il mio film.»

«Va bene. Dunque fammi pensare un po'.»

Tergiversai anche se avevo già tutto in testa come se il film l'avessi già visto.

«La signora impellicciata sul treno è sicuramente Catherine Deneuve. La ragazza dell'I-Pod potrebbe essere sia Julia Roberts sia Drew Barrymore: dipende dall'ingaggio sai. Visto che faccio io il casting per interpretare la mia parte scelgo Nicole Kidman.»

«Ehi stai esagerando.»

«Ok, dovendo ridimensionare scelgo Anita Caprioli.»

«E io?»

«Ah su di te non ho dubbi: Mike Logan.»

«Scusa l'ignoranza: chi è?»

«Come? Non conosci il personaggio di Mike Logan? E se ti dicessi Mr Big?»

«Brancolo nel buio? È uno che ce l'ha molto grosso?»

«Dai non hai mai visto né Law and Order né Sex and the City?»

«Mai temo.»

«Sono due personaggi interpretati da Chris Noth. E non importa se non lo conosci. Ma io ho iniziato a seguire le due serie perché questo attore mi ha sempre ricordato te: vestito di scuro, capelli neri, ciglia folte, sorriso dolcenigmatico. Ma soprattutto la sua voce?»

«Bhè allora somiglio al doppiatore.»

«Ehi per chi mi hai presa? Sono una donna abbastanza intelligente e colta: i film li guardo in lingua originale io.»

Sono davvero brava a fare la finta permalosa.

«Forse dovremmo accontentarci di una produzione italiana. Virna Lisi per l'impellicciata, vada Anita Caprioli per te, io sarei Lorenzo Flaherty e lei sarebbe Monica Bellucci.»

«Il solito ragionamento con l'uccello in mano.. Valà. Adesso fammi andare a letto che domani mattina inizio il trasloco.»

«Niente più mansarda?»

«Niente più mansarda, mi stava diventando stretta. Dovevo scegliere fra me stessa e i libri. Non essendo una persona decisa mi trasferisco in una casa decisamente più grande.»

«Quando sarà finita mi piacerebbe vederla. Casa tua è sempre stata così accogliente?»

«Così accogliente da farti scappare in Irlanda se non erro.»

«Senti Liv? Quello che è passato? Insomma? Il mio lavoro? Il mio mondo? Cazzo è così difficile da spiegare!»

Non ero stata alla sua altezza.

I ricordi dei giorni andati mi assalirono così prepotentemente che speravo che anche lui fosse piegato in due dal male dentro.

«C'è una canzone che riassume benissimo quello che ho provato in quel momento.»

Ogni baldanza, ogni nonchalance, erano sparite dalla mia voce.

«Spaccacuore. La conosci?»

«Si. L'amore spacca il cuore. Amore fa rima anche con trattore, languore, livore, Camaiore, motore e chissà quante altre parole. Ma tutti gli mettono vicino sempre il cuore.»

«Il cuore è la sua fabbrica.»

«È la testa la fabbrica dell'amore! Sai Spaccacuore è nell'I-Pod di Cristina: un bastardo l'ha lasciata dopo una settimana di convivenza perché non sopportava come gli stirava le camicie e mentre la sbatteva fuori di casa sentì questa canzone.»

«Sicuramente il problema era un altro. Così il suo nome è Cristina?»

«Sai cosa mi da veramente fastidio in questa storia?»

«Anche se sono le tre di notte faccio finta di essere molto interessata Andrea.»

«È che non sei per niente curiosa di Cristina. Mi fai pochissime domande. Non è da te.»

«Lo sai che sono sempre stata una osservatrice.»

«Ma dal telefono come fai?»

«Ascolto attentamente i silenzi fra quello che dici.»

 

Due settimane dopo il telefono insisteva nel reclamarmi dal sonno.

«Pronto?»

«Domani ci vediamo.»

«Non sai dove abito ora.»

«Non io e te. Io e Cristina.»

«Bene.Come siete giunti a questa decisione?»

«Oltre all'incontenibile voglia di fare sesso intendi?»

Sorrideva ma era anche incerto.

«Intendo sapere cosa ti aspetti Andrea. La donna della tua vita? Una scopata diversa dal solito? Un sogno che diventa realtà? Una favola moderna?"

«Non lo so.»

«Uh almeno stai ancora bene?»

Ero davvero sollevata.

«Cosa le posso portare come omaggio?»

«Sei sempre stato il re dei regalini. Dove vi incontrate?»

