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Diario n°:

229

IL COMPITO
Mameha

IL COMPITO

Questa volta tocca a me.
Ti ho seguito sinora, osservato studiato imparato. Ora è il momento di gettarmi con una fune e credere che non si spezzerà.
Per settimane ci siamo annusati, esplorati, allacciati e goduti, complici e lascivi. Un giorno hai deciso di fare di me qualcosa di più: la tua allieva.
La prima, l'unica.
Oggi sono cinque mesi e io non sono più la stessa. Tu che in tutto questo sei inspiegabilmente sobrio, sorridi della mia vertigine mentre mi porgi la maschera di seta che dovrò farle indossare, prima di portarla da te.
Quanto volte ti ho visto, avvicinarti a loro. Galante intrigante brillante, inconsueto, fantasioso e forte. Come potevano resisterti? Un attimo giochi come un bambino e quello dopo infili le dita dentro di loro, sotto un tavolo a cui siedono una dozzina di persone ammodo. Cadono ai tuoi piedi, con una facilità inverosimile. E non sanno che io so, che vedo ogni passo, e soprattutto non immaginano quanto godo nel vedere come giochi con loro, come tutta la creatività che infondi in ogni nuova seduzione mi stia diventando trasparente metodo.
Ora però è diverso, finita la pacchia. Io ti amo, da pazzi, so che è così anche per te, ma so anche che mi scarterai come carne avariata, se non sarò all'altezza delle tue aspettative. Perché tu aspettative non te ne sei mai poste, mentre con me è diverso. Per te sarebbe quasi una liberazione se io fallissi. Invece dovrò portartela io stavolta, la tua nuova preda, il collo diafano e profumato in cui affonderai le fauci stanotte.
Dovrò portartela col suo consenso. Dovrò invogliarla, attrarla, lusingare la sua lussuria nascosta e farmi seguire una briciola dopo l'altra, fino all'antro di Hansel e Gretel. E una volta lì, lei dovrà essere pronta per tutti e due, essere mia e tua, non importa come la convinco: questo ti aspetti, da me.
Non illuderti. Sei spacciato. Perché io per averti posso trasformarmi in Medusa. La sedurrò la tua perla bianca, e quando aprirà le gambe sotto di te la sentirai grondare. La farò gemere e tremare e implorare, non di smettere ma di averci ancora.
Ho imparato da te, maestro.
E ho già scelto il tuo regalo.
La maschera di seta con cui mi hai accarezzato la guancia prima di entrare, guanto di sfida lasciato nelle mie mani, è già nella sua borsetta. Mi siede accanto. Ho già il suo odore sulle dita.
Ma tu lo scoprirai solo fra qualche ora.

 

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