«Parma. Regio. Avevo due biglietti per l'opera.»

«Casualmente?»

«Dai la cena mi sembrava scontata. E poi dopo la cena dove si va? Subito a letto?»

«Ti ricordi quella volta in cui mi hai regalato un bouquet con i peperoncini? Vedrai che ti verrà un'idea.»

«Il tuo tono mi fa intendere non molto velatamente che non mi stai per niente approvando.»

«Non capisco cosa ti abbia messo in testa questa idea.»

«Sei gelosa?»

«Per essere gelosa dovrei essere innamorata di te e non lo sono più dal 1918.»

«È stata la musica Liv. Lo sai l'importanza che ha sempre avuto nella mia vita. Abbiamo condiviso tanta musica io e te se ti ricordi. Ho ancora quel magnifico pianoforte a coda che mi hai fatto comperare e sul quale mi hai insegnato a suonare Fra Martino e la pubblicità della Barilla. Rammenti il mio amico Valentino? Quello che suonava il piano. Ad una cena fra amici ha frugato fra i tuoi spartiti rimasti là e ha suonato quella canzone di Paolo Conte che ti piaceva tanto cantare in giro per casa.»

«Insieme a te non ci sto più.»

«Si. Quella. Valentino ha detto che avevi fatto un ottimo aggiornamento. È morto l'anno scorso di leucemia. Ed è come se nella mia vita si fosse creata un bolla d'aria che non vuole scoppiare. Dentro c'è la musica. Se questa storia fosse capitata in un altro momento probabilmente avrei lasciato l'I-Pod dov'era.»

Capivo perfettamente senza pormi nessuna domanda.

«Mi dispiace, aveva figli così giovani? Mi chiedo come può essere così importante nella vita di certe persone l'intreccio di sette semplici note. Prova a pensare a Radiofreccia senza colonna sonora, il funerale di Freccia senza la banda che intona Fallino in love. Oppure pensa a Forrest Gump, o a Come eravamo senza The way we were o a Colazione da Tiffany senza Moon river?»

«Cristina è un insieme di Diana Krall, Mia Martini, Rachmaninoff, Luois Armstrong, Battisti, Eric Clapton, Carole King, Otis Redding, Norah Jones. E ogni canzone ha per lei un significato così profondo che.. deve essere una personalità così complessa da non farti mai smettere di cercare di capirla.»

«Afferrato. Non mi rimane che augurarti buona fortuna allora.»

«Grazie.»

 

Il giorno dopo ero davanti alla televisione a riguardarmi per la ducento-e-qualche-cosa volta La contessa di Honk Kong con Sophia Loren e Marlon Brando quando suonò il citofono. Era la prima volta che suonava da quando abitavo nella casa nuova: io e la gatta facemmo un salto così sul divano.

Erano le tre e mezza di notte. Ero in casa da sola. Preparai il cellulare per la chiamata al pronto intervento e andai a vedere.

«Chi è?»

«Sono io. Mi fai entrare per favore?»

«Andrea sei ubriaco per caso?»

«No. Mi scappa solo tanto da ridere.»

Me lo aspettavo.

Me lo trovai davanti dopo cinque anni, era leggermente ingrassato, qualche capello bianco si stava facendo spazio fra quelli neri, ma il verde degli occhi che mi avevano attirato nel suo mare e il fascino del primo incontro a Parigi erano ancora decisamente intatti. Io a piedi nudi sul parquet sembravo una bimba al suo cospetto.

Lo feci accomodare.

«Devo assolutamente rifiutare il tuo aiuto ad attaccare i quadri?»

Volevo sdrammatizzare. Perché sapevo benissimo qual era il motivo per cui si trovava a casa mia e non a letto con Cristina.

«Non hai ancora finito il trasloco ma musica, libri e cinema sono tutti presenti vero?»

«Già? Lo sai che so mettere al primo posto le cose importanti. Come hai trovato il mio indirizzo nuovo?»

«Prova ad immaginarlo?»

In ogni storia è inevitabile dover arrivare al dunque.

«Scusa per non avertelo detto. Ma mi sono voluta un po' vendicare? Lo sai che sotto la scorza carina e gentile sono sempre stata un po' bastarda dentro.»

«Bastarda fino a questo punto non pensavo. Dimmi come è andata.»

«Abbiamo fatto una rimpatriata con delle ex compagne di scuola. Siamo andate in spedizione a vedere Tamara de Lempicka a Milano. Siamo state via tre giorni. Al ritorno abbiamo preso quel treno su cui sei salito tu e questa mia amica ha dimenticato il suo I-Pod?»

«Quindi tu sapevi da subito di chi stavo parlando e non mi hai detto nulla.»

«Se è per questo ti ho anche aiutato. Sono stata io a dirle di andare a vedere se in stazione c'era qualche annuncio di ritrovamento. Lei non ci avrebbe mai pensato.»

«Ma tu mi hai spedito direttamente fra le braccia di una persona orribile. Non sta mai zitta un momento. Lavora da un commercialista e mi ha spifferato praticamente tutti i numeri della dichiarazione dei redditi dei suoi clienti. Ma ti rendi conto?»

«Però devi ammettere che è bellissima. Gioca a pallavolo.»

«A quarant'anni suonati la bellezza in sé comincia a non farmi più effetto?»

Il gioco mi aveva divertito ma ora iniziavo a sentirmi un po' in colpa. L'avevo voluto ferire fin da subito, sperando che non fosse cambiato così tanto da innamorarsi di lei però.

«Pensavo che ti saresti accontentato di una bella scopata. Anche se mi sono preoccupata un po' quando lei non ti ha detto il suo vero nome?»

«Già si chiama Monia. Mi chiedo come abbia fatto a mettere insieme quella playlist. E tutti quegli aneddoti su ogni canzone cazzo!»

Era sprofondato sul mio nuovissimo divano ad angolo con i capelli arruffati e la cravatta di traverso. Era ancora così bello e così vulnerabile, e aveva ancora quella faccia da mascalzone di quando se n'era andato. Avevo avuto la mia rivincita.

«Sai la playlist è stata un regalo alle ragazze. L'ho preparata io. Ho dato loro in anteprima il mio prossimo racconto che sta, credo, diventando un romanzo. Ma è un racconto che ha bisogno di un commento sonoro per capire? Io quando lavoro ho sempre la radio accesa, quando stiro, quando sono in bagno, quando guido? Credo che le sue mail siano state un copia ed incolla del mio racconto. Ed è così difficile trovare solo cento canzoni preferite. Perché ogni canzone ha il suo momento. Ti svelo un segreto che potrebbe anche negarmi la tua amicizia.»

Stavo scherzando ovviamente, perchè non eravamo più amici da cinque anni. O forse non lo eravamo mai stati.

«Io adoro Ci vorrebbe il mare di Marco Masini perché mi ricorda il mio primo bacio e lui si chiamava proprio Andrea. E tutti mi prendevano in giro perché il suo soprannome era. Mi ci sono così tanto affezionata che ora quando la riascolto mi viene quasi da piangere al pensiero della nostra storia. Rimpiango quei giorni andati perché la storia si è spenta per la lontananza eppure ancora oggi quando lo rivedo provo ancora qualcosa per lui? Riesci a capirmi?»

Mi sono voltata a guardare Andrea che si stava appisolando sul mio divano.

Forse non mi capiva, però era a suo agio in casa mia.

«Sai ho solo chiuso gli occhi ma non sto dormendo affatto. Sto pensando a quanto bastarda sei stata. Ero così eccitato cazzo! Si è pure presentata con il reggicalze? Sono due mesi che non scopo Liv! Perché aspettavo questo giorno.»

«E invece ti ritrovi sul mio divano alle quattro del mattino.»

«Dimmi che posso rimanere qui stanotte.»

Quante volte avrei voluto sentire quella frase in passato. Eppure adesso che avevo avuto la mia rivincita ero decisamente serena.

«Puoi rimanere: ma domattina quando te ne andrai saranno passati due mesi e un giorno senza che tu abbia fatto sesso.»

Andai a preparare due te caldi, mi sedetti al suo fianco sul divano e ci guardammo dall'inizio alla fine Quasi famosi di Cameron Crowe, un film dedicato alla musica e che aveva come protagonista uno dei miei attori preferiti: Billy Crudup. Che nel film su questa storia con Andrea avrebbe potuto decisamente interpretare il mio uomo che se ne stava di là a letto ad aspettarmi.

La mattina salutai Andrea con un abbraccio forte. Il suo autista lo aveva aspettato tutta la notte per portarlo a prendere un aereo per New York. La macchina scomparve tra la nebbia tornando nel passato in cui l'avevo riposta.

 

Morale della favola?

Alla fine mi chiesi: i ricordi sono giorni andati o momenti guadagnati?

 

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